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La Vergine ha preso su di sè le sofferenze del Cristo – Mt 11, 28-30

La Vergine ha preso su di sè le sofferenze del Cristo – Mt 11, 28-30

da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M. Martina Franca 14.07.1994     BISOGNA ACCETTARE LA SOFFERENZA (Mt 11, 28-30)   Prendete il mio giogo sopra di voi (Mt 11, 29) Gesù, dicendo: “Prendete il mio giogo sopra di voi”, ripete il concetto espresso con queste altre parole: “Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi … Continua a leggere

Maria, tutta amabile Lc 1, 26-38 Immacolata 2019

Da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.MO

stuni, 25.08.1963

MARIA, MADRE DI DIO, È LA PREDILETTA DI DIO E LA NOSTRA PREDILETTA
(Lc 1, 26-38)

 

 

 


I. PREDILETTA DI DIO


La Vergine è la prediletta di Dio perché l’ha resa:
1. Madre
La Madonna è stata u fin dall’eternità, perché fin dall’eternità il piano divino prevedeva
che il Figlio di Dio si sarebbe incarnato, e incarnandosi avrebbe assunto l’umana natura da una
donna. Questa donna doveva essere Maria Santissima.
La predilezione di Dio verso questa creatura è fondata sul fatto che doveva essere “Mater Dei”, la
madre di Dio. Tutti i privilegi che ha avuto questa creatura sono venuti in base a questa dignità
altissima a cui Dio l’aveva destinata: la maternità divina.
A s
Un altro segno di predilezione è che Maria Santissima è stata concepita senza peccato originale.
Tutto quello che Dio poteva mettere in una creatura l’ha messo in Maria Santissima. Non
troveremo mai più, in un’altra creatura quello che ha avuto Maria Santissima.
Il privilegio dell’immacolato concepimento è un privilegio eccezionale, avuto dalla Vergine in
virtù dei meriti di nostro Signore Gesù Cristo, perché tutti i nati da donna nascono col peccato
originale. Maria Santissima è nata da donna, quindi doveva non soltanto nascere, ma anche essere
concepita nel peccato. Dal primo istante dell’infusione dell’anima nel corpo, preparato dai
genitori, doveva avere questa macchia, che poi poteva essere cancellata, come in san Giovanni e
nel profeta Geremia, nel seno materno; poteva, come a noi, essere cancellata dopo la nascita; ma la
concezione doveva avvenire nel peccato.
Dice il profeta Davide: Nel peccato sono stato concepito. Questa espressione la possiamo e la
dobbiamo dire per tutti gli uomini, eccetto per Maria Santissima, per un privilegio speciale. Quindi
Dio per lei ha fatto un’eccezione.
C’è stata una grande discussione tra gli studiosi per poter definire questo dogma, ma l’ultima
parola è stata quella di Duns Scoto, francescano, che ha concluso tutto il suo ragionamento con le
parole: “Voluit, potuit, ergo fecit”. Lo volle, lo potè, dunque l’ha fatto. Poteva volerlo Dio? Sì.
Aveva la possibilità di poterlo fare? Sì. Quindi l’ha fatto. Questo dogma dell’Immacolato
Concepimento di Maria Santissima è stato definito dalla Chiesa, da Pio IX, nel 1854.
Nel 1858 ci furono le apparizioni di Lourdes, che furono la risposta della Madonna all’umanità. I
più accaniti oppositori del dogma dell’Immacolato Concepimento erano stati i Vescovi e i teologi
francesi; e la Madonna fece loro questo bel privilegio, questo bel regalo, apparve proprio in
Francia a Bernadette Soubirou.
Quando Bernadette le domandò:- Come ti chiami? La bella Signora rispose:- Io sono l’Immacolata
Concezione!
Veramente la Madonna è la beniamina, la prediletta di Dio; le ha dato tutto.
3. Piena di grazia
Un altro privilegio di Dio alla Vergine è stato la pienezza della grazia.
L’angelo che le disse: “Ave, piena di grazia”, era sceso dal cielo per comunicarle il piano di Dio: 

doveva diventare la madre di Dio.

“Ave, piena di grazia”! La Madonna è la piena di grazia. Tutto quello che Dio poteva mettere in
una creatura l’ha messo in Maria Santissima. Questa espressione: “piena di grazia”, significa pure,
che tutte le grazie che vengono da Dio sull’umanità passano attraverso Maria Santissima, la
mamma di Dio. Ecco perché nella storia della Chiesa Maria Santissima ha una parte preminente.
Maria Santissima non ha conosciuto il peccato, né il fomite del peccato. Ha potuto avere qualche
tentazione, come l’ha avuta Gesù, tentazioni esterne, ma non ha avuto lo squilibrio interiore che
abbiamo noi, per cui tante volte sentiamo veramente di essere inclinati al male e dobbiamo
combattere, chiedere l’aiuto di Dio per poter uscire fuori dalla lotta e poter vincere.
Maria SS. non ha avuto il fomite del peccato, era la piena di grazia, ed è questo uno dei titoli che
veneriamo di più. Quando recitiamo l’Ave Maria ne celebriamo due: nella prima parte, in cui
ripetiamo il saluto dell’Angelo: Ave Maria piena di grazia, la consideriamo veramente la tutta
bella, la tutta pura, la tutta piena delle benedizioni di Dio; nella seconda parte la consideriamo
Madre di Dio, che è il presupposto principale di tutti i privilegi che ha avuto Maria Santissima.
4. Assunta in cielo
L’ultimo privilegio ricevuto dalla Vergine è stato quello dell’Assunzione, cosa che non ha avuto
nessuna creatura.
Adamo ed Eva, se non avessero commesso il peccato originale, non sarebbero morti: sarebbero
passati dalla terra al cielo con un placido sonno. Era un dono preternaturale.
Quello che non si è potuto avverare negli uomini, eccezionalmente si è avverato in Maria
Santissima, perché non aveva mai conosciuto la colpa, e perché era la Madre di Dio. Il Figlio in
paradiso e anche la Madre in paradiso!
È vero che la Madonna è morta, ma la sua morte non è stata la separazione dell’anima dal corpo,
con tutto quel travaglio, con tutta quella lotta che accompagna tutti gli uomini; per Maria SS. è
stata un dolce sonno.
Gli apostoli presero il suo corpo e lo deposero in una tomba. Secondo la tradizione, tutti gli
apostoli stavano attorno alla loro Mamma, Regina Apostolorum, ma mancava Tommaso. Poiché
Tommaso voleva vedere il corpo della Madonna scoprirono la tomba, ma la trovarono vuota.
Trovarono dei gigli, delle rose profumate, ma non trovarono il corpo della Madonna. Quindi tutti
hanno creduto sempre che la Vergine fu presa nel suo corpo e assunta in cielo.
Mentre questo prima era una tradizione, oggi è dogma di fede, proclamato da Pio XII nell’anno
santo, il primo novembre 1950. Quindi in cielo ci sono due creature: una è l’Uomo-Dio, l’altra è la
madre di Dio, Maria Santissima; san Giuseppe no, prenderà il suo corpo quando lo prenderemo
noi, alla fine dei tempi, alla risurrezione dei corpi.
L’assunzione è un privilegio veramente eccezionale. Glielo poteva fare? Sì che glielo poteva fare!
Quindi la Madonna è stata la beniamina di Gesù.

 


II. LA PREDILETTA DI GESÙ


Quando noi amiamo una persona, se l’amiamo veramente dobbiamo amare anche le persone che
lei ama.
Gesù ha amato in una maniera particolare, particolarissima la sua mamma Maria santissima, tanto
che noi per poter determinare questo amore di Dio per la Madonna dobbiamo dire: è stata la sua
prediletta. Ebbene, se noi amiamo veramente Gesù dobbiamo amare tutte le creature che Lui ha
amato.
Egli ama tutte le creature, però esiste una gradazione nell’amore: alcune si amano di più, senza
offendere le altre; altre si amano di meno. Tutte si amano, ma alcune sono le privilegiate, le
beniamine. Gesù ha amato in una maniera particolare, particolarissima Giovanni, infatti lo si
chiama il discepolo prediletto; quindi ha avuto i suoi beniamini. Non vi spaventate, non vi
ingelosite quando una persona ama in una maniera particolare un’altra; né quando voi amate in una
maniera particolare un’altra vi dovete allarmare, l’ha fatto Gesù, l’ha fatto la Madonna!

La Madonna aveva un discepolo prediletto, era lo stesso discepolo prediletto di Gesù, san
Giovanni. E se ha amato delle persone di più delle altre, anche se noi siamo tutti figli, queste sono
state gli apostoli. Sotto il manto della Madonna, ai suoi piedi, stretti, stanno i dodici apostoli.
Quando Pietro peccò, non andò da Gesù, andò dalla Madonna, andò dalla mamma, e fu la
Madonna che lo prese sotto il suo manto e lo confortò assicurandogli il perdono del Figlio.
Quando Gesù è risuscitato, la prima persona da cui si è fatto vedere è stata la Madonna; e dice la
tradizione che la Madonna gli abbia parlato di Pietro, di questo figlio prediletto. Gesù dopo essere
apparso alla Maddalena e alle pie donne è apparso a Pietro. Noi sappiamo solo questo dal vangelo:
“apparve anche a Pietro”, ma che cosa Gesù abbia detto a Pietro, e Pietro a Gesù nessuno lo sa;
tutti dicono che non abbiano detto niente: si siano soltanto incontrati e si siano parlati con gli occhi
e con le lacrime. L’uno con le lacrime e l’altro con le carezze. Pietro si sarà gettato ai piedi di
Gesù e non avrà avuto la forza di dire niente; sarà stata tanta l’effusione del suo cuore che si sarà
soltanto messo a piangere. Gesù gli avrà potuto dire: Coraggio, alzati! L’avrà accarezzato, gli avrà
detto: Non ti preoccupare, vai avanti, perché se grande sei stato nella colpa, grande devi essere
nell’amore! E difatti grande è stato poi nell’amore. È stato condannato a morire come è morto
Gesù, ma lui ha detto: Non sono degno di morire come è morto il mio Maestro, mettetemi in croce,
però a testa in giù.
III. LA NOSTRA PREDILETTA
Se noi dobbiamo amare tutte le creature che ama Dio, dobbiamo amare gli amici e i nemici, ma in
modo particolarissimo, poiché esiste una gradazione nell’amore, dobbiamo amare la Madonna,
perché l’ha amata Dio in una maniera particolarissima. Quindi deve essere la nostra prediletta.
Prediligere significa diligere più degli altri, amare più degli altri, questo è il termine latino.
1. La dobbiamo prediligere perché è la nostra mamma
Madre di Dio e degli uomini! Quando si ama il Figlio si ama la Mamma; quando si ama la
Mamma si ama il Figlio.
Perché si ama la Madonna? Una ragione teologica è perché lì, ai piedi della croce, è diventata la
madre degli uomini.
La realtà del cristianesimo è la realtà del corpo mistico di Cristo di cui il capo è Gesù, e per alcuni
santi la Madonna è il collo, per altri è il cuore, secondo i punti di vista.
Quando dicono “collo” vogliono significare che tutti gli ordini che emana il cervello, quindi il
Capo, li emana attraverso il collo; in altri termini, non arrivano grazie sulla terra che non passino
per le mani della Madonna.
Altri la paragonano al “cuore”, come la parte più nobile e come la forza propulsiva della vita di un
uomo. Il cuore manda il sangue in tutte le parti del corpo, così la Madonna manda le grazie a tutti
gli uomini. Sono due paragoni che dicono la stessa realtà: la Madonna viene subito dopo Gesù.
2. La dobbiamo prediligere perché è la mediatrice di tutte le grazie
Il Concilio Vaticano II, se definirà una verità di fede, forse definirà proprio questa: la Madonna
mediatrice di tutte le grazie. È una frase prossima alla fede, ma non è di fede.
La Madonna è la mediatrice di tutte le grazie. Quindi ogni qualvolta abbiamo bisogno di qualche
grazia speciale possiamo ricorrere alla Madonna; è la persona più cara, sta proprio in mezzo tra il
Padre e il Figlio; è la regina incoronata, ai suoi piedi stanno tutti, eccetto il Padre e il Figlio. Ora
voi capite, se questa Mamma tiene tra le sue braccia questo Figlio, qualunque cosa gli chiede non
gliela può negare.
Ricordate quel bellissimo episodio tanto commovente del vangelo, quando alle nozze di Cana
venne a mancare il vino. La Madonna, nella sua gentilezza e delicatezza, pur non essendo stata
chiamata, né pregata, si accorse che c’era un disguido in quella festa, e rivolta al Figlio, che non aveva ancora operato nemmeno un miracolo, disse: Non hanno più vino! E Gesù rispose: Che
importa a me e a te, o donna?
La mamma, che conosceva il figlio, dinanzi a quella risposta non si scoraggiò, né si offese, ma
chiamò i servitori e disse: Fate quello che lui vi dirà.
“Non hanno più vino!”. Una semplice parola dice la Madonna, e Gesù le concede il miracolo.
3. La dobbiamo prediligere perché siamo suoi figli
Sempre figli della Madonna siamo! Per cui, quando le cose sembrano disperate, c’è questa
Mamma tanto bella, tanto buona che ci viene incontro. Voi avete l’esempio delle vostre famiglie,
quando non riuscite a spuntarla col papà, c’è la mamma che la spunta. Quella che protegge
veramente i figli è sempre la mamma, per cui la Madonna è veramente quella donna che copre
tutto col suo manto.
Nella mia vita ho visto tanti miracoli; ma ve ne racconto uno che mi è rimasto tanto impresso e che
potrebbe essere utile anche a voi.
Fui chiamato, una sera, al capezzale di un moribondo. Arrivai verso le otto, convinto che questo
vecchio di una ottantina d’anni volesse confessarsi.
Gli dissi:- Ti vuoi confessare? Rispose di no.
Io credevo che scherzasse:- Come no, stai per morire! Come ti devi presentare davanti a Dio?
– No, non mi voglio confessare. Difatti si voltò dalla parte opposta e mi diede le spalle. Non
sapevo cosa fare. Ero sacerdote novello. Avevo sentito nella mia formazione sacerdotale che basta
rivolgersi alla Madonna per ottenere qualsiasi miracolo; allora dissi ai familiari:- Recitiamo il
rosario, chiediamo alla Madonna questa grazia.
Ci mettemmo a recitare il rosario con questa intenzione. Quando finì il quarto mistero, il vecchio si
voltò verso di me e disse:- Confessami!
Non era finito nemmeno il rosario. Quaranta Ave Maria avevamo detto! Tutti uscirono dalla stanza
e si confessò, ma proprio con tutte le disposizioni. Ricevette gli ultimi sacramenti e poi seppi che
alle due di notte era morto. Questo è un miracolo proprio constatato da me.
Quando qualche volta mi va male qualche cosa, io faccio sempre così, e l’ho consigliato anche a
voi, mi rivolgo alla mia Madonna del Miracolo. La nostra è la Madonna del Miracolo. Quando
abbiamo bisogno di miracoli dobbiamo rivolgerci alla Madonna. Qualche volta dilaziona la sua
azione, la rimanda nel tempo, ma la concede sempre. Si tratta di aspettare un po’; ma veramente
per noi è la Madonna del Miracolo.
La stessa conquista delle altre sorelle non sarà frutto della nostra capacità intellettiva, né del nostro
saper fare, ma sarà frutto dell’intervento della Madonna. Datela questa soddisfazione alla
Madonna. Io vi pregai e anche oggi vi prego nuovamente di continuare a recitare il vostro rosario
per l’Istituto, per le vocazioni, saprà lei come fare!
È tanto bello poter dare questo onore alla nostra Madonna del Miracolo. È lei che è stata all’inizio
della nostra vocazione, e se è stata all’inizio della vocazione, deve proteggere tutta la vocazione.
Quando viene il demonio a chi vi dovete rivolgere? Alla Madonna, a colei che ha schiacciato il
capo del serpente. Lei verrà e vi libererà da ogni cosa.
CONCLUSIONE
1. Dobbiamo imitarla
L’imitazione verterà in modo particolare sull’umiltà e sulla carità.
“L’anima mia magnifica il Signore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva”. Ed era Madre
di Dio!
“Mi ha fatto grande colui che è potente”. Non io! Io per me sono niente. Coloro che non
avevano niente li ha riempiti di tutte le grazie, invece coloro che erano pieni di doni li ha mandati a mani vuote.

Dobbiamo pregarla
L’amore si manifesta andando a portare un fiore a questa Mamma tanto buona, tanto bella. E il
fiore si porta soprattutto pregandola, riconoscendola come Mamma e rivolgendosi a lei tutte le
volte che si ha bisogno.
Non c’è preghiera migliore, manifestazione di amore più grande per la Madonna, se non quella di
recitare ogni giorno il santo rosario, e noi ci siamo impegnati a recitare ogni giorno il santo rosario.
Chiudo questa meditazione con le parole che dico sempre ai miei fedeli: “Un giorno senza
rosario è un giorno perduto”.

Mt 17, 1-9 Is 55, 10-11

da un ritiro predicato da P. Francesco Chimienti O.m.

Martina Franca 20 marzo 2011

 

prima meditazione

 

Ascoltate il Cristo, parola di Dio

perché la parola di Dio illumina e converte

(Mt 17, 1-9; Is 55, 10-11)

 

Vi ho parlato nell’omelia della trasfigurazione, durante la quale il Padre fa sentire la sua voce e dice: Questi è il mio Figlio prediletto nel quale mi sono compiaciuto: Ascoltatelo!

Ai tre, ed a noi che oggi stiamo sul monte Tabor, Dio dice: «Ascoltate il Cristo, Parola di Dio». Questo è il comando di Dio Padre. Ma perché dobbiamo ascoltarlo? Perché la parola di Dio illumina e converte.  Queste due prime ragioni le prendo dal profeta Isaia:

 “Come infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme a chi semina e il pane a chi mangia, così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata” (Is 55, 10-11).

 

            “La parola uscita dalla mia bocca, dice il Signore, non ritornerà a me senza effetto”

 

Perché dobbiamo ascoltare la parola di Dio? Perché produce degli effetti.

L’effetto principale della parola di Dio proclamata è la fede. Chi ascolta la parola crede. “Andate in tutto il mondo e proclamate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà sarà salvato” (Mc 16, 15-16) Quindi dà la fede e la salvezza eterna. Poi Gesù aggiunge la conversione: “Convertitevi e credete al vangelo” (Mc 1, 15). L’effetto principale della parola di Dio proclamata è quindi la fede, la conversione e la salvezza. La Parola mi dà la fede che mi salva; mi dà la salvezza eterna, tramite la fede; mi fa cambiare vita con la conversione. Questo desidera Dio Padre quando parla; questo compie la parola di Dio sotto l’azione dello Spirito Santo in chi ascolta.

Perché ascoltare il Cristo, parola di Vita eterna? Perché la parola di Dio, come la pioggia, produce cinque effetti salutari: illumina, converte, fa fare dei buoni propositi, dà la parola che serve per convertire i fratelli e dà la parola di Dio che serve per diventare santi.

Ora io mi fermerò sui primi due effetti; gli altri tre effetti li esamineremo con la seconda meditazione.

 

 

primo effetto: la parola di Dio illumina

 

“Come la pioggia irriga la terra”, così la parola di Dio illumina l’anima.

Sotto l’azione dello Spirito Santo la parola di Dio fa vedere all’anima le cose da togliere: i peccati da eliminare, e le cose da mettere: le virtù particolari da coltivare. Questa è un’azione dello Spirito Santo tramite la parola di Dio. Chi vede, toglie; chi vede, mette. Ma chi non vede, né toglie né mette: è cieco!

Perché dico che la parola di Dio illumina? Perché l’ha detto Gesù: “Io sono la luce del mondo” (Gv 8,12). La parola di Dio la possiamo considerare sempre come persona e come messaggio, ma è sempre Lui, il Logos, la Parola di Dio, il Verbum Dei o Verbum Domini, ma è sempre Lui: “Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (Gv 8, 12). E voi, se attingete alla mia luce, dice Gesù, diventate anche luce, luce riflessa, luce che vi do io tramite la mia parola. Una volta che avete ricevuto la mia luce, anche voi siete la luce del mondo; siete simili ad una città posta sul monte: non si può non vederla. Quando avete ricevuto la Parola Dio siete state illuminate, e allo stesso tempo illuminate. Quindi non può un cristiano che avvicina una Missionaria della parola di Dio allontanarsi da lei senza aver ricevuto questo contributo di luce.

La maggior parte degli uomini fa il male perché crede di fare il bene: e tra questi ci siete anche voi. Quante volte credete di fare del bene e invece fate del male, e allora anche fra di voi vi dovete scambiare quella parola di Dio che è luce. È necessaria questa luce? Sì, sì! Se entrate in una stanza dove non c’è luce, non sapete cosa c’è. Così se volete entrare nella stanza dell’anima vostra per togliere tutta la sporcizia, dovete vederla, altrimenti che togliete? Non togliete niente. Io questa verità la tocco con mano ogni giorno che confesso: la cecità nostra, vostra e mia, è talmente grande che arriviamo a dire con coscienza che non abbiamo commesso niente di male. Quanto siamo ciechi! Da quanto tempo non ti confessi?

  • Da un anno. Voi, Padre, dite che bisogna confessarsi e ho deciso di confessarmi.
  • Che peccati hai fatto in questo anno?
  • Niente, Padre! Niente!

Allora io, per metterla sulla strada le domando: Qualche bestemmia?

  • No, Padre, io parlo sempre bene.
  • Qualche critica, mormorazione?
  • No, Padre! Loro parlano male di me, ma io, mai!

Poiché non riuscivo a trovare nessun peccato, le ho detto:

  • Senti, signora, non ti sei confessata, perché per confessarsi bisogna dire i peccati, e io nel nome di Dio te li tolgo. Tu non tieni nessun peccato, quindi non ti posso togliere nessun peccato, per cui non ti sei confessata.
  • E come devo fare?
  • Devi avere un po’ di pazienza. Ora vado in sacrestia a prendere un libretto, tu con santa pazienza te lo leggi in questa settimana, poi vieni a confessarti. È breve!

Sono andato in sacrestia, ho preso il libretto dell’esame di coscienza e gliel’ho dato. Dopo qualche giorno me la vedo arrivare in sacrestia con il libretto in mano, il braccio alzato e mi dice:- Padre, l’ho letto! Tutti i peccati che stanno scritti qui, li ho io!

Vedete quale cecità? Chi ci fa vedere? La parola di Dio ci fa vedere  il male da togliere. Innanzitutto i peccati mortali. Non si ragiona più con i peccati mortali. Basta! Poi i peccati veniali, e ce li abbiamo! Non fermatevi al peccato mortale, perché il veniale porta al mortale. Mi raccomando, la lingua, la lingua! Mettete un freno alla lingua. Parlate bene. Poi ci fa vedere le miserie, che sarebbero le radici da cui vengono i peccati: la superbia, la lussuria, l’avarizia, l’ira, la gola, l’invidia, l’accidia. Sono i sette vizi capitali che abbiamo ereditato nascendo col peccato originale.

Il battesimo, è vero, ci ha tolto il peccato originale, e con il sacramento della penitenza il Signore ci toglie tutti gli altri peccati, però le miserie non ce le toglie: le dobbiamo combattere. Sono le radici dei vizi. Che voi possiate dire a qualcuno: Vizi non ne ho!, è una chiacchiera. Se non nei fiori, li abbiamo sicuramente nelle radici: ma noi ce li abbiamo prima di tutto nei fiori. Nelle radici le aveva San Francesco di Paola. E lui si confessava delle radici.

La Parola di Dio  ci fa vedere non solo le cose da togliere, ma anche le cose da mettere. I peccati chi ce li dice? La parola di Dio! E le virtù chi ce le suggerisce? La parola di Dio! Illumina. Ma quale virtù devo mettere nell’anima mia? Voi dovete essere delle specialiste; ma specialiste della parola di Dio da ascoltare. Ce lo ha detto Dio e noi lo abbiamo fatto e lo faremo. Ma in modo particolare, tramite la parola di Dio dobbiamo vedere le virtù particolari della nostra spiritualità e le dobbiamo coltivare attraverso la pratica. Più volte ci eserciteremo nelle azioni di una virtù, più facilmente la conquisteremo, ma se non ci esercitiamo, difficilmente saliremo il monte della virtù.

Quali sono le virtù della Minima? Io ho messo l’umiltà, prima di tutto; ma è per tutti gli uomini, per tutti i cristiani, tanto è vero che Gesù ha scelto per sé la virtù dell’umiltà. Ricordate l’inno di S. Paolo ai Filippesi                          (2, 6-11) “pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso”, si abbassò… poi la gloria! La strada della gloria, questa è. Nella trasfigurazione, dice il Vangelo che Gesù, prima di salire sul monte Tabor, parlò della sua morte in Gerusalemme, e quando scese dal monte Tabor disse ai tre apostoli: Non parlate di ciò che avete visto fino a quando non sarò risorto. Ma la risurrezione, come aveva detto prima, viene dopo la passione e morte in croce. Ricordo le parole di Sant’Agostino: Se tu mi chiedi per essere santo quale virtù devo coltivare, io ti rispondo: l’umiltà. E se per la seconda volta mi chiedi: Quale altra virtù devo esercitare per diventare santo, io ti risponderò: l’umiltà. E se per la terza volta mi farai la stessa domanda, io ti risponderò: l’umiltà. E se per cento volte mi farai la stessa domanda io ti risponderò: l’umiltà. Perché chi è umile, diventa santo; ma chi non è umile, non diventerà mai santo.

L’altra virtù da coltivare è la penitenza. Almeno le croci accettate! Il Signore, giorno per giorno ci dà delle croci; queste pene le dobbiamo accettare e offrire.

L’umiltà e la penitenza ci daranno la carità. La carità è un fiore. La carità verso Dio e verso il prossimo diventa un fiore della nostra mortificazione e della nostra conversione.

Le altre virtù della Minima sono la preghiera e la mortificazione. Fondamento è la preghiera. Questa sorta di demoni non va via se non con la preghiera e con il digiuno, ossia con la mortificazione, ha detto Gesù.

Chi opera questo? La parola di Dio! Se volete approfondire la povertà, la penitenza, la carità, la mortificazione dovete leggere la parola di Dio giorno per giorno. Lo Spirito Santo vi farà capire queste cose.

 

secondo  effetto: la parola di Dio converte

 

“Come la pioggia feconda la terra”, la parola di Dio feconda l’anima con la conversione

Questo è il secondo effetto: fecondare la terra, ossia rendere santa un’anima. Come? Per mezzo della conversione. Si lascia il male e si fa il bene. Sotto l’azione dello Spirito Santo, la parola di Dio spinge l’anima, attraverso la conversione dal male al bene, dal bene al meglio, dal meglio all’ottimo, dall’ottimo al santo, dal santo al perfetto, a percorrere tutta la strada sicura della santità. È la parola di Dio che produce la conversione. Gesù sintetizza tutta la sua predicazione in due parole: “Il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo” (Mc 1, 15). Ma la prima conversione che dovete chiedere a voi e dovete chiedere a tutti i fedeli che vi avvicinano è lasciare il peccato. Non si può percorrere la strada della santità se non si compie questo primo passo: lasciare il male e fare il bene; lasciare il peccato mortale e veniale e cominciare a fare il bene. Fare il bene significa darsi da fare per conseguire, se non proprio tutte le virtù, almeno alcune. Le virtù della spiritualità minima sono: l’umiltà, la carità e la penitenza.

La santità è simile ad una montagna sulla cui cima c’è la parola Dio, la parola Santità. Dobbiamo cominciare a salire, prima smantellando o deponendo tutto ciò che sa di peso. Nella lettera agli Ebrei l’autore dice: “avendo deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia”                (Eb 12, 1) poi San Paolo invita “a rivestire l’uomo nuovo” (Ef 4, 24). L’uomo vecchio lo deponiamo, l’uomo nuovo lo rivestiamo. Ma è una salita che dobbiamo fare, non si può dire mai: basta! La Minima ogni giorno deve dire: “Excelsior”. Una parola latina che si traduce: Sempre più in alto. Non fermatevi mai! I mediocri si fermano. Fatti 100 metri si siedono: Sono stanco! Sappiatelo, chi si ferma è perduto. Tutti i santi Padri, quando parlano della santità, una delle similitudini più comuni che usano è quella della barchetta in un fiume che va verso il mare. L’uomo è l’uomo che sta sulla barchetta. Se non voga in senso contrario alla corrente del fiume, va a finire al mare, ossia nell’abisso, all’inferno. Non pensate di andare avanti stando ferme. No, senza vogare si va indietro. Chi non avanza, va indietro. Coloro che lavorano riescono appena appena a mantenere le posizioni o ad avanzare con difficoltà e di poco, non di molto. Per poter fare molta strada bisogna prendere la bicicletta, la motocicletta, l’automobile, il treno, l’aereo.

Quindi la parola conversione non la dovete mai togliere dal vocabolario vostro della santità. È la parola fondamentale, perché la conversione non è andare dal male al bene: sarebbe troppo poco, se non niente; ma dal bene al meglio. Quando siete arrivate ai 200 metri dovete arrivare ai 500 metri, all’ottimo; quando siete arrivate all’ottimo dovete arrivare ai 1000 metri, al santo; quando siete arrivate al santo, dice Gesù: “Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste” (Mt 5, 48), all’infinito nella santità. Saremo colti, quando ci chiamerà, sulla strada, ma non saremo arrivati alla vetta, perché la vetta è la perfezione del Padre nostro che è nei cieli.

 

 

            conclusione

Vi do due conclusioni che mi stanno tanto a cuore. Ve le consegno come riflessioni:

 

  1. Più conoscerai il Cristo Parola di Dio, sia come Persona sia come messaggio, più l’amerai

Più lo conoscerai, più l’amerai. Io ho fatto la mia esperienza, perché vengo dal Concilio di Trento e dal Vaticano I, 1500 e 1800. Io sono un sacerdote al quale è stato chiesto di chiudere il libro della Sacra Scrittura. Sì, pur avendo fatto 4 anni di S.Scrittura nei miei studi di Teologia, ci siamo mantenuti non sul contenuto ma sui problemi che poneva la Sacra Scrittura. Ho conosciuto la Sacra Scrittura? No! Ho conosciuto i santi Padri, poco; ho conosciuto i predicatori, gli studiosi. Ho letto di Don Calabria che è diventato santo il libro che ha scritto per i sacerdoti, ma non era S.Scrittura, anche se è stato luce per me. Così è di don Marmion, che illustrava la via della santità. Ho letto i suoi libri, ma il libro di un predicatore non è la S. Scrittura. Adesso ho constatato che basta un rigo di S.Scrittura per capire un libro, e forse neppure lo capisco il libro. È di una semplicità unica. Se qualche volta non la capisco è perché è un linguaggio di 2000 anni, ma in quel linguaggio di 2000 o 3000 anni c’è un pensiero moderno. Ecco perché feci il proposito ogni mattina di leggere la S.Scrittura, di studiare e meditare la S.Scrittura e di ispirarmi alla S.Scrittura nella predicazione per dare il pensiero di Dio. Però mi trovavo dinanzi ad una difficoltà: il pensiero di Dio non lo conoscevo. E per conoscerlo ci vogliono degli anni e studiare davvero, meditare davvero. Poi il Signore mi ha dato voi, per cui mi avete spinto a meditare, a fare i ritiri, gli Esercizi Spirituali, che ho fatto sempre alla luce della parola di Dio.  Però adesso posso dire, a gloria di Dio e non mia, che fino a ieri sera c’è stato chi mi ha detto: Quanta saggezza voi avete!, per aver detto: «Nella Bibbia c’è scritto: Amerai il nemico; non c’è scritto: odierai il nemico perché ti ha fatto un dispetto. Questo lo dici tu, non il Vangelo!»

Veramente Gesù è la luce del mondo.

Ricordate il salmo 118? Chi legge la S.Scrittura è più saggio del suo maestro, è più saggio degli anziani. Ho avuto piacere che queste parole le abbiano dette anche nei miei riguardi, perché confermano la parola di Dio. Si diventa saggi!

 

  1. Il nostro amore verso la parola di Dio parte dalla conoscenza per arrivare alla testimonianza

Si parte dalla conoscenza della parola di Dio, ma si arriva alla testimonianza della parola di Dio. L’amore non è conoscenza, l’amore è azione. Più lo conoscerai, più lo amerai.

La conoscenza ci deve portare all’amore, alla testimonianza. Gesù prima di salire al cielo, è vero che ha detto: Andate e predicate il Vangelo ad ogni creatura, ma ha detto pure: Siate miei testimoni. Non basta conoscere, bisogna anche fare. Ciò che non siete capaci di fare, lo trasformerete in preghiera. Ciò che non avete lo chiederete: Signore, dammi da bere!

Se l’acqua che tu hai mi satolla e non mi fa avere più sete, né mi fa venire più a questo pozzo ad attingere acqua, dammi di quest’acqua, disse la Samaritana a Gesù, che le rispose: La mia acqua zampilla per la vita eterna. Non è l’acqua del pozzo. È un’altra acqua, è la mia Parola.

Ecco i due pensieri che vi consegno: Più lo conoscerai, più lo amerai. Ma il nostro amore verso la Parola di Dio parte dalla conoscenza per arrivare alla testimonianza. Gesù, scendendo dal monte Tabor, chiedeva ai tre apostoli la testimonianza della morte in croce. Io soffrirò e morrò in croce, ma anche voi soffrirete e morrete in croce.

Lc 23, 35-43

da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M.

Martina Franca 21 novembre 2010

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IL PECCATO NON È UN OSTACOLO ALLA SANTITÀ

XXXIV domenica TO Anno C  (Lc 23,35-43)

Il peccato non è un ostacolo alla santità. Questa affermazione mi ha sempre riempito di gioia ed ho sempre detto al Signore: Grazie, perché mi hai voluto in un Ordine che del peccato ne ha fatto uno strumento di santità.

Le parole del Vangelo sono queste:

“Gesù ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”  (Lc 23, 42). Sono le parole di uno dei due ladroni crocifissi con Gesù sul Calvario. La risposta di Gesù: “Oggi con me sarai nel Paradiso” (Lc 23, 42).

Vi consegno due pensieri, dovendo spiegare queste parole del Vangelo:

  1. Perché il buon ladrone si salva e diventa santo?

Perché riconosce il suo peccato, chiede perdono, riconoscendolo Re, e ottiene il perdono. Quest’uomo parla di Regno e di Re perché c’era la scritta: Gesù Nazareno Re dei Giudei.

Il buon ladrone quindi si salva e diventa santo perché riconosce il suo peccato e chiede perdono riconoscendo Gesù come Re. Così diventa santo.

  1. Noi come ci faremo santi?

Riconoscendo il nostro peccato. Non vi dico non peccando, ma riconoscendo il peccato e chiedendo perdono a Colui che abbiamo offeso con il peccato. Il perdono ce lo dà il Signore? Sì, sempre. Ed io in una norma sul peccato vi ho consegnato queste parole:

“I peccati passati non sono uno ostacolo quando sono ritrattati, deplorati e riparati, anzi diventano allora occasione di atti di virtù più generosi”           (P 338).

I più grandi peccatori, incominciando dal buon ladrone, passando per San Paolo, per Agostino e arrivando agli ultimi che voi conoscete, sono diventati santi riconoscendosi peccatori, chiedendo perdono e riparando il male fatto. È questo l’insegnamento che dobbiamo ricavare per noi e che io vi consegno.

            conclusione

Tre sono gli atti da compiersi dalla Missionaria della Parola di Dio perché il peccato diventi mezzo di santità e non sia di ostacolo al suo cammino di perfezione:

  1. Riconoscersi peccatori

Abbiamo veramente peccato; lo dobbiamo riconoscere. Questo era il pensiero di San Francesco di Paola. Si dichiarava peccatore ogni giorno. Ed io vi ho consegnato la preghiera che lui recitò prima di morire: “Abbi misericordia di me, miserabilissimo peccatore”. Se non c’è questo, non c’è il perdono e non c’è la santità. Il peccato quando è proclamato ad alta voce, avendo origine da noi e dalla nostra malizia, diventa strumento di santità. La maggior parte degli uomini non si riconosce peccatore, questa è la ragione perché non c’è la santità.

  1. Chiedere perdono con il sacramento della penitenza

Il sacramento della Penitenza suggella la dichiarazione e l’affermazione di essere peccatore. Tant’è vero che San Francesco diceva di essere un miserabilissimo peccatore, ma si confessava ogni giorno: portava con se un frate. Ma voi state ancora al primo punto perché non vi riconoscete peccatori. Chiedete perdono con il sacramento della penitenza di cose vaghe, ma non di peccati specifici. Invece siamo responsabili di peccati specifici: ho parlato male della mia sorella! Non ho ubbidito al Padre. Peccato specifico: ho peccato contro di te!

  1. Riparare il proprio peccato e possibilmente aiutare il Cristo a riparare il peccato del fratello

Io ho sbagliato e io mi devo correggere; io ho rotto e io devo pagare. Vi ho detto che quando il peccato è deplorato ─ quindi si chiede perdono ─ il peccato è riparato. Allora i peccati riconosciuti diventano occasione di atti di virtù, e di atti di virtù i più generosi possibili. Pensate che San Francesco per riparare i suoi peccati vestiva in quel modo, camminava in quel modo, mangiava in quel modo, si mortificava in una maniera che noi oggi diciamo esagerata; ma era il pensiero del peccato commesso che lo portava a scontare sulla terra quello che aveva fatto.

Poi ho aggiunto: riparare il proprio peccato e possibilmente aiutare il Cristo a riparare il peccato del fratello. Allora il peccato diventa veramente strumento di carità. Il più alto atto di carità verso il prossimo è di pregare per il peccatore e salvarlo, mettendoci al suo posto. Questo metterci al posto del peccatore è accettato dal Cristo ed è sempre esaudito. Fate la prova e vedrete che quello che il Signore ha detto è vero.

Non rattristarti quando per gli uomini ….non si conta! – Lc 10, 17-24

da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M.

05.07.1987

 

DIO RIVELA I SUOI MISTERI AGLI UMILI

(Lc 10, 21)

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  1. Dio si piega sugli umili

Nel vangelo di oggi, Gesù sotto forma di preghiera ci dice una grande verità: Il Padre rivela i suoi misteri agli umili, “ai piccoli”.

Nella parola “piccoli” si intende qualsiasi persona: maschio o femmina, di qualsiasi età. Piccoli nella fede significa umili, coloro che non hanno pretese; nessuna pretesa.

Dio rivela i suoi misteri agli umili, ma li nasconde ai sapienti e agli intelligenti, cioè a coloro che fanno affidamento sulla loro sapienza, sulla loro intelligenza, sui loro studi. Questa è la verità che Gesù ci ha rivelato. Poi nella preghiera benedice il Padre; gli dice: Grazie, che fai così, perché gli umili saranno esaltati, mentre i superbi saranno umiliati.

  1. Gli umili hanno la sapienza di Dio

Io non vi spiego queste parole, le dovete sperimentare per vedere se sono vere. Datevi a Dio e Dio con la sua grazia, con i suoi doni: sapienza, intelletto, consiglio, scienza, fortezza, pietà, timore di Dio, vi rivelerà i suoi misteri.

Mentre leggevo questa pagina pensavo al mio Santo Padre, san Francesco di Paola, non è stato un uomo di studio; ha saputo leggere e scrivere, questo sì, ma non è stato un teologo; ma ciò che lui ha detto nella sua vita e ciò che lui ha scritto, non l’ha scritto nessun teologo e non me l’ha detto nessuno scienziato; non solo, ma io vi dico che le parti si cambiano. Durante la sua vita erano gli scienziati, i teologi che andavano da lui per domandare spiegazioni su determinati misteri di Dio; non è stato lui ad andare dai teologi per chiedere spiegazioni sui misteri di Dio. Tanto è vero che quando lui andò a Roma – Roma è stato sempre il centro degli studi teologici e filosofici della Chiesa – erano i Cardinali, erano i Vescovi, erano i teologi che andavano da lui a chiedere consiglio e a chiedere spiegazioni. Dice la storia che rimanevano meravigliati della sapienza che usciva dalla sua bocca. Quelle stesse parole che si dicono di Gesù, quando andò all’età di dodici anni nel tempio, e lì ascoltava e interrogava i dottori, quelle stesse parole sono state dette di san Francesco di Paola.

Noi minimi abbiamo avuto a Roma il Beato Nicola Saggio, che era un fratello laico come san Francesco di Paola; non aveva studiato, era un contadino di professione, sapeva leggere e scrivere soltanto e faceva il portinaio. Ebbene a Roma i teologi e i filosofi andavano da lui a chiedere spiegazioni su determinate questioni difficili che loro non riuscivano a capire. Egli parlava della SS. Trinità con una facilità e semplicità tale da sbalordire i più grandi teologi. La sua era una scienza non intellettuale, ma una scienza sperimentale.

 

  1. I bambini hanno la fede dono

La prova che Dio si rivela ai piccoli io l’ho avuta soprattutto e soltanto con una categoria di persone, quando andavo ad insegnare il catechismo nelle scuole elementari. Le risposte che mi davano i bambini di prima, di seconda, di terza , di quarta, di quinta elementare non me l’ha mai dato nessun teologo. Poi, quando incominciano a frequentare la prima e la seconda Media non capiscono più niente, proprio niente, perché incomincia la scienza umana. E la scienza umana confonde e annulla la scienza divina. Prima c’è la fede dono, poi la fede si deve conquistare.

Non so se voi avete avuto la stessa esperienza nelle vostre classi di catechismo. Ogni qualvolta io ho fatto ai fanciulli delle domande che non avevano niente a che fare col catechismo, quando cioè ragionavamo insieme, davano risposte degne solo dello Spirito Santo.

“Ti benedico, o Padre, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te” (Mt 11, 25).

 

         CONCLUSIONE

In altri termini, se volete la sapienza divina dovete farvi piccoli. Così ha stabilito Dio, e così è. E questo piano di Dio non si cambierà giammai.

E noi? Fatevi piccoli e avrete la stessa sapienza.

A Te Signore, rivolgo la mia supplica… abbi pietà e ascoltami – Mt 8, 5-11

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da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M.   LA PREGHIERA UMILE E FIDUCIOSA OTTIENE (Mt 8, 5-17)   Gesù è il guaritore di tutte le malattie Col vangelo di oggi appare in una maniera straordinaria la venuta di Gesù come guaritore di tutte le malattie. Gesù guarisce un servo paralizzato, la suocera di Pietro ammalata … Continua a leggere

Sulle orme di Maria per incontrare il Signore Gesù – Mt 24, 42-44

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da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M. Martina Franca, 25.08.1977     PREPARIAMOCI ALL’INCONTRO COL SIGNORE (Mt 24, 42-44)   “Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Questo considerate: se il padrone di casa sapesse in quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la … Continua a leggere

Come la Vergine, offriamo tutto noi stessi a Dio… tutto, soprattutto il nostro peccato – Mt 12, 46-50

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da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M. Taranto, 23.01.1979 CHI VUOLE SEGUIRE GESU’ DEVE METTERE AL PRIMO POSTO DIO (Mt 12, 46-50) Gesù ha messo sempre Dio al primo posto L’episodio che avete ascoltato nel vangelo non è, come voi pensate, per i preti e per le suore, è per voi. Quando Gesù parlava, non … Continua a leggere

Come un bimbo tra le braccia di sua madre, così è l’anima mia – Lc 18, 1-8

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versione parziale….da uin’omelia di P. Francesco Chimienti O.M. pregare senza stancarsi: con l’offerta della giornata, con l’offerta di ogni singola azione, con la rettitudine d’intenzione, con le giaculatorie   L’offerta la fate la mattina, poi non so se fate la seconda parte. In ogni giornata voi potete studiare, andare a scuola, insegnare, lavorare, pulire, stirare, … Continua a leggere

O Signore, amante delle tue creature e …mio amante – Sap 13, 1-9

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da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M. IL PECCATO DI QUESTO SECOLO E’ L’INCREDULITA’ (Sap 13, 1-9) “Davvero stolti per natura tutti gli uomini che vivevano nell’ignoranza di Dio, e dai beni visibili non riconobbero colui         che è, non riconobbero l’artefice, pur considerandone le opere” (Sap 13, 1). La S. Scrittura chiama stolti coloro che scambiano … Continua a leggere

Servire Dio? Sì, non voglio adorare nessun altro! – Lc 16, 1-13

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da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M.   SIAMO AMMINISTRATORI DEI BENI CHE DIO CI HA DATO (Lc 16, 1-13) L’amministratore deve rendere conto della sua amministrazione  “Rendi conto della tua amministrazione, perché non puoi più essere mio amministratore” (Lc 16, 2). Ognuno di noi è amministratore dei beni di Dio. Tutto ciò che abbiamo … Continua a leggere

Un germoglio di vita buona – Lc 13, 18-21

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da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M. LA FORMAZIONE INTERIORE e L’ESPANSIONE DELL’ISTITUTO (Lc 13, 18-21) Questa mattina mi fermerò sul vangelo e affronterò due problemi. Il primo è quello della formazione interiore, indicatoci da Gesù con la parabola del lievito (Lc 13, 21); Ho cambiato l’ordine delle cose perché, secondo me, tutto ciò che … Continua a leggere

Guariscimi, o Signore – Lc 13, 1-9

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da un ritiro ai catechisti tenuto da P. Francesco Chimienti O.M.  nel 1985 L’atteggiamento dell’uomo dinanzi alla necessità di cambiare vita Vi parlerò di cinque atteggiamenti, che ho ricavato dal vangelo di oggi. Io vi spiego la parola di Dio senza aggiungere nulla di nuovo, vi ripeto tutto ciò che Gesù ha detto in un altro … Continua a leggere

Quando Gesù ci ha pensati, ha creato il Paradiso… – Lc 12, 54-59

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alcune riflessioni fatte da Gesù sul giudizio, inferno e paradiso   Gesù ha raccontato questa parabola:   “Quando vai col tuo avversario davanti al magistrato, lungo la strada procura di accordarti con lui” (Lc 12, 58)   Gesù ha paragonato la vita dell’uomo a un cammino. Noi camminiamo verso l’eternità. Il nostro avversario, quando commettiamo … Continua a leggere

San Luca

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da un’omelia di P. Francesco Chimienti, O.M. Martina Franca, 05.07.1998   DIO HA BISOGNO DI NOI PER SALVARE LE ANIME (Lc 10, 1-12. 17-21)   Il Signore per salvare le anime ha bisogno di noi  Vorrei che voi, come Missionarie della Parola di Dio, vi convinceste di questa grande verità, perché se vi convincete ce … Continua a leggere

Siamo giusti dinanzi a Dio? Rivolgiamoci spesso questa domanda… – Lc 11, 37-41

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da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M. PREOCCUPARSI DI ESSERE GIUSTI, NON DI APPARIRE GIUSTI. OSSERVARE I DIECI COMANDAMENTI (Lc 11, 37-44)   “Voi farisei purificate l’esterno della coppa, ma il vostro interno è pieno di rapina. Piuttosto date in elemosina quel che c’è dentro, ed ecco, tutto per voi sarà mondo” (Lc 11, 39. … Continua a leggere

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da un ritiro ai catechisti tenuto da P. Francesco Chimienti O.M. Grottaglie, 25.10.1992     IL PENSIERO DELL’ALTRA VITA SPINGE A VIVERE CRISTIANAMENTE L’OGGI (Lc 16, 19-31) La Chiesa ci ha fatto leggere la parabola del ricco epulone, che mi ha impressionato in una maniera straordinaria, poiché, meditandola, ho vissuto una giornata in paradiso, in … Continua a leggere

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Credi… e sarai salvato!

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La preghiera fatta per gli altri con fede ottiene     “La preghiera fatta con fede salverà il malato; il Signore lo rialzerà e se ha commesso peccati, gli saranno perdonati” (Gc 5, 15). Questo è il valore dell’unzione degli infermi, che i fedeli fanno male a non richiedere, perchè tante volte ottiene anche la salute … Continua a leggere

Dio ci ama…. così come siamo! Amiamoci anche noi – Lc 15, 1-3.11-24

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da un ritiro in preparazione al Giubileo, 16.06.1974 di P. Francesco Chimienti O.M.   DIO USA LA SUA MISERICORDIA CON CHI RICONOSCE IL PECCATO E CHIEDE PERDONO (Lc 15, 4-7. 11-24)   Dio è un padre misericordioso  Questa meditazione è sulla misericordia di Dio, perché non basta riconoscersi peccatori; questa convinzione non salva. Anche Giuda … Continua a leggere

Dalle sue piaghe siamo stati guariti… Grazie, Gesù! Gv 3, 13-17; Fil 2, 6-11

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Esaltazione della croce di Cristo Omelia di P. Francesco Chimienti O.M. da un’omelia di p. Francesco Chimienti O.M Martina Franca, 19.10.1997 LA SOFFERENZA è L’EREDITA’  DEL DISCEPOLO DI GESU’ (Gv 15, 18-21) “Un servo non è più grande del suo padrone. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi” (Gv 15, 20). I. Il discepolo di … Continua a leggere

E l’amore si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi… Sì! – Lc 6, 27-38

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Io sono il Signore… cercarne un altro è perdita di vita – Lc 6,1-5

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da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M. Martina Franca, 18-07-2003 “RICORDATI DI SANTIFICARE LE FESTE”  (Lc 6, 1-5) come si santifica la domenica, giorno del Signore     Mi fermo sul Vangelo perché parla della santificazione del sabato. Noi cristiani dobbiamo santificare la domenica, perché ricorda il mistero dei misteri: la risurrezione di Gesù, che … Continua a leggere

Gesù è il vero servo buono e fedele di Dio Padre… imitiamolo – Mt 25, 14-30

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da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M. Martina Franca, 17.11.1996     CHI S’IMPEGNA NELL’OPERA DELLA PROPRIA SALVEZZA è BUONO E FEDELE;  CHI NON S’IMPEGNA è MALVAGIO E INFINGARDO (Mt 25, 14-30)       Mi fermo sul vangelo di Matteo che riporta la parabola dei talenti, che ci parla del rendiconto finale. Vi sottolineo … Continua a leggere

Ecco lo Sposo…. Ecco la sposa

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da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M. Oria, 26.08.1982   LA MORTE è L’INCONTRO TRA LA SPOSA E LO SPOSO (Mt 25, 1-13)   “In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Il regno dei cieli è simile a dieci vergini che, prese le loro lampade, uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse … Continua a leggere

Dinanzi a Te Signore, così come sono… – Mt 23, 27-32

da un’omelia di P, Francesco Chimienti O.M.

Oria, 24.08.1982

L’IPOCRISIA

(Mt 23, 27-32)

            1.   Siamo sepolcri imbiancati

Questa mattina mi fermo sul vangelo di Matteo, sul primo “guai a voi, scribi e farisei ipocriti”, non per farvi un rimprovero, ma per aprire i miei e i vostri occhi, e non cadere in questo grave difetto della ipocrisia, della falsità spirituale.

“Assomigliate a sepolcri imbiancati: all’esterno sono belli a vedersi, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putridume. Così anche voi apparite giusti davanti agli uomini all’esterno, ma all’interno siete pieni d’ipocrisia e d’iniquità” (Mt 23, 27-28).

La preoccupazione di Gesù, quando ha annunciato il suo messaggio, è stata sempre questa: Io sono via, verità e vita. In modo particolare sono la verità, e da voi voglio che diciate la verità, e oggi che facciate la verità; dovete agire secondo verità.

Ogni uomo può compiere azioni all’esterno buone, ma con intenzioni malvagie dentro; come può avere intenzioni buone, che all’esterno possono apparire non buone.

La preoccupazione di Gesù è che ciò che abbiamo dentro lo dobbiamo far vedere fuori, e ciò che facciamo vedere fuori deve avere una corrispondenza dentro.

            2.   Chi vive nel peccato è un morto

Il difetto dell’uomo consiste nel far vedere all’esterno di essere buono, di agire secondo rettitudine e secondo Dio, mentre in realtà dentro ha sporcizia e morte. Tutti gli uomini che non stanno in grazia di Dio, dentro hanno la morte e la sporcizia, perché la S. Scrittura, quando parla del peccato mortale, lo paragona sempre alla morte. Lo chiamiamo mortale perché porta alla morte, arreca la morte e indica la morte. Altre volte la S. Scrittura, quando parla del peccato mortale, parla di sporcizia.

Chi commette il peccato mortale si sporca in una maniera tale che diventa deforme, diventa mostro. Questo è il peccato mortale.

Tutti coloro che vivono nel peccato mortale, e quindi non vivono in grazia di Dio, anche se fanno il bene, è fatto nella morte, quindi si è ipocriti, si è falsi. All’esterno mostri di avere una bella faccia, ma di dentro invece sei tutto malato, anzi sei proprio morto. All’esterno mostri di essere pulito, mentre all’interno sei sporco.

            Se dentro hai la grazia, mostra la grazia; ma se mostri la grazia e dentro hai il peccato, perché non ti vai a pulire e togli la sporcizia? Perché non vai ad acquistarti la vita, quella vita che solo Dio può darti per mezzo della confessione? Questo è il vero problema. Se facciamo diversamente si è ipocriti.

            3.   L’ipocrisia rende sterile l’apostolato

Perché Ordini religiosi, Congregazioni religiose, la Chiesa vive così rachitica e così gracile, mentre in realtà noi abbiamo Ordini religiosi con migliaia di religiosi, abbiamo Congregazioni con migliaia di aggregati, abbiamo una Chiesa con milioni di cristiani, abbiamo Parrocchie molto frequentate, Associazioni cattoliche numerosissime e rigogliose? Qual è la ragione? Se guardaste queste Associazioni, queste Congregazioni, queste Diocesi, questa Chiesa con gli occhi di Dio, voi vedreste una realtà impensata e impensabile. Vedreste dei morti camminare. E i morti non danno vita.

Appartieni all’Associazione, sei sacerdote, sei religioso, sei catechista, ma dentro hai il peccato; e chi ha il peccato è morto, e chi è morto non può produrre la vita, non dà la vita.

Abbiamo un’organizzazione perfetta, ma non si producono frutti. L’albero per produrre frutti deve essere vivo; l’uomo se vuole produrre figli deve essere vivo, oltre che giovane, ma vivo; se invece è morto non produrrà figli; se l’albero è secco non può produrre frutti. Questa è la realtà.

Perché questo Ordine, questa Congregazione, questa Associazione cattolica, questa Associazione catechistica non produce frutti, non converte, non trasforma, non dà i santi? Perché questa parrocchia non dà vocazioni, non dà sacerdoti, non dà religiosi? Perché è morta, vive nel peccato, è ipocrita: fanno vedere di essere discepoli di Gesù, apostoli di Cristo, ma non lo sono. L’apostolato deve scaturire da una vita intensamente vissuta.

Ha detto Paolo: se tu hai tanta fede da trasportare le montagne, ma senza la carità, cioè senza la grazia di Dio, la tua fede non vale niente. Se tu dai tutte le tue sostanze ai poveri, ma non hai la carità, questa tua donazione non vale niente. Anche se tu offri il tuo corpo come vittima vivente sull’altare di Dio per mezzo della consacrazione, ma non vivi la carità, dice san Paolo, non serve a niente.

A Dio bastavano dieci giusti per salvare cinque città, la Pentapoli, che erano immerse nel peccato, al tempo di Lot e di Abramo; noi oggi, secondo l’organizzazione della Chiesa, abbiamo milioni di giusti; dovremmo produrre la salvezza di tutto il mondo, ma dove sta? Se non la produciamo, che significa? Che siamo morti, cominciando da me per primo. Lascia e piglia! Peccato mortale e grazia! Povero crocifisso, povero Cristo in mano a sacerdoti che continuamente lo tradiscono. Si rinnova il tradimento di Giuda. Mentre voi vedete me tranquillo, genuflessione, buono, che ne sapete voi come sto io dinanzi a Dio? Perché non produco frutti in voi? Io questa mattina quando mi sono alzato, pensavo proprio a questo: sono passati otto giorni, oggi saranno nove giorni di esercizi spirituali e ancora non ho visto una lacrima, nessuna è pentita, tutto è tranquillo. Come erano prima così sono adesso. Teste dure e cuore indurito, dicevo io. Ma poi ho guardato il Crocifisso e ho detto: Signore, la testa dura sono io. Sono io la causa perché voi non chiedete a Dio perdono dei vostri peccati, e soprattutto non decidete di cambiare vita. È lo strumento del quale Dio si serve che non conclude, più che il campo nel quale io sto seminando. Se voi aveste l’occhio di Dio, in questo istante avreste un altro giudizio di me e di tutte le vostre amiche che vi circondano e delle suore che vi servono. Sì, non mi escludo, siamo tutti dei sepolcri imbiancati: di fuori siamo belli, ma di dentro ci sono soltanto ossa di morti e putridume.

            CONCLUSIONE

Nel nome di Dio, togliamo la morte dalla nostra anima. Nel nome di Dio togliamo la sporcizia dalla nostra anima. E voi lo sapete, questo si fa solo con la confessione; non, come dice qualcuno, con un semplice atto di dolore. Sono tutte stupidaggini che avete inventato voi, ma non l’ha detto Dio. La salvezza viene attraverso il sacramento della penitenza. Dovete riconoscere pubblicamente il vostro peccato, e pubblicamente vi deve essere perdonato. Non sono affari privati vostri! Ecco perché io dico: Signore, e tu continui ad amarmi? Passerò una vita e non capirò mai che cos’è l’amore di Dio verso di me.

La S.Scrittura tra le mani, sulle labbra… nel tuo cuore – Mt 22, 34-40

La S.Scrittura tra le mani, sulle labbra… nel tuo cuore – Mt 22, 34-40

da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M. Martina Franca, 20.08.1976   GESU’, INTERROGATO, RISPONDE SEMPRE CON LA PAROLA DI DIO (Mt 22, 34-40)   rispondere con la parola di Dio a chi t’interroga             “Maestro, qual è il più grande comandamento della legge? (Mt 22, 36).     Voglio farvi tre osservazioni sul Vangelo.   … Continua a leggere

Trasfigurazione 2019

Trasfigurazione 2019

  Da un ritiro ai catechisti tenuto da P. Francesco Chimienti O.M. Grottaglie 23.2.1997       LA TRASFIGURAZIONE DI Gesù  è IL SIMBOLO DELLA TRASFIGURAZIONE DELL’UOMO OPERATA DALLA GRAZIA (Mc 9, 1-9)     gli effetti della grazia   Noi abbiamo ricevuto la grazia nel battesimo, e continuiamo a riceverla in tutti i sacramenti, … Continua a leggere

Lasciare le tracce di Dio – Mt 12, 14-21

Lasciare le tracce di Dio – Mt 12, 14-21

da un’0melia di P. Francesco Chimienti O.M. 16.07.1988 (Anniversario di sacerdozio del Padre) lo stile della catechista e della missionaria della parola di Dio “Non contenderà” Difenderete i diritti di Dio, ma senza bisticciarvi con nessuno. Non litigheremo con nessuno, non andremo mai davanti al giudice per ristabilire il diritto dei nostri fratelli, né per … Continua a leggere

Il perdono è la vittoria dei forti – Mt 12, 1-8

Il perdono è la vittoria dei forti – Mt 12, 1-8

da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M. Omelia 20.07.1990   L’AMORE CHE PERDONA (Mt 12, 1-7)   “Se aveste compreso che cosa significa: Misericordia io voglio e non sacrificio, non avreste condannato persone senza colpa” (Mt 12, 7).   Che cosa significa: “Misericordia io voglio e non sacrificio”? Gli Ebrei, allora, ma anche adesso, facevano … Continua a leggere

In ascolto devoto e attento della Verità.. – Mt 10, 1-7

In ascolto devoto e attento della Verità.. – Mt 10, 1-7

da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M. Martina Franca  12.07.1996 L’IMPORTANZA DELLA FORMAZIONE NELL’APOSTOLATO CATECHISTICO (Mt 10, 5) Oggi incominciamo il primo corso di formazione apostolica. La Chiesa ci ha fatto leggere il capitolo decimo di san Matteo, dove si parla prima di tutto della elezione di alcuni discepoli come apostoli e poi della loro … Continua a leggere

Il peccato è acqua sporca, la grazia un oceano limpido: scegli! – Mt 9, 1-8

Il peccato è acqua sporca, la grazia un oceano limpido: scegli! – Mt 9, 1-8

da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M. Martina Franca  06.07.1995 LE CONDIZIONI PER RICAVARE FRUTTI DALLA CONFESSIONE (Mt 9, 1-8) “Coraggio, figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati” (Mt 9, 2). Gesù toglie il peccato dell’uomo. San Paolo dirà: “Dio ha riconciliato a sé il mondo in Cristo, affidando a noi la parola della riconciliazione” … Continua a leggere

Seguimi! – Mt 8, 18-22

Seguimi! – Mt 8, 18-22

da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M. Martina Franca 02.07.1990   ALCUNE CONDIZIONI PER SEGUIRE GESù (Mt 8, 18-22)   Il Vangelo di oggi presenta due casi di coloro che vogliono seguire Gesù:            1° caso: “Maestro, io ti seguirò dovunque andrai” (Mt 8, 19). L’espressione detta dallo scriba a Gesù è perfetta, però … Continua a leggere