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Signore, accresci la mia fede – Mt 15, 21-28

 

Da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M.

 19.08.1984

 

 

LA PREGHIERA FATTA CON FEDE

(Mt 15, 21-28)

Mi piace fermarmi sull’episodio della cananea

 I. le condizioni perché la fede sia efficace

 

Io mi sono posto questa domanda: Perché non ho fede? Qual è la mia manchevolezza nella fede, perché non ottengo tutto? Certamente non ottengo perché non ho fede.

Dove noi siamo manchevoli non è nel credere che Dio è onnipotente, no; io credo che Dio può tutto, che Dio è buono; però nella fede ci sono due elementi dei quali non sempre teniamo conto: la certezza e la fermezza.

 

  1. La certezza

La fede per essere efficace deve dare all’uomo la certezza nell’intelligenza. Devo essere certo che Dio mi vuol fare la grazia che io gli chiedo, perché è buono, vuole venire incontro a me.

Insidia questa certezza, il dubbio. Quando noi dubitiamo, l’atto del dubbio l’insidia ed io questo dubbio tantissime volte ce l’ho, quando prego:- Chissà se il Signore mi ascolta! È finita. La preghiera non è più infallibile.

“Chissà se il Signore sta pensando proprio a me!”. Ho bucato la fede in questo istante. Non è che non ho fede, la fede ce l’ho sempre, ma in questo istante quando io sto chiedendo questa grazia, la fede viene meno. La fede deve essere un pilastro della mia preghiera; se io annullo per un istante il pilastro, la preghiera crolla.

Il dubbio inficia la mia fede nell’onnipotenza divina. Né questo dubbio affiora nella mente per la nostra umiltà; no, non è umiltà. “Chissà se … io non sono degno, ho fatto tanti peccati”! Ve l’ho detto, Dio non guarda se l’anima è pagana, è giusta o peccatrice, guarda la sua creatura degna di amore e degna di interventi. Questa è falsa umiltà. Questo dubbio non fa avvenire la grazia. Lo dico pubblicamente dinanzi a voi, non ho la vera fede quando prego, perché spesso mi assale il dubbio e quindi crolla l’efficacia della preghiera.

 

  1. La fermezza

L’altro elemento è la fermezza dell’azione. Bisogna essere fermi come le colonne di san Pietro che sostengono l’edificio, anche se avvengono i terremoti. A Roma ci sono stati tanti terremoti, ma quelle stanno ferme e non si spostano.

La fermezza è inficiata nel tentennamento: La faccio o non la faccio la preghiera? Vale la pena o non vale la pena di farla? Il tentennare è contro la fermezza, quindi contro la fede.

La fede ferma deve coinvolgere l’uomo, non soltanto nell’oggi, ma anche nel domani, fino a quando Dio non concede la grazia.

Per Iddio tutto è presente, oggi ascolta e oggi concede la grazia. A Dio tutto è presente, perché misura la mia esistenza col metro dell’eternità, ma per me no, c’è il prima e il poi; io sono nel tempo. Chiedo a Dio una grazia, ma non appena Dio ritarda il suo intervento subito tentenno, con la scusa sempre dell’umiltà: Chissà se ho chiesto una grazia giusta! Chissà se questa grazia il Signore me la darà! Chissà se è secondo la volontà di Dio!

Non appena tentenniamo ci fermiamo, non insistiamo, soprattutto non invochiamo Dio con la stessa fede. Allora la grazia non c’è più.

Considerate la preghiera di Pietro che sta nella barca e dice al Signore: Signore, fa’ che io venga da te sul mare. Il Signore ascolta la preghiera e lo esaudisce, dice: “Vieni”.

Pietro crede e va. Ad un certo momento vacilla la sua fede, cioè non ha la fermezza, tentenna e dice: Chissà se il vento mi farà cadere! Chissà se l’onda che si muove mi farà sprofondare!

Non appena dice: “Chissà”, ha incominciato a sprofondare. È venuta meno l’onnipotenza divina, perché è venuta meno la sua fede.

Dove io pecco è nel dubbio e nel tentennamento, cioè nella certezza e nella fermezza. Alcune volte nella certezza, altre volte nella fermezza. Nella certezza è quando io non chiedo la grazia con umiltà. L’umiltà è soltanto credersi creatura, indegna, nulla, il resto è falsa umiltà, inficia la fede nella preghiera.

Il tentennare è soprattutto dopo che ho chiesto la grazia. Prima ho pregato con fede. Ieri, l’altro ieri, ho pregato con fede, oggi dico: Chissà se è secondo la volontà di Dio. è finita.

 

 

CONCLUSIONE

Sappiatelo, è per fede, ogni preghiera è ascoltata da Dio; ce lo dice la S. Scrittura, non vi sto dicendo delle sciocchezze. Ogni preghiera è esaudita da Dio. Anche se qualche volta il Signore non ci concede quella grazia che noi abbiamo chiesta, se abbiamo le condizioni ci dà un’altra grazia, così grande che comprende ciò che noi abbiamo chiesto e ci dà molto di più di quello che abbiamo chiesto, ma non ce la nega mai, è di fede.

Dio non ascolta la mia preghiera quando vacillo, quando tentenno. Egli mi dice: Non lo sai che ogni parola che esce dalla tua bocca arriva al mio trono? Io l’ascolto, io l’accolgo, io l’esaudisco.

È chiaro che Dio non è simile al cassiere. Vai alla cassa con il libretto dei tuoi soldi e dici:- Voglio centomila lire. E lui subito apre il cassetto e ti dà le centomila lire. No, Dio è Dio, la grazia la dà quando lui crede, ma già l’ha concessa. Dinanzi al trono di Dio la tua preghiera è stata già esaudita, soltanto che la grazia te la dà nel tempo, per provare la tua fede. Se è fede vera, l’uomo continua a credere senza vacillare, allora la grazia arriva sulla terra; se invece vacilla, la grazia non arriva, non perché Dio non la dà, ma perché tu non la vuoi, hai dubitato di lui e hai vacillato.

Vi ho voluto dire la mia esperienza di povero sacerdote e povero religioso, che prega come pregate voi, e che si è posto questo problema: perché la mia preghiera non è esaudita? Perché il Signore continuamente si lamenta della mia preghiera?

Vedete non è l’umiltà che manca; secondo me non è l’umiltà, nemmeno nella vostra preghiera manca l’umiltà, perché lo sappiamo che siamo talmente miserevoli, non c’è da discutere; manca la fede, perché è fondamentale la qualità della fede. La fede deve essere tetragona, adamantina, incrollabile.

Dovete tenere dinanzi agli occhi Pietro che camminava sulle acque e a un certo momento va a fondo, non perché viene meno l’onnipotenza divina, ma perché viene meno la sua fede. La fede dell’uomo con l’onnipotenza di Dio opera il miracolo; ma se viene meno la fiducia dell’uomo, la fede dell’uomo, l’onnipotenza divina non può far niente. L’ossigeno da solo non sarà mai acqua; ci vuole l’ossigeno e l’idrogeno uniti insieme. Il miracolo è la sintesi di questi due elementi: l’onnipotenza divina e la fede dell’uomo. Se manca la fiducia dell’uomo in Dio, l’onnipotenza rimane onnipotenza, ma non opera il miracolo.

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