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Un amore riconoscente – Lunedì santo 2020 – Gv 12, 1-11

Un amore riconoscente – Lunedì santo 2020 – Gv 12, 1-11

IL LUNEDI’ SANTO E’ LA GIORNATA DELL’AMORE RICONOSCENTE DI MARIA DI BETANIA VERSO IL CRISTO     Maria di Betania dimostra la sua riconoscenza verso Gesù in diversi modi, che sono atti esterni di amore, che si ricavano dal Vangelo del giorno. La riconoscenza è verso Gesù perché ha risuscitato Lazzaro, suo fratello, morto da quattro … Continua a leggere

Domenica delle Palme 2020

Domenica delle Palme 2020

Con quali sentimenti la Minima trascorre la Domenica delle Palme: 1. La Minima trascorre la Domenica delle Palme innanzitutto con gli stessi sentimenti con cui trascorre la Settimana Santa: prega molto, medita la Passione di Cristo, esprime sentimenti di amore verso il Cristo Crocifisso.  2. La Minima trascorre la giornata della Domenica delle Palme con due … Continua a leggere

Maria, da te é nato il nostroDio … – Lc 1, 26-38

Maria, da te é nato il nostroDio … – Lc 1, 26-38

P. Francesco Chimienti O.M. Grottaglie, 28.12.1986 (Ritiro catechisti)   L’ORA DI DIO NEI SUOI INTERVENTI NELLA STORIA DELL’UOMO (Lc 1, 26-38)   …………. II. l’ora di Dio avviene nel rispetto della nostra personalità   Mi sono commosso nel vedere l’angelo Gabriele, mandato da Dio a Nazaret, nella casa della Vergine Maria, che dice:- Ti saluto, … Continua a leggere

Signore, aiutami! Il mio cuore è malato… – Gv 5, 1.16

Signore, aiutami! Il mio cuore è malato… – Gv 5, 1.16

da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M. Martina Franca, 20.03.1983 COME GUARIRE DAL PECCATO (Gv 5, 1-16) Gesù, vedendo il paralitico gli disse: Vuoi guarire? Oggi Gesù questa domanda la rivolge a noi: Vuoi guarire? Vuoi guarire dal peccato?  siamo tutti ammalati nell’anima  Dice il vangelo che si trovava là un uomo che da trent’otto … Continua a leggere

Solo Dio sa trasformare il male in grandi beni – Gv 9, 1-41

Solo Dio sa trasformare il male in grandi beni – Gv 9, 1-41

da una omelia di P. Francesco Chimienti O.M. Martina Franca, 21.03.1993 DIO PERMETTE IL MALE PER IL BENE DELL’UOMO (Gv 9, 1-41) Leggendo il vangelo di san Giovanni, pur tenendo presente tutto l’episodio, sono stato colpito da queste parole: “Lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?». Rispose … Continua a leggere

Concedimi, Signore, la sapienza del cuore – Lc 18, 9-14

Concedimi, Signore, la sapienza del cuore – Lc 18, 9-14

da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M. Martina Franca, 13.03.2005 FONDAMENTO DELLA PENITENZA  è RICONOSCERSI PECCATORI (Lc 18, 9-14) “Due uomini, dice Gesù, salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, … Continua a leggere

Beati noi perchè Dio ci ha rivelato tutto perchè siamo suoi amici – Mt 5, 17-19

Beati noi perchè Dio ci ha rivelato tutto perchè siamo suoi amici – Mt 5, 17-19

da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M. Taranto  11.06.1980   LA PAROLA DI DIO è PAROLA ETERNA (Mt 5, 17-19)   “Finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà dalla legge neppure un iota o un segno, senza che tutto sia compiuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi, … Continua a leggere

Che io attinga alle fonti della salvezza – Gv 4, 5-42

Che io attinga alle fonti della salvezza – Gv 4, 5-42

da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M. LA MISSIONE DI GESU’: AVVICINARE LE ANIME PER CONVERTIRLE (Gv 4, 5-42) Gesù prende l’iniziativa L’episodio della Samaritana mi appassionava da quando ero bambino. Ricordo che avevo il Vangelo, me lo aveva dato il Padre maestro, e quando volevo leggere una cosa bella leggevo la Samaritana. Dovete sapere … Continua a leggere

Che io non viva la mia esistenza senza vederTi…. – Lc 16, 19-31

Che io non viva la mia esistenza senza vederTi…. – Lc 16, 19-31

da una omelia domenicale ai fanciulli di P.Francesco Chimienti O.M. LE VERITà FONDAMENTALI CHE RIGUARDANO L’ALTRA VITA (Lc 16, 19-31) Gesù racconta la parabola del ricco epulone e del povero Lazzaro. Questa parabola racchiude alcune verità di fede che sono fondamentali per la nostra vita cristiana. Sapete che significa verità di fede? Sono verità che … Continua a leggere

Mt 17, 1-9 Is 55, 10-11

da un ritiro predicato da P. Francesco Chimienti O.m.

Martina Franca 20 marzo 2011

 

prima meditazione

 

Ascoltate il Cristo, parola di Dio

perché la parola di Dio illumina e converte

(Mt 17, 1-9; Is 55, 10-11)

 

Vi ho parlato nell’omelia della trasfigurazione, durante la quale il Padre fa sentire la sua voce e dice: Questi è il mio Figlio prediletto nel quale mi sono compiaciuto: Ascoltatelo!

Ai tre, ed a noi che oggi stiamo sul monte Tabor, Dio dice: «Ascoltate il Cristo, Parola di Dio». Questo è il comando di Dio Padre. Ma perché dobbiamo ascoltarlo? Perché la parola di Dio illumina e converte.  Queste due prime ragioni le prendo dal profeta Isaia:

 “Come infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme a chi semina e il pane a chi mangia, così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata” (Is 55, 10-11).

 

            “La parola uscita dalla mia bocca, dice il Signore, non ritornerà a me senza effetto”

 

Perché dobbiamo ascoltare la parola di Dio? Perché produce degli effetti.

L’effetto principale della parola di Dio proclamata è la fede. Chi ascolta la parola crede. “Andate in tutto il mondo e proclamate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà sarà salvato” (Mc 16, 15-16) Quindi dà la fede e la salvezza eterna. Poi Gesù aggiunge la conversione: “Convertitevi e credete al vangelo” (Mc 1, 15). L’effetto principale della parola di Dio proclamata è quindi la fede, la conversione e la salvezza. La Parola mi dà la fede che mi salva; mi dà la salvezza eterna, tramite la fede; mi fa cambiare vita con la conversione. Questo desidera Dio Padre quando parla; questo compie la parola di Dio sotto l’azione dello Spirito Santo in chi ascolta.

Perché ascoltare il Cristo, parola di Vita eterna? Perché la parola di Dio, come la pioggia, produce cinque effetti salutari: illumina, converte, fa fare dei buoni propositi, dà la parola che serve per convertire i fratelli e dà la parola di Dio che serve per diventare santi.

Ora io mi fermerò sui primi due effetti; gli altri tre effetti li esamineremo con la seconda meditazione.

 

primo effetto: la parola di Dio illumina

 

“Come la pioggia irriga la terra”, così la parola di Dio illumina l’anima.

Sotto l’azione dello Spirito Santo la parola di Dio fa vedere all’anima le cose da togliere: i peccati da eliminare, e le cose da mettere: le virtù particolari da coltivare. Questa è un’azione dello Spirito Santo tramite la parola di Dio. Chi vede, toglie; chi vede, mette. Ma chi non vede, né toglie né mette: è cieco!

Perché dico che la parola di Dio illumina? Perché l’ha detto Gesù: “Io sono la luce del mondo” (Gv 8,12). La parola di Dio la possiamo considerare sempre come persona e come messaggio, ma è sempre Lui, il Logos, la Parola di Dio, il Verbum Dei o Verbum Domini, ma è sempre Lui: “Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (Gv 8, 12). E voi, se attingete alla mia luce, dice Gesù, diventate anche luce, luce riflessa, luce che vi do io tramite la mia parola. Una volta che avete ricevuto la mia luce, anche voi siete la luce del mondo; siete simili ad una città posta sul monte: non si può non vederla. Quando avete ricevuto la Parola Dio siete state illuminate, e allo stesso tempo illuminate. Quindi non può un cristiano che avvicina una Missionaria della parola di Dio allontanarsi da lei senza aver ricevuto questo contributo di luce.

La maggior parte degli uomini fa il male perché crede di fare il bene: e tra questi ci siete anche voi. Quante volte credete di fare del bene e invece fate del male, e allora anche fra di voi vi dovete scambiare quella parola di Dio che è luce. È necessaria questa luce? Sì, sì! Se entrate in una stanza dove non c’è luce, non sapete cosa c’è. Così se volete entrare nella stanza dell’anima vostra per togliere tutta la sporcizia, dovete vederla, altrimenti che togliete? Non togliete niente. Io questa verità la tocco con mano ogni giorno che confesso: la cecità nostra, vostra e mia, è talmente grande che arriviamo a dire con coscienza che non abbiamo commesso niente di male. Quanto siamo ciechi! Da quanto tempo non ti confessi?

  • Da un anno. Voi, Padre, dite che bisogna confessarsi e ho deciso di confessarmi.
  • Che peccati hai fatto in questo anno?
  • Niente, Padre! Niente!

Allora io, per metterla sulla strada le domando: Qualche bestemmia?

  • No, Padre, io parlo sempre bene.
  • Qualche critica, mormorazione?
  • No, Padre! Loro parlano male di me, ma io, mai!

Poiché non riuscivo a trovare nessun peccato, le ho detto:

  • Senti, signora, non ti sei confessata, perché per confessarsi bisogna dire i peccati, e io nel nome di Dio te li tolgo. Tu non tieni nessun peccato, quindi non ti posso togliere nessun peccato, per cui non ti sei confessata.
  • E come devo fare?
  • Devi avere un po’ di pazienza. Ora vado in sacrestia a prendere un libretto, tu con santa pazienza te lo leggi in questa settimana, poi vieni a confessarti. È breve!

Sono andato in sacrestia, ho preso il libretto dell’esame di coscienza e gliel’ho dato. Dopo qualche giorno me la vedo arrivare in sacrestia con il libretto in mano, il braccio alzato e mi dice:- Padre, l’ho letto! Tutti i peccati che stanno scritti qui, li ho io!

Vedete quale cecità? Chi ci fa vedere? La parola di Dio ci fa vedere  il male da togliere. Innanzitutto i peccati mortali. Non si ragiona più con i peccati mortali. Basta! Poi i peccati veniali, e ce li abbiamo! Non fermatevi al peccato mortale, perché il veniale porta al mortale. Mi raccomando, la lingua, la lingua! Mettete un freno alla lingua. Parlate bene. Poi ci fa vedere le miserie, che sarebbero le radici da cui vengono i peccati: la superbia, la lussuria, l’avarizia, l’ira, la gola, l’invidia, l’accidia. Sono i sette vizi capitali che abbiamo ereditato nascendo col peccato originale.

Il battesimo, è vero, ci ha tolto il peccato originale, e con il sacramento della penitenza il Signore ci toglie tutti gli altri peccati, però le miserie non ce le toglie: le dobbiamo combattere. Sono le radici dei vizi. Che voi possiate dire a qualcuno: Vizi non ne ho!, è una chiacchiera. Se non nei fiori, li abbiamo sicuramente nelle radici: ma noi ce li abbiamo prima di tutto nei fiori. Nelle radici le aveva San Francesco di Paola. E lui si confessava delle radici.

La Parola di Dio  ci fa vedere non solo le cose da togliere, ma anche le cose da mettere. I peccati chi ce li dice? La parola di Dio! E le virtù chi ce le suggerisce? La parola di Dio! Illumina. Ma quale virtù devo mettere nell’anima mia? Voi dovete essere delle specialiste; ma specialiste della parola di Dio da ascoltare. Ce lo ha detto Dio e noi lo abbiamo fatto e lo faremo. Ma in modo particolare, tramite la parola di Dio dobbiamo vedere le virtù particolari della nostra spiritualità e le dobbiamo coltivare attraverso la pratica. Più volte ci eserciteremo nelle azioni di una virtù, più facilmente la conquisteremo, ma se non ci esercitiamo, difficilmente saliremo il monte della virtù.

Quali sono le virtù della Minima? Io ho messo l’umiltà, prima di tutto; ma è per tutti gli uomini, per tutti i cristiani, tanto è vero che Gesù ha scelto per sé la virtù dell’umiltà. Ricordate l’inno di S. Paolo ai Filippesi                          (2, 6-11) “pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso”, si abbassò… poi la gloria! La strada della gloria, questa è. Nella trasfigurazione, dice il Vangelo che Gesù, prima di salire sul monte Tabor, parlò della sua morte in Gerusalemme, e quando scese dal monte Tabor disse ai tre apostoli: Non parlate di ciò che avete visto fino a quando non sarò risorto. Ma la risurrezione, come aveva detto prima, viene dopo la passione e morte in croce. Ricordo le parole di Sant’Agostino: Se tu mi chiedi per essere santo quale virtù devo coltivare, io ti rispondo: l’umiltà. E se per la seconda volta mi chiedi: Quale altra virtù devo esercitare per diventare santo, io ti risponderò: l’umiltà. E se per la terza volta mi farai la stessa domanda, io ti risponderò: l’umiltà. E se per cento volte mi farai la stessa domanda io ti risponderò: l’umiltà. Perché chi è umile, diventa santo; ma chi non è umile, non diventerà mai santo.

L’altra virtù da coltivare è la penitenza. Almeno le croci accettate! Il Signore, giorno per giorno ci dà delle croci; queste pene le dobbiamo accettare e offrire.

L’umiltà e la penitenza ci daranno la carità. La carità è un fiore. La carità verso Dio e verso il prossimo diventa un fiore della nostra mortificazione e della nostra conversione.

Le altre virtù della Minima sono la preghiera e la mortificazione. Fondamento è la preghiera. Questa sorta di demoni non va via se non con la preghiera e con il digiuno, ossia con la mortificazione, ha detto Gesù.

Chi opera questo? La parola di Dio! Se volete approfondire la povertà, la penitenza, la carità, la mortificazione dovete leggere la parola di Dio giorno per giorno. Lo Spirito Santo vi farà capire queste cose.

 

secondo  effetto: la parola di Dio converte

 

“Come la pioggia feconda la terra”, la parola di Dio feconda l’anima con la conversione

Questo è il secondo effetto: fecondare la terra, ossia rendere santa un’anima. Come? Per mezzo della conversione. Si lascia il male e si fa il bene. Sotto l’azione dello Spirito Santo, la parola di Dio spinge l’anima, attraverso la conversione dal male al bene, dal bene al meglio, dal meglio all’ottimo, dall’ottimo al santo, dal santo al perfetto, a percorrere tutta la strada sicura della santità. È la parola di Dio che produce la conversione. Gesù sintetizza tutta la sua predicazione in due parole: “Il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo” (Mc 1, 15). Ma la prima conversione che dovete chiedere a voi e dovete chiedere a tutti i fedeli che vi avvicinano è lasciare il peccato. Non si può percorrere la strada della santità se non si compie questo primo passo: lasciare il male e fare il bene; lasciare il peccato mortale e veniale e cominciare a fare il bene. Fare il bene significa darsi da fare per conseguire, se non proprio tutte le virtù, almeno alcune. Le virtù della spiritualità minima sono: l’umiltà, la carità e la penitenza.

La santità è simile ad una montagna sulla cui cima c’è la parola Dio, la parola Santità. Dobbiamo cominciare a salire, prima smantellando o deponendo tutto ciò che sa di peso. Nella lettera agli Ebrei l’autore dice: “avendo deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia”                (Eb 12, 1) poi San Paolo invita “a rivestire l’uomo nuovo” (Ef 4, 24). L’uomo vecchio lo deponiamo, l’uomo nuovo lo rivestiamo. Ma è una salita che dobbiamo fare, non si può dire mai: basta! La Minima ogni giorno deve dire: “Excelsior”. Una parola latina che si traduce: Sempre più in alto. Non fermatevi mai! I mediocri si fermano. Fatti 100 metri si siedono: Sono stanco! Sappiatelo, chi si ferma è perduto. Tutti i santi Padri, quando parlano della santità, una delle similitudini più comuni che usano è quella della barchetta in un fiume che va verso il mare. L’uomo è l’uomo che sta sulla barchetta. Se non voga in senso contrario alla corrente del fiume, va a finire al mare, ossia nell’abisso, all’inferno. Non pensate di andare avanti stando ferme. No, senza vogare si va indietro. Chi non avanza, va indietro. Coloro che lavorano riescono appena appena a mantenere le posizioni o ad avanzare con difficoltà e di poco, non di molto. Per poter fare molta strada bisogna prendere la bicicletta, la motocicletta, l’automobile, il treno, l’aereo.

Quindi la parola conversione non la dovete mai togliere dal vocabolario vostro della santità. È la parola fondamentale, perché la conversione non è andare dal male al bene: sarebbe troppo poco, se non niente; ma dal bene al meglio. Quando siete arrivate ai 200 metri dovete arrivare ai 500 metri, all’ottimo; quando siete arrivate all’ottimo dovete arrivare ai 1000 metri, al santo; quando siete arrivate al santo, dice Gesù: “Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste” (Mt 5, 48), all’infinito nella santità. Saremo colti, quando ci chiamerà, sulla strada, ma non saremo arrivati alla vetta, perché la vetta è la perfezione del Padre nostro che è nei cieli.

 

            conclusione

Vi do due conclusioni che mi stanno tanto a cuore. Ve le consegno come riflessioni:

 

  1. Più conoscerai il Cristo Parola di Dio, sia come Persona sia come messaggio, più l’amerai

Più lo conoscerai, più l’amerai. Io ho fatto la mia esperienza, perché vengo dal Concilio di Trento e dal Vaticano I, 1500 e 1800. Io sono un sacerdote al quale è stato chiesto di chiudere il libro della Sacra Scrittura. Sì, pur avendo fatto 4 anni di S.Scrittura nei miei studi di Teologia, ci siamo mantenuti non sul contenuto ma sui problemi che poneva la Sacra Scrittura. Ho conosciuto la Sacra Scrittura? No! Ho conosciuto i santi Padri, poco; ho conosciuto i predicatori, gli studiosi. Ho letto di Don Calabria che è diventato santo il libro che ha scritto per i sacerdoti, ma non era S.Scrittura, anche se è stato luce per me. Così è di don Marmion, che illustrava la via della santità. Ho letto i suoi libri, ma il libro di un predicatore non è la S. Scrittura. Adesso ho constatato che basta un rigo di S.Scrittura per capire un libro, e forse neppure lo capisco il libro. È di una semplicità unica. Se qualche volta non la capisco è perché è un linguaggio di 2000 anni, ma in quel linguaggio di 2000 o 3000 anni c’è un pensiero moderno. Ecco perché feci il proposito ogni mattina di leggere la S.Scrittura, di studiare e meditare la S.Scrittura e di ispirarmi alla S.Scrittura nella predicazione per dare il pensiero di Dio. Però mi trovavo dinanzi ad una difficoltà: il pensiero di Dio non lo conoscevo. E per conoscerlo ci vogliono degli anni e studiare davvero, meditare davvero. Poi il Signore mi ha dato voi, per cui mi avete spinto a meditare, a fare i ritiri, gli Esercizi Spirituali, che ho fatto sempre alla luce della parola di Dio.  Però adesso posso dire, a gloria di Dio e non mia, che fino a ieri sera c’è stato chi mi ha detto: Quanta saggezza voi avete!, per aver detto: «Nella Bibbia c’è scritto: Amerai il nemico; non c’è scritto: odierai il nemico perché ti ha fatto un dispetto. Questo lo dici tu, non il Vangelo!»

Veramente Gesù è la luce del mondo.

Ricordate il salmo 118? Chi legge la S.Scrittura è più saggio del suo maestro, è più saggio degli anziani. Ho avuto piacere che queste parole le abbiano dette anche nei miei riguardi, perché confermano la parola di Dio. Si diventa saggi!

 

  1. Il nostro amore verso la parola di Dio parte dalla conoscenza per arrivare alla testimonianza

Si parte dalla conoscenza della parola di Dio, ma si arriva alla testimonianza della parola di Dio. L’amore non è conoscenza, l’amore è azione. Più lo conoscerai, più lo amerai.

La conoscenza ci deve portare all’amore, alla testimonianza. Gesù prima di salire al cielo, è vero che ha detto: Andate e predicate il Vangelo ad ogni creatura, ma ha detto pure: Siate miei testimoni. Non basta conoscere, bisogna anche fare. Ciò che non siete capaci di fare, lo trasformerete in preghiera. Ciò che non avete lo chiederete: Signore, dammi da bere!

Se l’acqua che tu hai mi satolla e non mi fa avere più sete, né mi fa venire più a questo pozzo ad attingere acqua, dammi di quest’acqua, disse la Samaritana a Gesù, che le rispose: La mia acqua zampilla per la vita eterna. Non è l’acqua del pozzo. È un’altra acqua, è la mia Parola.

Ecco i due pensieri che vi consegno: Più lo conoscerai, più lo amerai. Ma il nostro amore verso la Parola di Dio parte dalla conoscenza per arrivare alla testimonianza. Gesù, scendendo dal monte Tabor, chiedeva ai tre apostoli la testimonianza della morte in croce. Io soffrirò e morrò in croce, ma anche voi soffrirete e morrete in croce.

Con Te, Signore, anche il buio è splendore di luce… – I mercoledì di Quaresima

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LA MINIMA SANTIFICA LA QUARESIMA CON LE MORTIFICAZIONI DI QUESTO TEMPO SANTO E CON LE CROCI CHE ALLA PROVVIDENZA PIACERà PORRE SULLE SUE SPALLE     Vedremo quali sono queste mortificazioni e croci.     Le mortificazioni proprie di questo tempo santo Le mortificazioni proprie della quaresima sono le mortificazioni che ho già elencato nelle … Continua a leggere

Vivere in Dio, per Dio, con Dio … a Lui ogni onore – I martedì di Quaresima

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dagli scritti di P. Francesco Chimienti O.M. La Minima trascorre la quaresima santificandola   Prima di parlare della santificazione della quaresima, vorrei farvi la distinzione tra trascorrere la quaresima e santificare la quaresima. Fino a questo momento vi ho fatto vedere come la Minima trascorre la quaresima. Ora vi farò vedere come la santifica. C’è … Continua a leggere

Dinanzi ai nostri occhi il Cristo e la Vergine: che mirabili esempi, imitiamoli! – I dom. Quaresima

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dagli scritti di P. Francesco Chimienti O.M. , agosto 2002 LA MINIMA TRASCORRE LA QUARESIMA FACENDO DIGIUNARE LA VOLONTA’ MEDIANTE LO SPIRITO DI OBBEDIENZA E IL CARATTERE CON UNA DOLCEZZA SEMPRE UGUALE                   “La Minima trascorre la quaresima così: fa digiunare la volontà mediante lo spirito dell’ubbidienza, il carattere con una dolcezza … Continua a leggere

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Camminando sulla strada della santità – Giovedì dopo le Ceneri

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LA MINIMA TRASCORRE LA QUARESIMA COMPIENDO LE OPERE PENITENZIALI PROPRIE DEL CRISTIANO     Il cristiano per trascorrere la quaresima deve praticare:   La penitenza conversione La penitenza conversione è lasciare il peccato definitivamente e vivere in grazia di Dio. Chi non raggiunge questa conclusione della penitenza conversione sta ancora ai piedi di Ponzio Pilato, … Continua a leggere

Farai di Lui ciò che vorrai. Tu puoi amarlo! – Mc 9, 30-37

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Questa relazione è stata tenuta dal Padre ai suoi confratelli a Paola nel 1989, in occasione di un incontro dell’Ordine, organizzato dal Provinciale, P. Giuseppe Morosini.               . Francesco alla scuola del Crocifisso                           Il Crocifisso è stato il grande libro su cui S. Francesco ha imparato a penetrare i misteri di … Continua a leggere

Prova a dire al tuo nemico: Ti voglio bene! – Mt 5, 43-48

da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M.

AMATE I VOSTRI NEMICI

E PREGATE PER I VOSTRI PERSECUTORI

(Mt 5, 43-48)

 

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  1. Amate i vostri nemici e pregate per loro

Avete dei nemici? Li amate? Pregate per i vostri persecutori?

Fino a quando direte: Io non gli faccio del male, stiamo ancora lontani mille miglia dal pensiero di Gesù e dal vangelo.

Quando sapete che qualcuno ha parlato male di voi, vi ha giudicato, vi ha criticato, se non vi difendete, ma pregate per lui, significa che questa verità del vangelo l’avete messa in pratica; ma se non pregate significa che non l’avete messa in pratica.

Gesù dice due cose molto importanti: pregate e amate i nemici.

  1. Non esistono nemici per noi

Praticamente non esistono nemici per noi. I nemici nostri sono i nostri più grandi benefattori.

Io ricordo sempre questo episodio della vita di sant’Ignazio di Lojola. Egli era continuamente osservato e non capito! Se per quindici giorni stava senza persecuzioni, senza nemici, senza qualche cosa di negativo, ma stava nella gioia più completa, si inginocchiava dinanzi al Signore e diceva: Signore, che male ho fatto, perché mi hai tolto la sofferenza che è il segno della tua benevolenza?

Diceva giustamente un santo: Se non avessimo nemici, dovremmo pagare degli uomini perché diventino nostri nemici, perché sono i nemici che ci fanno esercitare nella virtù, che ci fanno vedere fino a che punto è arrivata la nostra santità, e soprattutto che ci fanno guadagnare tanti meriti per il paradiso e ci danno la possibilità di pagare sulla terra per i peccati commessi da noi e dagli altri; cioè ci permettono di aiutare Gesù a salvare le anime.

  1. I nemici sono i nostri più grandi amici

Nel piano di Dio i nemici, quelli che gli uomini comunemente dicono nemici, sono i nostri più grandi amici. Nelle mani di Dio i nemici diventano i nostri più grandi amici. Ecco perché Gesù poteva dire: Amateli, pregate per essi, perché sono i vostri più grandi benefattori.

Questa è anche la mia esperienza. Dopo tanti anni, stiamo per arrivare a venti anni dalla fondazione dell’Istituto, vi posso dire che ci hanno fatto più bene i nostri nemici che i nostri amici. Gli amici ci hanno fermati, ma i nemici ci hanno purificati, e soprattutto ci hanno lanciati nella conoscenza della Chiesa. Noi non eravamo capaci di farci conoscere e di dimostrare a Dio e agli uomini che avevamo una vocazione, che questa vocazione era divina, e che veramente l’Istituto era di Dio, non di un uomo.

 

CONCLUSIONE

Vi ripeto le parole di Gesù: Amate i vostri nemici e pregate per coloro che vi perseguitano.

Dio è Verità – Mt 5, 33-37

Dio è Verità  – Mt 5, 33-37

da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M. Martina Franca  13.06.1981   COME DOBBIAMO PARLARE (Mt 5, 33-37)   “Il vostro parlare sia sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno” (Mt 5, 37). Due sono gli insegnamenti del Cristo, alla luce dei quali dobbiamo riformare la nostra vita. Quando parliamo dobbiamo essere brevi, … Continua a leggere

Maria insegnaci tu ad essere donne 1Re 11, 4-13

LA FORZA DELLE DONNE È L’AMORE
(1 Re 11, 1-10)

1. L’uomo non sa resistere all’amore
Vi consegno un pensiero, nel nome di Dio. Voi sapete che Salomone è stato un grande re, soprattutto perché ha avuto da Dio il dono della sapienza. Ha saputo governare il suo popolo, perché a Dio umilmente aveva chiesto il dono della sapienza.
Ha amministrato la giustizia con rettitudine e sapienza. Però, nonostante che fosse ritenuto sapiente, dice la S. Scrittura, le sue donne l’attiravano verso divinità straniere e il suo cuore non restò più tutto con il Signore, suo Dio. Nonostante che fosse sapiente, preso dalla debolezza per le donne, per accontentarle, arrivò fino all’idolatria, cioè adorò non il Dio vero, ma gli dei falsi e bugiardi di queste donne che lui aveva sposato.
Quando Dio creò la donna la creò potentissima, perché le diede il dominio del cuore. La donna è la creatura che sa amare. Noi uomini, maschi, siamo capaci di essere forti, ma non siamo capaci di amare così come amano le donne. La violenza, la forza ci inorgoglisce, l’amore invece ci piega, ci riduce a tanti agnellini portati al guinzaglio dove il cuore e l’amore ci porta.
Poiché il cuore e l’amore è della donna, pur essendo forti come Sansone, la donna ci può comandare come vuole. È inutile che io vi racconti tutta la storia sacra, perché è la storia di ciascuno di noi. Pensate Adamo, re dell’universo, fu comandato da Eva. Pur vedendo con la sua intelligenza che commetteva una sciocchezza e che Eva gli suggeriva una disubbidienza a Dio, ciò nonostante la fece.
Al cuore nessuno, purtroppo, è capace di resistere. Anche questo uomo, Salomone, così grande, sapiente, equilibrato, alle sue donne non seppe dire di no, pur conoscendo con la sua sapienza che ciò che faceva non era gradito a Dio ed era peccato.

2. La forza delle donne è l’amore
A voi donne dico: voi siete potenti, potete trasformare un uomo cattivo in un ottimo elemento, come potete trasformare un uomo buono in cattivo. Questa è la storia di ogni giorno! Ecco perché io dico sempre che il mondo sarà, non come l’uomo lo vorrà, ma come


la donna lo vorrà.
Avete una grande potenza. Se siete buone siete capaci di elevare l’uomo, se siete cattive siete capaci di degradarlo, perché noi uomini, lo dobbiamo dire sinceramente, siamo forti però ci lasciamo trascinare e vincere dall’amore.
A voi donne dico: usatela questa grande forza dell’amore, ma usatela nel bene. E a voi che mi siete vicino dico: la Chiesa si salverà, perché la salverete voi donne, non io! Io mi metto da parte. Non la salverò io, difatti dicono che grido sempre, sono severo e hanno ragione. Invece a una donna non si sa dire di no, e fortunatamente nella nostra parrocchia ci sono delle donne veramente amanti e veramente buone, capaci, attraverso il loro sacrificio, il loro amore, la loro vita di nascondimento di trasformare i loro figli, i loro mariti.
A me potete dire di no, ma alla donna che amate nessuno è capace di dire di no. Quindi mettete a disposizione di Dio, della Chiesa, di Gesù questo grande dono dell’amore, per mezzo del quale potete veramente sollevare il mondo. Non è vero che tutte le donne sono cattive e trascinano alle passioni. Per grazia di Dio ci sono delle donne tanto buone.
Conosco tanti giovani che erano nel vizio, ma quando hanno conosciuto una donna che li ha amati hanno lasciato il vizio, trasformandosi completamente. Famiglie che erano andate alla deriva, tramite una donna santa si sono riabilitate.

CONCLUSIONE

Ogni uomo grande sulla terra ha trovato una donna più grande di lui, che nel nascondimento è stata lei a sostenerlo nelle vicende della vita, perché purtroppo noi uomini lottiamo, combattiamo, stiamo in trincea. Beato quell’uomo, dice la S. Scrittura, che trova una donna capace di amare, di aiutare, di sostenere, di illuminare e soprattutto di portare verso il bene.
È un’azione nascosta, però è un’azione tanto preziosa e tanto efficace.
Oggi come oggi la Chiesa fa affidamento su di voi, donne. Voi ci dovete aiutare.
Aiutateci a salvare gli uomini.

A Te, mio Signore affido i miei desideri 1 Re 3, 4-13

LA PREGHIERA DI DOMANDA
(1 Re 3, 4-13)

“Signore, concedi al tuo servo…che sappia distinguere il bene dal male,
perché chi potrà governare questo popolo così numeroso?”
(1 Re 3, 9)

È la preghiera che Salomone, divenuto re, rivolge a Dio.
Se ricordate, il primo re di Israele è stato Saul; poi Saul fu ripudiato da Dio e fu scelto Davide. Dopo Davide fu scelto Salomone come successore. Salomone era il figlio di Betsabea, la moglie di Uria. Fatto re, Salomone andò a Gabaon, un luogo di culto, per implorare l’aiuto di Dio.
Salomone a Gabaon offrì al Signore dei sacrifici: mille olocausti. Poi pregò il Signore e gli chiese la sapienza per governare il popolo, in modo che chi faceva il bene doveva essere sostenuto e chi faceva il male doveva essere punito. Perché, come voi sapete, gli uomini imbrogliano: tante volte il bene lo presentano come se fosse male e il male lo presentano come se fosse bene, e il povero giudice può sbagliare. Quindi il re poteva sbagliare, e allora disse al Signore: dammi tanta grazia, tanta luce, che io possa discernere il bene e sostenerlo, il male e combatterlo nei miei sudditi.
Dio aveva detto a Salomone: Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò. Poiché Salomone chiese la sapienza, il dono dei doni, Dio gli disse: Non solo ti darò la sapienza per reggere il mondo, difatti nessuno mai è stato prima di te più sapiente, né dopo di te sarà più sapiente, ma ti darò tutte le altre cose che tu non mi hai chiesto: la ricchezza e la gloria.

  1. Se vogliamo qualche cosa da Dio, la dobbiamo chiedere
    Se Salomone non avesse chiesto la sapienza l’avrebbe avuta? Ve l’assicuro io, non l’avrebbe avuta. Chi vuole qualcosa da Dio la deve chiedere. A chi chiede, Dio dà; a chi non chiede, Dio non dà.
    Questa è la norma, perché Dio è ricco e noi siamo poveri e il povero deve fare l’atto di umiliazione, di stendere la mano e di chiedere.
    Se viene uno da me e mi dice: Padre, mi date qualche cosa da mangiare oggi? Io potrei prendere qualche cosa, se ce l’ho, e dargliela, per cui potrà mangiare; ma se non viene a domandare, non avrà niente.
    Ricordatelo sempre, se volete dovete chiedere. È errato pensare: Dio sa tutto, sa che ho bisogno di questo, per cui è inutile chiederlo. Non è così. Dio sa tutto, ma vuole essere riconosciuto come Dio, come Signore, come Creatore, come Onnipotente. E noi lo riconosciamo tale quando andiamo da lui e diciamo: Signore, me la dai questa cosa?
    Gesù che sapeva bene queste cose disse: “Chiedete e vi sarà dato”.
  2. Dio concede sempre
    Quando l’uomo chiede Dio dà, a condizione però che ciò che chiede è santo e giusto. Se chiedo il veleno per l’anima mia, Dio non me lo dà, perché la sua preoccupazione è solo questa: salvarmi, rendermi felice per tutta l’eternità. Se io chiedo una cosa che facilita la mia missione, i miei compiti, la mia salvezza eterna, Dio concede. Se invece chiedo qualche cosa che è contraria alla mia salvezza eterna e alla salvezza eterna di coloro che mi sono vicino, Dio non concede. Sappiatelo, non concede!
    Quando con sincerità chiediamo a Dio qualche cosa, che secondo noi è nell’interesse dell’anima nostra, ma secondo Dio non lo è, invece di darci ciò che chiediamo ci dà un’altra cosa che noi non chiediamo, ma che è più buona, più bella, più santa. Vi porto un esempio banale: se uno chiede di vincere al totocalcio per ridurre i suoi problemi, però secondo Dio questa vincita non gli porterebbe la salvezza dell’anima perché diventerebbe matto, come è successo a qualcuno, Dio invece di dargli quella grazia gliene dà un’altra, una migliore, più santa: gli dà la possibilità di lavorare e quindi per tutta la vita può lavorare e portare a casa quello che serve ed è necessario

CONCLUSIONE

Chi vuole deve chiedere. Chi non chiede non riceve niente.
Bisogna chiedere secondo il piano di Dio. Chi è sincero e chiede sinceramente, anche se non ottiene quello che chiede ottiene un’altra cosa che Dio concede. Però sappiate che chi chiede riceve sempre, però a Dio bisogna dare la possibilità di poter dare ciò che per noi è buono, è santo e giusto. Dio non ci fa mai un’ingiustizia, ma ci fa sempre un dono.

Apri le mie labbra, riempì la mia bocca – Sir 47, 2-13

LODARE DIO CON I SALMI


“In ogni sua opera glorificò il Santo Altissimo con parole di lode”
(Sir 47, 8)


Nel libro del Siracide, al capitolo 47, c’è l’elogio del profeta Davide, del re Davide. Noi diciamo l’elogio funebre.
Ieri abbiamo parlato della morte di Davide e dell’ultimo suo testamento, delle ultime parole dette al figlio Salomone: osserva i comandamenti di Dio e sarai benedetto da Dio.
Oggi invece c’è l’elogio di Davide, che prima era un pastore che scherzava con i leoni e con gli orsi. Da giovanetto uccise il gigante Golia, poi domò tutti i nemici in Palestina; fece capitale Gerusalemme e cantò le lodi di Dio. Anche lui peccò, però chiese perdono a Dio, fece penitenza e Dio lo perdonò e gli concesse un trono che non avrebbe avuto mai fine.
Io mi fermo solo su queste parole: “In ogni sua opera glorificò il Santo altissimo con parole di lode”, “facendo lodare il nome santo di Dio ed echeggiare fin dal mattino il santuario”.
Davide è stato un profeta, cioè un uomo che ha parlato al posto di Dio, ed al quale Dio ha rivelato direttamente i suoi misteri. È stato profeta, non solo re!
Davide è stato un cantore, noi oggi diremmo: è stato un cantautore, cioè ha composto degli inni di lode a Dio e li ha suonati dinanzi all’Arca Santa. In ogni sua opera Davide ha agito come agiamo noi, però nelle azioni, negli avvenimenti, nelle persone lui vedeva sempre la mano di Dio e diceva grazie. Questo grazie era talmente potente nel suo cuore, lo sentiva con tanta veemenza che lo cantava. Sono i Salmi contenuti nella S. Scrittura, e sono parola di Dio. Sono 150 salmi, composti quasi tutti da Davide che era un poeta. Il poeta non è uno storico o un cronista che racconta, ma è un uomo che si esalta dinanzi agli avvenimenti, e li canta. Davide si esaltava dinanzi agli avvenimenti e li cantava. I salmi sono dei canti, li cantava e li suonava per rendere lode a Dio.
Sarebbe stata già grande l’azione di Davide se avesse fatto solo questo, ma lui volle che i sacerdoti che servivano l’Arca Santa nel santuario, il tabernacolo di allora, dinanzi all’Arca Santa cantassero gli stessi canti che lui aveva composti per esaltare e lodare il Signore. Davide ha lodato Dio e ha fatto lodare Dio.
Gli ordini dei sacerdoti erano ventiquattro e tra questi ordini c’erano coloro che suonavano la cetra. Immaginate quanti sacerdoti suonavano dinanzi all’Arca Santa! Come pure tra i sacerdoti c’erano i cantori che cantavano i salmi che Davide stesso aveva composto.
Nei sette giorni della Pasqua, si cenava con l’agnello arrostito e si cantavano i sette canti che aveva composto Davide, per magnificare il Signore che aveva liberato gli Israeliti dalla schiavitù dell’Egitto.
Gesù ha fatto le stesse cose. Lui nella sinagoga leggeva la S. Scrittura, ma con i suoi compaesani, come pure con la Madonna e san Giuseppe, cantava gli inni che Davide aveva composto, cioè i Salmi.
Tutto ciò che aveva ordinato Davide è stato accettato da Gesù Cristo, e quando Gesù è morto, gli apostoli hanno fatto le stesse cose. Ogni giorno loro cantavano.
Gli Atti degli Apostoli dicono che Pietro e Giovanni andavano all’ora sesta, all’ora nona nel tempio a pregare. Quali preghiere facevano? Cantavano gli inni. Non c’era una preghiera per gli Israeliti che non fosse cantata.
Anche il “Padre nostro”, che Gesù ci ha insegnato, è stato cantato sul colle degli ulivi.
Quando Gesù ha mangiato l’ultima cena, e noi diciamo: ha celebrato la prima Messa, ha preso il pane, lo ha spezzato e lo ha dato dicendo: Ecco il mio corpo; ha preso il vino: Ecco il mio sangue! La vera Messa, quella istituita da Gesù e quella celebrata dagli apostoli e quella celebrata da tutti, attraverso i secoli, è stata sempre cantata. Dio ha sempre gradito il canto, perché il canto è l’espressione di un cuore allegro, di un cuore contento, felice.

Sorgente di Vita che dona Vita – 1 Re 2, 1-4

ACCETTARE LA MORTE DALLE MANI DI DIO
(1 Re 2, 1-4)

Il secondo capitolo del primo libro dei Re parla della morte di Davide, che consegna il regno a suo figlio Salomone e gli fa le ultime raccomandazioni.
Davide aveva molte mogli, da cui aveva avuto moltissimi figli, i quali aspiravano tutti ad essere i successori di Davide, loro padre, sul trono.
Ebbene tra tutti i suoi figli, chi diventò re fu Salomone, il figlio di Betsabea, l’adultera, la moglie di Uria.
Il regno Davide non lo diede a nessuno degli altri figli, ma lo diede a Salomone. Può sembrare un errore, ma anche gli errori nelle mani di Dio servono per scrivere la storia.
C’è da chiedersi: questo è un errore dell’uomo, oppure Dio ha scelto Salomone, il figlio dell’adultera, per essere il capostipite del suo figlio Gesù, che doveva nascere da Maria? Dio aveva scelto Salomone ad essere il discendente di Davide, per cui ha permesso che nella genealogia di suo figlio fossero presenti anche i peccatori e le peccatrici.

  1. La morte è la strada di ogni uomo sulla terra
    Davide sente che è giunta la sua ora e fa a Salomone le ultime raccomandazioni. Gli dice:
    “Io me ne vado per la strada di ogni uomo sulla terra. Tu sii forte e mostrati uomo. Osserva la legge del Signore tuo Dio, procedendo nelle sue vie ed eseguendo i suoi statuti, i suoi comandi…, perché tu riesca in ogni tua impresa e in ogni tuo progetto, perché il Signore attui la promessa che mi ha fatto” (1 Re 2, 2-4).
    Davide dice: “Io me ne vado per la strada di ogni uomo sulla terra”, ossia muoio.
    La morte è la strada di ogni uomo sulla terra. Tutti dobbiamo morire: mio padre, mia madre, mia sorella, i miei nipoti e io stesso.
  2. Il giorno della morte lo stabilisce Dio
    È un mistero il giorno della morte, nessuno lo conosce. Tutti dobbiamo morire; non importa di quale morte, ma dobbiamo morire tutti. Perciò quando muore qualche persona cara non dobbiamo fare tragedie, ma dobbiamo dire: Grazie, Signore, per aver dato la vita a mio padre, a mia madre, ai miei fratelli!
    Tutto è scritto nel libro della vita, per cui quando arriva la morte si deve accettare come una cosa naturale, come si accetta il pranzo a mezzogiorno.
  3. La morte è inevitabile e solo Dio conosce il perché di una morte
    Sappiamo per fede che la morte ci coglie nel momento più favorevole per noi, perché Dio è preoccupato della nostra salvezza eterna. Dio sa che se quell’uomo vivesse ancora andrebbe incontro alla dannazione eterna, per cui lo chiama prima.
    La morte bisogna accettarla con serenità. Faremo tutto il possibile per guarire: chiameremo il medico, prenderemo le medicine, ci sottoporremo agli interventi chirurgici,
    perché non dobbiamo essere fatalisti, ma se viene la morte l’accetteremo dalle mani di Dio come un atto di amore della sua bontà infinita. Gli diremo: Tu sai il perché. Certamente è un perché di salvezza. CONCLUSIONE
  • Segui la legge di Dio e sarai felice
    Davide sta per morire; ma prima di morire dà dei consigli che sono il frutto della sua esperienza di vita, fatta di gioia, di tristezza, di peccato, di sofferenza, ma anche di salvezza. Saul l’aveva perseguitato per tutta la vita per ucciderlo, ma Dio lo aveva sempre salvato. Ora con tutto il peso della sua esperienza dice al figlio a cui sta affidando la responsabilità del regno: Figlio mio, osserva la legge di Dio, perché se osserverai la legge di Dio sarai felice.
    È bello sentire queste parole!
    Quest’uomo morendo, dovendo sintetizzare l’esperienza di tutta una vita, indica al figlio qual è il bene e qual è il male. Gli dice: Figlio mio, io l’esperienza l’ho fatta, per cui se vuoi sapere la strada della gioia e della felicità, sappi che è questa: segui la legge di Dio e sarai felice.

Un seme prezioso viene gettato nel nostro cuore: non spaventiamoci del letame… lo aiuterà a crescere – Mc 4, 1-20

Un seme prezioso viene gettato nel nostro cuore: non spaventiamoci del letame… lo aiuterà a crescere – Mc 4, 1-20

da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M. Taranto, 26.01.1977   PERCHÉ LA PAROLA DI DIO NON è EFFICACE (Mc 4, 1-20)   Vi siete mai chiesti perché ascoltate la Parola di Dio e non diventate santi? E non vi convertite? Ce lo spiega Gesù con la parabola del seminatore.   Perché viene satana a togliere … Continua a leggere

Chi potrà mai capirti, Signore! (Mc 3, 22-30)

COME COMPORTARSI NELLA CALUNNIA
(Mc 3, 22-30)

1. Gesù è stato calunniato
Il vangelo di oggi tratta di una calunnia verso Gesù: è ritenuto posseduto da Beelzebul. Anche
a noi possono capitare le calunnie, che consistono nel dire una cosa per un’altra.
Gesù scacciava i demoni perché era il Figlio di Dio, invece gli scribi dicevano che li scacciava
perché era il principe dei demoni; ma noi sappiamo che il demonio e l’acqua santa non possono
andare insieme. Gesù Cristo e il demonio non possono andare d’accordo, la luce e le tenebre non
possono andare d’accordo. Se c’è l’uno non c’è l’altro, se c’è l’altro non c’è l’uno, perché sono in
opposizione.

2. Come si è comportato Gesù nella calunnia
Il comportamento di Gesù deve convertirci, farci cambiare mentalità e migliorarci.
Devo fare il contrario di ciò che facevo prima. Devo guardare la mia vita nello specchio della
parola di Dio per cambiare, per fare come Gesù ha fatto. Quando una persona mi calunniava, io mi
arrabbiavo e non le parlavo più, non le rivolgevo più la parola; invece Gesù non ha fatto così: ha
mandato a chiamare quelli che lo calunniavano e ha fatto loro un ragionamento, cioè ha dato loro
la luce, li ha illuminati, perché non sempre coloro che ci calunniano, coloro che dicono una cosa
per un’altra nei nostri riguardi, sono cattivi. Spesso dicono determinate cose, pensando di dire la
verità.
Gesù ci dice: Se uno ti ha calunniato, può averlo fatto per due motivi: in buona fede, perché
lui ha visto così e ha detto così; oppure in cattiva fede. Se è in buona fede e tu lo illumini, lui si
ricrederà e ti dirà: Scusa, credevo che fosse come io ho detto, ho sbagliato e ti chiedo scusa. E così
tutto finisce lì. Se invece è in cattiva fede, anche se avanzate dei ragionamenti e vi arrabbiate e
gridate, non concluderete niente. Dovete solo sopportare la calunnia. Ciò vi sarà causa di
sofferenza, di dolore, che bisogna accettare e sopportare, offrendolo a Dio, perché gli atti di
calunnia, dinanzi a Dio, hanno un grandissimo valore, il valore della sofferenza.
Vale di più la lacrima di un viandante sulla terra, diceva P. Pio, anziché mille preghiere di un beato
in cielo.
E allora che cosa fa Gesù di fronte alla calunnia? Manda a chiamare i suoi calunniatori e
dice: Non è possibile che io sia il principe dei demoni, perché in una casa dove c’è una persona, se
questa persona scaccia se stessa, quella casa non regge più!
Se in una casa infatti il marito si mette contro la moglie e la scaccia, non c’è più la famiglia. Se la
moglie si mette contro il marito e lo scaccia, non c’è più la famiglia, perché ogni cosa, se è divisa,
è distrutta.
Se il demonio scaccia il demonio, dice Gesù, dalla casa di un ossesso, significa che stanno l’uno
contro l’altro, che si odiano, e se si odiano, il regno di satana è distrutto; ma satana non può
distruggere se stesso. Se invece in una casa c’è una persona e viene un altro da fuori più forte di
lui, questi entra nella casa, lotta con il padrone di casa, lo vince, lo lega e lo manda fuori.
Quindi Gesù scaccia il demonio dagli ossessi perché è più forte del demonio, l’ha legato e può fare
del demonio ciò che vuole, perché è il Figlio di Dio.
In altri termini l’insegnamento di Gesù è questo: Quando una persona vi calunnia, bisogna
chiamarla ed illuminarla; se è sincera, vi chiederà scusa, altrimenti non c’è niente da fare, dovete
solo accettare quella calunnia così come l’ha accettata Gesù.

3. Il peccato contro lo Spirito Santo
Gesù poi ci dice questa grande verità, che noi dobbiamo accettare: Quando uno si mette contro la
verità, si mette contro lo Spirito Santo!
Il peccato di asserire la falsità, nonostante si sia convinti della verità, è un peccato contro lo Spirito
Santo, che è Verità assoluta.
Questo peccato, ha detto Gesù, non sarà perdonato, non perché io non perdono, ma perché l’uomo
non riconosce di aver sbagliato e non dice: Signore, perdonami! Infatti per avere il perdono di Dio
bisogna dire: Signore, pietà! E per dire: Signore, pietà!, bisogna riconoscere di aver sbagliato.
Chi dice: ho sputato in faccia mia madre, e ben le sta!, quello non può essere perdonato, perché
non riconosce di aver fatto male. Se invece dice: Mamma, è stato un momento di debolezza,
scusami, perdonami!, Dio lo perdona, perché ha riconosciuto il suo torto.
Chi impugna la verità conosciuta pecca contro lo Spirito Santo ed è imperdonabile, perché
non sta nelle condizioni di chiedere perdono e quindi non riceve il perdono.
Quando uno ha sbagliato, ma crede di aver agito nella verità, agisce in buona fede; ma quando un
altro gli fa vedere che ha sbagliato, la prima cosa che deve fare è dire: Scusami, ho sbagliato!
Allora nella verità stava prima e nella verità rimane dopo.


CONCLUSIONE
La parola che oggi vi volevo dire è questa: anche le calunnie non ci devono toccare; ma dobbiamo
pensare all’altro che ci ha calunniato, per dargli una mano ed alzarlo; perché l’altro è caduto, non
io!
Tu mi puoi calunniare, ma se io non ho fatto quello che tu dici, sono caduto io? No! Poiché tu hai
detto male di me, sei caduto tu; e allora, come in ogni peccato anche in questo della calunnia
bisogna guardare il fratello che ha peccato e che è degno di essere rialzato, per cui gli diamo una
mano.
Poiché ha sbagliato nella valutazione di un fatto, io lo illumino; se è sincero, si ricrede, quindi mi
dà la mano e io lo rialzo; se non è sincero, a terra stava e a terra rimane, ma non è mancato da parte
mia l’atto di carità. C’è stata una mancanza da parte sua, perché non ha voluto ricevere la carità.
Quindi io rimango sempre libero e santo dinanzi a Dio, mentre l’altro è doppiamente responsabile:
sia perché ha commesso il male, sia perché ha rifiutato la grazia di Dio.
Fate così? Io, vi devo dire la verità, non facevo così; ma da stamattina farò così come ha
detto Gesù.

Il vero riposo … – Mc 3, 1-6

Il vero riposo … – Mc 3, 1-6

da un articolo pubblicato su “Maestro che devo fare” di Elisa C. …La domenica vissuta nella dimensione del divino è vero ristoro per l’uomo, per tutto l’uomo: sia corpo, sia spirito, sia anima. L’uomo diventa più uomo, si ritempra nella sua  umanità. La domenica, come scrive S.Tommaso, è “un giorno ordinato non al gioco, ma … Continua a leggere

Perché sprecare energie per combattere il bene, seppur fatto male? – Mc 2, 23-28

Perché sprecare energie per combattere il bene, seppur fatto male? – Mc 2, 23-28

da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M. Martina Franca, 18-07-2003   “RICORDATI DI SANTIFICARE LE FESTE”     come si santifica la domenica, giorno del Signore     Mi fermo sul Vangelo perché parla della santificazione del sabato. Noi cristiani dobbiamo santificare la domenica, perché ricorda il mistero dei misteri: la risurrezione di Gesù, che … Continua a leggere

Posiamo il nostro capo sul cuore di Gesù e impariamo la Via, la Verità e la Vita – Mc 2, 18-22

Posiamo il nostro capo sul cuore di Gesù e impariamo la Via, la Verità e la Vita – Mc 2, 18-22

da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M. LA PRESENZA DI Gesù SULLA TERRA è TEMPO DI NOZZE, TEMPO DI GIOIA,  TEMPO DI ANNUNZIO, TEMPO DI PARTECIPAZIONE DI BENI (Mc 2, 18-22)     Attraverso questo vangelo di san Marco vediamo che, mentre i discepoli di Giovanni Battista digiunavano, i discepoli di Gesù non digiunavano. Domandarono … Continua a leggere

Ecco l’Agnello di Dio – Gv 1, 29-34

da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M.

Martina Franca 16 gennaio 2011

San Giovanni Battista testimonia

che Gesù è l’Agnello di Dio, è il Figlio di Dio

(Gv 1, 29-34)

 

 

 

  1. Chi è Gesù secondo San Giovanni? È l’Agnello di Dio

Secondo San Giovanni, Gesù è l’Agnello di Dio, e lo indica ai suoi discepoli come Agnello di Dio. Lo indica a quella folla che lo circonda e che è andata a chiedergli il battesimo.

  1. Chi è Gesù secondo San Giovanni il Battista? È Colui che toglie il peccato del mondo

Il Battista dice le stesse parole che ha detto l’angelo a San Giuseppe: Lo chiamerai Gesù perché toglierà il peccato dal popolo.

  1. Chi è Gesù secondo San Giovanni? È colui che battezza in Spirito Santo

È colui sul quale ho visto scendere lo Spirito come colomba, dice Giovanni. La colomba è il segno, mentre lo Spirito Santo è ciò che il segno significa.

  1. Chi è Gesù secondo San Giovanni Battista? È il Figlio di Dio

Queste quattro definizioni che Giovanni Battista ha dato di Gesù costituiscono la nostra fede.  Ce lo indica come Agnello di Dio, come colui che toglie il peccato, come colui che ha la pienezza dello Spirito Santo come uomo, e quindi battezza in Spirito Santo, ed è il Figlio di Dio. Questo lo dobbiamo credere.

 

 

 

 

            Riflessioni

 

  1. La prima riflessione che vi consegno: Gesù è il Figlio di Dio, è l’Agnello di Dio, è colui che toglie il peccato, è colui che dà la grazia. Di questo dobbiamo convincerci, perché non siamo convinti. Quando dico queste cose, le dico a voi, ma sono mie. Ve l’ho sempre detto: ci dobbiamo convincere. Se voi mi chiedete: – E tu sei convinto? No, non sono convinto.

 Gesù è l’Agnello di Dio. Sull’altare è Agnello di Dio che si immola. Gesù si immola per me che sono presente. E se ci fossi stato solo io, Lui si sarebbe immolato al Padre per salvare me. Toglie il mio peccato. Mi dice: Fammelo togliere. Ma me lo faccio togliere? No, sono legato, sono legato! Ancora porto delle ragioni perché il mio peccato sia giustificato.

Mi vergogno di dirvi queste cose, ma questa è la mia vita.

È Agnello di Dio sull’altare, non solo per offrirsi ma per farsi maciullare, per farsi mangiare, per unirsi intimamente a me. Non aveva espressione migliore, la Chiesa, per presentare Gesù sotto le specie del pane e del vino che dire: Ecco, l’Agnello di Dio! Allora sì, posso mangiarlo perché Lui diventa me e io divento Lui. Pensate, ha la pienezza dello Spirito Santo, quindi mi comunica la pienezza delle grazie. Ecco perché mi sono posto la domanda: Perché continuo ad essere  mediocre? La mia risposta è: Perché non lo credi, sei manchevole nella fede.

Il messaggio del primo gennaio della Madonna di Medjugorie, di pregare perché i sacerdoti perseverino nella fede, è anche per voi. Dovete pregare affinchè perseveriate in una fede forte, una fede che non deve venire meno nemmeno dinanzi alle tempeste. Perché non credi? Perché non credi che Gesù è il Figlio di Dio.

Finalmente i desideri dell’umanità sono stati esauditi: Fammi vedere il tuo volto! Si è incarnato nel seno verginale di Maria, ed è apparso come bambino, poi come giovane, come uomo; uomo come noi. Quello è il nostro Dio. Ecco il primo interrogativo: lo credi?

  1. Il secondo interrogativo è: lo tratti come lo credi? Lo tratti come Figlio di Dio e quindi come il tuo Dio per cui quando hai bisogno di qualche cosa vai dal tuo Dio?

Per i cristiani questo è il problema dei problemi: credere in Gesù, Figlio di Dio. Tutta la discussione, nel corso dei secoli per i cristiani, è stata sulla figura di Gesù: Chi è  Gesù?  Alcuni dicevano: È vero Dio, ma negavano l’umanità! Altri: È vero uomo, ma negavano la divinità. Altri: È un fantasma. E fino a quando non si mettono d’accordo, e non si sono messi d’accordo, la fede crolla. Tutto gira, anche la SS. Trinità, attorno a questo personaggio, Gesù, persona divina ma anche con una natura umana. Natura umana e natura divina, ma Persona divina. Gira tutto attorno a questo mistero. Quando avremo riconosciuto Gesù come vero Dio e lo avremo trattato come Dio, avremo creduto. Allora capirete che cos’è la S. Messa. Dove vai? Vado al Paradiso, al Calvario, al banchetto, vado a mangiare.  Che cosa? L’Agnello divino; però non è lui che diventa come me, come nel cibo, ma sono io che divento come Lui. E perché non lo sei diventato?  Perché del cristianesimo ne ho fatto una caricatura.

Gesù quando ha parlato di se stesso ha detto: Chi crede in me, ha la vita eterna. Chi crede in Gesù si salva. La salvezza dipende dalla fede nel Cristo. Egli ha detto: “Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà sarà salvato” (Mc 16, 15-16). Ma credere in chi? La Chiesa ha fatto un elenco: in Dio Padre, Creatore del cielo e della terra. Questo lo credono tutti. E nel Cristo che non si crede; ma è nel Cristo che dobbiamo credere. E’ il Cristo che ci è stato donato, è il Cristo che abbiamo a disposizione. Ora prenderò Gesù e lo offrirò al Padre.  Allora la creazione e la nostra vita avranno un significato, un significato sublime, divino.

La degnazione da parte di Gesù è questa: non solo si dona, ma si offre. E offre tutto se stesso con tutto ciò che è e tutto ciò che ha.  Dipende dal recipiente se questo Tutto diventa tutto o niente o  quasi niente.

 

 

conclusione

 

Non fate le cose per abitudine. Le campane siano viste come un annuncio gioioso di un banchetto nuziale divino, al quale siete invitate a partecipare. La chiesa vedetela come la casa di Dio nella quale vi aspetta, sia quando piangete, sia quando ridete, sia per chiedere quando avete un problema, sia per ringraziare quando vi ha fatto risolvere il problema. Guardatela come la dimora di Dio sulla terra; guardatela pure come cibo che giorno per giorno vi viene dato dall’alto perché la strada da fare è insidiosa, é vero; ma sempre mano a mano con il Cristo tutto sarà semplice e facile.  

 

Seguimi! – Mc 2, 13-17

Seguimi! –  Mc 2, 13-17

da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M. I DOVERI DELLA CATECHISTA (Mc 2, 13-17)   Ammaestrare Le parole che mi hanno colpito questa mattina, con la lettura del vangelo di san Marco, sono queste: “Tutta la folla veniva da Gesù ed egli li ammaestrava”. In questi giorni mi stanno colpendo in modo particolare i verbi … Continua a leggere

Credi al Vangelo tu? Mc 1, 15

Credi al Vangelo tu? Mc 1, 15

“Credete al Vangelo” (Mc 1, 15) la parola di Dio dà la conversione e la fede   La nostra fede non deve essere fede di tradizione, ma di convinzione   La fede di tradizione svanisce, crolla, sparisce col soffiare dei venti. Basta una contraddizione e non si va più a Messa. Basta una contraddizione e … Continua a leggere

Mc 6, 46 – La preghiera arriva là dove la carne non può nulla (S. Francesco)

Mc 6, 46 – La preghiera arriva là dove la carne non può nulla (S. Francesco)

da un’omelia di P.Francesco Chimienti O.M. Martina Franca 04.08.1998   L’ATTIVITA’ PRINCIPALE DELLA MINIMA E’ LA PREGHIERA, NON L’APOSTOLATO (Mc 6, 46)     L’attività principale di Gesù è stata la preghiera Sono rimasto colpito da queste parole: “Gesù ordinò ai discepoli di salire sulla barca (dopo che ebbe saziato la folla) e di precederlo sull’altra … Continua a leggere

Epifania 2020 – Mt 2, 1-12

Epifania 2020 – Mt 2, 1-12

da un ritiro di P. Francesco Chimienti O.M. Martina Franca 05.01.1972    IL MISTERO DELL’EPIFANIA: LE TRE FASI DEL VIAGGIO DEI RE MAGI (Mt 2, 1-12)  I. La chiamata  I Re Magi vivevano la loro vita; non sappiamo chi erano, se sacerdoti, scienziati, reggitori di quei paesi dove loro stavano. Una cosa è certa, un giorno … Continua a leggere

Gv 1, 35-42

da un ritiro predicato da P. Francesco Chimienti O.M.

Martina Franca 16 gennaio 2011

 

prima meditazione

“Rabbì, dove abiti? Venite e vedrete”

(Gv 1, 35-42)

  1. Il Verbo abita in mezzo a noi

Oggi è una giornata particolare per me, vi do solo qualche pensiero che vi può servire per questo ritiro, altrimenti, per come mi sento, non avremmo dovuto fare niente.

Nell’omelia ho parlato di Gesù, Agnello di Dio. Adesso, sullo stesso capitolo di San Giovanni,  faremo le altre due meditazioni. Prima di tutto abbiamo saputo da Giovanni che Gesù è l’Agnello di Dio ed è  il Figlio di Dio. Coloro che hanno ascoltato queste parole del Battista subito si sono entusiasmati; lo attendevano da tanto tempo, finalmente è arrivato, lo hanno visto, camminava dinanzi a loro e due lo hanno seguito (cfr. Gv 1, 35-42). Gesù si è voltato, e questi due discepoli di Giovanni hanno domandato: “Rabbì, dove dimori?” (Gv 1, 38). Lui ha risposto con due parole: “Venite e vedrete” (Gv 1, 39). Vi voglio leggere il testo del Vangelo che a me piace tanto. Mi dispiace che mi trovi in queste condizioni.

“Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Mi piace questo Gesù che si volta indietro e fa la domanda: Curiosoni, cosa volete, che cercate? Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa maestro –, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete».  è  una capanna? No! Una casa non ci sarà! In mezzo alla strada, in una grotta! “Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.

Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone” (Gv 1, 39-40)Come vedete la notizia di Giovanni si moltiplica, perché il bene è diffusivo di se stesso. Quello che voi non fate! Significa che non avete preso l’Istituto come un bene. “E gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù.  Sarà rimasto così contento nel vedere Gesù, nello stare una giornata con lui che non ha potuto fare a meno di dirlo subito. “Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro” (Gv 1, 42).

Questo è il vangelo, ma l’idea che io vi voglio dare nella giornata di oggi e sulla quale dovete riflettere è che il Verbo, che è la seconda Persona della SS. Trinità, abita in mezzo  a noi.

Vi ho detto che dobbiamo convincerci perché non siamo convinti. Non abbiamo dato peso a questa notizia, a questo dato di fede. Perché dando peso alla verità dobbiamo tirare le conseguenze. Se crediamo che questo Gesù è il Figlio di Dio, dobbiamo trattarlo da Figlio di Dio. Ma se non lo trattiamo da Figlio di Dio, io non dico che non crediamo, ma almeno non abbiamo fatto caso al fatto che dobbiamo impostare tutta la nostra vita spirituale sul Cristo. Dobbiamo mettere il Cristo al centro della nostra vita.

  1. Il Verbo si è fatto carne

Il Cristo, il Verbo di Dio, si è incarnato, si è fatto carne, è diventato uomo come noi. Non abbiate alcun dubbio su questa grande verità. Questa Persona è vero uomo, per cui non potete fare nessuna obiezione:

L’ho visto piangere, mentre Dio non piange! Ma è uomo!

L’ho visto sudare, e Dio non suda! Ma è uomo e come uomo ha sudato.

Che razza di Dio è questo: gli hanno fatto tutto quello che hanno voluto, flagellato, crocifisso, perché non si è difeso?  Perché non li ha fulminati! Era uomo e ha accettato di essere uomo come noi, ponendosi ─ e questo è l’intento del Cristo ─ all’ultimo gradino nella realtà sociale dell’umanità. Perché c’è il primo, il secondo, il terzo e c’è l’ultimo gradino. Ebbene  Lui da Dio si è fatto uomo, perché è nato da una donna, dalla Vergine Maria. È nato da Dio, perché non ha voluto la collaborazione di nessun uomo: è divina la generazione. “Lo Spirito Santo scenderà su di te e  la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato figlio di Dio” (Lc 1, 35). Ha assunto la carne, è diventato uomo come noi e ha scelto l’ultimo gradino. Tutte le manifestazioni umane del Cristo congiurano contro di lui come Figlio di Dio. Ecco perché dico a voi: Convincetevi! È un uomo come noi e ha voluto condividere la condizione dell’ultimo uomo nell’ultimo gradino della scala sociale.

  1. Il Verbo ha posto la sua dimora in mezzo a noi

Anche di questo dovete convincervi. Vero Dio e vero uomo. L’essere vero uomo non deve fare traballare la nostra fede: è una scelta che Lui ha fatto soprattutto accettando l’ignominia degli uomini, in modo che nessun uomo avrebbe potuto dire, lungo il corso della storia dell’umanità: quello che ho sofferto io, Lui non l’ha sofferto! Non è capitato a Lui quello che è capitato a me! No, a Lui c’è il di più, mai il meno!

Non solo è uomo come noi, ma ha messo la casa in mezzo a noi. Dopo che ha vissuto la vita come la vivo io ed è risorto, è andato nell’aldilà, ha messo la dimora in mezzo a noi. Solo Dio poteva farlo. Dio è in cielo, in terra e in ogni luogo, ma è anche nell’Eucaristia. Tiene una casa! Poiché capiva tutte le necessità umane e tutte le difficoltà che l’uomo avrebbe incontrato lungo il corso della sua vita e dell’esistenza storica di tutti gli uomini, ha messo la dimora in mezzo a noi. Mi commuove il pensiero che esco dalla stanza e a cinquanta metri c’è Lui. Prendo un’altra direzione  e a dieci metri c’è Lui. Il convento è una casa grande, ma al centro di questa casa c’è Lui. Ma se esco  mi trovo subito sotto l’influenza di Gesù che dimora in Santa Chiara. Lasciata Santa Chiara, a cento metri c’è la SS. Annunziata. Ovunque andate c’è Lui. Si tratta di saperlo, di crederlo, ma siamo sempre sotto  la sua presenza. E se tu sei con me, chi sarà contro di me? Dovremmo vivificare un po’ di più la nostra fede. Avere sempre il pensiero della presenza di Dio! È uno dei mezzi più efficaci per la via della santità. Coltivatelo. P. Martino a me fratino diceva: non devi pensare alla presenza del Cristo in mezzo a noi soltanto una volta al giorno o quando vai in cappella, bensì anche quando giochi, quando studi, sempre. Sta in mezzo a noi, è con noi, ed è Lui. Ha inventato l’Eucaristia, ci ha dato un pane che è a disposizione di tutti gli uomini di tutti i tempi, di tutti i luoghi. L’ha detto e l’ha fatto: Questo è il mio corpo, questo è il mio sangue. Qui ci sto io! Se stai con me, avrai tutto. Ecco l’interrogativo: lo consideri solo uomo, o lo consideri anche Dio? E se lo consideri anche Dio oltre che vero uomo, credi che Lui è veramente in corpo, sangue, anima e divinità in mezzo a noi, a portata di mano; ascolta la nostra preghiera e vede i nostri affanni? Ecco perché San Giovanni non riusciva a scrivere quelle parole della prima lettera: Il Verbo di Dio, che  fa tremare, che non puoi vedere e non puoi nemmeno nominare, ebbene il Verbo di Dio lo abbiamo visto, lo abbiamo toccato, lo abbiamo udito! Poi dice una quarta parola, che ancora non avete sperimentato: “lo abbiamo contemplato” (Gv 1, 14). E non contento di averlo detto la prima volta, subito dopo ripete: E questo Verbo di Dio che noi abbiamo visto è entrato in comunione con noi. Noi siamo in comunione con Lui e Lui è in comunione con il Padre e lo Spirito Santo per cui noi siamo in comunione con l’umanità intera e con la SS. Trinità. Questo è un miracolo di ordine spirituale. Non mi venite a dire che volete sentire voi, che volete toccare voi. Però è vero, e io vi do la mia parola d’onore, che se fate sul serio lo vedrete, lo ascolterete, lo toccherete e lo contemplerete. Non è vero che si è nascosto sotto le specie del pane e del vino, e lo dobbiamo solo credere. No! Chiede la fede primariamente, ma dopo la fede ci dà la soddisfazione di vederlo e di toccarlo. È diventato uno di noi. È entrato in comunione spirituale con noi,  ma è entrato anche  in comunione fisica perché noi, dopo averlo offerto al Padre, quando facciamo la comunione lo mangiamo. Lui veramente entra dentro di noi e rimane dentro di noi tanto quanto rimangono le specie del pane e del vino, e poiché le specie rimangono cinque minuti, lui è in noi.  Ecco perché io vi dico: Noi non crediamo: siamo atei! Perché se credessimo dovremmo essere consequenziali .

  1. Fate l’esperienza della mia presenza in mezzo a voi

Gesù ha messo casa in mezzo a noi.  Sapete quali sono i sentimenti di Gesù? Ci dice:- Perché non vieni a trovarmi?

– Ti aspetto!

Anche se io non vado a trovarlo, Lui mi aspetta. Io gli dico:- E che vengo a fare?

– Ti voglio riempire dei miei beni. Anche di quei beni che non vedi, ma che tu non hai. Perché non vieni a trovarmi?

– Ho da fare!

– E che tieni da fare?

Io vedo che amate tante cose  di nessun valore  e mettete da parte le cose che hanno valore. Vedo che le  vostre cose, a cui siete  attaccate  in maniera indissolubile, hanno la prevalenza  anche su quello che è di Dio.

«Perché non vieni a trovarmi?». Date una risposta. La dovete dare. Io la do la risposta: Signore, tengo sonno e mi ritiro. Vengo sì, ma un minuto, poi vado via. E Gesù mi risponde: Ma la partita la vai a vedere! Ho dovuto rinunciare alla partita. Ha ragione Lui. Quando c’è da allungare la serata, la allunghi anche con sacrificio; ma da me, no! Ma la pagherò! Sì perché dinanzi ai miei occhi tengo San Francesco in ginocchio, immobile e non un quarto d’ora come sto io, no, ore.

Voi dite: Possiamo essere tutti come san Francesco? Ma dategli qualche cosa. È vero o non è vero che passano le giornate senza andarlo a trovare? Sì, siamo andati a messa, abbiamo fatto il nostro dovere. Io ho detto: mi accontento!, ma tengo dinanzi ai miei occhi quella bambina che passando dinanzi alla chiesa gridava: Mamma, mamma, Gesù! Ed io dicevo: E io quando mai ho avuto questi sentimenti di fede come questa bambina che tira le mani della mamma perché vuole entrare in chiesa. La bambina gridava alla mamma: Gesù, Gesù! E la mamma l’ha dovuta accontentare. Voleva giustizia! Ci sono diverse di voi  che fanno le giornate, due ore, tre ore di preghiera: fate bene. È quello che ha chiesto la Madonna a Medugorje. Una Missionaria era sul colle quando la Madonna appariva, e lei mi ha detto che lo ha accolto come un messaggio all’Istituto. Anch’io l’ho accettato come un messaggio all’Istituto perché questo è anche il mio pensiero.

La Madonna ha detto: “Pregate, pregate, pregate. Pregate, cari figli, e aiutatemi nella realizzazione dei miei piani che desidero realizzare nel mondo con questa parrocchia. In modo particolare pregate per le vocazioni nella Chiesa, per la fede dei miei sacerdoti. Sappiate, cari figli, che prego sempre per voi, che sono  sempre con voi quando attraversate momenti difficili. Perciò, perseverate nella preghiera. Pregate insieme a me. Oggi desidero  dire grazie perché avete risposto e accolto i miei messaggi e vivete i miei messaggi”. Ve lo commento:

  1. Pregate, pregate, pregate

Significa pregate sempre, fate come ha detto Gesù: “Pregate sempre, senza stancarvi mai!” Significa che quando dopo un’ora mi sono stancato e lascio, Lei dice: prega. Poi di nuovo, stanco, lascio la preghiera, e Lei insiste: prega!  Perché Lei lo sa che quella grazia dipende dalla preghiera. Se tu preghi l’avrai, ma se tu non preghi non l’avrai. Ci sono delle grazie di carattere universale, per tutti gli uomini, come quella della pace, che sono legate alla quantità della preghiera nostra. Non date retta a quelli che dicono: Basta un’Ave Maria. Magari bastasse un’Ave Maria! Gesù non avrebbe detto le parole che ha detto, né la Madonna.

  1. Pregate e aiutatemi nella realizzazione dei miei piani che desidero realizzare con il mondo per mezzo di questa parrocchia. Ma anche per mezzo vostro

L’aiuto avviene per mezzo della preghiera. Noi, vedete, stiamo per realizzare un piano di Dio e non del Padre: il piano degli Associati. Qual è la chiave per ottenere questa grazia? La preghiera. Pregate e aiutatemi nella realizzazione dei miei piani, nella realizzazione dell’Istituto

Ricordate le parole di p. Pio: “Vale più la preghiera di un viandante sulla terra che la preghiera di tutti i santi del paradiso”. Aiutatemi! Avete sentito la Madonna? Chiede a noi l’aiuto, e non noi a lei. Come possiamo aiutarla? Con la preghiera.

  1. In modo particolare, pregate per le vocazioni nella Chiesa

Significa che nella Chiesa non si prega. A parole preghiamo. Tutti dicono: Sì, si intende! Ma non si prega. Nell’ultima conferenza che ho ascoltato sulle vocazioni, il relatore di tutto ha parlato: stampiamo, scriviamo, andiamo, diciamo ma non della preghiera. Ma le vocazioni la stampa ce le manda? Gesù invece ha dato la chiave per aprire questa porta: pregare in modo particolare per le vocazioni. Ricordate queste intenzioni della Madonna: per tutte le vocazioni, non solo per le nostre.

E in modo particolare pregate per la fede forte dei miei ministri. Significa che i suoi ministri non hanno una fede forte; mentre per affrontare le vicende della vita ci vuole una fede forte. La Madonna parla della fede dei suoi ministri, io invece della fede forte delle Missionarie della parola di Dio.

  1. Sappiate che io sono sempre con voi quando attraversate momenti difficili

Noi preghiamo, diciamo alla Vergine, e tu che fai? Io sono con voi specialmente quando attraversate i momenti difficili. Quindi la nostra preghiera è avvalorata, è rinforzata dalla preghiera di Maria Santissima.

“Santa  Maria, madre di Dio, prega per noi peccatori”.  Sappiate, dice la Madonna, che quando voi mi pregate, io prego con voi e sono sempre con voi quando attraversate momenti difficili.

  1. Perseverate nella preghiera. Come se non avesse detto niente, aggiunge: perseverate nella preghiera.
  1. Pregate insieme a me. Ecco il valore del rosario!
  1. Oggi desidero dirvi grazie perché avete messo in pratica i miei messaggi

L’ultima parola è stata: grazie, perché mi avete creduto, ma per cinque volte ha detto: pregate!

            conclusione

                

Quindi stasera perderemo tempo dinanzi a Gesù sacramentato; perderemo tempo nel dire il rosario e perderemo tempo ritornando a casa recitando il rosario. Perderemo tempo, pregando. Finalmente possiamo perdere un po’ di tempo!

Santa Famiglia 2019

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da una omelia di P. Francesco Chimienti O.M. Festa della S. Famiglia IL SEGRETO PER VIVERE NELL’AMORE IN FAMIGLIA (Lc 2, 41) “I genitori di Gesù si recavano tutti gli anni a Gerusalemme per la festa di Pasqua” (Lc 2, 41). Per vivere nell’amore è necessario riconoscere l’autorità  Chi in un ambiente riconosce l’autorità si … Continua a leggere

Santo Stefano – Mt 10, 17-22

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da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M. Martina Franca  11.07.1991   L’AZIONE DELLO SPIRITO SANTO è INSOSTITUIBILE  NELL’OPERA DELLA NOSTRA DIFESA E DEL NOSTRO INSEGNAMENTO (Mt 10, 16-20) Le parole che stamattina mi hanno colpito sono queste: “Quando vi consegneranno nelle loro mani non preoccupatevi di come o di che cosa dovete dire, perché vi … Continua a leggere

Natale 2019

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da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M. Martina Franca 27.12.1971   GESU’ ENTRA NELLA STORIA DEGLI UOMINI SCONVOLGENDO I LORO PIANI (Mt 1, 18-25) Gesù entra nella vita di Giuseppe e di Maria  Gesù entra nella storia di queste due creature e sconvolge i loro piani.   Gesù entra nella vita di Giuseppe Giuseppe era … Continua a leggere

Novena a Gesù Bambino – Eccomi, nasci in me!

Da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M 

I SENTIMENTI FONDAMENTALI DEL CRISTIANO ALLA VIGILIA DI NATALE
(Lc 1, 67-79)
L’altro giorno abbiamo visto i sentimenti della Madonna. Erano di lode a Dio e di esultanza nella
gioia, e questi devono essere i nostri sentimenti, prima di Natale. Oggi la Chiesa ci mette sotto
gli occhi il cantico di Zaccaria per dirci, proprio oggi, 24 dicembre, quali sentimenti dobbiamo
avere.
1. Sentimenti di lode al Signore
“Benedetto il Signore, Dio d’Israele, perché ha visitato e redento il suo popolo” (Lc 1, 68).
Dobbiamo avere sentimenti di lode al Signore perché il Cristo, domani, viene a visitare il suo
popolo.
La visita è sempre un incontro tra due persone, però è un incontro di poco tempo. Questa
volta l’incontro è di Dio con l’uomo, però per poco tempo. Difatti Dio si è fatto uomo, è venuto
sulla terra, ma con noi è stato solo trentatre anni. Da quando è stato creato l’uomo fino a quando
finirà la sua vita sulla terra, pensate quanti millenni passeranno; fate il rapporto con la vita del
Figlio di Dio in mezzo agli uomini, trentatre anni, e vedete se non si tratta di una visita.
Anche la permanenza dell’uomo sulla terra è un passaggio, è una visita. Noi stiamo sulla terra, ma
stiamo per poco tempo, è un passaggio. Lui trentatre anni, io ho superato la sua età, anche voi, mi
pare; in tutti i modi una volta finirà anche la nostra vita e, dopo aver salutato i parenti, ce ne
andremo di nuovo al Padre dal quale siamo venuti e col quale staremo per sempre.
Gesù è venuto soltanto a visitarci, o ad interessarsi dei nostri problemi? È venuto ad
interessarsi dei nostri problemi.
Il problema dei problemi dell’uomo era quello di essere stato creato da Dio per essere felice, ma
felice non lo era, perché eravamo diventati schiavi di un prepotente che ci aveva tolto ogni libertà
e ci condannava a morire senza speranza, ad essere infelici. Questo nostro nemico, questo nemico
di Dio è il diavolo. E allora è venuto a visitarci, ad interessarsi dei nostri problemi, ma soprattutto
a redimere il suo popolo.
“Perché piangete?”. “Perché siamo infelici”. “Io vi do la felicità!”.
“Perché piangete?”. “Perché siamo schiavi”. “Io vi tolgo dalla schiavitù e vi do la libertà!”.
“Qual è la schiavitù o l’ostacolo principale per cui non potete entrare in Paradiso e godere la
felicità del Padre che vi ha creato?”. “Il peccato”. “Vi distruggo il peccato!”.
“Chi vi dà fastidio, il demonio?”. “Incateno il demonio!”.
Ecco la felicità; questo è il significato della Redenzione.
Dio è venuto a visitarci, ma la sua non è una visita senza interessamento e senza doni. Si è
interessato e ci ha lasciato il dono della salvezza, il dono della redenzione, perché lo aveva
promesso.
Lo aveva promesso Dio personalmente, il primo giorno, proprio quando Adamo ed Eva peccarono:
Io manderò una donna, manderò un figlio che schiaccerà la testa al serpente, un figlio che redimerà
il mio popolo. Questa promessa, noi la chiamiamo proto-vangelo, primo annunzio, che è stato
mantenuto vivo attraverso i secoli per mezzo dei profeti.
Ecco che cosa dice il cantico del profeta Zaccaria: “Ha suscitato per noi una salvezza
potente nella casa di Davide, suo servo, come aveva promesso per bocca dei suoi santi profeti di
un tempo: salvezza dai nostri nemici e dalle mani di quanti ci odiano” (Lc 1, 69-71).
L’aveva promesso e ha mantenuto la promessa.
Come vedete, Zaccaria e Maria SS si trovano tutti e due nella stessa condizione di lode e di
ringraziamento a Dio per questo dono. Maria SS. perché il dono lo aveva nel suo seno; Zaccaria
perché lo contemplava; ma tutti e due dicono: Benedetto il Signore, Dio d’Israele; e tutti e due
dicono: L’anima mia magnifica il Signore ed esulta in Dio, mio Salvatore. Si tratta di salvezza.
Noi che dobbiamo fare stamattina? Dobbiamo lodare Dio, dobbiamo ringraziarlo perché ci
ha salvati. Ecco il primo sentimento.

Ci ha salvati. Non eravamo degni della salvezza, ma ci ha fatto degni della salvezza. Eravamo
schiavi del demonio, ci ha liberati dalla schiavitù del demonio. Eravamo lontani dal Padre, adesso
possiamo andare al Padre. Eravamo infelici, adesso siamo felici, possiamo veramente essere felici
per mezzo di Cristo, di Dio che è venuto sulla terra e si è fatto uomo come uno di noi.
2. Zelo per la salvezza dei fratelli
Il secondo sentimento del cristiano oggi, e quindi di domani, di sempre, è l’impegno
nell’apostolato.
“E tu, bambino – ognuno metta il suo nome – sarai chiamato profeta dell’Altissimo” (Lc 1, 76).
Tu sarai un profeta, il profeta di Dio, cioè colui che parlerà al posto di Dio; perché Dio è venuto,
ha parlato, però è stato trentatre anni e se n’è andato in cielo; ci ha fatto la visita, ci ha salvato e se
n’è andato.
Adesso tu sarai profeta. Prima è stato Lui il grande profeta, il più grande dei profeti, adesso sarai tu
il profeta di Dio per preparare la strada al Signore che viene per dare al popolo di Dio la salvezza.
Tu farai come ha fatto il Cristo, il profeta che ha annunziato e ha salvato. Tu però annunzierai ma
non salverai, perché colui che salva è sempre il Cristo.
Tu andrai dagli uomini che sono in peccato e dirai: Sei schiavo del demonio e del peccato? È
venuto già il Cristo che ci ha liberati dalla schiavitù del peccato e dalla schiavitù del demonio. Te
lo annunzio io: Vieni dal Cristo e ti salverà.
Questo è essenzialmente il messaggio di Cristo; questo è stato il messaggio degli apostoli; questo è
il messaggio dei cristiani di tutti i secoli; questo è il messaggio dei missionari; questo è il
messaggio del sacerdote che oggi vi annunzia che domani verrà il Cristo; questo deve essere il
messaggio vostro, di voi cristiani, al popolo. Dovete dire: È finita la schiavitù, è finito il peccato,
adesso c’è la libertà e c’è la grazia; ce l’ha portata il Cristo.
Che cosa è il Natale? È annunzio di salvezza.
Zaccaria approfondisce il concetto. A me piace questo brano della S. Scrittura, perché con poche
parole abbiamo la sintesi dell’opera di salvezza del Cristo.
In che cosa consiste la salvezza?
a. Nel perdono dei peccati
Fa Natale chi chiede perdono a Dio dei suoi peccati. Chi non chiede perdono a Dio, per mezzo
della confessione, non fa Natale. Potete scambiarvi tutti i regali che volete, potete aprire tutte le
bottiglie di spumante che volete, potete mangiare tutti i dolci che volete, ma Natale non lo avete
fatto.
Questo dovete dirlo agli altri; non è per voi. Voi il Natale lo fate, lo state facendo con me. Dovete
dire che il Cristo è venuto a salvare, e la salvezza consiste nel perdono dei nostri peccati.
“Nella remissione dei peccati” (Lc 1, 77).
b. Nella misericordia
Chi toglie i peccati? Dice giustamente Zaccaria: “Grazie alla bontà misericordiosa del nostro
Dio” (Lc 1, 78).
Il perdono, la remissione dei peccati è operata dall’amore misericordioso di Dio. Non solo
dall’amore; perché l’amore è benevolenza, è voler bene a una persona, riempirla di doni. Ci vuole
più che l’amore, l’amore fatto di misericordia. Dire di misericordia significa fatto di perdono.
L’amore è amore quando il nostro amico nella sua debolezza, o nella sua malizia, ci offende,
e noi lo perdoniamo. Se lo perdoniamo c’è l’amore misericordioso, ma se non lo perdoniamo c’è
un amore che termina. Dice Gesù: questo lo fanno anche i pagani.
Salutate chi vi saluta? Lo fanno anche i pagani! Date a chi vi dà? Lo fanno anche i pagani! Voi no,
dovete dare anche a chi vi vuole male, a chi vi fa del male. Come? Pregando per essi e
perdonando i loro peccati.
Dovete ricordare le parole che dice san Paolo ai cristiani: Sopportatevi a vicenda e perdonatevi
vicendevolmente quando c’è qualche screzio (cfr. Col 3, 13). Amore più grande dell’amore familiare non c’è, ma san Paolo nella parola amore mette la sopportazione e mette il perdono. Guai
se nelle nostre famiglie non ci fosse il perdono, staremmo sempre con un fucile in mano.
Il perdono, cioè l’amore misericordioso, l’amore che perdona è la più grande altezza
dell’amore, e questo ce l’ha Dio. Non per la bella faccia nostra il Signore ci perdona, ma per
l’amore misericordioso.
Dio è amore che perdona, perché è Padre, e per lui siamo tutti figli; e non fa distinzione tra
figli buoni e figli cattivi. Mi siete figli, e questo vi basta! E poiché ci sono e ci saranno sempre dei
figli cattivi, ci deve essere sempre un amore misericordioso, un amore che perdona.
Ecco in che cosa consiste la salvezza: nel perdono dei peccati, operato da Dio che è amore
misericordioso, non perché ce lo meritiamo. Uno sputo in faccia ci meritiamo noi, non il perdono!
Invece Dio ci toglie il peccato, perché è amore misericordioso.
c. Nell’annuncio
Si apre qui una luce immensa nella rivelazione. Dice Zaccaria che il perdono e l’amore
misericordioso deve essere preceduto dall’insegnamento che viene dal Cristo. Lo chiama: luce
che illumina la mente e dirige la nostra vita verso Dio.
In altri termini è l’azione del profeta: annunziare, parlare. Chi ascolta che Dio è misericordioso e
perdona, si converte e si confessa; ma chi non ascolta questo, né si confessa, né chiede perdono a
Dio, né sa che la salvezza viene dall’annunzio.
“Verrà a visitarci dall’alto un sole che sorge, cioè verrà il Messia, per rischiarare, come il
sole di mezzogiorno, quelli che stanno nelle tenebre e nell’ombra della morte e dirigere i nostri
passi sulla via della pace” (Lc 1, 78-79).
Ci fa vedere la strada e ci fa camminare sulla strada giusta: la via della pace, la via della salvezza,
la via della felicità, la via di Dio.
Cristo ci ha dato la luce che ha illuminato la nostra vita, ma ci ha dato anche la forza di camminare
e di salvarci.
Tre cose ci vogliono per salvarci: l’annunzio, il perdono dei peccati e la misericordia
infinita di Dio. Se viene a mancare una di queste tre cose non c’è salvezza.
Questa è la ragione perché predico ogni giorno; perché se non vi annunzio queste verità, voi non le
conoscete, e se non le conoscete, né dite e né fate.
Ecco il secondo compito nostro, oggi alla vigilia di Natale: viene il Cristo che salva, e allora
noi annunzieremo a tutti la salvezza. Dite: Figli miei carissimi, viene Gesù non per dare il
panettone, né per darci lo spumante, né per darci i dolci; viene il Cristo e viene per salvarci dai
peccati. Peccati ne hai? Sì. Confessati, perché Dio ti sta aspettando. Allora potrai fare Natale; ma
se non fai questo, non fai Natale. Cristo è venuto a salvarti, perché non ti fai salvare?
CONCLUSIONE
Il nostro compito è innanzi tutto quello di lodare Dio, perché i primi salvati siamo noi; ma poi
diamo la mano ai nostri fratelli perché anche loro si salvino, in modo che la gioia che inonda il
nostro cuore inondi anche il loro cuore.

Mt 1, 18-24 – Sei tu il mio Signore!

da un ritiro predicato da P. Francesco Chimienti O.M.

Martina Franca 19 dicembre 2010

prima meditazione

IL NATALE:

“ ECCO COME AVVENNE LA NASCITA DI GESÙ CRISTO”

(Mt 1,18)

 

Maria SS. e San Giuseppe sposi senza vivere insieme

(Mt 1,18-24)

Vi darò tre punti:

  1. Maria e Giuseppe sposi senza viver insieme
  2. La consacrata è la sposa di Cristo, senza vivere insieme a nessun uomo
  3. Come la sposa di Cristo può offendere la sua consacrazione a Cristo

 

 

  1. Maria e Giuseppe, sposi senza vivere insieme
  1. Maria e Giuseppe sposi
  2. Maria sposa di Giuseppe

Il Vangelo qualifica Maria come la sposa di Giuseppe. Dice infatti: “Non temere di prendere con te Maria, tua sposa”.  Quindi è sposa di Giuseppe, nessuno deve mettere in dubbio questo. Maria è sposa di Giuseppe, voi invece non siete spose, ma consacrate.

“Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe”. Quindi Giuseppe aveva tutti i diritti, era la sua sposa, l’aveva sposata.

  1. Giuseppe sposo di Maria

Le parole della Sacra Scrittura sono: “Giuseppe, suo sposo”, cioè sposo di Maria:

“Giuseppe figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa”, “Giuseppe prese con sé la sua sposa”.

Tutto il problema di questo sposalizio consiste in questo: che non è identico a quello italiano che voi conoscete. Quindi dobbiamo calarci, per capire, nella legislazione di duemila anni fa. Lo sposalizio aveva due momenti, il primo momento consisteva nell’atto giuridico del matrimonio. Era matrimonio vero; noi diremmo: andavano in chiesa e si sposavano. Dopo che si erano promessi l’uno all’altro e si erano veramente sposati come ci sposiamo noi andando in chiesa, uscivano e andavano ognuno a casa sua, alla casa di papà e mamma. Noi parliamo di matrimonio “rato (vero) e non consumato”. Il matrimonio giuridico c’era, ma non andavano ad abitare sotto lo stesso tetto e non andavano a dormire nello stesso letto.

Quando la Sacra Scrittura dice “sposo di Giuseppe” significa che si erano innamorati; era arrivato il giorno di sposarsi e si sono sposati, quindi Maria era sposa di Giuseppe e Giuseppe era sposo di Maria a tutti gli effetti; ma non erano andati a vivere insieme perché ai tempi di Maria questo avveniva dopo un anno, o dai sei mesi ad un anno.

La Madonna è vergine? Sì, perché durante il fidanzamento la Madonna aveva detto a Giuseppe io ti sposo ma ad una condizione: che il nostro matrimonio sia verginale, io al mio letto e tu al tuo letto, anche se la casa sarà identica per te e per me.

  1. Senza vivere insieme

Il matrimonio giuridico è stato celebrato senza però andare ad abitare insieme. In questo frattempo avviene l’annuncio della maternità, per cui la Madonna aveva tutto il diritto di dire all’angelo: ma io sono vergine e voglio rimanere vergine. E San Giuseppe aveva tutto il diritto di dire: Maria, che cosa è successo? Sono cose che si fanno? Aveva tutto il diritto perché era il suo sposo. Capite ora l’eroicità della virtù di San Giuseppe?

La soluzione di San Giuseppe è stata quella di prendersi lui ogni responsabilità. Io ho fatto la scappatella; perché se la scappatella l’avesse fatta Maria SS. avrebbe dovuto ripudiarla, e quello era un atto pubblico. Doveva andare al municipio e farlo sapere a tutti: mi ha tradito! Invece prende l’altra soluzione: lei è innocente e io sono colpevole perché ho fatto una scappatella, non solo, ma non sono andato nemmeno ad abitare insieme, l’ho lasciata per conto suo. È chiaro che al Signore questa soluzione non è piaciuta e ha preso la Sua soluzione.

  1. La consacrata è la sposa di Cristo, senza vivere insieme a nessun uomo

 

Con queste cose non si scherza, si tratta dell’inferno; mentre adesso la teoria del mondo è che si può stare insieme, e non è niente; abbracci, baci, tutto è niente. Ma questo è il mondo non il sesto comandamento, non è la virtù della castità o della verginità. Questo è il mondo! Il mondo deride la verginità.

La vostra consacrazione è uguale allo sposalizio. Vi siete sposate. Voi ed io ci siamo sposati con Gesù. Siamo sposati, non può entrare a casa un altro; non può e non deve, perché dire sposa di Cristo significa stare con il Cristo, pensare al Cristo, operare per il Cristo. Le fidanzate infatti dicono: lui solo e solo lui!

Quando stai con il Cristo, allora sei sposa. Quando vi mettete in ginocchio davanti a Gesù Sacramentato siete spose. Dovete stare con il Cristo giorno e notte, con il sole e le tenebre, nella luce e nell’oscurità, nella gioia e nel dolore, da piccoli e da grandi; stare sempre; allora gli darete il massimo della soddisfazione.

Pensare al Cristo. I tuoi pensieri per chi sono? A chi pensi? Alla Parola di Dio, al Cristo?

Dovete controllare i vostri pensieri perché i pensieri non ingannano. Ami quello che pensi. Volete conoscere quali sono i vostri amori? Esaminate quali sono i vostri pensieri.

Operare per Cristo. Tutto ciò che faccio lo devo fare per Lui. Questo è lo sposo, e ditegli: Signore, per Te! Tutte le volte che la sposa dice allo sposo: è per Te, lo fa felice; così anche tutte le volte che dice: Ti amo! Qualsiasi altro affetto lo ingelosisce e non lo vuole. L’eccezione è un imbroglio; vi siete consacrate, per cui l’offende. Lo sapete e non lo fate, perché vivete in un ambiente e in un tempo in cui il peccato non c’è più, quindi credete che stringere la mano è un atto di gentilezza, e cosi abbracciare e baciare una persona, quando tutti i libri della morale del sesto comandamento dicono che gli atti contro la purezza sono tutti gravi. Se volete custodire la vostra consacrazione dovete veramente camminare sulla melma, ma un metro sopra, volare, perché l’ambiente nel quale vivete è contro di voi. L’unico che se n’è accorto è il Papa, perché lo dice. È stata eliminata la parola peccato e la parola grazia, per cui amore verginale e amore peccaminoso è la stessa cosa. Non è così. Qualsiasi altro affetto Lo ingelosisce, non lo vuole e l’offende. La materia è grave, io non vi posso ingannare, perché vi devo portare in paradiso, riparando il peccato degli altri, ma prima di tutto non facendo il proprio peccato, altrimenti che facciamo?

  • Come la sposa di Cristo può offendere la sua consacrazione a Cristo

Queste cose poi le dite alle signorinelle, perché per loro non esiste peccato; fanno tutte le porcherie di questo mondo, ma peccato non c’è.

Come la sposa di Cristo può offendere la sua consacrazione a Cristo:

In pensieri. Il pensiero peccaminoso, lo sapete, è quello frustrato: io mi metto d’accordo con una signorina e faremo quello che faremo stasera a casa sua alle sei, perché la mamma non c’è. Alle quattro ha preso il treno e se n’è andata. Alle sei meno cinque salgo la scalinata, busso al terzo piano, una voce: Avanti, avanti! È la mamma; sta là. Ho fatto il peccato di azione? No. Ho fatto il peccato di pensiero? Sì; questo è un peccato di pensiero non di azione o di parola, perché il pensiero che doveva diventare opera è stato frustrato. È meno grave del peccato di parola e del peccato di azione. L’azione non l’ho fatta e quindi non devo riparare nessun guaio.

Voi vi accusate di avere i pensieri cattivi. Anche io tengo un sacco di pensieri cattivi, ma veramente più che pensieri cattivi sono tentazioni e servono ad accumulare meriti, resistendo.

Quindi tutte le vostre tentazioni che riguardano, per il 95%, il sesto comandamento, sono atti di virtù, perché abbiamo gli organi e vogliono l’oggetto, e poiché l’oggetto non lo diamo si ribellano; ma noi tiriamo le redini e manteniamo ferma la situazione; però il giorno in cui trasmetti sul telefonino questo messaggio ad un giovanotto: “Mi sei mancato!”, perché da quindici giorni non lo vedi, hai commesso peccato? Sì. O gli dici: “Ti voglio bene!”, hai commesso peccato? Sì. A Gesù devi dire: Ti voglio bene! Non scherzate con il voto di castità.

Per Giuseppe e Maria c’è stata fedeltà alla parola data. Per Giuseppe e Maria, sposi, la parola d’ordine è stata: amore esclusivo allo sposo; esclusivo, cioè che esclude tutte le altre creature. Nessuno deve entrare a casa vostra, e non deve entrare per nessun motivo. La Congregazione dei religiosi ha detto che il 95% di coloro che perdono la vocazione, la perdono sempre per il sesto comandamento.

conclusione

  • Fedeltà alla parola data

Non manteniamo la parola, ecco perché la Congregazione per la vita consacrata adesso vuole che ogni anno si ripetano i voti. Io a 21 anni ho fatto i voti e non li ripeto più, perché quel voto è eterno. Adesso la Congregazione vuole che ogni anno si ripetano. Hai dato una parola, mantienila! Non mantenere la parola data è tradire. Adesso voi vivete in un ambiente in cui ci ridono, su chi mantiene la parola; ecco perché ora vi capisco!

  • Amore esclusivo allo Sposo

Amatelo perdutamente, non avrete niente da perdere, avrete tutto; però deve essere esclusivo. “O con me o contro di me”.

Amore esclusivo allo Sposo, perché lo avete sposato con un atto giuridico pubblico, dinanzi alla società: stavamo noi; dinanzi alla Chiesa: c’era il sacerdote; e dinanzi a Dio durante la S. Messa. Non dovete venire meno.

Fedeltà alla parola data e amore esclusivo allo Sposo, e vi assicuro che, chi rinunzierà a fratelli, sorelle, madre…, avrà su questa terra il centuplo, che il ragazzo non vi darà. Avrete il centuplo su questa terra e la vita eterna.

Rendici, come te, Missionarie e Discepoli della Parola di Dio – Lc 1, 39-45

Da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M

LO SPIRITO SANTO
(Lc 1, 15-17. 39-45)

I. CHE COSA FA LA MISSIONARIA DELLA PAROLA DI DIO QUANDO È PIENA DI SPIRITO SANTO

[…]

II. CHE COSA DICE DELLA VERGINE LA MISSIONARIA DELLA PAROLA DI DIO QUANDO È PIENA DI SPIRITO SANTO

Quando la Madonna andò ad Ain-Karim trovò Elisabetta, la quale, piena di Spirito Santo, disse: “Benedetta tu fra le donne, e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore” (Lc 1, 42- 45).
La Missionaria della Parola di Dio, quando è piena di Spirito Santo, benedice la Vergine, parla bene della Vergine, la loda, la riconosce come benedetta, la invoca e la proclama:

 

1. La proclama la più grande di tutte le donne che furono, che sono e che saranno

Questo lo fa nella preghiera. Ecco l’Ave Maria, ecco la Salve Regina, ecco il Rosario!
Nella catechesi dovete parlare della Madonna come la più grande fra tutte le donne. Non c’è catechesi migliore per le ragazze che parlare della verginità e della maternità della Madonna. Vi dovete gloriare di aver avuto la Madonna. Se voi donne siete grandi, lo siete per la Madonna; e sarete anche voi grandi se farete le stesse cose che ha fatto la Madonna.
Quindi, invocarla nella preghiera; proclamarla nella catechesi; nella vita organizzare le feste per la Madonna. Non fate passare nessuna festa senza farla notare ai bambini, ai ragazzi e aipreadolescenti. Prendere le iniziative perché sia lodata e venerata col rosario, il mese di Maggio, i pellegrinaggi e la “peregrinatio Mariae”. Sono le quattro manifestazioni della devozione verso la Madonna.
Dovete proclamare, far sapere che la Madonna è la più grande fra tutte le creature, quindi dire il rosario come alla più grande delle creature; fare il mese di maggio, il pellegrinaggio, la “peregrinatio Mariae” come alla più grande fra tutte le donne.

2. La proclama Madre di Dio

Elisabetta disse: “A che debbo che la Madre del mio Signore venga a me?”. Ed anche proclamò: “Benedetto il frutto del tuo seno”. Tu sei la mamma, tieni nel tuo seno Gesù.
Maria è madre di Dio, prodigio singolare ed unico dal quale derivano tutti gli altri privilegi.
La Missionaria dimostra che la Madonna è Madre di Dio per mezzo del Vangelo. Quindi invocarla come madre, proclamarla come madre, trattarla come madre, crederla madre, pensarla come madre.
Usare le quattro forme di devozione: il rosario, il mese di maggio, i pellegrinaggi e la “peregrinatio Mariae” per sottolineare questa verità.
Dimostrare, far vedere e soprattutto far notare che cosa ha fatto Gesù sul legno della croce, quando prima di morire ha voluto lasciare il più grande dono che poteva lasciare: la sua madre come mamma nostra.

3. La proclama la prima e la più grande missionaria, la più grande pellegrina del
mondo per portare il Cristo e la sua parola agli uomini, sempre con un fine: salvarli,
convertirli, santificarli.

La Vergine ha incominciato il suo pellegrinaggio ad Ain-Karim e lo sta continuando attraverso i secoli per portare Cristo e la sua grazia che santifica, per portare la Parola di Dio e la fede che salva. Ella non ha terminato il suo pellegrinaggio, perché vuole salvare tutti i suoi figli.
4. La proclama la Mediatrice e la dispensatrice di tutte le grazie Questa verità, che ancora non è stata proclamata dalla Chiesa, ha un suo fondamento nelle stesse
parole di Gesù: Nessuno arriva al Padre se non per mezzo di me, e nessuno arriva a me se non per mezzo di Maria. Qualunque cosa chiederete al Padre in nome mio l’otterrete; ma qualunque cosa chiederete a me nel nome di Maria l’otterrete.
Non si arriva al Padre se non tramite il Figlio, e non si arriva al Figlio se non tramite la Madonna.
E allora bisogna chiedere col rosario, in chiesa ma anche in famiglia.
Zaccaria riceve la grazia di parlare; Elisabetta riceve la grazia della pienezza dello Spirito Santo, Giovanni Battista riceve la prima grazia. Tutti e tre hanno ricevuto queste grazie da Dio e dal Figlio di Dio, ma tramite la Madonna.

5. La proclama donna di fede

Elisabetta dice della Madonna: “Beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore”.

Maria Santissima è colei che ha vissuto sempre e soltanto di Parola di Dio. Sulle Scritture ha fondato la sua fede.
Non è esistita sulla terra una donna più grande nella fede di Maria Santissima. E glielo ha detto lo Spirito Santo per mezzo di Elisabetta.
La Vergine Santa ha costruito tutta la sua vita sulla roccia della Parola di Dio. Verranno le tempeste, i fiumi, la pioggia, ha detto Gesù, ma la casa costruita sulla Parola di Dio non crollerà.
La Madonna ha custodito tutto nel suo cuore. Il vangelo ci tiene a dire che “Maria conservava tutte queste cose meditandole nel suo cuore” (Lc 2, 19).
La Vergine è stata la donna della Parola di Dio, ma soprattutto è stata la discepola per
trent’anni del suo Figlio, Parola di Dio. Io me la immagino nella casa di Nazaret, seduta ai piedi del Figlio, mentre lo interroga e riceve risposta o lo ascolta senza domandare. Costruiva con il Figlio – Parola di Dio – la sua santità. La immagino come Maria, sorella di Marta, ai piedi di Gesù nella casa di Betania.
Maria Santissima è anche madre del Figlio – Parola di Dio. Non madre soltanto fisica,
perché gli ha dato la carne, ma soprattutto madre spirituale. Quando a Gesù dissero: C’è tua madre fuori che ti vuole parlare, egli rispose: Chi è mia madre? È mia madre chiunque ascolta la parola di Dio e la mette in pratica (cfr. Mt 12, 47-50).
Non è una parola di disprezzo per la Vergine Santa, che dice Gesù; è una parola che completa il concetto di maternità fisica col concetto di maternità spirituale. È mamma anche dal punto di vista spirituale, perché ha ascoltato la Parola e l’ha messa in pratica.

CONCLUSIONE

1. Fate l’apostolato sempre col fine penitenziale, cioè per convertire, per santificare.
Che la vostra vita sia sempre un “Avvento” che prepara l’Incarnazione del Verbo nelle anime.

2. Siate le innamorate della Vergine, Madre della Bona Nova, Madre della Parola di Dio, della Buona Novella; diffondete la sua devozione servendovi, volta per volta, delle diverse forme devozionali.
Se qualche giorno mi sono commosso, mentre ero in chiesa, è stato quando ho visto i bambini dire il rosario, quando ho visto i bambini alla Novena dell’Immacolata recitare il rosario, partecipare alla Messa, cantare gli inni alla Vergine Santa, guidati da una Missionaria della Parola di Dio.
Questa è la consegna che faccio a ciascuna di voi: Prendete queste iniziative, e Dio, Gesù, lo Spirito Santo saranno felici e contenti di vedere esaltata la figlia prediletta del Padre, la madre prediletta del Figlio e la prediletta sposa dello Spirito Santo.
Se farete queste cose, anche voi dimostrerete di essere piene di Spirito Santo.

Novena a Gesù Bambino – Siamo tuoi collaboratori

Novena a Gesù Bambino – Siamo tuoi collaboratori

da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M. Taranto, 03.01.1979 L’OPERA DELLO SPIRITO SANTO NELL’INCARNAZIONE DEL VERBO (Lc 1, 35-79) L’azione dello Spirito Santo in Maria santissima  Prende possesso            “Lo Spirito Santo scenderà su di te” (Lc 1, 35). Un’anima per essere di Dio, lo Spirito Santo deve scendere su di lei. Quando dico queste … Continua a leggere

Dio salva – Mt 18, 12-14

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da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M IL CRISTO VIENE A SALVARE I PECCATORI (Mt 18, 12-14)                 introduzione In questo vangelo Gesù parla di piccoli: “Il Padre vostro non vuole che si perda uno solo di questi piccoli” (Mt 18, 14). Chi sono questi piccoli? Sono i bisognosi, i deboli; dice san … Continua a leggere

Maria, tutta amabile Lc 1, 26-38 Immacolata 2019

Da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.MO

stuni, 25.08.1963

MARIA, MADRE DI DIO, È LA PREDILETTA DI DIO E LA NOSTRA PREDILETTA
(Lc 1, 26-38)

 

 

 


I. PREDILETTA DI DIO


La Vergine è la prediletta di Dio perché l’ha resa:
1. Madre
La Madonna è stata u fin dall’eternità, perché fin dall’eternità il piano divino prevedeva
che il Figlio di Dio si sarebbe incarnato, e incarnandosi avrebbe assunto l’umana natura da una
donna. Questa donna doveva essere Maria Santissima.
La predilezione di Dio verso questa creatura è fondata sul fatto che doveva essere “Mater Dei”, la
madre di Dio. Tutti i privilegi che ha avuto questa creatura sono venuti in base a questa dignità
altissima a cui Dio l’aveva destinata: la maternità divina.
A s
Un altro segno di predilezione è che Maria Santissima è stata concepita senza peccato originale.
Tutto quello che Dio poteva mettere in una creatura l’ha messo in Maria Santissima. Non
troveremo mai più, in un’altra creatura quello che ha avuto Maria Santissima.
Il privilegio dell’immacolato concepimento è un privilegio eccezionale, avuto dalla Vergine in
virtù dei meriti di nostro Signore Gesù Cristo, perché tutti i nati da donna nascono col peccato
originale. Maria Santissima è nata da donna, quindi doveva non soltanto nascere, ma anche essere
concepita nel peccato. Dal primo istante dell’infusione dell’anima nel corpo, preparato dai
genitori, doveva avere questa macchia, che poi poteva essere cancellata, come in san Giovanni e
nel profeta Geremia, nel seno materno; poteva, come a noi, essere cancellata dopo la nascita; ma la
concezione doveva avvenire nel peccato.
Dice il profeta Davide: Nel peccato sono stato concepito. Questa espressione la possiamo e la
dobbiamo dire per tutti gli uomini, eccetto per Maria Santissima, per un privilegio speciale. Quindi
Dio per lei ha fatto un’eccezione.
C’è stata una grande discussione tra gli studiosi per poter definire questo dogma, ma l’ultima
parola è stata quella di Duns Scoto, francescano, che ha concluso tutto il suo ragionamento con le
parole: “Voluit, potuit, ergo fecit”. Lo volle, lo potè, dunque l’ha fatto. Poteva volerlo Dio? Sì.
Aveva la possibilità di poterlo fare? Sì. Quindi l’ha fatto. Questo dogma dell’Immacolato
Concepimento di Maria Santissima è stato definito dalla Chiesa, da Pio IX, nel 1854.
Nel 1858 ci furono le apparizioni di Lourdes, che furono la risposta della Madonna all’umanità. I
più accaniti oppositori del dogma dell’Immacolato Concepimento erano stati i Vescovi e i teologi
francesi; e la Madonna fece loro questo bel privilegio, questo bel regalo, apparve proprio in
Francia a Bernadette Soubirou.
Quando Bernadette le domandò:- Come ti chiami? La bella Signora rispose:- Io sono l’Immacolata
Concezione!
Veramente la Madonna è la beniamina, la prediletta di Dio; le ha dato tutto.
3. Piena di grazia
Un altro privilegio di Dio alla Vergine è stato la pienezza della grazia.
L’angelo che le disse: “Ave, piena di grazia”, era sceso dal cielo per comunicarle il piano di Dio: 

doveva diventare la madre di Dio.

“Ave, piena di grazia”! La Madonna è la piena di grazia. Tutto quello che Dio poteva mettere in
una creatura l’ha messo in Maria Santissima. Questa espressione: “piena di grazia”, significa pure,
che tutte le grazie che vengono da Dio sull’umanità passano attraverso Maria Santissima, la
mamma di Dio. Ecco perché nella storia della Chiesa Maria Santissima ha una parte preminente.
Maria Santissima non ha conosciuto il peccato, né il fomite del peccato. Ha potuto avere qualche
tentazione, come l’ha avuta Gesù, tentazioni esterne, ma non ha avuto lo squilibrio interiore che
abbiamo noi, per cui tante volte sentiamo veramente di essere inclinati al male e dobbiamo
combattere, chiedere l’aiuto di Dio per poter uscire fuori dalla lotta e poter vincere.
Maria SS. non ha avuto il fomite del peccato, era la piena di grazia, ed è questo uno dei titoli che
veneriamo di più. Quando recitiamo l’Ave Maria ne celebriamo due: nella prima parte, in cui
ripetiamo il saluto dell’Angelo: Ave Maria piena di grazia, la consideriamo veramente la tutta
bella, la tutta pura, la tutta piena delle benedizioni di Dio; nella seconda parte la consideriamo
Madre di Dio, che è il presupposto principale di tutti i privilegi che ha avuto Maria Santissima.
4. Assunta in cielo
L’ultimo privilegio ricevuto dalla Vergine è stato quello dell’Assunzione, cosa che non ha avuto
nessuna creatura.
Adamo ed Eva, se non avessero commesso il peccato originale, non sarebbero morti: sarebbero
passati dalla terra al cielo con un placido sonno. Era un dono preternaturale.
Quello che non si è potuto avverare negli uomini, eccezionalmente si è avverato in Maria
Santissima, perché non aveva mai conosciuto la colpa, e perché era la Madre di Dio. Il Figlio in
paradiso e anche la Madre in paradiso!
È vero che la Madonna è morta, ma la sua morte non è stata la separazione dell’anima dal corpo,
con tutto quel travaglio, con tutta quella lotta che accompagna tutti gli uomini; per Maria SS. è
stata un dolce sonno.
Gli apostoli presero il suo corpo e lo deposero in una tomba. Secondo la tradizione, tutti gli
apostoli stavano attorno alla loro Mamma, Regina Apostolorum, ma mancava Tommaso. Poiché
Tommaso voleva vedere il corpo della Madonna scoprirono la tomba, ma la trovarono vuota.
Trovarono dei gigli, delle rose profumate, ma non trovarono il corpo della Madonna. Quindi tutti
hanno creduto sempre che la Vergine fu presa nel suo corpo e assunta in cielo.
Mentre questo prima era una tradizione, oggi è dogma di fede, proclamato da Pio XII nell’anno
santo, il primo novembre 1950. Quindi in cielo ci sono due creature: una è l’Uomo-Dio, l’altra è la
madre di Dio, Maria Santissima; san Giuseppe no, prenderà il suo corpo quando lo prenderemo
noi, alla fine dei tempi, alla risurrezione dei corpi.
L’assunzione è un privilegio veramente eccezionale. Glielo poteva fare? Sì che glielo poteva fare!
Quindi la Madonna è stata la beniamina di Gesù.

 


II. LA PREDILETTA DI GESÙ


Quando noi amiamo una persona, se l’amiamo veramente dobbiamo amare anche le persone che
lei ama.
Gesù ha amato in una maniera particolare, particolarissima la sua mamma Maria santissima, tanto
che noi per poter determinare questo amore di Dio per la Madonna dobbiamo dire: è stata la sua
prediletta. Ebbene, se noi amiamo veramente Gesù dobbiamo amare tutte le creature che Lui ha
amato.
Egli ama tutte le creature, però esiste una gradazione nell’amore: alcune si amano di più, senza
offendere le altre; altre si amano di meno. Tutte si amano, ma alcune sono le privilegiate, le
beniamine. Gesù ha amato in una maniera particolare, particolarissima Giovanni, infatti lo si
chiama il discepolo prediletto; quindi ha avuto i suoi beniamini. Non vi spaventate, non vi
ingelosite quando una persona ama in una maniera particolare un’altra; né quando voi amate in una
maniera particolare un’altra vi dovete allarmare, l’ha fatto Gesù, l’ha fatto la Madonna!

La Madonna aveva un discepolo prediletto, era lo stesso discepolo prediletto di Gesù, san
Giovanni. E se ha amato delle persone di più delle altre, anche se noi siamo tutti figli, queste sono
state gli apostoli. Sotto il manto della Madonna, ai suoi piedi, stretti, stanno i dodici apostoli.
Quando Pietro peccò, non andò da Gesù, andò dalla Madonna, andò dalla mamma, e fu la
Madonna che lo prese sotto il suo manto e lo confortò assicurandogli il perdono del Figlio.
Quando Gesù è risuscitato, la prima persona da cui si è fatto vedere è stata la Madonna; e dice la
tradizione che la Madonna gli abbia parlato di Pietro, di questo figlio prediletto. Gesù dopo essere
apparso alla Maddalena e alle pie donne è apparso a Pietro. Noi sappiamo solo questo dal vangelo:
“apparve anche a Pietro”, ma che cosa Gesù abbia detto a Pietro, e Pietro a Gesù nessuno lo sa;
tutti dicono che non abbiano detto niente: si siano soltanto incontrati e si siano parlati con gli occhi
e con le lacrime. L’uno con le lacrime e l’altro con le carezze. Pietro si sarà gettato ai piedi di
Gesù e non avrà avuto la forza di dire niente; sarà stata tanta l’effusione del suo cuore che si sarà
soltanto messo a piangere. Gesù gli avrà potuto dire: Coraggio, alzati! L’avrà accarezzato, gli avrà
detto: Non ti preoccupare, vai avanti, perché se grande sei stato nella colpa, grande devi essere
nell’amore! E difatti grande è stato poi nell’amore. È stato condannato a morire come è morto
Gesù, ma lui ha detto: Non sono degno di morire come è morto il mio Maestro, mettetemi in croce,
però a testa in giù.
III. LA NOSTRA PREDILETTA
Se noi dobbiamo amare tutte le creature che ama Dio, dobbiamo amare gli amici e i nemici, ma in
modo particolarissimo, poiché esiste una gradazione nell’amore, dobbiamo amare la Madonna,
perché l’ha amata Dio in una maniera particolarissima. Quindi deve essere la nostra prediletta.
Prediligere significa diligere più degli altri, amare più degli altri, questo è il termine latino.
1. La dobbiamo prediligere perché è la nostra mamma
Madre di Dio e degli uomini! Quando si ama il Figlio si ama la Mamma; quando si ama la
Mamma si ama il Figlio.
Perché si ama la Madonna? Una ragione teologica è perché lì, ai piedi della croce, è diventata la
madre degli uomini.
La realtà del cristianesimo è la realtà del corpo mistico di Cristo di cui il capo è Gesù, e per alcuni
santi la Madonna è il collo, per altri è il cuore, secondo i punti di vista.
Quando dicono “collo” vogliono significare che tutti gli ordini che emana il cervello, quindi il
Capo, li emana attraverso il collo; in altri termini, non arrivano grazie sulla terra che non passino
per le mani della Madonna.
Altri la paragonano al “cuore”, come la parte più nobile e come la forza propulsiva della vita di un
uomo. Il cuore manda il sangue in tutte le parti del corpo, così la Madonna manda le grazie a tutti
gli uomini. Sono due paragoni che dicono la stessa realtà: la Madonna viene subito dopo Gesù.
2. La dobbiamo prediligere perché è la mediatrice di tutte le grazie
Il Concilio Vaticano II, se definirà una verità di fede, forse definirà proprio questa: la Madonna
mediatrice di tutte le grazie. È una frase prossima alla fede, ma non è di fede.
La Madonna è la mediatrice di tutte le grazie. Quindi ogni qualvolta abbiamo bisogno di qualche
grazia speciale possiamo ricorrere alla Madonna; è la persona più cara, sta proprio in mezzo tra il
Padre e il Figlio; è la regina incoronata, ai suoi piedi stanno tutti, eccetto il Padre e il Figlio. Ora
voi capite, se questa Mamma tiene tra le sue braccia questo Figlio, qualunque cosa gli chiede non
gliela può negare.
Ricordate quel bellissimo episodio tanto commovente del vangelo, quando alle nozze di Cana
venne a mancare il vino. La Madonna, nella sua gentilezza e delicatezza, pur non essendo stata
chiamata, né pregata, si accorse che c’era un disguido in quella festa, e rivolta al Figlio, che non aveva ancora operato nemmeno un miracolo, disse: Non hanno più vino! E Gesù rispose: Che
importa a me e a te, o donna?
La mamma, che conosceva il figlio, dinanzi a quella risposta non si scoraggiò, né si offese, ma
chiamò i servitori e disse: Fate quello che lui vi dirà.
“Non hanno più vino!”. Una semplice parola dice la Madonna, e Gesù le concede il miracolo.
3. La dobbiamo prediligere perché siamo suoi figli
Sempre figli della Madonna siamo! Per cui, quando le cose sembrano disperate, c’è questa
Mamma tanto bella, tanto buona che ci viene incontro. Voi avete l’esempio delle vostre famiglie,
quando non riuscite a spuntarla col papà, c’è la mamma che la spunta. Quella che protegge
veramente i figli è sempre la mamma, per cui la Madonna è veramente quella donna che copre
tutto col suo manto.
Nella mia vita ho visto tanti miracoli; ma ve ne racconto uno che mi è rimasto tanto impresso e che
potrebbe essere utile anche a voi.
Fui chiamato, una sera, al capezzale di un moribondo. Arrivai verso le otto, convinto che questo
vecchio di una ottantina d’anni volesse confessarsi.
Gli dissi:- Ti vuoi confessare? Rispose di no.
Io credevo che scherzasse:- Come no, stai per morire! Come ti devi presentare davanti a Dio?
– No, non mi voglio confessare. Difatti si voltò dalla parte opposta e mi diede le spalle. Non
sapevo cosa fare. Ero sacerdote novello. Avevo sentito nella mia formazione sacerdotale che basta
rivolgersi alla Madonna per ottenere qualsiasi miracolo; allora dissi ai familiari:- Recitiamo il
rosario, chiediamo alla Madonna questa grazia.
Ci mettemmo a recitare il rosario con questa intenzione. Quando finì il quarto mistero, il vecchio si
voltò verso di me e disse:- Confessami!
Non era finito nemmeno il rosario. Quaranta Ave Maria avevamo detto! Tutti uscirono dalla stanza
e si confessò, ma proprio con tutte le disposizioni. Ricevette gli ultimi sacramenti e poi seppi che
alle due di notte era morto. Questo è un miracolo proprio constatato da me.
Quando qualche volta mi va male qualche cosa, io faccio sempre così, e l’ho consigliato anche a
voi, mi rivolgo alla mia Madonna del Miracolo. La nostra è la Madonna del Miracolo. Quando
abbiamo bisogno di miracoli dobbiamo rivolgerci alla Madonna. Qualche volta dilaziona la sua
azione, la rimanda nel tempo, ma la concede sempre. Si tratta di aspettare un po’; ma veramente
per noi è la Madonna del Miracolo.
La stessa conquista delle altre sorelle non sarà frutto della nostra capacità intellettiva, né del nostro
saper fare, ma sarà frutto dell’intervento della Madonna. Datela questa soddisfazione alla
Madonna. Io vi pregai e anche oggi vi prego nuovamente di continuare a recitare il vostro rosario
per l’Istituto, per le vocazioni, saprà lei come fare!
È tanto bello poter dare questo onore alla nostra Madonna del Miracolo. È lei che è stata all’inizio
della nostra vocazione, e se è stata all’inizio della vocazione, deve proteggere tutta la vocazione.
Quando viene il demonio a chi vi dovete rivolgere? Alla Madonna, a colei che ha schiacciato il
capo del serpente. Lei verrà e vi libererà da ogni cosa.
CONCLUSIONE
1. Dobbiamo imitarla
L’imitazione verterà in modo particolare sull’umiltà e sulla carità.
“L’anima mia magnifica il Signore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva”. Ed era Madre
di Dio!
“Mi ha fatto grande colui che è potente”. Non io! Io per me sono niente. Coloro che non
avevano niente li ha riempiti di tutte le grazie, invece coloro che erano pieni di doni li ha mandati a mani vuote.

Dobbiamo pregarla
L’amore si manifesta andando a portare un fiore a questa Mamma tanto buona, tanto bella. E il
fiore si porta soprattutto pregandola, riconoscendola come Mamma e rivolgendosi a lei tutte le
volte che si ha bisogno.
Non c’è preghiera migliore, manifestazione di amore più grande per la Madonna, se non quella di
recitare ogni giorno il santo rosario, e noi ci siamo impegnati a recitare ogni giorno il santo rosario.
Chiudo questa meditazione con le parole che dico sempre ai miei fedeli: “Un giorno senza
rosario è un giorno perduto”.

Lc 23, 35-43

da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M.

Martina Franca 21 novembre 2010

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IL PECCATO NON È UN OSTACOLO ALLA SANTITÀ

XXXIV domenica TO Anno C  (Lc 23,35-43)

Il peccato non è un ostacolo alla santità. Questa affermazione mi ha sempre riempito di gioia ed ho sempre detto al Signore: Grazie, perché mi hai voluto in un Ordine che del peccato ne ha fatto uno strumento di santità.

Le parole del Vangelo sono queste:

“Gesù ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”  (Lc 23, 42). Sono le parole di uno dei due ladroni crocifissi con Gesù sul Calvario. La risposta di Gesù: “Oggi con me sarai nel Paradiso” (Lc 23, 42).

Vi consegno due pensieri, dovendo spiegare queste parole del Vangelo:

  1. Perché il buon ladrone si salva e diventa santo?

Perché riconosce il suo peccato, chiede perdono, riconoscendolo Re, e ottiene il perdono. Quest’uomo parla di Regno e di Re perché c’era la scritta: Gesù Nazareno Re dei Giudei.

Il buon ladrone quindi si salva e diventa santo perché riconosce il suo peccato e chiede perdono riconoscendo Gesù come Re. Così diventa santo.

  1. Noi come ci faremo santi?

Riconoscendo il nostro peccato. Non vi dico non peccando, ma riconoscendo il peccato e chiedendo perdono a Colui che abbiamo offeso con il peccato. Il perdono ce lo dà il Signore? Sì, sempre. Ed io in una norma sul peccato vi ho consegnato queste parole:

“I peccati passati non sono uno ostacolo quando sono ritrattati, deplorati e riparati, anzi diventano allora occasione di atti di virtù più generosi”           (P 338).

I più grandi peccatori, incominciando dal buon ladrone, passando per San Paolo, per Agostino e arrivando agli ultimi che voi conoscete, sono diventati santi riconoscendosi peccatori, chiedendo perdono e riparando il male fatto. È questo l’insegnamento che dobbiamo ricavare per noi e che io vi consegno.

            conclusione

Tre sono gli atti da compiersi dalla Missionaria della Parola di Dio perché il peccato diventi mezzo di santità e non sia di ostacolo al suo cammino di perfezione:

  1. Riconoscersi peccatori

Abbiamo veramente peccato; lo dobbiamo riconoscere. Questo era il pensiero di San Francesco di Paola. Si dichiarava peccatore ogni giorno. Ed io vi ho consegnato la preghiera che lui recitò prima di morire: “Abbi misericordia di me, miserabilissimo peccatore”. Se non c’è questo, non c’è il perdono e non c’è la santità. Il peccato quando è proclamato ad alta voce, avendo origine da noi e dalla nostra malizia, diventa strumento di santità. La maggior parte degli uomini non si riconosce peccatore, questa è la ragione perché non c’è la santità.

  1. Chiedere perdono con il sacramento della penitenza

Il sacramento della Penitenza suggella la dichiarazione e l’affermazione di essere peccatore. Tant’è vero che San Francesco diceva di essere un miserabilissimo peccatore, ma si confessava ogni giorno: portava con se un frate. Ma voi state ancora al primo punto perché non vi riconoscete peccatori. Chiedete perdono con il sacramento della penitenza di cose vaghe, ma non di peccati specifici. Invece siamo responsabili di peccati specifici: ho parlato male della mia sorella! Non ho ubbidito al Padre. Peccato specifico: ho peccato contro di te!

  1. Riparare il proprio peccato e possibilmente aiutare il Cristo a riparare il peccato del fratello

Io ho sbagliato e io mi devo correggere; io ho rotto e io devo pagare. Vi ho detto che quando il peccato è deplorato ─ quindi si chiede perdono ─ il peccato è riparato. Allora i peccati riconosciuti diventano occasione di atti di virtù, e di atti di virtù i più generosi possibili. Pensate che San Francesco per riparare i suoi peccati vestiva in quel modo, camminava in quel modo, mangiava in quel modo, si mortificava in una maniera che noi oggi diciamo esagerata; ma era il pensiero del peccato commesso che lo portava a scontare sulla terra quello che aveva fatto.

Poi ho aggiunto: riparare il proprio peccato e possibilmente aiutare il Cristo a riparare il peccato del fratello. Allora il peccato diventa veramente strumento di carità. Il più alto atto di carità verso il prossimo è di pregare per il peccatore e salvarlo, mettendoci al suo posto. Questo metterci al posto del peccatore è accettato dal Cristo ed è sempre esaudito. Fate la prova e vedrete che quello che il Signore ha detto è vero.

Non rattristarti quando per gli uomini ….non si conta! – Lc 10, 17-24

da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M.

05.07.1987

 

DIO RIVELA I SUOI MISTERI AGLI UMILI

(Lc 10, 21)

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  1. Dio si piega sugli umili

Nel vangelo di oggi, Gesù sotto forma di preghiera ci dice una grande verità: Il Padre rivela i suoi misteri agli umili, “ai piccoli”.

Nella parola “piccoli” si intende qualsiasi persona: maschio o femmina, di qualsiasi età. Piccoli nella fede significa umili, coloro che non hanno pretese; nessuna pretesa.

Dio rivela i suoi misteri agli umili, ma li nasconde ai sapienti e agli intelligenti, cioè a coloro che fanno affidamento sulla loro sapienza, sulla loro intelligenza, sui loro studi. Questa è la verità che Gesù ci ha rivelato. Poi nella preghiera benedice il Padre; gli dice: Grazie, che fai così, perché gli umili saranno esaltati, mentre i superbi saranno umiliati.

  1. Gli umili hanno la sapienza di Dio

Io non vi spiego queste parole, le dovete sperimentare per vedere se sono vere. Datevi a Dio e Dio con la sua grazia, con i suoi doni: sapienza, intelletto, consiglio, scienza, fortezza, pietà, timore di Dio, vi rivelerà i suoi misteri.

Mentre leggevo questa pagina pensavo al mio Santo Padre, san Francesco di Paola, non è stato un uomo di studio; ha saputo leggere e scrivere, questo sì, ma non è stato un teologo; ma ciò che lui ha detto nella sua vita e ciò che lui ha scritto, non l’ha scritto nessun teologo e non me l’ha detto nessuno scienziato; non solo, ma io vi dico che le parti si cambiano. Durante la sua vita erano gli scienziati, i teologi che andavano da lui per domandare spiegazioni su determinati misteri di Dio; non è stato lui ad andare dai teologi per chiedere spiegazioni sui misteri di Dio. Tanto è vero che quando lui andò a Roma – Roma è stato sempre il centro degli studi teologici e filosofici della Chiesa – erano i Cardinali, erano i Vescovi, erano i teologi che andavano da lui a chiedere consiglio e a chiedere spiegazioni. Dice la storia che rimanevano meravigliati della sapienza che usciva dalla sua bocca. Quelle stesse parole che si dicono di Gesù, quando andò all’età di dodici anni nel tempio, e lì ascoltava e interrogava i dottori, quelle stesse parole sono state dette di san Francesco di Paola.

Noi minimi abbiamo avuto a Roma il Beato Nicola Saggio, che era un fratello laico come san Francesco di Paola; non aveva studiato, era un contadino di professione, sapeva leggere e scrivere soltanto e faceva il portinaio. Ebbene a Roma i teologi e i filosofi andavano da lui a chiedere spiegazioni su determinate questioni difficili che loro non riuscivano a capire. Egli parlava della SS. Trinità con una facilità e semplicità tale da sbalordire i più grandi teologi. La sua era una scienza non intellettuale, ma una scienza sperimentale.

 

  1. I bambini hanno la fede dono

La prova che Dio si rivela ai piccoli io l’ho avuta soprattutto e soltanto con una categoria di persone, quando andavo ad insegnare il catechismo nelle scuole elementari. Le risposte che mi davano i bambini di prima, di seconda, di terza , di quarta, di quinta elementare non me l’ha mai dato nessun teologo. Poi, quando incominciano a frequentare la prima e la seconda Media non capiscono più niente, proprio niente, perché incomincia la scienza umana. E la scienza umana confonde e annulla la scienza divina. Prima c’è la fede dono, poi la fede si deve conquistare.

Non so se voi avete avuto la stessa esperienza nelle vostre classi di catechismo. Ogni qualvolta io ho fatto ai fanciulli delle domande che non avevano niente a che fare col catechismo, quando cioè ragionavamo insieme, davano risposte degne solo dello Spirito Santo.

“Ti benedico, o Padre, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te” (Mt 11, 25).

 

         CONCLUSIONE

In altri termini, se volete la sapienza divina dovete farvi piccoli. Così ha stabilito Dio, e così è. E questo piano di Dio non si cambierà giammai.

E noi? Fatevi piccoli e avrete la stessa sapienza.

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da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M. IL PECCATO DI QUESTO SECOLO E’ L’INCREDULITA’ (Sap 13, 1-9) “Davvero stolti per natura tutti gli uomini che vivevano nell’ignoranza di Dio, e dai beni visibili non riconobbero colui         che è, non riconobbero l’artefice, pur considerandone le opere” (Sap 13, 1). La S. Scrittura chiama stolti coloro che scambiano … Continua a leggere

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