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Ti piace di usare misericordia, Signore Dio Giusto – Mt 9, 9-13

Ti piace di usare misericordia, Signore Dio Giusto – Mt 9, 9-13

da un’omelia di P.Francesco Chimienti O.M. 01.07.1983 LA MISERICORDIA DI DIO  è AMORE  CHE PERDONA, CHE SALVA, CHE SANTIFICA (Mt 9, 9-13) La chiamata di Matteo Questo brano comprende due parti: la vocazione di un pubblico peccatore, un pubblicano, e la sua giustificazione. Parlando con termini moderni dovremmo dire che sta seduto a riscuotere le … Continua a leggere

La tua Parola, Signore squarciò i cieli e noi abbiamo conosciuto la Verità! – Lc 8, 4-15

La tua Parola, Signore squarciò i cieli e noi abbiamo conosciuto la Verità! – Lc 8, 4-15

da un ritiro tenuto da P. Francesco Chimienti O.M. Grottaglie, 21.09.1986 UN MEZZO PER DIVENTARE SANTI è ASCOLTARE E PRATICARE LA PAROLA DI DIO (Lc 8, 4-15) Gesù stesso ci spiega il significato della parabola del seminatore: “Il seme è la parola di Dio. I semi caduti lungo la strada sono coloro che l’hanno ascoltata, … Continua a leggere

Signore tu lo sai che ti amo – Lc 7, 36-50

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da un’omelia di P.Francesco Chimienti O.M LA PENITENZA RIPARAZIONE (Lc 7, 36-50) Le parole sulle quali mi fermo sono queste: “Un creditore aveva due debitori: l’uno gli doveva cinquecento denari, l’altro cinquanta” (Lc 7, 41). “Le sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece quello a cui si perdona poco, ama poco” … Continua a leggere

Crea in me, o Dio un cuore puro, un cuore pronto ad amarti! Lc 7, 31-35

Crea in me, o Dio un cuore puro, un cuore pronto ad amarti! Lc 7, 31-35

da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M.   LE TRE DIFFICOLTA’ DA SUPERARE PER ANDARE INCONTRO AL CRISTO (Lc 7, 31-35)   La prima difficoltà è seguire il proprio capriccio, la propria volontà “Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, vi abbiamo cantato il lamento e non avete pianto” (Lc 7, 32). L’elemento … Continua a leggere

Dalle sue piaghe siamo stati guariti… Grazie, Gesù! Gv 3, 13-17; Fil 2, 6-11

Dalle sue piaghe siamo stati guariti… Grazie, Gesù! Gv 3, 13-17; Fil 2, 6-11

Esaltazione della croce di Cristo Omelia di P. Francesco Chimienti O.M. da un’omelia di p. Francesco Chimienti O.M Martina Franca, 19.10.1997 LA SOFFERENZA è L’EREDITA’  DEL DISCEPOLO DI GESU’ (Gv 15, 18-21) “Un servo non è più grande del suo padrone. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi” (Gv 15, 20). I. Il discepolo di … Continua a leggere

Togli il cuore di pietra e metti in me un cuore che ama – Lc 6, 43-49

Togli il cuore di pietra e metti in me un cuore che ama – Lc 6, 43-49

da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M. LA BOCCA PARLA DALLA PIENEZZA DEL CUORE (Lc 6, 43-45)     “In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: Non c’è albero buono che faccia frutti cattivi, né albero cattivo che faccia frutti buoni. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dalle … Continua a leggere

Ci gloriamo… ma non se non è un bene cosa approviamo? ! – 1Cor 5, 1-8

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da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M. Taranto. 11.09. 78     che cosa bisogna fare quando in una comunità avvengono degli scandali     “Si sente parlare di una immoralità tale che non si riscontra neanche tra i pagani. E voi vi gonfiate di orgoglio, piuttosto che essere afflitti….questo individuo sia dato in balia … Continua a leggere

Io sono il Signore… cercarne un altro è perdita di vita – Lc 6,1-5

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da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M. Martina Franca, 18-07-2003 “RICORDATI DI SANTIFICARE LE FESTE”  (Lc 6, 1-5) come si santifica la domenica, giorno del Signore     Mi fermo sul Vangelo perché parla della santificazione del sabato. Noi cristiani dobbiamo santificare la domenica, perché ricorda il mistero dei misteri: la risurrezione di Gesù, che … Continua a leggere

Venite a me… allora sì che troverete ristoro! – Lc 5, 33-39

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da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M. LA PRESENZA DI GESU’ SULLA TERRA è TEMPO DI NOZZE, TEMPO DI GIOIA (Lc 5, 33-39)     Attraverso questo vangelo di san Luca vediamo che, mentre i discepoli di Giovanni Battista digiunavano, i discepoli di Gesù non digiunavano. Domandarono a Gesù il motivo di questa differenza; la sua … Continua a leggere

Non temere di cadere nella rete del Cristo – Lc 5, 1-11

Non temere di cadere nella rete del Cristo – Lc 5, 1-11

da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M Martina Franca 19.02.1984   LA VOCAZIONE              Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini». E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono (Lc 5, 11).   Le varie chiamate Dovete sapere che ogni uomo ha una prima chiamata, che … Continua a leggere

Martirio di San Giovanni Battista – Ger 1,17-19

Da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M

Martina Franca 29.08.1998
(omelia conclusiva del corso di Esercizi spirituali)

DIO È LA NOSTRA FORZA
(Ger 1, 18-19)

Dopo questo corso di esercizi spirituali avevo deciso di fare silenzio, però, ricordandomi che nell’ultimo giorno siete prese sempre da una specie di angoscia, ho deciso di darvi la parola di incoraggiamento che oggi la Parola di Dio ci dà.
Da una parte in voi c’è la gioia di essere state col Cristo per tredici giorni e aver ricevuto tanto, dall’altra il pensiero di ciò che vi aspetta nel mondo vi fa paura. Allora io vi consegno queste parole del profeta Geremia che voi porterete a casa come parole di fiducia dette da Dio a voi:
“Ecco, oggi io faccio di te come una fortezza, come un muro di bronzo contro tutto il paese, contro i re di Giuda e i suoi capi …” (Ger 1, 18).
Il Signore dice a ciascuna di voi: Io faccio di te come una fortezza inespugnabile, come un muro di bronzo contro tutti i tuoi nemici: nemici interni: concupiscenza della carne, concupiscenza degli occhi e superbia della vita; nemici esterni: il mondo e il demonio.
“Ti muoveranno guerra ma non ti vinceranno, perché io sono con te per salvarti” (Ger 1, 19).
Non ti vinceranno! È Dio che lo dice, è Gesù che lo dice! Ecco le parole che io vi consegno! Quando le ho lette ho ricordato le parole che il Signore disse a san Paolo, quando stava a Corinto e, vedendo che nessuno si convertiva e che la città era posta tutta nel maligno, aveva pensato di andare via. Il Signore gli apparve e gli disse:
“Non aver paura, ma continua a parlare e non tacere, perché io sono con te e nessuno cercherà di farti del male, perché io ho un popolo numeroso in questa città” (At 18, 9-19).
Voi siete profeti e, ritornando nel mondo, dovete continuare a compiere il vostro dovere, tenendo presenti le parole dette da Dio a Geremia e da Gesù a Paolo: Non tacere, continua a parlare, perché io sono con te e nessuno ti potrà fare del male.
Avendo questa certezza, potete ritornare a casa con la gioia che avete nel cuore, senza essere turbate da niente, né dal terrore, né dalle preoccupazioni.
Non abbiate paura, perché Gesù, il vostro Sposo, al quale avete rinnovato il vostro amore, vi dice: Nessuno ti potrà fare del male, perché io sono con te! Io ti salverò!
L’esperienza della mia vita vi può dire che queste parole sono vere. Credetele! Io sono stato minacciato di morte, ma nessuno mai mi ha fatto del male! La pistola era pronta, ma non ha sparato nessun colpo, perché il Signore era con me e nessuno mi ha potuto fare del male. Il giorno in cui il Signore ci chiamerà sarà il giorno stabilito da Lui e non da noi, per incontrarci con Lui e godere per sempre la sua gloria.
Tutto ciò che vi ho detto fino ad oggi è tutto vero, non abbiate nessun timore, nessuna paura, nessun terrore, perché Dio è con noi!

Mi abbandono a Te, fa’ di me quello che ti piace – Mt 24, 42

Mi abbandono a Te, fa’ di me quello che ti piace – Mt 24, 42

da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M. Martina Franca, 29.11.1992 I CONSIGLI CHE GESù CI Dà PER SALVARCI (Mt 24, 37-44) Leggendo il vangelo, il Signore mi ha fatto capire che la salvezza eterna è l’impegno degli impegni dell’uomo. Tutti gli altri impegni vengono dopo, perché il primo è: pensare a salvarsi l’anima! Gesù col … Continua a leggere

Dinanzi a Te Signore, così come sono… – Mt 23, 27-32

da un’omelia di P, Francesco Chimienti O.M.

Oria, 24.08.1982

L’IPOCRISIA

(Mt 23, 27-32)

            1.   Siamo sepolcri imbiancati

Questa mattina mi fermo sul vangelo di Matteo, sul primo “guai a voi, scribi e farisei ipocriti”, non per farvi un rimprovero, ma per aprire i miei e i vostri occhi, e non cadere in questo grave difetto della ipocrisia, della falsità spirituale.

“Assomigliate a sepolcri imbiancati: all’esterno sono belli a vedersi, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putridume. Così anche voi apparite giusti davanti agli uomini all’esterno, ma all’interno siete pieni d’ipocrisia e d’iniquità” (Mt 23, 27-28).

La preoccupazione di Gesù, quando ha annunciato il suo messaggio, è stata sempre questa: Io sono via, verità e vita. In modo particolare sono la verità, e da voi voglio che diciate la verità, e oggi che facciate la verità; dovete agire secondo verità.

Ogni uomo può compiere azioni all’esterno buone, ma con intenzioni malvagie dentro; come può avere intenzioni buone, che all’esterno possono apparire non buone.

La preoccupazione di Gesù è che ciò che abbiamo dentro lo dobbiamo far vedere fuori, e ciò che facciamo vedere fuori deve avere una corrispondenza dentro.

            2.   Chi vive nel peccato è un morto

Il difetto dell’uomo consiste nel far vedere all’esterno di essere buono, di agire secondo rettitudine e secondo Dio, mentre in realtà dentro ha sporcizia e morte. Tutti gli uomini che non stanno in grazia di Dio, dentro hanno la morte e la sporcizia, perché la S. Scrittura, quando parla del peccato mortale, lo paragona sempre alla morte. Lo chiamiamo mortale perché porta alla morte, arreca la morte e indica la morte. Altre volte la S. Scrittura, quando parla del peccato mortale, parla di sporcizia.

Chi commette il peccato mortale si sporca in una maniera tale che diventa deforme, diventa mostro. Questo è il peccato mortale.

Tutti coloro che vivono nel peccato mortale, e quindi non vivono in grazia di Dio, anche se fanno il bene, è fatto nella morte, quindi si è ipocriti, si è falsi. All’esterno mostri di avere una bella faccia, ma di dentro invece sei tutto malato, anzi sei proprio morto. All’esterno mostri di essere pulito, mentre all’interno sei sporco.

            Se dentro hai la grazia, mostra la grazia; ma se mostri la grazia e dentro hai il peccato, perché non ti vai a pulire e togli la sporcizia? Perché non vai ad acquistarti la vita, quella vita che solo Dio può darti per mezzo della confessione? Questo è il vero problema. Se facciamo diversamente si è ipocriti.

            3.   L’ipocrisia rende sterile l’apostolato

Perché Ordini religiosi, Congregazioni religiose, la Chiesa vive così rachitica e così gracile, mentre in realtà noi abbiamo Ordini religiosi con migliaia di religiosi, abbiamo Congregazioni con migliaia di aggregati, abbiamo una Chiesa con milioni di cristiani, abbiamo Parrocchie molto frequentate, Associazioni cattoliche numerosissime e rigogliose? Qual è la ragione? Se guardaste queste Associazioni, queste Congregazioni, queste Diocesi, questa Chiesa con gli occhi di Dio, voi vedreste una realtà impensata e impensabile. Vedreste dei morti camminare. E i morti non danno vita.

Appartieni all’Associazione, sei sacerdote, sei religioso, sei catechista, ma dentro hai il peccato; e chi ha il peccato è morto, e chi è morto non può produrre la vita, non dà la vita.

Abbiamo un’organizzazione perfetta, ma non si producono frutti. L’albero per produrre frutti deve essere vivo; l’uomo se vuole produrre figli deve essere vivo, oltre che giovane, ma vivo; se invece è morto non produrrà figli; se l’albero è secco non può produrre frutti. Questa è la realtà.

Perché questo Ordine, questa Congregazione, questa Associazione cattolica, questa Associazione catechistica non produce frutti, non converte, non trasforma, non dà i santi? Perché questa parrocchia non dà vocazioni, non dà sacerdoti, non dà religiosi? Perché è morta, vive nel peccato, è ipocrita: fanno vedere di essere discepoli di Gesù, apostoli di Cristo, ma non lo sono. L’apostolato deve scaturire da una vita intensamente vissuta.

Ha detto Paolo: se tu hai tanta fede da trasportare le montagne, ma senza la carità, cioè senza la grazia di Dio, la tua fede non vale niente. Se tu dai tutte le tue sostanze ai poveri, ma non hai la carità, questa tua donazione non vale niente. Anche se tu offri il tuo corpo come vittima vivente sull’altare di Dio per mezzo della consacrazione, ma non vivi la carità, dice san Paolo, non serve a niente.

A Dio bastavano dieci giusti per salvare cinque città, la Pentapoli, che erano immerse nel peccato, al tempo di Lot e di Abramo; noi oggi, secondo l’organizzazione della Chiesa, abbiamo milioni di giusti; dovremmo produrre la salvezza di tutto il mondo, ma dove sta? Se non la produciamo, che significa? Che siamo morti, cominciando da me per primo. Lascia e piglia! Peccato mortale e grazia! Povero crocifisso, povero Cristo in mano a sacerdoti che continuamente lo tradiscono. Si rinnova il tradimento di Giuda. Mentre voi vedete me tranquillo, genuflessione, buono, che ne sapete voi come sto io dinanzi a Dio? Perché non produco frutti in voi? Io questa mattina quando mi sono alzato, pensavo proprio a questo: sono passati otto giorni, oggi saranno nove giorni di esercizi spirituali e ancora non ho visto una lacrima, nessuna è pentita, tutto è tranquillo. Come erano prima così sono adesso. Teste dure e cuore indurito, dicevo io. Ma poi ho guardato il Crocifisso e ho detto: Signore, la testa dura sono io. Sono io la causa perché voi non chiedete a Dio perdono dei vostri peccati, e soprattutto non decidete di cambiare vita. È lo strumento del quale Dio si serve che non conclude, più che il campo nel quale io sto seminando. Se voi aveste l’occhio di Dio, in questo istante avreste un altro giudizio di me e di tutte le vostre amiche che vi circondano e delle suore che vi servono. Sì, non mi escludo, siamo tutti dei sepolcri imbiancati: di fuori siamo belli, ma di dentro ci sono soltanto ossa di morti e putridume.

            CONCLUSIONE

Nel nome di Dio, togliamo la morte dalla nostra anima. Nel nome di Dio togliamo la sporcizia dalla nostra anima. E voi lo sapete, questo si fa solo con la confessione; non, come dice qualcuno, con un semplice atto di dolore. Sono tutte stupidaggini che avete inventato voi, ma non l’ha detto Dio. La salvezza viene attraverso il sacramento della penitenza. Dovete riconoscere pubblicamente il vostro peccato, e pubblicamente vi deve essere perdonato. Non sono affari privati vostri! Ecco perché io dico: Signore, e tu continui ad amarmi? Passerò una vita e non capirò mai che cos’è l’amore di Dio verso di me.

Dio chiama, sempre e con premura – Gv 1, 43-51

da un ritiro predicato da P. Francesco Chimienti O.M.

Martina Franca 16 gennaio 2011

 

Seconda  meditazione

Due modi di fare i discepoli:

la chiamata diretta e la chiamata indiretta.

l’importanza del parlare bene dei consacrati

 

  1. la vocazione è divina

Continuiamo nella lettura del Vangelo di Giovanni (Gv 1, 43-51)

Gesù aveva stabilito di partire per la Galilea. “trovò Filippo ─ non è né Andrea né Pietro ─ e gli disse: «Seguimi!». Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro. Filippo trovò Natanaèle e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosé, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret». Natanaèle gli disse: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi» (non dare giudizi senza aver visto e udito). Gesù intanto, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!». Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo». 

Prima di tutto devo dirvi che la chiamata è divina. Su questo non si discute.

La chiamata è divina, quindi dipende da Dio. L’autore è Dio, non mettete nessun’altra persona, perché non ha posto nella vocazione. Il posto è unico è di Dio e non vuole che ci siano altri. La  chiamata divina però è indiretta o diretta; questo sì, ve lo concedo.

  1. Chiamata diretta

Il vangelo che vi ho letto dice proprio così: Gesù aveva stabilito di partire per la Galilea. Incontrò Filippo e gli disse: Seguimi! È finito il discorso.

Chi chiama è Gesù, che è il Figlio di Dio. È Dio che chiama. E in questo caso non c’è nessun intermediario.

“Saulo, Saulo perché mi perseguiti?” (At 9, 4)

Da chi parte la vocazione? Da Dio. Vocazione divina diretta.

L’altro giorno abbiamo letto la vocazione di Matteo: Gesù che passa; erano passati anche gli apostoli, e non erano forse interessati anche loro come apostoli? Ma non è successo niente. Passa Gesù: Seguimi! E Matteo, alzatosi, lo segue. Ad Alfonso Ratisbonne attraverso un gesto la Madonna gli dice: Adora, in ginocchio!

Queste vocazioni dirette ci sono? Sì, sì. Possiamo nominare questi luoghi straordinari scelti da Dio sulla terra: Fatima, Lourdes, Medugorje. Stanno facendo la somma delle vocazioni operate dalla Madonna a Medjugorie, mi sembra che se non hanno superato le  500 unità stanno per superarle. Sono  vocazioni dirette.

  1. Chiamata indiretta

La vocazione indiretta avviene tramite gli uomini. Dal principio che la vocazione divina ha come autore Dio, viene fuori l’applicazione degli strumenti, dei mezzi che noi dobbiamo usare per avere le vocazioni. Gesù ce l’ha detto con altre parole: “Pregate il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe” (Mt 9, 38). Non avrebbe detto: pregate il padrone della messe se l’autore della nostra vocazione fosse stato un uomo. Avrebbe detto: mettetevi d’accordo con qualcuno, stampate libri e fateli leggere, stampate i manifesti, girate con l’altoparlante per le vie del paese ogni giorno per cinque minuti. Il principio è che  la vocazione è divina, dunque dobbiamo rivolgerci a Dio. Questo ci ha insegnato Gesù. Però c’è la chiamata indiretta: Dice Andrea a Simone: Abbiamo trovato colui del quale hanno parlato Mosé e i profeti. E chi è? Gesù, figlio di Giuseppe di Nazareth.

Questa vocazione è una chiamata indiretta. Attraverso l’uomo, Andrea, si arriva al divino che è Gesù, il Figlio di Dio che cammina sulla faccia della terra.

Si arriva a Dio tramite l’uomo. Però io aggiungo: la conferma di essere stato chiamato da Dio è data sia dal Cristo sia dalle doti del chiamato, il quale deve avere almeno la rettitudine d’intenzione. È sempre Dio che chiama, ma quando è indiretta dobbiamo avere la conferma che viene da Dio e vedere che intenzioni tiene il chiamato. Se non tiene nessuna intenzione non c’è la chiamata di Dio tramite l’uomo. Se invece tiene retta intenzione, allora noi vagliamo i segni che devono essere divini, per cui ritorniamo sempre al divino. Ve lo ripeto: per avere l’uomo la certezza morale che quella chiamata è divina ci deve essere almeno la rettitudine d’intenzione.

  1. Metodo fruttuoso per fare discepoli

Nella realizzazione di una vocazione, molto vale il sentire parlare  bene dei consacrati.

Natanaele come è arrivato a Dio? Tramite Andrea, il quale ha parlato bene di Gesù.

Questo è un mezzo valido, validissimo, che io vi consegno perché io tengo l’esperienza dell’Istituto e l’esperienza anche dell’Ordine dei Minimi.

Nel commercio si dice: l’anima del commercio è la propaganda. Questa stessa parola l’usano alcuni anche per le vocazioni: fate la propaganda e avrete le vocazioni! Non la dite mai questa parola, è brutta e soprattutto non comprende il concetto fondamentale della vocazione. La chiamata è divina,e se diciamo che vale la propaganda allora non è più una chiamata divina; ma il parlare bene dei consacrati ha un grande valore. Noi avevamo veramente delle vocazioni, perché avevate portato a me l’interessata, l’avevo interrogata, avevo visto le doti  e vi avevo detto: potete seguirla perché la vocazione c’è! Quella, che era venuta per realizzare la sua vocazione tra le Missionarie, è andata da un sacerdote che le ha detto: Con quelle vai?

Ora io vi chiedo: È venuta più da noi? Non è venuta più. Il parlare male distrugge una vocazione. Il parlare bene realizza una vocazione.. Un certo vento favorevole che oggi l’Istituto nota, secondo me dipende proprio da queste anime che parlano bene di voi. Magari vi hanno visto, ascoltato, avvicinato. Prima parlavano male senza avervi conosciute, oggi parlano bene senza avervi conosciute. Molto vale, ed è un criterio anche  per gli Ordini religiosi. Non è vero che il Signore non mandi vocazioni. Io non sono di questo parere: il Signore continua a mandare le vocazioni. Ma quando una Missionaria della parola di Dio parla male di un’altra Missionaria dinanzi ad una ragazza che sta seguendo, ditemi voi come fa quella ad entrare nel nostro Istituto? E lei è la causa della perdita di una vocazione. Ed è una mancanza grave! Non dovete pensare che sia una cosa da niente. Non dite: Si vede che se ne doveva andare! No, no! Metti una piantina in un terreno favorevole, quella cresce; ma metti una piantina in un terreno sfavorevole, quella non cresce!

Quante volte io ho sentito con le mie orecchie espressioni, quali: non vale la pena, lascia stare! Che cosa troverai?

E allora un metodo fruttuoso di fare discepoli è quello di Andrea: parlare bene dei religiosi, dei consacrati, delle suore. Ricordatevi, non soltanto del vostro Istituto, ma di tutti gli Istituti, di tutti i sacerdoti, di tutti i religiosi, perché ognuno ha un carisma da praticare. Quando il Signore chiama, chiama anche tenendo presente il carisma adatto per colui che è chiamato.

Io non ho fatto un dramma con quel giovane che entra tra i sacerdoti secolari. Non dite: l’abbiamo aiutato, formato! No, no! Non gli ho detto nemmeno una parola. Sto continuando ad aiutarlo ad entrare tra i sacerdoti secolari, e tra quattro anni sarà sacerdote, perché quando Dio chiama, chiama anche secondo le inclinazioni dell’interessato. Quindi chiama secondo il particolare della vocazione. Non condivido chi dice che con noi o con quegli altri è la stessa cosa. No, no! Non è la stessa cosa. Ieri ho ascoltato la storia di Madre Teresa: è entrata in una congregazione, e secondo Dio aveva sbagliato e glielo ha fatto vedere: hai sbagliato, non si tratta di questo. S. Antonio era entrato dagli Agostiniani e dopo sei mesi ha detto: Figlio mio, hai sbagliato! Sono casi rari quelli che cambiano, ma si tratta di errori e non che andare ad una parte o all’altra è la stessa cosa. Dopo uno si accorge di aver sbagliato, si fa il segno di croce e si ricomincia da capo. È brutto, ma è così.

Non abbiate paura che entrino negli altri Istituti. C’è preoccupazione anche per voi da parte di Dio, per questo lo voglio sottolineare, il primo mezzo rimane la preghiera.

Vi ho parlato di uno dei mezzi che fa del male, soprattutto quando è dello stesso Ordine, o della stessa Congregazione o dello stesso Istituto: parlare male all’interessato. Si distrugge una vocazione. È ancora peggio  quando siamo noi stessi a parlare male dell’Istituto. Statevi attente! I  vostri problemi, le vostre angustie, le vostre santità, i vostri calvari teneteli per conto vostro. È un problema tra Dio e voi. Gli altri cammineranno per la loro strada.

            conclusione

Da voi che cosa mi aspetto?  La preghiera, più preghiera. Adesso sono vivente, e sono io a dirlo, domani sarete tutte quante voi a dirlo: dobbiamo istituire delle giornate di preghiera, non solo l’adorazione e il rosario per le vocazioni. Se è vero, come è vero, che le vocazioni vengono per la preghiera ─ hanno fatto la prova di fare l’adorazione perpetua e le vocazioni sono venute ed io ho fatto la prova a Taranto e le vocazioni sono venute ─ dobbiamo pregare. Dobbiamo aumentare la preghiera. Non credo che io devo dire a voi: o il Signore ci ha imbrogliato o siamo noi che non preghiamo. Se Gesù ha detto che dobbiamo pregare e le vocazioni vengono, e noi preghiamo e le vocazioni non vengono, allora ci ha imbrogliato, non è fedele alla parola data. Ma questo non è vero, non lo posso dire. Dio è fedele, come ha detto, così è. E allora significa che noi non preghiamo. Voi vi ribellate: No, non è vero, noi preghiamo! Voi lo dite e io ci credo, ma bisogna vedere se Dio ci crede! Allora io dico: è una prova. Ma le vocazioni le avremo? Sì! Però moltiplichiamo le preghiere e parliamo bene delle sorelle presenti, viventi. Che volete ognuna ha la sua età, il suo carattere, i suoi problemi,  però siamo tutti in linea. Chi di noi può dire di aver incontrato nella vita una sorella o un fratello santo? La Chiesa l’ha dichiarato santo dopo la morte, ma anche di Giovanni Paolo II c’era gente a Roma che lo metteva all’Inferno per tutto il bene che ha voluto alla Polonia. Però una volta morto ha fatto i miracoli. E che significa? Che dinanzi a Dio è santo.

Vi consegno: preghiera, preghiera, preghiera; e poi parlate bene di tutti anche quando avete voglia di parlare male, parlate bene altrimenti distruggete una vocazione e siete responsabile. Statevi attente. Non togliete a Dio le sue spose!

Conoscerti, Gesù, è vivere! – Mt 16, 13-20

da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M. 

26.08.1984

CHI È GESÙ?

(Mt 16, 13-20)

Citazioni religiose e cristiane per scaricare gratis

Leggendo il vangelo di questa mattina, mi sono sentito dire da Gesù:- Per te, io chi sono?

Vi dico ad alta voce la mia risposta.

1.  Tu sei la Parola di Dio 

 “In principio era il Verbo, e il Verbo (cioè la Parola di Dio) era presso Dio e il Verbo era Dio” (Gv 1, 1).

Tu sei la Parola di Dio, quella Parola che si è fatta carne e venne ad abitare in mezzo a noi e i suoi non l’hanno conosciuta.

Gesù è il pensiero del Padre, soprattutto è la Parola di Dio che manifesta il pensiero del Padre agli uomini.

Molte volte, nei tempi antichi, e in diverse forme, Dio ha parlato tramite la Parola di Dio ai profeti, ai patriarchi, ai suoi servi, e attraverso questi ha parlato al suo popolo. Negli ultimi tempi questa Parola si è fatta carne, è venuta ad abitare in mezzo a noi, ha camminato nel mondo, ha parlato agli uomini ed ha manifestato i misteri di Dio e i misteri dell’uomo in relazione ai misteri di Dio e della sua salvezza. Ha parlato prima di farsi uomo, ha parlato dopo che si è fatto uomo.

Mediante la sua parola, noi uomini abbiamo conosciuto tutto quello che Dio poteva dire all’uomo, e adesso l’uomo conosce tutto ciò che Dio ha detto a lui.

 Chi sono io per te? Tu sei la manifestazione del pensiero del Padre. Tu sei la parola di Dio comunicata a me. Tutte le volte che voglio sapere che cosa il Padre pensa di me, o Signore Gesù, io devo venire da te e devo ascoltarti. Se ascolterò vivrò di fede, e se vivrò di fede mi salverò.

 

 2.  Tu sei il cibo dell’anima

Di nuovo Gesù mi dice: Io per te chi sono? Tu sei l’Eucaristia, tu sei il cibo dell’anima mia.

“Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna” (Gv 6, 54).

Consegnando il pane dell’ultima cena, Gesù disse: Questo è il mio corpo. Consegnandoci il vino disse: Questo è il mio sangue. Se mangerai la mia carne e berrai il mio sangue, vivrai.

Questo sei tu per me: il mio cibo, cibo quotidiano per vivere. Gli Ebrei nel deserto mangiarono la manna ma morirono, invece chi mangia la tua carne e beve il tuo sangue vivrà in eterno. Tu sei per me il cibo che mi fa vivere spiritualmente nel tempo e mi farà vivere spiritualmente nell’eternità.

3.  Tu sei il Crocifisso

Gesù incalza e mi dice: Io secondo te chi sono? Soltanto la Parola di Dio? Soltanto l’Eucaristia? Stamattina io gli ho risposto: Tu sei il Crocifisso che mi salva. Ero nemico di Dio, sei venuto sulla terra, hai distrutto il peccato che mi manteneva nella condizione di inimicizia con Dio, ti sei fatto crocifiggere per salvarmi. Grazie, o Signore, perché attraverso il versamento del tuo sangue, mi hai salvato.

Ecco i tre amori di ogni cristiano, ecco i miei tre amori quando guardo e ascolto il Cristo che mi dice: Per te chi sono?

 

4.  Tu sei la Parola da annunziare

Ma come Minimo, come figlio di san Francesco di Paola, io chi sono per te?

 Tu sei la Parola della quale io mi devo impossessare e che devo annunziare per portare la salvezza ai miei fratelli. Non mi accontento di ascoltarti, voglio proclamarti, voglio annunziarti. Non una parola annunzierò, ma una persona: te, il Cristo. Guai a me se non annunziassi il Vangelo, sono stato costituito sacerdote per annunziare il tuo vangelo, il tuo messaggio, per presentare agli uomini la tua persona che ha incarnato questo messaggio. Come Minimo ho la missione di salvare; e non potrò mai salvare se non darò la fede; e non darò mai la fede se non annunzierò la Parola di Dio.

Beati i piedi che annunziano la Parola di Dio, diceva Isaia. Grazie, Signore, di questa beatitudine.

 5.  Tu sei l’Eucaristia che mi nutre e mi dà la forza di annunziarti agli uomini

Come Minimo chi sono io per te? Sei l’Eucaristia che mi nutre, ma sei l’Eucaristia che mi dà la forza di vivere secondo la tua Parola e di annunziare la tua parola.

Andate per il mondo intero e annunziate la mia parola ad ogni creatura, ha detto Gesù, e siate miei testimoni incominciando da Gerusalemme, attraverso la Giudea e la Samaria in tutte le parti del mondo.

Mai, o Signore, io potrò essere luce che illumina e forza che testimonia, se tu nell’Eucaristia non mi dai quel cibo che mi illumina e mi fortifica.

6.  Tu sei il mio modello crocifisso

Per te, incalza Gesù, come Minimo chi sono? Tu sei il Crocifisso e come Crocifisso io ti devo imitare, devo realizzare in me la tua passione e morte, devo portare ai miei fratelli il dono della salvezza che tu, con la croce, hai dato a me.

Io soffro e compio in me quello che manca alla Passione di Cristo, diceva san Paolo, affinché gli uomini, attraverso la mia sofferenza, unita a quella di Cristo, possano attingere la salvezza. Non basta, o Signore, che io mi salvi, è necessario che questa salvezza sia portata anche ai miei fratelli. Crocifiggo la mia carne con le sue passioni per salvarmi, ma soffro per salvare.

CONCLUSIONE

1.  Tu sei la risurrezione e la vita

Chi sono io per te? Signore tu sei la Parola di Dio, tu sei l’Eucaristia, tu sei il Crocifisso, tu sei la risurrezione e la vita. Se crederò in te, anch’io risorgerò con te.

Io credo, e ti dico con Maria e Marta, che tu sei il Cristo, il figlio del Dio vivente.

La S.Scrittura tra le mani, sulle labbra… nel tuo cuore – Mt 22, 34-40

La S.Scrittura tra le mani, sulle labbra… nel tuo cuore – Mt 22, 34-40

da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M. Martina Franca, 20.08.1976   GESU’, INTERROGATO, RISPONDE SEMPRE CON LA PAROLA DI DIO (Mt 22, 34-40)   rispondere con la parola di Dio a chi t’interroga             “Maestro, qual è il più grande comandamento della legge? (Mt 22, 36).     Voglio farvi tre osservazioni sul Vangelo.   … Continua a leggere

Mia forza sei Tu, Signore! Mt 14, 22-30

Mia forza sei Tu, Signore! Mt 14, 22-30

da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M. Martina Franca 04.08.1998 L’ATTIVITà PRINCIPALE DELLA MINIMA è LA PREGHIERA, NON L’APOSTOLATO (Mt 14, 22-36)   L’attività principale di Gesù è stata la preghiera Sono rimasto colpito da queste parole: “Gesù ordinò ai discepoli di salire sulla barca (dopo che ebbe saziato la folla) e di precederlo sull’altra … Continua a leggere

Trasfigurazione – Mt 17, 1-9

Trasfigurazione  – Mt 17, 1-9

da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M. IL SIGNIFICATO DELLA TRASFIGURAZIONE (Mt 17, 1-9) Trasfigurandosi Gesù dimostra di essere il Figlio di Dio Nella vita pubblica di Gesù la trasfigurazione costituisce un episodio unico e inconsueto, perché Gesù ci ha sempre tenuto a dimostrarsi uomo come noi, pur essendo figlio di Dio e Dio uguale … Continua a leggere

Se l’uomo sapesse quanto vale la preghiera… – Mt 15, 21-28

Se l’uomo sapesse quanto vale la preghiera… – Mt 15, 21-28

da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M. 19.08.1984   LA PREGHIERA FATTA CON FEDE (Mt 15, 21-28) Mi piace fermarmi sull’episodio della cananea, perché quest’anno, durante gli esercizi spirituali, stiamo svolgendo proprio il tema della preghiera.   I. le qualità fondamentali della preghiera   Due sono le qualità fondamentali della preghiera: la fede e l’umiltà. … Continua a leggere

Non temere di rimanere solo con Dio! – Mt 14, 13-21

Non temere di rimanere solo con Dio! – Mt 14, 13-21

tratto da una meditazione introduttiva agli Esercizi Spirituali di P. Francesco Chimienti O.M.   LA SOLITUDINE “si ritirò in disparte in un luogo deserto” (Mt 14, 13) L’abitudine di Gesù di ritirarsi nella solitudine per entrare in intimo colloquio col Padre era così frequente, che gli Evangelisti non hanno potuto non rimarcarla nei loro Vangeli. … Continua a leggere

Il perdono è la vittoria dei forti – Mt 12, 1-8

da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M.

Omelia 20.07.1990

 

L’AMORE CHE PERDONA

(Mt 12, 1-7)

“Se aveste compreso che cosa significa: Misericordia io voglio e non sacrificio, non avreste condannato persone senza colpa” (Mt 12, 7).

  1. Che cosa significa: “Misericordia io voglio e non sacrificio”?

Gli Ebrei, allora, ma anche adesso, facevano consistere tutta la loro vita spirituale nelle manifestazioni esterne. E la stragrande maggioranza dei cristiani, oggi, dopo la venuta di Gesù, fa consistere la vita cristiana nelle manifestazioni esterne, ma non nel cambiamento di vita.

Dio, però, per mezzo del profeta Isaia, ci dice: che me ne faccio delle feste, dei pleniluni, dei sacrifici se angariate il debole, la vedova, l’orfano, se non fate il bene, se conservate presso di voi il pegno del debole e del povero? (Cfr. Is 1, 11-14). Se aveste capito la parola del Signore: “Misericordia io voglio e non sacrificio”!

  1. Dio non vuole sacrifici, ma un amore che perdona

Misericordia significa amore che perdona, amore che perdona tutte le offese dei fratelli.

Il sacrificio, dice Dio, deve essere la manifestazione esterna di ciò che si è dentro, perché se non è la manifestazione esterna di ciò che si sente dentro non lo voglio, perché non esprime i vostri sentimenti.

Gesù diceva: a che serve lavare le mani, lavare i piatti, lavare i bicchieri, fare le abluzioni, a che serve se non disciplinate il vostro cuore? Non sono le cose che stanno fuori a contaminare l’uomo, ma le cose che stanno dentro. Dal cuore, infatti, provengono i propositi malvagi, gli omicidi, gli adulteri, le prostituzioni, i furti, le false testimonianze, le bestemmie. Questo rende immondo l’uomo; ma il mangiare senza lavarsi le mani non rende immondo l’uomo (cfr. Mt 15, 11. 19).

Isaia diceva: A che servono i vostri sacrifici se puntate il dito sui vostri fratelli, cioè se li giudicate? (Cfr. Is 58, 4-9).

CONCLUSIONE

Gesù ha detto: “Misericordia io voglio e non sacrificio”, e io sono convinto sempre più che quando giudichiamo l’altro sbagliamo sempre.

Gesù diceva: Non voglio sacrifici, ma voglio che tu non giudichi tuo fratello, perché il diritto di giudicare, Dio non l’ha dato a nessuno se non a me, ed io, pur avendo questo diritto, non giudico perché sono venuto per salvare non per giudicare (cfr. Gv 3, 17), perché giudicare significa condannare, e giudicando tu usurpi un diritto che non è tuo.

Gesù ci dice: amore voglio, misericordia voglio e non sacrifici! E non giudicate, perché si sbaglia sempre nel giudicare il prossimo.

Non sprechiamo tanta grazia… Mt 13, 18-23

Non sprechiamo tanta grazia… Mt 13, 18-23

da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M. LE CAUSE DELLA IMPRODUTTIVITA’ DELLA PAROLA DI DIO NELLE NOSTRE ANIME (Mt 13, 18-23) Seguiamo questa mattina il vangelo di Matteo che parla della parabola del seminatore. Voglio fermarmi soprattutto sulle occasioni che rendono improduttiva la parola di Dio nell’anima nostra. Più che fermarsi sull’aspetto positivo della parabola … Continua a leggere

Come la Vergine, offriamo tutto noi stessi a Dio… tutto, soprattutto il nostro peccato – Mt 12, 46-50

Come la Vergine, offriamo tutto noi stessi a Dio… tutto, soprattutto il nostro peccato – Mt 12, 46-50

da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M. Taranto, 23.01.1979 CHI VUOLE SEGUIRE GESU’ DEVE METTERE AL PRIMO POSTO DIO (Mt 12, 46-50) Gesù ha messo sempre Dio al primo posto L’episodio che avete ascoltato nel vangelo non è, come voi pensate, per i preti e per le suore, è per voi. Quando Gesù parlava, non … Continua a leggere

Siete pronti ad ascoltare tanti maestri del nulla… Accogliete anche le conseguenze – Is 55, 10-11

da un ritiro predicato da P. Francesco Chimienti O.m.

Martina Franca 20 marzo 2011

prima meditazione

Ascoltate il Cristo, parola di Dio

perché la parola di Dio illumina e converte

(Is 55, 10-11)

Ascoltate il Cristo, Parola di Dio». Questo è il comando di Dio Padre. Ma perché dobbiamo ascoltarlo? Perché la parola di Dio illumina e converte.  Queste due prime ragioni le prendo dal profeta Isaia:

 “Come infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme a chi semina e il pane a chi mangia, così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata” (Is 55, 10-11).

            “La parola uscita dalla mia bocca, dice il Signore, non ritornerà a me senza effetto”

Perché dobbiamo ascoltare la parola di Dio? Perché produce degli effetti.

L’effetto principale della parola di Dio proclamata è la fede. Chi ascolta la parola crede. “Andate in tutto il mondo e proclamate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà sarà salvato” (Mc 16, 15-16) Quindi dà la fede e la salvezza eterna. Poi Gesù aggiunge la conversione: “Convertitevi e credete al vangelo” (Mc 1, 15). L’effetto principale della parola di Dio proclamata è quindi la fede, la conversione e la salvezza. La Parola mi dà la fede che mi salva; mi dà la salvezza eterna, tramite la fede; mi fa cambiare vita con la conversione. Questo desidera Dio Padre quando parla; questo compie la parola di Dio sotto l’azione dello Spirito Santo in chi ascolta.

Perché ascoltare il Cristo, parola di Vita eterna? Perché la parola di Dio, come la pioggia, produce cinque effetti salutari: illumina, converte, fa fare dei buoni propositi, dà la parola che serve per convertire i fratelli e dà la parola di Dio che serve per diventare santi.

Ora io mi fermerò sui primi due effetti; gli altri tre effetti li esamineremo con la seconda meditazione.

primo effetto: la parola di Dio illumina

“Come la pioggia irriga la terra”, così la parola di Dio illumina l’anima.

Sotto l’azione dello Spirito Santo la parola di Dio fa vedere all’anima le cose da togliere: i peccati da eliminare, e le cose da mettere: le virtù particolari da coltivare. Questa è un’azione dello Spirito Santo tramite la parola di Dio. Chi vede, toglie; chi vede, mette. Ma chi non vede, né toglie né mette: è cieco!

Perché dico che la parola di Dio illumina? Perché l’ha detto Gesù: “Io sono la luce del mondo” (Gv 8,12). La parola di Dio la possiamo considerare sempre come persona e come messaggio, ma è sempre Lui, il Logos, la Parola di Dio, il Verbum Dei o Verbum Domini, ma è sempre Lui: “Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (Gv 8, 12). E voi, se attingete alla mia luce, dice Gesù, diventate anche luce, luce riflessa, luce che vi do io tramite la mia parola. Una volta che avete ricevuto la mia luce, anche voi siete la luce del mondo; siete simili ad una città posta sul monte: non si può non vederla. Quando avete ricevuto la Parola Dio siete state illuminate, e allo stesso tempo illuminate. Quindi non può un cristiano che avvicina una Missionaria della parola di Dio allontanarsi da lei senza aver ricevuto questo contributo di luce.

La maggior parte degli uomini fa il male perché crede di fare il bene: e tra questi ci siete anche voi. Quante volte credete di fare del bene e invece fate del male, e allora anche fra di voi vi dovete scambiare quella parola di Dio che è luce. È necessaria questa luce? Sì, sì! Se entrate in una stanza dove non c’è luce, non sapete cosa c’è. Così se volete entrare nella stanza dell’anima vostra per togliere tutta la sporcizia, dovete vederla, altrimenti che togliete? Non togliete niente. Io questa verità la tocco con mano ogni giorno che confesso: la cecità nostra, vostra e mia, è talmente grande che arriviamo a dire con coscienza che non abbiamo commesso niente di male. Quanto siamo ciechi! Da quanto tempo non ti confessi?

  • Da un anno. Voi, Padre, dite che bisogna confessarsi e ho deciso di confessarmi.
  • Che peccati hai fatto in questo anno?
  • Niente, Padre! Niente!

Allora io, per metterla sulla strada le domando: Qualche bestemmia?

  • No, Padre, io parlo sempre bene.
  • Qualche critica, mormorazione?
  • No, Padre! Loro parlano male di me, ma io, mai!

Poiché non riuscivo a trovare nessun peccato, le ho detto:

  • Senti, signora, non ti sei confessata, perché per confessarsi bisogna dire i peccati, e io nel nome di Dio te li tolgo. Tu non tieni nessun peccato, quindi non ti posso togliere nessun peccato, per cui non ti sei confessata.
  • E come devo fare?
  • Devi avere un po’ di pazienza. Ora vado in sacrestia a prendere un libretto, tu con santa pazienza te lo leggi in questa settimana, poi vieni a confessarti. È breve!

Sono andato in sacrestia, ho preso il libretto dell’esame di coscienza e gliel’ho dato. Dopo qualche giorno me la vedo arrivare in sacrestia con il libretto in mano, il braccio alzato e mi dice:- Padre, l’ho letto! Tutti i peccati che stanno scritti qui, li ho io!

Vedete quale cecità? Chi ci fa vedere? La parola di Dio ci fa vedere  il male da togliere. Innanzitutto i peccati mortali. Non si ragiona più con i peccati mortali. Basta! Poi i peccati veniali, e ce li abbiamo! Non fermatevi al peccato mortale, perché il veniale porta al mortale. Mi raccomando, la lingua, la lingua! Mettete un freno alla lingua. Parlate bene. Poi ci fa vedere le miserie, che sarebbero le radici da cui vengono i peccati: la superbia, la lussuria, l’avarizia, l’ira, la gola, l’invidia, l’accidia. Sono i sette vizi capitali che abbiamo ereditato nascendo col peccato originale.

Il battesimo, è vero, ci ha tolto il peccato originale, e con il sacramento della penitenza il Signore ci toglie tutti gli altri peccati, però le miserie non ce le toglie: le dobbiamo combattere. Sono le radici dei vizi. Che voi possiate dire a qualcuno: Vizi non ne ho!, è una chiacchiera. Se non nei fiori, li abbiamo sicuramente nelle radici: ma noi ce li abbiamo prima di tutto nei fiori. Nelle radici le aveva San Francesco di Paola. E lui si confessava delle radici.

La Parola di Dio  ci fa vedere non solo le cose da togliere, ma anche le cose da mettere. I peccati chi ce li dice? La parola di Dio! E le virtù chi ce le suggerisce? La parola di Dio! Illumina. Ma quale virtù devo mettere nell’anima mia? Voi dovete essere delle specialiste; ma specialiste della parola di Dio da ascoltare. Ce lo ha detto Dio e noi lo abbiamo fatto e lo faremo. Ma in modo particolare, tramite la parola di Dio dobbiamo vedere le virtù particolari della nostra spiritualità e le dobbiamo coltivare attraverso la pratica. Più volte ci eserciteremo nelle azioni di una virtù, più facilmente la conquisteremo, ma se non ci esercitiamo, difficilmente saliremo il monte della virtù.

Quali sono le virtù della Minima? Io ho messo l’umiltà, prima di tutto; ma è per tutti gli uomini, per tutti i cristiani, tanto è vero che Gesù ha scelto per sé la virtù dell’umiltà. Ricordate l’inno di S. Paolo ai Filippesi                          (2, 6-11) “pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso”, si abbassò… poi la gloria! La strada della gloria, questa è. Nella trasfigurazione, dice il Vangelo che Gesù, prima di salire sul monte Tabor, parlò della sua morte in Gerusalemme, e quando scese dal monte Tabor disse ai tre apostoli: Non parlate di ciò che avete visto fino a quando non sarò risorto. Ma la risurrezione, come aveva detto prima, viene dopo la passione e morte in croce. Ricordo le parole di Sant’Agostino: Se tu mi chiedi per essere santo quale virtù devo coltivare, io ti rispondo: l’umiltà. E se per la seconda volta mi chiedi: Quale altra virtù devo esercitare per diventare santo, io ti risponderò: l’umiltà. E se per la terza volta mi farai la stessa domanda, io ti risponderò: l’umiltà. E se per cento volte mi farai la stessa domanda io ti risponderò: l’umiltà. Perché chi è umile, diventa santo; ma chi non è umile, non diventerà mai santo.

L’altra virtù da coltivare è la penitenza. Almeno le croci accettate! Il Signore, giorno per giorno ci dà delle croci; queste pene le dobbiamo accettare e offrire.

L’umiltà e la penitenza ci daranno la carità. La carità è un fiore. La carità verso Dio e verso il prossimo diventa un fiore della nostra mortificazione e della nostra conversione.

Le altre virtù della Minima sono la preghiera e la mortificazione. Fondamento è la preghiera. Questa sorta di demoni non va via se non con la preghiera e con il digiuno, ossia con la mortificazione, ha detto Gesù.

Chi opera questo? La parola di Dio! Se volete approfondire la povertà, la penitenza, la carità, la mortificazione dovete leggere la parola di Dio giorno per giorno. Lo Spirito Santo vi farà capire queste cose.

secondo  effetto: la parola di Dio converte

“Come la pioggia feconda la terra”, la parola di Dio feconda l’anima con la conversione

Questo è il secondo effetto: fecondare la terra, ossia rendere santa un’anima. Come? Per mezzo della conversione. Si lascia il male e si fa il bene. Sotto l’azione dello Spirito Santo, la parola di Dio spinge l’anima, attraverso la conversione dal male al bene, dal bene al meglio, dal meglio all’ottimo, dall’ottimo al santo, dal santo al perfetto, a percorrere tutta la strada sicura della santità. È la parola di Dio che produce la conversione. Gesù sintetizza tutta la sua predicazione in due parole: “Il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo” (Mc 1, 15). Ma la prima conversione che dovete chiedere a voi e dovete chiedere a tutti i fedeli che vi avvicinano è lasciare il peccato. Non si può percorrere la strada della santità se non si compie questo primo passo: lasciare il male e fare il bene; lasciare il peccato mortale e veniale e cominciare a fare il bene. Fare il bene significa darsi da fare per conseguire, se non proprio tutte le virtù, almeno alcune. Le virtù della spiritualità minima sono: l’umiltà, la carità e la penitenza.

La santità è simile ad una montagna sulla cui cima c’è la parola Dio, la parola Santità. Dobbiamo cominciare a salire, prima smantellando o deponendo tutto ciò che sa di peso. Nella lettera agli Ebrei l’autore dice: “avendo deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia”                (Eb 12, 1) poi San Paolo invita “a rivestire l’uomo nuovo” (Ef 4, 24). L’uomo vecchio lo deponiamo, l’uomo nuovo lo rivestiamo. Ma è una salita che dobbiamo fare, non si può dire mai: basta! La Minima ogni giorno deve dire: “Excelsior”. Una parola latina che si traduce: Sempre più in alto. Non fermatevi mai! I mediocri si fermano. Fatti 100 metri si siedono: Sono stanco! Sappiatelo, chi si ferma è perduto. Tutti i santi Padri, quando parlano della santità, una delle similitudini più comuni che usano è quella della barchetta in un fiume che va verso il mare. L’uomo è l’uomo che sta sulla barchetta. Se non voga in senso contrario alla corrente del fiume, va a finire al mare, ossia nell’abisso, all’inferno. Non pensate di andare avanti stando ferme. No, senza vogare si va indietro. Chi non avanza, va indietro. Coloro che lavorano riescono appena appena a mantenere le posizioni o ad avanzare con difficoltà e di poco, non di molto. Per poter fare molta strada bisogna prendere la bicicletta, la motocicletta, l’automobile, il treno, l’aereo.

Quindi la parola conversione non la dovete mai togliere dal vocabolario vostro della santità. È la parola fondamentale, perché la conversione non è andare dal male al bene: sarebbe troppo poco, se non niente; ma dal bene al meglio. Quando siete arrivate ai 200 metri dovete arrivare ai 500 metri, all’ottimo; quando siete arrivate all’ottimo dovete arrivare ai 1000 metri, al santo; quando siete arrivate al santo, dice Gesù: “Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste” (Mt 5, 48), all’infinito nella santità. Saremo colti, quando ci chiamerà, sulla strada, ma non saremo arrivati alla vetta, perché la vetta è la perfezione del Padre nostro che è nei cieli.

            conclusione

Vi do due conclusioni che mi stanno tanto a cuore. Ve le consegno come riflessioni:

 

  1. Più conoscerai il Cristo Parola di Dio, sia come Persona sia come messaggio, più l’amerai

Più lo conoscerai, più l’amerai. Io ho fatto la mia esperienza, perché vengo dal Concilio di Trento e dal Vaticano I, 1500 e 1800. Io sono un sacerdote al quale è stato chiesto di chiudere il libro della Sacra Scrittura. Sì, pur avendo fatto 4 anni di S.Scrittura nei miei studi di Teologia, ci siamo mantenuti non sul contenuto ma sui problemi che poneva la Sacra Scrittura. Ho conosciuto la Sacra Scrittura? No! Ho conosciuto i santi Padri, poco; ho conosciuto i predicatori, gli studiosi. Ho letto di Don Calabria che è diventato santo il libro che ha scritto per i sacerdoti, ma non era S.Scrittura, anche se è stato luce per me. Così è di don Marmion, che illustrava la via della santità. Ho letto i suoi libri, ma il libro di un predicatore non è la S. Scrittura. Adesso ho constatato che basta un rigo di S.Scrittura per capire un libro, e forse neppure lo capisco il libro. È di una semplicità unica. Se qualche volta non la capisco è perché è un linguaggio di 2000 anni, ma in quel linguaggio di 2000 o 3000 anni c’è un pensiero moderno. Ecco perché feci il proposito ogni mattina di leggere la S.Scrittura, di studiare e meditare la S.Scrittura e di ispirarmi alla S.Scrittura nella predicazione per dare il pensiero di Dio. Però mi trovavo dinanzi ad una difficoltà: il pensiero di Dio non lo conoscevo. E per conoscerlo ci vogliono degli anni e studiare davvero, meditare davvero. Poi il Signore mi ha dato voi, per cui mi avete spinto a meditare, a fare i ritiri, gli Esercizi Spirituali, che ho fatto sempre alla luce della parola di Dio.  Però adesso posso dire, a gloria di Dio e non mia, che fino a ieri sera c’è stato chi mi ha detto: Quanta saggezza voi avete!, per aver detto: «Nella Bibbia c’è scritto: Amerai il nemico; non c’è scritto: odierai il nemico perché ti ha fatto un dispetto. Questo lo dici tu, non il Vangelo!»

Veramente Gesù è la luce del mondo.

Ricordate il salmo 118? Chi legge la S.Scrittura è più saggio del suo maestro, è più saggio degli anziani. Ho avuto piacere che queste parole le abbiano dette anche nei miei riguardi, perché confermano la parola di Dio. Si diventa saggi!

  1. Il nostro amore verso la parola di Dio parte dalla conoscenza per arrivare alla testimonianza

Si parte dalla conoscenza della parola di Dio, ma si arriva alla testimonianza della parola di Dio. L’amore non è conoscenza, l’amore è azione. Più lo conoscerai, più lo amerai.

La conoscenza ci deve portare all’amore, alla testimonianza. Gesù prima di salire al cielo, è vero che ha detto: Andate e predicate il Vangelo ad ogni creatura, ma ha detto pure: Siate miei testimoni. Non basta conoscere, bisogna anche fare. Ciò che non siete capaci di fare, lo trasformerete in preghiera. Ciò che non avete lo chiederete: Signore, dammi da bere!

Se l’acqua che tu hai mi satolla e non mi fa avere più sete, né mi fa venire più a questo pozzo ad attingere acqua, dammi di quest’acqua, disse la Samaritana a Gesù, che le rispose: La mia acqua zampilla per la vita eterna. Non è l’acqua del pozzo. È un’altra acqua, è la mia Parola.

Ecco i due pensieri che vi consegno: Più lo conoscerai, più lo amerai. Ma il nostro amore verso la Parola di Dio parte dalla conoscenza per arrivare alla testimonianza. Gesù, scendendo dal monte Tabor, chiedeva ai tre apostoli la testimonianza della morte in croce. Io soffrirò e morrò in croce, ma anche voi soffrirete e morrete in croce.

In ascolto devoto e attento della Verità.. – Mt 10, 1-7

In ascolto devoto e attento della Verità.. – Mt 10, 1-7

da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M. Martina Franca  12.07.1996 L’IMPORTANZA DELLA FORMAZIONE NELL’APOSTOLATO CATECHISTICO (Mt 10, 5) Oggi incominciamo il primo corso di formazione apostolica. La Chiesa ci ha fatto leggere il capitolo decimo di san Matteo, dove si parla prima di tutto della elezione di alcuni discepoli come apostoli e poi della loro … Continua a leggere

Tu mi appartieni… (Os 2, 16-18. 21-22)

Martina Franca 06.07.1992

L’ATTEGGIAMENTO

DI DIO E DELLA SPOSA

 NELLA CONSACRAZIONE

(Os 2, 16-18. 21-22)

23 Gennaio

Stamattina mi fermo sulla lettura di Osea, che divido in due parti: le azioni di Dio nei riguardi dell’anima consacrata, e le azioni dell’anima consacrata nei riguardi di Dio.

I. le azioni di Dio nei riguardi dell’anima consacrata

 

Nel passo citato, il profeta Osea parla di Israele, che rappresenta l’anima consacrata, la prediletta di Dio.

  1. “L’attirerò a me” (Os 2, 16)

Gesù dice: “Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno” (Gv 6, 44).

Colui che è attratto dal Padre è consegnato al Cristo per essere da lui salvato.

L’anima consacrata, quando è attirata da Dio prova disgusto per le cose nelle quali prima si realizzava.

Gesù ha sottolineato questa situazione con le parole: “Va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi” (Mt 19, 21).

L’anima consacrata non solo deve vendere ciò che possiede, ma deve dare il ricavato ai poveri per poter seguire Gesù.

La prima azione di Dio consiste nell’attirare l’anima a sé con un duplice effetto: il disgusto di tutto ciò che nella vita passata non era secondo Dio e il gusto per le cose del cielo, che bisogna amare, dopo aver  lasciato gli  affetti di  un  tempo, perché il  cuore dell’uomo non può stare senza amare.

Questa azione di Dio, che chiamiamo vocazione, è un atto non solo di predilezione, ma anche di predestinazione, poiché il consacrato è predestinato alla salvezza e alla santità. Per questo un’anima saggia, quando si accorge che il Signore chiama, non frappone nessun ostacolo, ma lo ringrazia e lo segue. È ciò che fecero Pietro e Andrea, Giacomo e Giovanni e Matteo, a proposito dei quali nel vangelo si legge: “lasciarono tutto e lo seguirono” (Lc 5, 11). Essi avevano capito che la chiamata del Signore era un segno di predilezione e di predestinazione, che comportava l’abbandono e la rinuncia.

Pietro, Andrea, Giacomo e Giovanni lasciarono ciò che avevano: le reti! Voi lascerete ciò che possedete.

  1. “La condurrò nel deserto” (Os 2, 16)

Dal Vangelo sappiamo che Gesù spesso diceva agli apostoli: “Venite in disparte, in un luogo solitario” (Mc 6, 31) per pregare e riposare un po’.

Il deserto è il luogo preferito da Dio per parlare all’uomo cuore a cuore. Se nel luogo in cui vivete non create il deserto, non date mai la possibilità a Dio di parlarvi.

Tre sono i deserti principali della vostra vita, che dovete amare in modo particolare. Il primo deserto sono gli Esercizi Spirituali; il secondo deserto è il Ritiro; il terzo deserto sono la meditazione e la Visita a Gesù Sacramentato.

Sappiate apprezzare questi tre luoghi, dove il vostro Sposo vuole parlare a tu per tu con voi.

  1. “Parlerò al suo cuore” (Os 2, 16)

Il Signore dice: parlerò al cuore, non all’intelligenza, perché Egli è amore e vuole essere amato.

In qualsiasi luogo Dio si manifesta, lo fa sempre nell’amore, per cui quando parla all’uomo, gli parla cuore a cuore, non vuole essere capito ma vuole essere amato, poiché tante  cose del  nostro Dio non le capiremo mai, essendo misterioso.

L’uomo infatti, avendo una capacità limitata, a differenza di quella di Dio che è infinita, non può comprendere molte cose con la sola intelligenza, ma col cuore.

La Parola di Dio dà la fede e la salvezza. Dio non vuole la scienza, l’arricchimento delle idee, ma vuole che la verità detta da Lui giorno per giorno sia trasformata in vita come espressione di amore.

Incominciate a godere il vostro Dio nell’amore. Anche quando con la vostra intelligenza non riuscite a vedere Dio e la sua azione di amore, credete che è azione di amore. Ecco perché san Paolo diceva: “Tutto concorre al bene di coloro che amano Dio” (Rm 8, 28).

Dio parla al cuore del consacrato in tanti modi, ma ci sono dei momenti particolari, che Cristo attende per parlare al cuore. Questi momenti sono la meditazione, la visita a Gesù sacramentato, la preghiera in tutti i suoi aspetti, compresa la preghiera alla Madonna, poiché anche lei è artefice del colloquio d’amore tra il Cristo e la creatura.

  1. “Le renderò le sue vigne” (Os 2, 17)

Dice Gesù: “Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna” (Mt 19, 29). Con questa affermazione, che richiama l’espressione di Osea: “Le renderò le sue vigne”, Gesù sottolinea che quanto si lascia lo si ritrova moltiplicato, e soprattutto purificato.

  1. “Trasformerò la valle di Acor in porta di speranza” (Os 2, 17)

Dopo la consacrazione tutte le vostre buone opere, che prima avevano un merito, acquistano un doppio merito.

Osea, infatti, dice: “Trasformerò la valle di Acor in porta di speranza”, cioè trasformerò il lavoro svolto nella valle, in meriti per la vita eterna.

  1. “Ti farò mia sposa per sempre” (Os 2, 21)

è il culmine dell’amore del Creatore verso la creatura! Eravamo semplici creature, ma adesso nell’amore, il Creatore ci promette di farci sua sposa, e di condividere la sua sorte. Tutto ciò che è suo è nostro, e tutto ciò che è nostro è suo.

  1. “Ti farò mia sposa per sempre. Ti farò mia sposa nella giustizia e nel diritto, nella benevolenza e nell’amore” (Os 2, 21)

Sottolineo questi due concetti: “nella giustizia” e “nell’amore”, perché l’anima consacrata era e rimane creatura; quindi tutto ciò che doveva dare a Dio deve continuarlo a dare. Con la consacrazione il dovere sarà unito all’amore, come avviene nel matrimonio. Togliere dal matrimonio la parola amore significa distruggere il matrimonio stesso. La sposa è tale se mette a fondamento della sua vita coniugale non solo la giustizia, ma anche l’amore.

Dio chiede innanzitutto all’anima consacrata ciò che gli spetta come Creatore con i primi tre comandamenti, e ciò che deve al prossimo con gli altri comandamenti.

L’anima consacrata, da sposa di Cristo, continua a dargli ciò che gli doveva per giustizia, aggiungendo qualcosa in più.

Se per giustizia intendiamo quella virtù per mezzo della quale si dà all’altro quello che è dell’altro, la consacrazione, costruita sul Battesimo, deve avere come fondamento i Dieci Comandamenti e i Precetti della Chiesa, ma anche il galateo, che spesso non si osserva!

L’amore consiste non solo nel dare a ciascuno ciò che è suo, ma anche ciò che non gli è dovuto.

Il consacrato va al di là della giustizia, imitando Dio stesso, che è amore. Ecco perché san Tommaso diceva: “Chi ama Dio deve diventare come Dio”.

Nel matrimonio infatti, l’amore dell’uomo e quello della donna si fondono tra loro, tanto che i due diventano una cosa sola.

Il profeta Osea dice: “Ti farò mia sposa per sempre”, perché il matrimonio è fondato sulla indissolubilità. Se due sposi stanno insieme soltanto per un mese o un anno e poi si separano, il loro matrimonio non sussiste più. Invece Dio vuole che il consacrato sia la sua sposa per sempre nella giustizia e nell’amore.

  1. “Ti fidanzerò con me nella fedeltà” (Os 2, 22)

Dio assicura l’anima consacrata che egli sarà fedele alla parola data, e le ricorda che anche lei gli dovrà essere fedele. Inoltre Gesù aggiunge che anche quando il consacrato non sarà fedele, Egli continuerà ad esserlo, perché non può rinnegare se stesso (cfr. 2 Tm 2, 13).

 II. le azioni dell’anima consacrata nei riguardi di Dio

  1. “Là canterà come ai tempi della giovinezza, quando uscì dal paese d’Egitto” (Os 2, 17)

L’anima consacrata sarà nella gioia, nella felicità, nella serenità; nessuna cosa la potrà toccare. Chi ha il tutto non teme il poco, né il molto, né il moltissimo.

La parola che Dio, attraverso i secoli, ha dato alla creatura è stata sempre questa: Io sono con te!

Le parole di fiducia che l’Arcangelo ha dato alla Vergine, prima che dicesse il suo sì alla maternità divina sono state: “Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te” (Lc 1, 28).

Il profeta Osea dice: “Là canterà”, perché Dio è col consacrato, quindi egli è sempre nella gioia e nella grazia.

  1. “Tu mi chiamerai: Marito mio, e non mi chiamerai più: Mio padrone” (Os 2, 18)

Dio, per bocca del profeta Osea, sottolinea l’appellativo marito con cui l’anima consacrata può rivolgersi a Dio.

Noi veramente usiamo il termine sposo prima del matrimonio, il termine marito quando il matrimonio è rato e consumato.

Dice il Signore: Mi chiamerai mio marito e non padrone, perché marito riporta all’idea del matrimonio, padrone, invece, fa parte dei diritti di natura e non dell’amore, della giustizia vera e propria e non dell’amore.

Noi partiamo dalla giustizia, partiamo dall’essere creature, per arrivare ad essere spose.

  1. “Tu conoscerai il Signore” (Os 2, 22)

La parola conoscenza non si riferisce solo al livello intellettuale, ma anche a quello pratico: “Adamo cognovit Eva”, significa che conobbe Eva intimamente, cioè visse con lei e continuò a vivere con lei, avendo figli e condividendo gioie e dolori.

A proposito di tale completa conoscenza, san Paolo disse le sublimi parole: “Tutto io ormai reputo una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero come spazzatura, al fine di guadagnare Cristo” (Ef 3, 8).

Non c’è grazia più grande per l’uomo che l’intima conoscenza del Signore.

Dio non si comunica all’uomo perché l’uomo conosca determinate verità, ma perché faccia un’esperienza di vita. Così il consacrato fa l’esperienza dell’amore, della benevolenza e della predilezione di Dio. Al di sopra di questo non c’è altro, perché, come dice S. Agostino, la vita futura sarà solo “fruitio”, sarà solo “cognitio”, sarà solo “possessio”.

Che cosa sarà il paradiso? Sarà il godimento di Dio, il possesso di Dio, la comunicazione vitale della vita di Dio alla creatura.

CONCLUSIONE

A questo punto vi chiedo: Vale la pena di consacrarsi a Dio? Vale la pena di fare delle rinunce che ci costano tanto, ma che viste alla luce della fede sono pietre in confronto alle perle preziose?

Gesù ci avrebbe detto: Fate come quel mercante o quell’agricoltore che, avendo trovato una perla di grande valore, o un tesoro nascosto in un campo, hanno venduto tutto quello che avevano pur di acquistarlo (cfr. Mt 13, 44-46).

Vale la pena? A voi la risposta!

Se siete di terra sceglierete la terra e diventerete creature della terra. Se siete del cielo, sceglierete il cielo e diventerete creature celesti (Gv 3, 31). Le anime consacrate vivono anticipatamente la vita del cielo.

         Beate voi se capirete queste cose! La vita che Dio ci ha dato non sarà sciupata, ma sarà goduta nella pienezza. Non ci sarà una gioia fuori posto; non ci sarà una lacrima che andrà perduta; non ci sarà un lavoro che non ritroveremo moltiplicato in meriti nel cielo. Tutto è un guadagno e niente è una perdita. San Paolo diceva: “Per me il vivere è Cristo e il morire un guadagno” (Fil 1, 21).

Sappiate dire anche voi queste parole, che rappresentano la conseguenza logica delle verità che vi ho appena spiegato.

Il peccato è acqua sporca, la grazia un oceano limpido: scegli! – Mt 9, 1-8

Il peccato è acqua sporca, la grazia un oceano limpido: scegli! – Mt 9, 1-8

da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M. Martina Franca  06.07.1995 LE CONDIZIONI PER RICAVARE FRUTTI DALLA CONFESSIONE (Mt 9, 1-8) “Coraggio, figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati” (Mt 9, 2). Gesù toglie il peccato dell’uomo. San Paolo dirà: “Dio ha riconciliato a sé il mondo in Cristo, affidando a noi la parola della riconciliazione” … Continua a leggere

Sarò misurato nell’amore – Mt 7, 1-5

Cosa dobbiamo fare nei riguardi del nostro prossimo per essere misericordiosi?

 

Essere misericordiosi significa:

Non giudicare il prossimo. Ma chi di noi sta con la bocca chiusa? Chi di noi non osa ogni giorno giudicare il prossimo?

Non condannare. Il profeta Isaia diceva: non puntare il dito; dire: Tu sei stato, tu l’hai fatto!

Perdonare. Non vendicarsi, non ricordare il male ricevuto.

Dare. Fare il bene, dare il sorriso, dare la comprensione al prossimo, dare il proprio affetto, aiutarlo.

Chi fa così è misericordioso, quindi è seguace di Gesù, è cristiano, ed ha il paradiso come ricompensa.

 

conclusione

Ve lo ripeto: per essere misericordiosi non dovete giudicare; non dovete condannare; dovete perdonare; dovete dare la stima, l’affetto, la comprensione, fare il bene.

Dice giustamente Gesù: Se farete così, il Padre vostro che è nei cieli vi darà una grande ricompensa, prima sulla terra, poi nel cielo, perché con la misura con cui misurate sarete misurati. Se voi avrete compassione e misericordia, io avrò compassione e misericordia. E di compassione e di misericordia ogni uomo ne ha bisogno ogni giorno e in abbondanza.

Prova a dire al tuo nemico: Ti voglio bene! – Mt 5, 43-48

da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M.

AMATE I VOSTRI NEMICI

E PREGATE PER I VOSTRI PERSECUTORI

(Mt 5, 43-48)

  1. Amate i vostri nemici e pregate per loro

Avete dei nemici? Li amate? Pregate per i vostri persecutori?

Fino a quando direte: Io non gli faccio del male, stiamo ancora lontani mille miglia dal pensiero di Gesù e dal vangelo.

Quando sapete che qualcuno ha parlato male di voi, vi ha giudicato, vi ha criticato, se non vi difendete, ma pregate per lui, significa che questa verità del vangelo l’avete messa in pratica; ma se non pregate significa che non l’avete messa in pratica.

Gesù dice due cose molto importanti: pregate e amate i nemici.

  1. Non esistono nemici per noi

Praticamente non esistono nemici per noi. I nemici nostri sono i nostri più grandi benefattori.

Io ricordo sempre questo episodio della vita di sant’Ignazio di Lojola. Egli era continuamente osservato e non capito! Se per quindici giorni stava senza persecuzioni, senza nemici, senza qualche cosa di negativo, ma stava nella gioia più completa, si inginocchiava dinanzi al Signore e diceva: Signore, che male ho fatto, perché mi hai tolto la sofferenza che è il segno della tua benevolenza?

Diceva giustamente un santo: Se non avessimo nemici, dovremmo pagare degli uomini perché diventino nostri nemici, perché sono i nemici che ci fanno esercitare nella virtù, che ci fanno vedere fino a che punto è arrivata la nostra santità, e soprattutto che ci fanno guadagnare tanti meriti per il paradiso e ci danno la possibilità di pagare sulla terra per i peccati commessi da noi e dagli altri; cioè ci permettono di aiutare Gesù a salvare le anime.

  1. I nemici sono i nostri più grandi amici

Nel piano di Dio i nemici, quelli che gli uomini comunemente dicono nemici, sono i nostri più grandi amici. Nelle mani di Dio i nemici diventano i nostri più grandi amici. Ecco perché Gesù poteva dire: Amateli, pregate per essi, perché sono i vostri più grandi benefattori.

Questa è anche la mia esperienza. Dopo tanti anni, stiamo per arrivare a venti anni dalla fondazione dell’Istituto, vi posso dire che ci hanno fatto più bene i nostri nemici che i nostri amici. Gli amici ci hanno fermati, ma i nemici ci hanno purificati, e soprattutto ci hanno lanciati nella conoscenza della Chiesa. Noi non eravamo capaci di farci conoscere e di dimostrare a Dio e agli uomini che avevamo una vocazione, che questa vocazione era divina, e che veramente l’Istituto era di Dio, non di un uomo.

CONCLUSIONE

Vi ripeto le parole di Gesù: Amate i vostri nemici e pregate per coloro che vi perseguitano.

Mio Signore, mio solo Dio – Gv 6, 52-59

Mio Signore, mio solo Dio – Gv 6, 52-59

da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M. Taranto, 1978 (Festa del Corpus Domini)   L’EUCARISTIA è PAZZIA D’AMORE (Gv 6, 52-59)   Lo scandalo dell’Eucaristia Oggi è la festa dello scandalo degli scandali, permettetemi l’espressione, perché il più grande scandalo che abbia potuto determinare il Signore è proprio l’Eucaristia. Oggi è la festa dell’Eucaristia. Quando … Continua a leggere

Dio è Verità – Mt 5, 33-37

Dio è Verità  – Mt 5, 33-37

da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M. Martina Franca  13.06.1981   COME DOBBIAMO PARLARE (Mt 5, 33-37)   “Il vostro parlare sia sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno” (Mt 5, 37). Due sono gli insegnamenti del Cristo, alla luce dei quali dobbiamo riformare la nostra vita. Quando parliamo dobbiamo essere brevi, … Continua a leggere

Cammina alla luce del suo splendore – Mt 5, 13-16)

da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M.

Taranto, 1978

Porta il Vangelo, Cammino verso il Regno, congresso mondiale di ...

LA VOLONTà DI DIO VERSO DI NOI E’ 

CHE ANNUNCIAMO IL VANGELO

 E LO TESTIMONIAMO CON LA VITA

(Mt 5, 13-16)

  1. La predicazione del Vangelo dà la salvezza

                 “Voi siete la luce del mondo” (Mt 5, 14).

Che cosa il Padre celeste vuole da voi? Vuole che facciate la sua volontà, e la  sua volontà è che vi salviate l’anima e siate felici per tutta l’eternità (cfr. 1 Ts 4, 3). Io sono venuto dal cielo e sono venuto per trasmettervi questo pensiero del Padre. Vi illumino perché non si può trasformare la vita di un uomo con una sola parola. Gesù per tre anni ha spiegato tutto ciò che l’uomo deve fare per conseguire la salvezza e la felicità eterna, e ha racchiuso in due comandamenti tutto l’operato dell’uomo: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e amerai il prossimo tuo come te stesso”.

         La missione di Gesù è stata quella di predicare. Per che cosa? Per salvare.

Chi avrebbe potuto salvare noi del 1978, chi ci avrebbe detto la parola che ci avrebbe dato la salvezza? Allora Gesù, prima di salire al cielo, poiché definitivamente lasciava la terra, disse agli apostoli e alle cinquecento persone circa che stavano con lui sul monte degli Ulivi, prima di salire al cielo: Come io sono stato mandato dal Padre, così io adesso mando voi.

Che cosa dobbiamo fare? Andate e ripetete quello che io ho detto, perché le parole che io ho detto porteranno la salvezza alle anime di tutti i tempi. Sono parole eterne! I cieli e la terra passeranno, ma il mio vangelo non passerà.

Sono parole eterne, parole che devono essere annunziate in tutti i tempi e in tutti i luoghi: in Africa, in Australia, nella Cina, in India, nell’America del Nord, al Polo Nord, al Polo Sud ed anche in Italia e anche a Taranto e anche nella parrocchia di san Francesco di Paola. Non sono parole dette agli Ebrei in Palestina soltanto per gli uomini di quel tempo, con quei costumi, no! A tutti gli uomini di tutti i tempi e di tutti i luoghi. Ecco perché adesso io sono un altro Cristo.

         Il cristiano deve essere luce! Non filosofo, non coniglio, ma coraggioso come lo è stato Gesù. La città che sta sulla montagna, non si può nascondere. Il cristiano che è pieno della luce di Cristo, non può tacere, deve parlare. Non si accende una luce per tenerla sotto il moggio, che sarebbe quel recipiente col quale i contadini una volta misuravano il grano. Una quarantina di chili misura il moggio, un recipiente aperto solo da sopra e chiuso da tutte le parti.

Se si accende la luce deve fare luce. Se sei cristiano hai acceso la luce da me che sono Gesù, luce del mondo. Ebbene il messaggio che il Padre ha affidato a me, io lo affido a te, perché tu devi annunziarlo, e non devi aver paura. Adesso tutti hanno paura di essere cristiani, tutti hanno paura di farsi vedere e di farsi sentire cristiani. Ma a chi sei figlio? Non sei figlio della Chiesa? Quando fosti battezzato, sei stato generato da un padre e da una madre, la mamma è la Chiesa, e chi parla male della mamma non è degno di essere chiamato figlio. Di tutti possiamo parlare male, non della Chiesa. Io sono orgoglioso di essere cristiano! Se voi non siete orgogliosi non siete figli. Mi vanto di essere cristiano! Sono disposto a mettere la vita per difendere questa parola di salvezza che è il mio vangelo.

Dice Gesù: la vostra luce risplenda davanti agli uomini, in modo che vedendo le vostre opere buone diano gloria al Padre vostro che è nei cieli.

  1. Al cristiano si chiede la testimonianza di vita

Non soltanto dire: Beati i poveri!, ma essere poveri. Non basta dire: Beati i miti!, ma essere miti. Non basta dire: Ama i tuoi nemici!, ma perdonare i nemici. Non basta dire: Gesù ha detto: Pregate continuamente!, ma pregare continuamente. Non basta dire: Devi ascoltare il vangelo di Gesù!, ma ascoltare la parola di Gesù. Non basta dire: Da questo momento in poi il divorzio non c’è più!, ma non divorziare. Non basta dire: Bisogna onorare il padre e la madre!, ma rispettare il padre e la madre. Non basta dire: Adora il Signore Dio tuo!, ma non bestemmiare, andare in chiesa, andare a messa, pregare. Ecco la testimonianza di vita!

Il proverbio che voi dite, e i proverbi sono la saggezza di Dio, è: Le parole volano, ma gli esempi trascinano.

Belle parole, belle parole!, ma le parole entrano da un orecchio ed escono dall’altro; invece bisogna testimoniare.

“Siate miei testimoni”, ha detto Gesù. Dovete vivere secondo l’insegnamento di Gesù.

San Paolo poteva giustamente dire: Siate miei imitatori come io lo sono del Cristo.

Tutti dobbiamo seguire il Cristo; Gesù ha detto: Seguitemi, fate come io ho fatto. Ha incominciato prima a fare per trent’anni e poi ad insegnare, perché il valore della vita di un uomo consiste nel tradurre in pratica, in vita, quello in cui crede.

         conclusione

Sì, sono le idee che trascinano il mondo, ma le idee trasformate in vita. Questo è il cristianesimo! Il cristianesimo non è un atto di vita: una prima comunione, una cresima, un matrimonio, è una vita intera, e la vita non può essere interrotta. Se è interrotta si muore, si è puzzolenti.

Dice Gesù: Se il sale perdesse il sapore, se il cristiano perdesse il sapore di essere cristiano, come lo saleremmo? Come lo faremmo diventare un’altra volta cristiano? A che serve? Serve solo ad essere gettato via e calpestato dagli uomini.

Invece, ascoltate dice Gesù: “Risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli” (Mt 5, 16).

SS. Trinità – Gv 3, 16-18

Da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M 
Grottaglie, 14.06.1981

LA SANTISSIMA TRINITÀ
(Gv 3, 16-18)

Oggi è la festa della SS. Trinità, vi darò tre pensieri presi dalle letture della liturgia del giorno.

1. Il Padre è Signore e padrone di tutte le cose, è un Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di grazia

Questo pensiero vi consegno. Quando guardate l’universo, quando girate per il mondo guardate le creature, sia gli esseri inanimati come il sole, la luna, le stelle, le pietre; sia le creature animate che appartengono al regno vegetale: le piante, i fiori, le erbe, anche quelle che voi considerate insignificanti, sia gli esseri animati che appartengono al mondo degli animali; sia l’uomo con lo sguardo rivolto a Colui che le ha create. Sono tutte creature di Dio e dite con la S. Scrittura: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.
Lodate, creature tutte del Signore, il Signore. Sgorghi attraverso il vostro cuore e attraverso l’espressione della vostra lingua il canto di lode e di ringraziamento a Dio che ci ha creati.
Quando Dio si è manifestato, si è manifestato come Signore, ma poi alla creatura ragionevole, che ogni giorno fa l’esperienza del male e dell’allontanamento da lui, dice: anche se ti allontani, io continuo ad inseguirti, anche se ti allontani io ti amo. Perché l’amore diventi realtà è necessario che tra te e me ci sia la misericordia e il perdono. Ricordati che io sono il Dio della misericordia e il Dio del perdono; anche se hai commesso infinite colpe vieni a me, chiedimi perdono e io certamente te lo darò, anzi ti dico che la mia gioia è darti il perdono. Ecco il Padre. È un Padre buono, un Padre amoroso, un Padre misericordioso, un Padre pieno
di grazia.

2. Il Figlio è il salvatore
Il Figlio mi ha salvato. Se mi salverò sarà perché Gesù, Figlio di Dio, mi ha salvato. Grazie, o Signore.
Per salvarsi è necessaria la fede, e me l’ha data: Grazie, o Signore, che mi salvi; grazie, o Signore, che mi hai dato la fede. Con la fede c’è la salvezza, senza la fede non c’è salvezza.

La fede me l’ha data Gesù, il Figlio di Dio, e per darmela ha lasciato il cielo, è venuto sulla terra, è morto per me, ha affrontato difficoltà di carattere infinito e mi ha manifestato il suo amore. Non c’è amore più grande di colui che è disposto a dare la sua vita per la persona amata. Io sono stato disposto, dice Gesù, a dare la mia vita per te. Ho versato sulla croce tutto il mio sangue, affinché per te non sia una speranza la salvezza, ma per te la salvezza sia una certezza.

3. Lo Spirito Santo è il Dio dell’amore e il Dio della pace
Se vivete nell’amore, avete lo Spirito; se vivete nella pace, avete lo Spirito. Lo Spirito Santo è il Dio dell’amore, è il Dio che genera l’amore, è il Dio che genera la pace.
Da che cosa sapremo se lo Spirito Santo è nell’anima nostra? Dalla gioia che starà sui vostri volti. È il Dio della gioia, non è il Dio della tristezza; è il Dio della luce, non è il Dio delle tenebre.  Saprete che lo Spirito Santo è in voi, dice san Paolo, se tenderete alla perfezione, perché chi spinge, chi sollecita a diventare santi, è lo Spirito Santo. Chi ci mette in mano tutti i mezzi e ci costringe ad usarli per farci santi, è lo Spirito Santo.
Se state nelle condizioni di tendere alla perfezione, lo Spirito Santo è dentro di voi. Fatevi coraggio a vicenda. Questi sono i sentimenti che devono invadere il cuore di tutti gli uomini.
Abbiate gli stessi sentimenti, vivete nella pace, perché Dio non solo vi dà la santità, non solo vi spinge alla santità, ma vuole anche l’amore. L’amore si esprime attraverso l’umiltà dei sentimenti interiori. L’umiltà avviene nella mente, negli ideali, nel cuore. Chi  ha gli stessi ideali, chi ama gli stessi ideali, anche se li realizza in modo diverso, perché ogni uomo è diverso dall’altro, vive nell’umiltà.
Il principio dell’umiltà è lo Spirito Santo. Chi vive in pace con Dio e vive in pace con gli uomini, manifesta l’azione prepotente dello Spirito Santo.

CONCLUSIONE
Oggi a Dio Padre diremo: Signore, perdonami! A Dio Figlio diremo: Signore, salvaci! A Dio Spirito Santo diremo: Signore, santificaci!

Non temere la persecuzione – 2Tm 3, 10-16

da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M.

I CRISTIANI SONO PERSEGUITATI

(2 Tm 3, 10-16)

1. La sofferenza dei buoni

San Paolo al figlio spirituale, Timoteo, dice: “Tutti quelli che  vogliono vivere piamente in Cristo Gesù, saranno perseguitati” (2 Tm 3, 12).
Sottolineo queste parole perché spesso, nella mia vita sacerdotale, ho sentito i fedeli lamentarsi:- Padre, io faccio il mio dovere, sono un buon cristiano, sono una buona cristiana e il Signore sempre con me ce l’ha? Tutti i guai a me? Tutti contro di me?
Quando voi dite queste parole dite bene, però non ricordate le parole di Gesù: Se avrai rinunziato al padre, alla madre, ai campi e avrai seguito me, io ti assicuro, sulla terra, cento volte tanto e molte persecuzioni, e nell’altra vita ti assicuro la vita eterna. L’ha detto lui: Chi vuol venire dietro di me, prenda la sua croce e mi segua.
Né potete dire che queste cose Gesù le ha dette soltanto, ma non le ha fatte. Più santo di Gesù non c’è stato nessuno; ma lui lo diceva: Io vado a Gerusalemme, dove mi prenderanno, mi flagelleranno, mi sputeranno, mi incoroneranno di spine, mi metteranno in croce, però dopo tre giorni risusciterò. Non è che la sorte di Gesù è stata migliore della tua, di te che ti lamenti col Signore perché hai la persecuzione. Gesù ha mantenuto la sua parola!


2. Il godimento dei cattivi
Volete non essere perseguitati? Mettetevi contro Gesù e tutte le cose vi andranno bene. Ai cattivi le cose vanno sempre bene, perché ogni uomo, anche cattivo, fa delle azioni buone, delle opere buone, e ogni opera buona deve avere una ricompensa, per giustizia! Coloro che non stanno in grazia di Dio, la ricompensa delle opere buone la ricevono sulla terra, poiché non potranno riceverla nell’altra vita. Il Signore fa come il contadino che cresce i porci: li fa mangiare bene, li fa dormire, li fa ingrassare perché li deve uccidere. Invece alla mula, al cavallo che devono lavorare, non li fa sempre dormire e mangiare. Non si fa stare sempre senza lavorare chi è destinato all’eternità!

3. La gloria è proporzionata alla sofferenza
Il Signore dà le privazioni, le tribolazioni, le persecuzioni, le sofferenze a chi è destinato all’eternità. Più si soffre qui, sulla terra, più la gloria sarà grande nel cielo. La tribolazione è la moneta più bella che Dio può dare ai suoi amici, invece ai cattivi la ricompensa la dà sulla terra. Li fa ingrassare come i porci, perché dopo saranno uccisi e mandati all’inferno.
Voi pensate che questo discorso lo hanno capito gli apostoli che sono stati tre anni con Gesù? No. Questo discorso lo capiscono i cristiani di oggi? No.
Padre Pio, voi lo avete conosciuto, era un santo davvero, ma quanta sofferenza ha avuto! È arrivato fino ad essere crocifisso; le piaghe, le stimmate sono la crocifissione di un uomo, con sofferenze immense. Ha avuto tutti contro: il Vescovo, i Frati, la S. Sede, il suo Provinciale. Quanta gente ha avuto contro; però adesso sta in paradiso. Così Dio tratta i suoi amici!
Gli apostoli non avevano capito Gesù. Quando dopo la risurrezione si è fatto vedere dai due discepoli di Emmaus, che tristi se ne tornavano a casa, perché tutte le loro attese di grandezza erano svanite, Gesù, con la S. Scrittura alla mano, ha dimostrato che il Messia era l’uomo sofferente, l’uomo che sarebbe stato ridotto tutto una piaga, che sarebbe stato flagellato, ingiuriato, crocifisso. “Era necessario che il Figlio dell’uomo soffrisse, patisse e morisse, per entrare nella sua gloria”. Questa è la strada dei cristiani!


CONCLUSIONE
Se vi conviene, dice Gesù, venite dietro di me; se non vi conviene andate dietro al diavolo. Se venite dietro di me avrete lacrime qui sulla terra, ma gioia incommensurabile nel cielo. La scelta a voi!
Io ho scelto le lacrime e le sofferenze sulla terra, perché non voglio essere come i maiali che si ingrassano e poi si ammazzano; voglio essere come i figli di Dio che dopo aver sofferto sulla terra, ora gioiscono della gloria immortale nel cielo.

Come potranno credere al mio annuncio se dubito? – 2Tm 1, 6-13

da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M.

Grottaglie, 05.10.1986 (Ritiro catechisti)

LA FEDE, VIRTÙ FONDAMENTALE DELLA CATECHISTA (2 Tm 1, 6-13)

Oggi nella seconda lettura della S. Messa abbiamo ascoltato un passo della lettera di san Paolo a Timoteo, con la quale chiede al suo figlio carissimo, Timoteo, di custodire il dono della fede. Oggi questa raccomandazione la fa a noi.

I. CHE COS’È LA FEDE

1. La fede è credere alla Parola di Dio

La fede è una virtù teologale, dicono i teologi, che inclina l’intelletto, sotto l’influsso della grazia, a dare il fermo assenso della volontà alle verità rivelate, fondandosi sull’autorità di Dio rivelante. Quindi la fede è ascoltare Dio che parla e fare come Dio ha detto. Chi non ascolta Dio non ha la fede, ma chi ascolta Dio e fa come Dio dice ha la fede. San Francesco d’Assisi un giorno in chiesa al vangelo ascoltò Gesù che diceva: “Va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri; poi vieni e seguimi” (Mc 10, 21), e pensò: Così hai detto tu e così faccio io! Questa è fede. Andò a casa, entrò nel negozio del padre, che era un mercante di stoffe, vendette sotto costo tutta la merce e donò il ricavato ai poveri. Aveva ascoltato la parola di Dio e aveva agito di conseguenza. Questa è la fede: ascoltare e fare! Vi chiedo:- Avete voi la fede? Io mi sono sempre fatto l’esame di coscienza e ho sempre concluso: io non ho la fede. Avere fede significa ascoltare ciò che Dio dice e fare come dice, perché la parola di Dio è parola infallibile. Vi potrei raccontare la storia di tutti i santi, cioè di coloro che hanno creduto alla parola di Dio.

Pensate a san Francesco Saverio, andò in chiesa e sentì queste parole: “Che serve all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde l’anima sua?” (Mt 16, 26). Lasciò tutto e seguì sant’Ignazio di Loyola. Basta una parola per cambiare la vita di un uomo. Se non cambiate dinanzi alla parola di Dio, non avete fede. Questo io voglio dire a voi e a me, e questo dovete dire ai vostri ragazzi e ai vostri bambini di catechismo. Nell’incontro di catechesi non si fa storia o geografia, si annuncia la parola di Dio che deve essere vissuta. Quando io dico che il cristiano prega almeno mezz’ora al giorno, succede la rivoluzione francese, ma io aggiungo: Ho sbagliato, vi chiedo scusa perché non è questo il pensiero di Gesù. Egli ha detto di pregare sempre, senza interruzione.

2. La fede è un dono di Dio

Abbiamo ricevuto la fede nel Battesimo come dono, come regalo, infatti la fede non è roba nostra, ma di Dio. È un dono che dobbiamo custodire e far crescere perché la fede sia sempre viva e porti frutti. La fede è viva quando si ascolta la parola di Dio, conservata nella S. Scrittura, e la si mette in pratica, perché quando si ascolta, ma non si mette in pratica è morta. Dice san Giacomo: “La fede senza le opere è morta” (Gc 2, 17). Quindi chi ascolta la parola di Dio e non la mette in pratica ha una fede morta. E san Giacomo aggiunge: l’ha anche il demonio. “Anche i demoni credono in Dio e tremano” (Gc 2, 19), però non fanno come Dio dice.

II. NECESSITÀ DELLA FEDE

1. Senza la fede è impossibile salvarsi

Dice Gesù: “Chi crederà sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato” (Mc 16, 16), per cui di tutto possiamo fare a meno, ma non della fede, perché dalla fede dipende la salvezza. La grande missione che avete voi, come catechiste, è di annunziare la parola di Dio, che dà la fede.

Dio consegna a voi il vangelo, il lieto annunzio di Cristo perché sia dato, in modo che i ragazzi ascoltandovi, lo mettano in pratica, abbiano la fede e si salvino. Un compito più grande di questo ce l’hanno solo i sacerdoti, a cui il Cristo ha detto: “Andate per il mondo e predicate il mio vangelo ad ogni creatura” (Mc 16, 15). Le stesse parole ha detto a voi. È necessaria la fede? Sì, è tanto necessaria che se credo mi salvo, se non credo mi danno.

2. Senza la fede è impossibile piacere a Dio

San Paolo dice queste parole nella lettera agli Ebrei (Eb 11, 6). Si può essere peccatori, pregare il Signore e ricevere ogni grazia, se si chiede con fede e umiltà. Non è vero che soltanto i giusti ricevono le grazie, anche i peccatori, che pregano con fede e umiltà. Tutte le volte che pregate, credendo a quello che Dio ha detto e ha fatto, ricevete tutto quello che chiedete. Se invece pregate e non credete, perché pensate:- Chissà se Dio mi ascolta! Chissà se Dio mi esaudisce, nella vostra preghiera c’è il dubbio, non la fede, per cui non potete ricevere ciò che chiedete. Dovete credere almeno che Dio esiste e che dà la ricompensa: a tutti coloro che fanno il bene, il paradiso; a coloro che fanno il male, l’inferno. Chi crede riceve, chi non crede non riceve. È impossibile piacere a Dio senza la fede. Chi non crede non piace a Dio, quindi non ha niente.

3. A chi crede tutto è possibile (Mc 9, 23)

I discepoli dissero a Gesù: “«Aumenta la nostra fede». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granellino di senapa, potreste dire a questo gelso: Sii sradicato e trapiantato nel mare, ed esso vi ascolterebbe»” (Lc 17, 6). A chi ha fede tutto è possibile. Questa frase è identica a quella che ascoltò la Madonna nel giorno dell’annunciazione: “A Dio nulla è impossibile!”. “A chi crede nulla è impossibile”, così come: “A Dio nulla è impossibile” (Lc 1, 37), perché chi crede mette Dio al suo posto. Poiché a Dio nulla è impossibile, a chi crede nulla è impossibile. Non vi racconto tutti gli episodi del vangelo che voi già conoscete. Pensate alla Cananea, che chiede la grazia della guarigione della figlia. Gesù all’inizio non l’ascolta, infatti le dice: Non è lecito dare ai cani il pane che devo dare ai figli. Ma la Cananea risponde:- Sì, è vero, ma i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla mensa dei figli. Le dice Gesù:- Donna, grande è la tua fede, va’ a casa tua e sia fatto come tu desideri. Questa donna ha strappato il miracolo a Gesù! Ricordate l’episodio dell’emorroissa? Ella pensò: Basta che io tocchi il lembo del mantello di Gesù per essere guarita. Lo toccò e guarì all’istante, perché a chi crede nulla è impossibile. E Gesù:- Va’, grande è la tua fede! Queste parole dovrebbero cambiare la nostra vita, dovremmo incominciare ad avere fede e non dire più:- Chissà se Dio pensa a me! Quanta meschinità c’è in noi! Io a me stesso ripeto sempre queste parole di Gesù: Cerca innanzitutto il regno di Dio e la sua giustizia, cioè pensa a fare il sacerdote e ad annunziare il vangelo, non fa niente che non ti pagano, ti pagherò io, infatti io ti darò tutto il resto come sovrappiù! E le sue parole si sono sempre avverate. Dice Gesù:- Guardate gli uccelli dell’aria, guardate i fiori del prato, guardateli! Se Dio si occupa e si preoccupa di questi, perché non deve occuparsi e preoccuparsi di voi che siete suoi figli, uomini di poca fede? Che altro volete da me come segno della mia onnipotenza e della fedeltà alle mie parole?

III. CHE COSA DOBBIAMO FARE PER AUMENTARE LA NOSTRA FEDE

Gli apostoli dinanzi alla loro poca fede hanno detto: Signore, aumenta la nostra fede. Che cosa dobbiamo fare perché la fede, che abbiamo avuto come dono nel giorno del battesimo aumenti?

1. Ravvivare la fede con la Parola di Dio

San Paolo dice di ravvivare il dono di Dio, che ci è stato dato nel battesimo (2 Tm 1, 6). Ravvivare la fede significa che la fede avuta nel battesimo c’è in noi, ma è stata coperta dalla cenere; è viva, ma è simile al fuoco che sta sotto la cenere, e che per non spegnersi deve essere alimentato dall’altra legna. Qual è la legna che ravviva la fede? È la parola di Dio. Se oggi avete messo la parola di Dio nel fuoco della vostra fede, essa è viva. Oggi tornerete a casa vostra con una fede viva, perché avete ascoltato la parola di Dio, ma se state sette giorni, dieci giorni, quindici giorni senza parola di Dio, la fede se ne va, perché il fuoco, coperto dalla cenere, si spegne. San Paolo dice a Timoteo:- Figlio mio, ravviva la fede. Ogni giorno metti sulla tua fede la legna della parola di Dio, che rende ogni giorno sempre più viva la tua fede nella parola del Cristo, che è fedele a ciò che ha detto. Mettete sul vostro comodino il Vangelo, in modo che, se durante la giornata non lo avete letto nemmeno per cinque minuti, lo potete leggere la sera, perché il fuoco della fede si sta spegnendo. Non si può immaginare un cristiano che non ravvivi la propria fede ogni giorno con l’ascolto della parola di Dio, che può avvenire partecipando alla messa e ascoltando le letture e l’omelia che fa il sacerdote.

2. Non vergognarsi della propria fede

Dice san Paolo: “Non vergognatevi di essere testimoni di Dio, di Gesù Cristo e della Chiesa” (2 Tm 1, 8). Non vergognatevi di pregare prima del pranzo. Non vergognatevi di pregare la mattina e la sera. Non vergognatevi di Dio! Se passi dinanzi alla chiesa, fa’ il segno della croce e se è aperta entra, saluta Gesù e va’ via. Non bisogna aver vergogna di Dio! Se tutti stanno bestemmiando, non vergognarti di dire: Non sai che Dio ti è Padre? Perché lo bestemmi? Che ti ha fatto di male? Io oggi non vi dico di guardare i martiri, che sono morti per la fede, hanno versato il sangue per testimoniare la loro fede, ma vi dico: Guardate i comunisti, i socialisti, non credono in Dio e si vantano ad alta voce di non credere. Meraviglioso è l’esempio dell’attuale Presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, che a coloro che gli chiesero perché si inginocchiasse dinanzi a Dio, rispose: Io non mi vergogno di fare questo. Lascio liberi tutti di credere o di non credere in Dio, ma lasciatemi libero di credere nel mio Dio e di manifestare la mia fede! Senza vergogna dovete dire di andare a Messa, perché se andate a Messa ha un significato la vostra vita, altrimenti non lo ha. La giornata con la S. Messa è piena. A chi vi chiede:- Dove vai? Non dovete vergognarvi di rispondere:- Vado a confessarmi! Vado a farmi la comunione! Dovete avere la stessa faccia tosta che hanno gli atei nell’affermare ad alta voce che non credono in Dio. Io li ammiro, non li disprezzo perché hanno il coraggio di dire ciò che sono. E penso: Se io avessi tanta fede nel mio Dio, quanta ne hanno essi nelle loro idee, io sarei un martire. Non vergognatevi di entrare in chiesa! Non vergognatevi di dire: Il quinto comandamento dice di non uccidere, quindi l’aborto è contro il quinto comandamento! Non devi dividerti da tuo marito, perché Gesù ha detto che il matrimonio è uno e indissolubile. La nostra vittoria, diceva san Giovanni, è la nostra fede (1 Gv 5, 4). Gesù prima di morire disse: “Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me” (Gv 14, 1). Io ho vinto il mondo! Se crederete in Dio e in me, anche voi vincerete il mondo! Ricordate però anche le altre parole di Gesù:- Se voi vi vergognerete dinanzi agli uomini di Dio e di me, io mi vergognerò di voi dinanzi al Padre mio, che è nei cieli.

3. Soffrire per la fede

Dice san Paolo: Soffrite per il Vangelo insieme a coloro che soffrono per lo stesso motivo, aiutati dalla forza di Dio. Per credere bisogna soffrire! Esiste un amore senza sofferenza? Sì, ci può essere, ma si dimostra che quell’amore è autentico quando si è disposti a morire e a soffrire. Quando la mamma ha dimostrato l’amore per me? Non quando io stavo bene, ma quando sono stato ammalato ed è stata per una settimana, giorno e notte, vicino al mio letto. Non c’è amore più grande dell’amore di colui che è disposto a morire per la persona amata. Quando Gesù ha dimostrato di amarci? Quando dal cielo è sceso sulla terra ed è nato nella grotta di Betlemme, quando è andato in esilio in Egitto, quando è vissuto nascosto a Nazaret, quando ha camminato per tre anni per le vie della Galilea? Sì, ma il vero amore lo ha dimostrato il venerdì santo, quando ha salito l’erta del Calvario e si è fatto condannare ingiustamente ed è morto in croce.

Dice Gesù: Non c’è amore più grande di quello di colui che è disposto a morire per la persona amata, ed io sono morto per te! Grazie, Signore!

4. Avere come modello il Vangelo

Dice san Paolo: Prendi come modello le sane parole, che tu hai udito dai sacerdoti e che leggi nel Vangelo (2 Tm 1, 13). Le sane parole sono quelle della S. Scrittura, quelle che vi dico io adesso, ripetendo il pensiero di Gesù. Quando dico parole mie non mi dovete credere, ma quando vi ripeto il pensiero di Gesù sì. Perché preghi? Perché Gesù ha detto: Pregate sempre, senza interruzione. Perché vai in chiesa? Perché Gesù ha detto: La chiesa è la casa del Padre mio! Poiché io ho un Padre, vado alla casa di mio Padre. Perché fai come dice Gesù? Perché un figlio ubbidisce alle parole del padre e io voglio essere un buon figlio, quindi ubbidisco alle sue parole. Bisogna prendere come modello le parole di Gesù: Va’, vendi, dallo ai poveri, poi vieni e seguimi! Vinci il male col bene! Prega per i persecutori! Beato te, quando soffrirai! Se state soffrendo o vi stanno perseguitando, siete beati. Il modello della nostra vita è Cristo. E dovete aver paura quando il modello della vostra vita non sono le parole del Cristo.

5. Essere docili all’azione dello Spirito Santo

“Custodite il buon deposito con l’aiuto dello Spirito Santo” (2 Tm 1, 14). Chi è colui che custodisce un bene? Chi non permette che gli altri glielo rubino. Quindi chi custodisce il deposito della fede? Colui che non permette alle altre letture di cambiare la propria vita. Diceva san Paolo:- Non uniformatevi alla mentalità di questo mondo! I settimanali non sono vangelo, ma pettegolezzo, e niente di ciò che in essi è scritto è secondo Dio. Una delle cose che sta dicendo da tanti anni la Madonna in Iugoslavia e ve la ripeto perché corrisponde alla verità contenuta nella Bibbia, è questa: Chiudete la televisione e i salotti, perché si perde tempo. Pregate, dite rosari! Salvate la vostra anima! Fate penitenza, fate digiuno! Salvate l’anima dei fratelli! Adesso sta dicendo continuamente:- Aiutate mio Figlio a salvare le anime! Pregate, pregate, pregate! Custodire le sane parole significa non leggere altre cose, non vedere altra roba e non andare appresso a cose diverse dalla parola di Dio.

CONCLUSIONE

1. Pregate

Dite:- Signore, aumenta la mia fede (Lc 17, 5), perché ci dia il dono della fede e ci faccia crescere nella fede. Non basta avere la fede dei bambini, bisogna crescere fino alla maturità della fede.

2. Impegnatevi ad ascoltare la parola di Dio, a leggerla, a meditarla ogni giorno e a fare come Dio ha detto.

Avrà il dono della fede chi si impegna, perché Dio mai ha premiato gli sfaccendati o i fannulloni; dà i suoi doni a coloro che si impegnano, che lavorano, che si sforzano. “Il regno dei cieli soffre violenza” (Mt 11, 12). “A chi ha sarà dato e sarà nell’abbondanza; e a chi non ha (e non vuole avere) sarà tolto anche quello che ha” (Mt 13, 12).

3. Fate il catechismo con la parola di Dio, perché la parola di Dio dà la fede, e la fede dà la salvezza.

Ci sono mille modi o metodi per fare il catechismo, fatelo come volete, ma non escludete mai il metodo biblico. Annunziate il vangelo con la parola di Dio.

4. Fate pregare i bambini Insegnate ai bambini a dire il rosario.

Noi ci stanchiamo, non i bambini! Fate il catechismo con la parola di Dio ed insegnate a pregare perché l’annunzio se non cambia la vita, non è annunzio, avete fatto una lezione. Il Cristo cambia la vita. Egli ha detto: Convertitevi e credete al vangelo. Convertitevi, cambiate vita! Fate pregare i bambini e fate chiedere la fede.

5. Insegnate ai bambini a vivere di fede, a mettere in pratica ciò che ascoltano e quindi a cambiare la vita.

Insegnate loro che si ascolta Dio, non per imparare ma per fare. Ecco perché noi possiamo dare la comunione anche agli ignoranti, anche agli analfabeti, anche agli insipienti, purché capiscano che devono cambiare la vita. La catechesi non fa i dotti, ma fa i santi. A che servono le preghiere imparate a memoria, se la mattina, la sera e a mezzogiorno non si recitano? Non servono a niente, proprio a niente, abbiamo fallito! Vi aiuto a fare un esame di coscienza: Avete la fede? La vostra fede è viva o è morta? Vi volete salvare? Vi salverete con la fede. Volete piacere a Dio? Piacerete a Dio solo con la fede. Volete avere tutto da Dio? Dovete credergli. Ogni giorno ravvivi la tua fede? Ti vergogni di Dio? Soffri per mettere in pratica la parola del Vangelo? Prendi come modello della tua vita la Parola di Dio? Ti difendi dagli assalti dei nemici per difendere il deposito della fede? Preghi perché Dio ti conservi e ti aumenti la fede? Ti impegni ogni giorno ad ascoltare, a leggere, a meditare e a fare come Dio vuole? Il tuo annunzio è fatto con la Parola di Dio? Dici ai tuoi bambini di pregare per avere la fede? Di vivere secondo Dio? Dopo aver riflettuto su questo, diremo: Signore, non ho fatto tutto ciò che mi hai detto, perdonami, però da oggi intendo farlo!

Ascensione 2020 – Mt 28,20

Martina Franca, 16.05.1999

“ECCO, IO SONO CON VOI TUTTI I GIORNI,
FINO ALLA FINE DEL MONDO”
(Mt 28, 20)


Oggi è la solennità dell’Ascensione, e io sono stato colpito da queste parole di Gesù: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28, 20).

1. La presenza visibile di Gesù

Ci sono due presenze reali di Cristo sulla terra: una presenza visibile, e una presenza invisibile.
Della presenza visibile hanno goduto i suoi contemporanei. Gesù è nato, è vissuto, ha predicato, l’hanno visto davvero, l’hanno toccato con mano. L’hanno visto crescere in età e in sapienza dinanzi a Dio e dinanzi agli uomini. L’hanno visto istituire l’Eucaristia; veramente ha preso del pane e ha detto: “Questo è il mio corpo”; ha preso del vino e ha detto: “Questo è il mio sangue”.

Veramente l’hanno visto soffrire, morire in croce e deporre dalla croce. Veramente l’hanno messo nel sepolcro, veramente l’hanno visto risorto.
Con la risurrezione il Cristo è visibile e invisibile. Stava sulla terra, ma solo alcune volte si faceva vedere. Le apparizioni del Risorto, raccontate dalla S. Scrittura, mi sembra che siano state dodici. L’hanno visto Risorto!
Il giorno dell’Ascensione l’hanno visto sul monte e poi salire al cielo. Quindi c’è stata una presenza reale visibile di Gesù sulla quale non c’è da discutere. Come siamo viventi e visibili noi, così era vivente e visibile il Cristo.
Del mistero della risurrezione noi abbiamo, oltre all’annuncio, anche la versione storica: veramente Gesù è risorto!
Gli apostoli l’hanno toccato con mano, hanno mangiato insieme con lui, hanno messo le dita nei fori delle sue mani.
Anche l’ascensione al cielo veramente è avvenuta, e l’hanno vista. Hanno visto questa nube che ostacolava la visione del Cristo che saliva al cielo e, poiché andava via definitivamente, gli angeli sono venuti a dire: “Perché state a guardare il cielo? Questo Gesù è salito  al cielo e adesso non lo vedrete più. Lo vedrete solo alla fine del mondo perché verrà così, sulle nubi” (cfr. At 1, 11).
Egli verrà per giudicare i vivi e i morti, quindi per dare il premio o il castigo, come giudice supremo degli uomini.

2. La presenza invisibile di Gesù
C’è un’altra presenza del Cristo, che è presenza reale, qui è il mistero, ma invisibile.
Infatti Gesù ha detto: “Io sono (non sarò, né ero) con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28, 20).
Quando diceva queste cose eravamo presenti nella sua mente anche noi. E a noi oggi dice: “Io sono con voi tutti i giorni”. Non questo giorno sì e quello no, ma tutti i giorni! E sarò con voi, non abbiate paura, fino alla vostra morte, anzi fino alla morte di tutti gli uomini, fino alla fine del mondo. Quando tutti spariranno, io non sparirò.
Questa presenza reale di Gesù è però invisibile. È presenza reale del Cristo, che noi non vediamo, non tocchiamo con mano, ma che dobbiamo credere.
Nella prima presenza, quella che io chiamo presenza storica, gli uomini non dovevano fare nessun atto di fede, o meglio, dovevano fare solo l’atto di fede sulla sua divinità; potevano credere che quell’uomo era il Figlio di Dio. Invece noi oggi a questa presenza reale, ma invisibile, dobbiamo credere. Non c’è il controllo delle nostre mani, né il controllo delle nostre orecchie, né dei nostri occhi. Dobbiamo solo credere, perché l’ha detto Lui ed è così.
Alcuni costatano questa presenza di Gesù, ma non sono tutti.
Per grazia di Dio, Gesù non si fa vedere; la sua è presenza reale, ma invisibile; altrimenti anche noi avremmo fatto come gli apostoli, che quando lo videro si prostrarono innanzi. Staremmo sempre in adorazione e non vivremmo la vita dell’oggi: non guadagneremmo niente, non avremmo da mangiare, non potremmo dormire per riposarci. Avremmo fatto quello che faceva san Francesco, che quando vedeva Gesù, s’innalzava da terra dove era prostrato, e andava in estasi. Così, alzato da terra, contemplava il suo Dio, ma del suo Dio non raccontava niente per non inorgoglirsi.
Noi avremmo fatto così.
Scrive Matteo: “Quando lo videro, gli si prostrarono innanzi; alcuni però dubitavano” (Mt 28, 17). 

Sappiate che il dubbio offende Dio nella verità. Chi dubita di queste parole offende la veridicità di Dio, perché ciò che Dio dice, ciò che Gesù dice è vero. Se dubitate significa che lo ritenete un ingannatore, un bugiardo. Ecco perché san Giovanni disse: “Chi di voi dice che è senza peccato, fa di Dio un bugiardo” (cfr. Gv 1, 10).

Infatti Dio ha detto che nessun vivente dinanzi a lui è giusto (cfr. Sal 143, 2). Non c’è nessun uomo che non pecchi con la propria lingua (cfr. Pr 24, 16).
Chi dubita offende Dio nella parte più delicata che è  quella della verità. Chi sta dalla parte della verità lo ascolta, perché Dio è la Verità (cfr. Gv 18, 37).
A quelli che l’avevano offeso perché dubitavano, Gesù li rimproverò dicendo: “Voi dubitate per la vostra incredulità e per la vostra durezza di cuore” (cfr. Mc 16, 14).
Voi siete increduli per partito preso, non perché avete le prove. Per partito preso, significa per pregiudizio. Pensavano: non è possibile che Gesù sia risuscitato; anche se era vivo dinanzi a loro.

3. Dio ci invita a vivere alla sua presenza
Se accettate la verità di questa realtà, che c’è l’altra vita, dovete cambiare questa vita. La durezza di cuore è ostinazione, è incredulità, perché ci si incaponisce nella propria idea! Gesù è presente! Questa è la ragione perché Dio ha detto: “Cammina alla mia presenza e sii perfetto” (cfr. Gn 17, 1).
È l’invito del Signore, che tutti i santi Padri hanno cambiato in “sarai perfetto”.
Quando abbiamo la convinzione e crediamo che il Cristo è presente in ogni nostra azione, ci dobbiamo comportare di conseguenza. Faremo certamente ogni cosa per amore suo, perché è  presente e la faremo nel migliore dei modi. Queste sono le due espressioni più alte dell’amore. Alla presenza reale di Cristo dovete credere; e alla luce di questa verità, dovete vivere. Se vivete alla luce di questa verità, sarete perfette!
Quando siamo stati a Fatima, il 13 luglio 1992, il sacerdote disse:- Salutate la Madonna che va via! Noi abbiamo salutato la statua, e con la statua la Madonna dimostrava di essere presente.
Quel giorno il Signore mi ha fatto percepire, provare il dolore per la dipartita della Madonna! Significa che stavo nello stato di consapevolezza della sua presenza. Poiché era presente, io ero tranquillo; ma appena il sacerdote ha detto che la Madonna andava  via, mi sono messo a piangere. Voi sapete che il Padre non piange mai, però ho sentito questo strappo della dipartita della Mamma celeste che andava via, e le ho detto:- Come faccio senza di te?
Quando poi la statua della Madonna è arrivata dove stavamo noi sacerdoti e l’hanno adagiata a terra, prima di metterla nella nicchia, proprio vicino a me, ho risentito la sua presenza che mi ha colmato il cuore. Quindi il Cristo, la Madonna, san Francesco ci sono, anche se non li vediamo!
Qualche volta si fanno vedere. Tina, prima di morire, mi diceva:- Padre, lo vedete Gesù? Io ho risposto di no, ma lei lo vedeva! 
Diceva: C’è Gesù, c’è la Madonna, c’è san Francesco, e sorrideva.

       CONCLUSIONE
Gesù non si fa vedere, perché la terra diventerebbe paradiso; ma c’è. Ecco perché dico alle mie figlie senza fede: Quando c’è il Ritiro, lasciate tutto e venite. Anche se lasciate la mamma che sta malissimo, sappiate che al posto vostro starà Gesù con la sua presenza invisibile ma vera, con la sua  presenza confortatrice.
Dice san Paolo: “Io prego il Signore affinché comprendiate la straordinaria grandezza della sua potenza verso di voi” (cfr. Ef 1, 19).
Davvero il Signore interviene con la sua onnipotenza. Vi auguro di camminare sempre alla presenza di Dio, che c’è veramente, e riempie la nostra vita. 

Dio mio, non abbandonarmi, mai! – At 16, 22-34

Dio mio,  non abbandonarmi, mai! – At 16, 22-34

da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M. L’APOSTOLO è PERSEGUITATO, MA DIO  NON LO ABBANDONA (At  16, 16-40) Paolo fu perseguitato per aver liberato una schiava dal demonio  L’episodio  è questo: a Filippi c’era una famiglia nobile, influentissima nella cittadina, che aveva una schiava che possedeva lo spirito di divinazione: indovinava il futuro. La gente, … Continua a leggere

I più grandi doni di Dio sono contornati di lacrime…. – At 13, 44-52

I più grandi doni di Dio sono contornati di lacrime…. – At 13, 44-52

da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M. 08.05.1982 VEDERE DIO IN OGNI AVVENIMENTO (At  13, 44-52) Non conosciamo il progetto di Dio  All’inizio di tutto c’è Dio , perché Dio  è l’operatore di ogni bene. Noi vogliamo collaborare con Dio , ma il progetto di Dio  non lo conosciamo; ecco perché dobbiamo vivere di fede. … Continua a leggere

Dio, fammi tuo strumento – At 13, 13-25

CON BONTà E ONNIPOTENZA DIO SCRIVE LA STORIA DELL’UMANITà,

 SERVENDOSI DEGLI UOMINI

(At  13, 13-25)

 

 

In questo passo san Paolo parla dell’intervento di Dio  nella storia degli uomini. Chi scrive la storia dell’uomo è Dio , però si serve dell’uomo.

  1. Dio scrive la storia dell’uomo con bontà

 Di che cosa fa uso Dio , quando scrive la storia dell’uomo? Prima di tutto della sua bontà. Dio  è buono e ci vuole bene e scrive una storia di bene per noi uomini. Tutto ciò che accade a me, a voi e a tutti gli uomini, accade per un atto della bontà infinita di Dio . Questo significa che tutto quello che avviene è bene, sia per me sia per coloro che mi circondano, compresa la morte di papà e mamma. La morte è un bene per colui che muore ed è un bene per coloro che rimangono. Tutto è bene per coloro che amano Dio , dice san Paolo.

Quando voi dite: Dio  si è vendicato!, sbagliate. Oppure: Dio  si è arrabbiato, Dio  mi ha punito!, non è vero. Ogni cosa che Dio  fa è sempre un atto di bontà per tutti.

  1. Dio scrive la storia dell’uomo servendosi della sua onnipotenza

 Dio può fare tutto e arriva dove vuole. L’uomo non può fare tutto, per cui dinanzi a certi ostacoli si deve fermare. Invece se c’è un ostacolo dinanzi al cammino di Dio , lui per mezzo dell’onnipotenza lo elimina. Pensate al tumore per un uomo del quale Dio  si deve servire! Dio  gli fa il miracolo e l’uomo continua a vivere. Ecco l’onnipotenza!

Dio quando pensa a me, pensa che deve realizzare il suo piano divino d’amore e di bontà e non esiste una persona che lo possa fermare; nemmeno il diavolo. E quando il diavolo vuole farmi del male, Dio  lo ferma con la sua onnipotenza; se invece quel male deve servire per il mio bene, allora lo permette. In altri termini, Dio  interviene nella storia dell’umanità con la bontà, ma anche con la sua onnipotenza.

Se quando chiediamo per mezzo della preghiera il suo intervento nella nostra storia personale o in quella della nostra famiglia non interviene con la sua onnipotenza, questo avviene perché quello che chiediamo è contrario alla sua bontà. Il suo intervento non sarebbe un atto di amore, diventerebbe un dispetto e non ci salveremmo, e allora non interviene.

Avete ascoltato Dio  che dice: Io l’ho preso dall’Egitto e l’ho portato nel deserto! Per quarant’anni li ho condotti con braccio potente, con la mia onnipotenza, mi son preso cura di loro, ho consegnato loro la terra promessa.

Dio agisce con bontà e onnipotenza, questi sono due principi di fede che dovete tener sempre presenti.

  1. Quando Dio entra nella storia di un uomo, lo chiama a collaborare con lui

 Io sono stato chiamato a collaborare al suo piano divino di amore e di onnipotenza, ma poiché sono uomo e sono libero posso rispondere alla sua chiamata liberamente. Se faccio come lui dice, faccio bene e andrò in paradiso; se non faccio come lui dice, mi sopporta ed io non sono meritevole, cioè tutto ciò che faccio, ma che non è secondo il suo piano, non mi fa meritare niente.

La S. Scrittura ci presenta l’esempio di due uomini della storia di Israele: Saul e Davide. Chi è stato chiamato a reggere le sorti del popolo di Israele è Saul, ma Saul non si è comportato secondo il cuore di Dio . Non ha ubbidito ai voleri di Dio . è stato re per quarant’anni. Dio  è intervenuto nella storia di Saul per mezzo dei profeti perché voleva liberarlo dal male e fargli fare quello che Lui voleva, ma Saul, poiché era libero, non ha ubbidito a Dio , e purtroppo Dio  alla fine ha dovuto dire: Figlio mio, io devo salvare il popolo d’Israele e non posso più aspettare che tu ti decida a fare quello che io voglio, ed ecco che io ti chiamo con la morte e manderò al tuo posto un altro uomo. E Dio  mandò al posto di Saul, Davide.

A Davide Dio  rese questa testimonianza: Ho trovato Davide, figlio di Iesse, uomo secondo il mio cuore; egli adempirà tutti i miei voleri. Dio  con Davide ha scritto la sua storia.

Dio si serve dell’uomo per scrivere la sua storia. Beato quell’uomo che capisce queste cose! Per esempio, alcune di voi sono mamme e per mezzo di voi Dio  ha voluto dei figli. Gli avete ubbidito in tutto e per tutto?

Dio si è servito di voi per popolare Grottaglie e popolare via XXV Luglio. Se l’uomo ha ubbidito, Dio  ha scritto la sua storia; se l’uomo non gli ha ubbidito, Dio  non ha scritto la sua storia; però la scriverà ugualmente perché ha dinanzi a sé i secoli. Ciò che non ha scritto nel 1930, nel 1940, nel 1950, nel 1960 con noi, lo scriverà nel 2010, nel 2020, nel 2030 con altri uomini. Dio  lascia l’uomo libero, però non si fa mai sconfiggere, trova sempre quegli uomini che gli permettono di realizzare il suo progetto.

Chi è l’uomo che agisce secondo il cuore di Dio ? è l’uomo che odia l’iniquità, perché Dio  odia l’iniquità, il peccato. L’uomo per essere secondo il cuore di Dio , deve pensare come Dio  pensa e deve agire come Dio  agisce. Dio  odia l’iniquità, detesta l’iniquità e ama la giustizia, la santità. Quando l’uomo odia il peccato e ama la giustizia, la santità, è un uomo secondo il cuore di Dio .

Voi però non vi dovete preoccupare di amare solo voi la giustizia e odiare il peccato, dovete amare la santità sia in voi che negli altri, perché dovete volere anche la santità dei vostri fratelli.

Non dovete odiare il peccato solo in voi, ma anche negli altri, sia quando andate a scuola, sia quando state a casa e sia quando fate le catechiste. Anche voi, mamme, dovete fare questo. Una volta i genitori facevano così, e tutta la loro preoccupazione era che i figli crescessero in grazia di Dio , che non cadessero in peccato, che vivessero sempre nella santità. Oggi che stiamo bene, anzi benissimo, che mangiamo tanto da dover fare la cura dimagrante, non ci preoccupiamo più di vivere nella santità e di combattere il peccato.

Dovete essere uomini secondo il cuore di Dio , che amano il bello, il vero, il giusto, il santo, ma che odiano l’iniquità, l’ingiustizia, il peccato. Dicevano le nostre mamme: meglio la morte che vedere un figlio in peccato! Questo concetto lo hanno ripetuto sempre i veri cristiani. Oggi sono una piccola parte del gregge di Dio  coloro che dicono ancora: la morte, ma non il peccato, sia in me che nei miei figli!

L’uomo secondo il cuore di Dio  adempie tutti i suoi voleri. La volontà di Dio  è che tutti gli uomini si salvino, e noi dobbiamo aiutarlo a salvarli. Dio  ha una volontà per mezzo della quale realizza la storia dell’uomo nel bene, anche se c’è tanta iniquità.

La storia dell’uomo è simile a un fiume o, se volete, a un rigagnolo, a un corso d’acqua. Non so se avete mai visto in montagna come sorge l’acqua e come scorre attraverso i diversi terreni: è limpida, poi lungo il suo scorrere verso il mare si sporca; percorre un cammino tortuoso, si ferma, ma poi supera i diversi ostacoli che incontra. Così è la storia dell’uomo. Viene da Dio  limpido; va verso il mare sporcandosi. Però non spaventatevi se si sporca, se trova ostacoli, se si ferma e se è tortuoso. Dio  lascia che l’uomo sia libero e che con la sua volontà raggiunga il fine che si è prefisso, che è quello di arrivare al mare con un percorso il più breve possibile. Se l’uomo perde tempo, Dio  gli va appresso, però alla fine al mare andrà a finire.

Dio manifesta la sua volontà attraverso i superiori, attraverso le ispirazioni, attraverso la parola di Dio , attraverso gli amici, attraverso i nemici, attraverso mille avvenimenti. Beato colui che vive secondo il cuore di Dio , ma soprattutto che è attento ad ogni volere di Dio , per adempierlo. Questa è stata la storia di Maria SS. La nostra storia è così?

Maria SS. è stata attenta ad ogni volere di Dio . E sappiate che ogni volta che Dio  vuole una cosa, è sempre contraria ai nostri desideri. La Madonna voleva fare la vergine, invece si è dovuta sposare; anche se il suo è stato un matrimonio verginale, dinanzi agli uomini è apparsa mamma e nessuno l’ha stimata come vergine, mentre lo era.

 

conclusione

Dio a te sai che cosa chiede? Il contrario di quello che tu vuoi! Io ieri facevo proprio questa osservazione sulla mia vita. A me piaceva e piace la matematica e invece sono diventato sacerdote di Dio . A me piaceva vivere nell’attività sociale e Dio  mi ha messo nell’attività catechistica. È avvenuto tutto il contrario di quello che io ho sempre desiderato. È chiaro, ringrazio il Signore di avermi dato questa missione e faccio volentieri quello che lui vuole. Vi ho voluto dire questo, perché Dio  non tiene conto dei nostri desideri, mentre tiene conto dei suoi voleri e li realizza nella sua bontà e onnipotenza.

Tutte le cose che Dio  vi chiede sono contrarie a quelle che voi desiderate; se non le fate vuol dire che non siete serve, perché le serve non fanno mai di testa propria, ma eseguono ciò che vuole la padrona anche se non coincide con il loro volere.

La vera serva esegue quello che la padrona dice, senza dettare leggi. Invece noi da uomini, pur essendo servi, vogliamo dettare leggi a Dio . Qual è il risultato? Ritardiamo il piano di Dio .

Stamattina diciamo: Ho ritardato il piano di Dio ; ma da oggi farò ciò che Dio  vuole da me.

 

 

 

 

Parlami, Signore..non stancarti di convertirmi – At 13, 1-5

Parlami, Signore..non stancarti di convertirmi – At 13, 1-5

da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M. DIO COMUNICA IL SUO PENSIERO NELLA PREGHIERA (At  13, 1-5) Continuo nella spiegazione degli Atti degli Apostoli, perché attraverso questa parola di Dio  noi sappiamo come bisogna agire nella Chiesa di oggi. Il cristiano conosce la volontà di Dio nella preghiera  Lo Spirito Santo ci parla, quando noi … Continua a leggere

Gesù non ci lascia soli… non lasciamolo! – Gv 10, 1-10

Gesù non ci lascia soli… non lasciamolo! – Gv 10, 1-10

da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M. Grottaglie, 1981 LE VOCAZIONI SACERDOTALI, RELIGIOSE E LAICALI (Gv 10, 1-10) […] Ci sono tante specie di vocazioni C’è la chiamata al sacerdozio, la chiamata alla vita religiosa e adesso c’è anche la chiamata alla consacrazione secolare. Sono tre le chiamate, perché Dio ha bisogno di queste tre … Continua a leggere

Gv 10, 1-10 – Se tornassi indietro, ti sceglierei ancora!

da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M.

Martina Franca 15 maggio 2011

Giornata mondiale delle vocazioni

 

PARLARE CON ENTUSIASMO DELLA PROPRIA VOCAZIONE E DEL PROPRIO CARISMA

(Gv 10, 1-10)

 

Essendo la giornata mondiale delle vocazioni oggi vi parlerò brevemente delle vocazioni. Non è un discorso nuovo, ma ripetuto. Dice un proverbio che le cose ripetute giovano, aprono gli occhi se stavano chiusi; giovano in quanto c’è un risveglio.

 Io concretizzerei l’omelia in due parole: Che cosa bisogna fare per avere le vocazioni: pregare e testimoniare.

Voi pregate e pregate molto per consolidare la vostra vocazione, per non tradirla e allo stesso tempo per avere altre vocazioni. Questo lo fate; come pure lo testimoniate. Poi chi vi darà il 10, il 9 o l’8 sarà il Signore, non io; però le due cose le fate. Io vorrei sottolineare questa mattina una verità che conoscete e che io ho detto tante volte. Parlo a voi che vi lamentate giustamente con il Signore, nella preghiera, perché non vi dà le vocazioni; e vi lamentate con me e tra di voi perché le vocazioni non arrivano. Dite: «Padre, cosa bisogna fare?». Ho messo come titolo, perché per me titolo significa messaggio da ricordare: Parlare con entusiasmo della propria vocazione e del proprio carisma. Vi darò alcune parole,  prese dal messaggio del Papa che oggi si sta leggendo in tutte le chiese del mondo, non soltanto in Italia, che indica cosa dobbiamo fare.

 

  1. Vivere e proporre il proprio carisma e la propria vocazione come affascinante ed esaltante

Ecco le due parole prese dal messaggio del Papa: affascinante ed esaltante. Non ve le spiego; sono parole che si capiscono, perché se c’è una scala di valori del proprio carisma e della propria vocazione  il vertice è l’amore e l’attaccamento a questa missione affidataci dal Signore.

 

E allora come la dovete vedere?

Affascinante. Vi fa impazzire tanto è la bellezza. È affascinante come la signorina che attira l’attenzione del giovanotto che poi sposerà. Come è la Madonna per i veggenti: non è il semplice vedere la Madonna, è molto di più. Non è solo parlare delle vocazioni, ma della mia come del non plus ultra, come del dono più grande e più bello dell’amore del Cristo verso di me. Se non c’è questo non potete trascinare. Perché si tratta di trascinare, non di illuminare.

Esaltante. Significa che ballate, non che camminate. Camminate, sì, ma non guardate la terra, guardate il cielo. Non guardate voi stesse, ma guardate il mondo che aspetta, che aspetta la luce del Vangelo. Così vedo io la mia vocazione: esaltante; al di là di tutte le vocazioni la migliore è la mia.

Bisogna vivere e proporre il proprio carisma e la propria vocazione come affascinante ed esaltante. Così la dovete proporre.

 

  1. Parlare e proclamare il proprio carisma con entusiasmo, con passione e con amore tanto da trascinare chi vi ascolta

Vale moltissimo il contatto personale con le persone che sono chiamate. Voi vedete dei segni: indovinate o non indovinate; ma i segni li vedete. Come dovete parlare? Con entusiasmo, quell’entusiasmo che ci mettono i commercianti quando vogliono vendere la propria merce. Ve la presentano in una maniera tale che non potete fare a meno di comprarla. Devono vedere il vostro carisma non soltanto realizzato, ma degno di essere seguito, degno di essere posseduto; entusiasmante. È una cosa rara, ma se c’è l’entusiasmo, c’è la conquista; ma se non c’è l’entusiasmo non può esserci la conquista.

Se io dicessi ad un giovane venuto per farsi monaco: «Figlio mio, io sono un carcerato: non vorrei che anche tu fossi un carcerato!», ditemi voi, quale sarebbe l’effetto? Se ne andrebbe. È entusiasmo questo? Un’anima che si trascina nella vocazione non potrà mai suscitare altre vocazioni.

Ci vuole entusiasmo, ma ci vuole anche passione. Bisogna parlare del proprio carisma con passione. I ciclisti non vedono l’ora di salire su una bicicletta, di camminare, di correre, di superare le difficoltà, di scendere, di salire. Questa è la passione.

La vostra passione è la Parola di Dio e solo la Parola di Dio. E soprattutto parlate degli effetti che produce. Questi segni il Signore ve li ha dati. E quindi, parlate con passione di coloro che hanno risolto mille problemi con la parola di Dio. Parlate delle vostre esperienze come quella che il parroco va in una casa e lo mettono fuori; andate voi e vi accolgono.  Sono interventi di Dio: io incontro gente che mi dice: Io ho fatto il catechismo con voi; sapete, quella Madonna che voi mi avete dato, la prego e ottengo le grazie che chiedo. Una volta voi mi avete detto che amare è sopportare; e sopportare è amare. Io sopporto mio marito e non ho fatto nessun divorzio perché ricordo: amare è sopportare, sopportare è amare».

Dovete parlare con entusiasmo, con passione, ma anche con amore, con amore esclusivo. Io questo vorrei da voi, tanto da trascinare. Non convincere, ma trascinare. Questa è la testimonianza. Nelle prime pagine degli Atti degli Apostoli ci sono due espressioni uguali e contrarie. La prima è: “avevano un cuore solo e un’anima sola” (At 4, 32 Ve l’auguro! La seconda: “Io sono di Paolo, io di Apollo” (1Cor 3, 4). Non ve lo auguro! Mettete al centro della vostra vita il Cristo, e il Cristo unificherà i vostri cuori, ma anche i vostri cuori con i cuori di coloro che vi avvicinano.

Chiedete la grazia di parlare con entusiasmo e con amore: di presentare il vostro carisma e la vostra vocazione come affascinante ed esaltante. Se non l’avete fatto fino ad ora, chiedetelo da oggi in poi e vedremo dei frutti.

Come preghiera stiamo facendo l’esperienza del Rosario, la “Catena del Rosario”. Io ho letto, qualche tempo fa, che in Italia le vocazioni non ci sono, sono poche, ma coloro che hanno pregato dinanzi a Gesù Sacramentato hanno ottenuto le vocazioni. Adesso dobbiamo scrivere un’altra pagina e dire che coloro che chiedono le vocazioni con il Rosario e con la Catena del Rosario, anche loro ottengono le vocazioni:

“Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto” (Lc 11, 9). Fino a questo momento, dice la Madonna, non avete chiesto nel mio nome, ma adesso, chiedete nel mio nome e otterrete tutto.

Madre del Redentore, soccorri il tuo popolo

 

Da un ritiro tenuto dalla Dirigente Centrale Mariella A.
ai Discepoli della Parola di Dio  nel maggio 2019

LA DEVOZIONE

ALLA VERGINE MARIA

Preghiera alla Vergine Maria, madre delle famiglie | Pensieri e ...

Stiamo nel mese di maggio e la Chiesa ci pone dinanzi agli occhi, come modello, la Vergine Maria, che è la lettera scritta dal dito del Dio vivente, dallo Spirito Santo, non su tavole di pietra, come l’antica legge, né su pergamena o papiro, ma sulla tavola di carne, che è il cuore di credente e di
Madre, di Maria Vergine. La Lumen Gentium, che è la Costituzione dommatica sulla Chiesa, del Concilio Ecumenico Vaticano II, dedica l’VIII capitolo alla Vergine Maria e ce la presenta come Madre di Cristo e modello della Chiesa nella pratica delle virtù teologali, nella conformità a Cristo e nell’apostolato. Ella è colei che nella Chiesa Santa, occupa dopo Cristo il posto più alto e più vicino a noi. I santi Padri l’hanno paragonata al collo, infatti è Colei che unisce il Capo (Gesù) alle membra del Corpo, che sono i cristiani.

Nella Redemptoris Mater, che è la lettera enciclica della Beata Vergine Maria nella vita della Chiesa in cammino, Maria non è considerata un elemento estraneo o staccato dall’umanità, né come qualcosa di unico, di raro, di imparagonabile, ma come l’espressione più alta dell’umanità e, in particolare, della Chiesa, infatti la Chiesa in lei si sente realizzata nella sua perfezione.

Nei nn. 66-67 del capitolo VIII della LG troviamo la natura, i fondamenti, le caratteristiche e le finalità del culto che la Chiesa deve a Maria e delle norme pastorali per un rinnovamento di tale culto, che hanno un carattere generale in quanto sono valide per tutta la Chiesa.

Ora ci chiediamo: In che consiste la devozione alla Vergine Maria?
Sempre la LG al n. 67 così recita: “La vera devozione alla Vergine Maria non consiste in uno sterile e passeggero sentimentalismo, ma procede dalla fede vera che ci porta a riconoscere la preminenza della Madre di Dio, ad amarla come Madre nostra e ad imitarne le virtù”.
Abbiamo già detto che la Vergine Maria è colei che nella Chiesa santa occupa il posto più alto e più vicino a noi (LG 24).
La Vergine Maria è la Madre del Figlio di Dio ed è la nostra mamma. La Madonna è la nostra mamma celeste, che ci ama perdutamente e ci dice: «Se sapeste quanto vi amo, piangereste di gioia». La Vergine Maria è la mamma di Gesù. Nel Vangelo secondo Luca leggiamo che l’arcangelo Gabriele dice a Maria : “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo” (Lc 1, 30-32). Nacque Gesù, secondo la carne, e i suoi primi giorni trascorsero tra persecuzioni e fughe. Fu Maria, sua Madre, insieme a San Giuseppe, a custodirlo e difenderlo.
La Vergine Maria è anche la nostra mamma. Nel Vangelo secondo Giovanni leggiamo: “Gesù dalla croce, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!». E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa” (Gv 19, 26-27).
Nella lettera enciclica “Redemptoris Mater” della Beata Vergine Maria sulla vita della Chiesa in cammino, al n. 45, leggiamo: “La maternità determina sempre un’unica e irripetibile relazione tra due persone: la madre e il figlio. Anche quando una stessa donna è madre di più figli, il suo personale rapporto con ciascuno di essi è unico. L’amore della mamma per il figlio è importantissimo, è la base della sua formazione umana. Anche la maternità spirituale determina un’unica e irripetibile relazione tra la madre e il figlio. Ecco perché sulla croce Gesù ha usato il singolare, indicando Giovanni, infatti ha detto: “Ecco il tuo figlio!”.

Maria è la mamma non solo del discepolo prediletto, ma di ogni uomo. La maternità di Maria è un dono che Cristo stesso fa personalmente ad ogni uomo. Nel Vangelo secondo Giovanni leggiamo che “da quel momento il discepolo la prese con sé” (Gv 19, 27).
Giovanni si prese cura di Maria, “l’accolse fra le sue cose proprie”. In realtà Maria non solo era la Madre di Gesù, era anche la Madre del “discepolo che Gesù amava”, di Giovanni, ancora di più era la Madre di tutti i discepoli e di tutti quelli che ponevano la loro fiducia nel nome di Gesù, ma possiamo dire che Ella è la nostra Eva, la Madre di tutti gli uomini. La missione che ricevette dalle labbra del Redentore moribondo è stata quella di essere “la Madre”. Così la identificavano i discepoli, i primi cristiani. Anche gli evangelisti, quando parlano di Maria, la identificano come la Madre.
Gesù, con una pedagogia sconcertante e dolorosa, condusse lentamente Maria da una maternità nella carne ad una maternità nella fede e nello spirito. Lei che aveva dato alla luce Gesù a Betlemme, secondo la carne, era presente anche nel Cenacolo, il giorno di Pentecoste, quando nacque la Chiesa.
Il concilio Vaticano II, per bocca dell’indimenticabile pontefice Paolo VI, la proclamò “Madre della Chiesa”. Ella è modello della Chiesa e si può dire che in Maria la Chiesa ha raggiunto la perfezione.
Possiamo pensare che, se la Chiesa nascente era costantemente in preghiera, e metteva tutto in comune, ciò era dovuto in gran parte alla presenza e all’esempio della Madre, che, passando nelle comunità dei cristiani diceva: «Ricordate che l’ultima volontà di Gesù è stata questa: amatevi!
Quindi fate ciò che Egli vi ha comandato!».
Non solo Maria è affidata al discepolo, anche Giovanni si è affidato a Maria.
L’affidamento è la risposta all’amore di una persona, e, in particolare, all’amore della Madre.
Chiediamoci: «Ho accolto Maria nella mia vita come Madre? Mi affido a Lei in ogni momento della mia vita, sapendo che Maria mi ama così come ha amato il suo Figlio Gesù e non desidera altro che il mio bene? Accolgo il suo continuo invito a fare “tutto quello che Gesù mi dice attraverso la sua Parola e il suo esempio”.
Dice P. Chimienti: “Chi ha trovato la Madonna ha trovato la salvezza”.
“La Vergine con il suo sguardo vuole dimostrare al cristiano la sua premura di Madre. Il suo unico e santo desiderio non è altro che quello di condurlo per mano al Cristo, all’amore che non ha limiti”.

La Vergine, prendendoci per mano, ci guida per la strada che conduce al Figlio, aiutandoci ad esercitare le tre virtù teologali e le quattro virtù cardinali, che lei ha esercitato nella sua vita terrena in grado eroico.
Maria ci orienta verso Gesù, infatti continua a ripeterci le stesse parole che disse ai servi a Cana di Galilea: «Fate tutto quello che Egli vi dirà». Ella è la perfetta discepolo del Cristo e vuole che lo siamo anche noi. La figura di Maria di Nazareth scelta da Dio Padre come la mamma del suo Figlio, proietta luce sulla donna in quanto tale. Ogni donna, guardando a Maria, trova in lei il segreto per vivere degnamente la sua femminilità ed attuare la sua vera promozione. Ella è modello delle madri, ma anche delle vergini.
Sul volto della donna, alla luce di Maria, si possono scorgere i più alti sentimenti di cui è capace il cuore umano: la totalità oblativa dell’amore (le mamme dimenticano se stesse per donarsi totalmente ai figli), la forza che sa resistere ai più grandi dolori; la fedeltà illimitata e l’operosità infaticabile; la capacità di coniugare l’intuizione penetrante con la parola di sostegno e di incoraggiamento. Riepilogando, abbiamo detto che la devozione alla Vergine Maria consiste nel riconoscerla nella Chiesa, come il membro più alto e più vicino a noi, nell’amarla come Madre nostra e nell’imitarne le virtù.
Ora vediamo la necessità della devozione alla Vergine Maria.
La devozione alla Vergine Maria trova la sua origine nei primi palpiti della Chiesa nascente, certamente Giovanni e tutti gli altri apostoli e poi i cristiani furono devoti nei riguardi della Madre, nutrendo per lei amore filiale, ammirazione, disponibilità, fede… Nella Chiesa la Vergine Maria viene onorata con un culto speciale e sotto la sua protezione i fedeli si rifugiano in tutti i pericoli e necessità.
Perché dobbiamo essere devoti della Vergine? Dice P. Chimienti: “Quando la Vergine entra in un’anima ed ha da lei ospitalità e amicizia, la sua impostazione di vita cambia completamente. La vicinanza di Maria crea un tale contrasto nell’anima che si riconosce, senza attenuanti o fariseismi, quella che veramente è”. E ancora: “Il fiat della Vergine, pronunciato nell’Annunciazione e ripetuto fino al termine della sua vita terrena, scuote l’anima assopita nella noia e nella mancanza di ideali, tanto da farla diventare grande e generosa”. Maria Santissima è grandissima perché ha risposto di sì a Dio ed ha permesso che il Figlio di Dio si incarnasse. San Bernardo nelle omelie sulla Madonna dice: “Hai udito, Vergine, che concepirai e partorirai un figlio non per opera di un uomo, ma dello Spirito Santo. L’Angelo aspetta la risposta: deve far ritorno a Dio che lo ha inviato. Aspettiamo, o Signora, una parola di compassione anche noi, oppressi miseramente da una sentenza di dannazione. Te ne supplica in pianto, Vergine pia, Adamo esule dal Paradiso con la sua misera discendenza, te ne supplicano Abramo e David, te ne supplicano insistentemente i santi Patriarchi che sono i tuoi antenati. Tutto il mondo è in attesa, prostrato alle tue ginocchia: dalla tua bocca dipende la consolazione dei miseri, la redenzione dei prigionieri, la liberazione dei condannati, la salvezza di tutti i figli di Adamo, di tutto il genere umano. O Vergine, da’ presto la risposta. Rispondi sollecitamente all’angelo, anzi, attraverso l’angelo, al Signore. Rispondi la tua parola e accogli la Parola: di’ la tua parola umana e concepisci la Parola divina, emetti la parola che passa e ricevi la Parola eterna… Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto” (liturgia delle ore, I vol. pag. 329-340). E ancora P. Chimienti dice: “L’ardente devozione del cristiano a Maria Santissima, è per lui garanzia di successo e di fedeltà agli ideali”. Il Padre ci diceva: “Il cristiano deve diffondere la devozione alla Vergine Santissima. San Francesco così ha fatto”.

Le quattro devozioni in onore della Vergine Maria

1. Il Rosario
Il Rosario è stato definito da Pio XII il compendio di tutto quanto il Vangelo, infatti è dal Vangelo che questa preghiera trae l’enunciato dei misteri e le principali formule. La Marialis cultus (esortazione apostolica di SS. Paolo VI a tutti i Vescovi) al n. 47 sottolinea che il Rosario è una preghiera di lode e di implorazione, ma anche di contemplazione, infatti senza la contemplazione il rosario è come un corpo senza anima. La recita del Rosario deve infatti favorire nell’orante la meditazione dei misteri della vita del Signore, visti attraverso il cuore di Colei che al Signore fu più vicina.

  • Il Rosario è l’omaggio più caro alla Vergine
  • È l’arpa che tocca tutte le fibre del cuore della Madre di Dio
  • È la preghiera con cui si diventa cari a Dio.

L’efficacia del Rosario è talmente grande che la Madonna stessa l’ha paragonata ad un’arma potentissima, capace di sconfiggere tutti i nemici, di superare tutti gli ostacoli, di ottenere tutte le vittorie. Lei stessa ha detto a San Domenico mostrando la corona del Rosario: “Domenico, questa è l’arma con cui vincerai l’eresia degli albigesi” (1209- 1229 contro i Catari). E ai pastorelli, apparendo a Fatima: “Mi raccomando di dire il Rosario tutti i giorni con devozione, per ottenere la pace nel mondo”. “Vedete quante anime vanno all’inferno? Se voi pregherete e direte molti rosari, salverete tante anime dalle fiamme dell’inferno”.
Il Rosario è la catena a cui si aggrappano le anime per non cadere nell’inferno. Il Papa San Pio V nel 1571 quando i Turchi stavano per invadere l’Europa, indisse una crociata, quella del Rosario, e i Turchi furono sconfitti a Lepanto. Poi, per ringraziare la Madonna instituì la festa della Madonna del Rosario.
Il Rosario è una preghiera completa perché contemplando i misteri, si adora, si ringrazia, si chiede perdono, si chiedono le grazie e ci si abbandona in Dio.
Chi ama la Madonna recita il Rosario. Lo possono recitare i piccoli, i giovani, gli adulti e gli anziani. Il Rosario è simile ad un fascio di cinquanta rose che offriamo alla nostra Mamma celeste. Tutti i santi sono stati devoti della Madonna ed hanno recitato il Rosario. La recita del Rosario deve ritornare nelle nostre Chiese, nelle nostre case, nella nostra vita, e la santità tornerà a fiorire nel popolo di Dio.
Diceva P. Chimienti: “Un giorno senza Rosario è un giorno perduto”.

2. Il mese di maggio
Predicare o fare il mese di maggio è un omaggio che il cristiano rende alla Vergine che lo segue con amore.
La Vergine ricompensa il cristiano che fa il mese di maggio.

3. Il pellegrinaggio o una visita ad un santuario mariano
La Vergine gradisce sempre l’omaggio di un pellegrinaggio o di una visita ad un suo santuario.

4. La peregrinatio Mariae
La peregrinatio Mariae è una tappa utile, necessaria e fruttuosa per la Diocesi e per la parrocchia.
Nei giorni in cui la Vergine Maria visita la comunità, la misericordia divina opera grandi miracoli.

   Conclusione
Il Papa Giovanni Paolo II conclude la lettera Redemptoris Mater ricordando l’invocazione che la Chiesa innalza, tra le altre, a Maria al termine della quotidiana liturgia delle Ore:

O alma Madre del Redentore, porta sempre aperta del cielo e stella del mare, soccorri il tuo popolo, che cade e pur anela a risorgere , Tu che hai generato nello stupore di tutto il creato, il tuo santo Genitore!”. In questa invocazione è sottolineata la grande svolta determinata per l’uomo dal mistero dell’incarnazione, che accompagna il cammino di ogni uomo: è la svolta tra il “cadere” e il “risorgere”, tra la morte e la vita. Questa svolta vuole essere anche una sfida incessante per le coscienze umane, la sfida a seguire la via del “non cadere” nei modi sempre antichi e sempre nuovi, e del “risorgere”, se è caduto.
È l’impegno di dire definitamente: Basta al peccato per vivere in grazia come figli di Dio. Per concretizzarlo chiediamo aiuto a Maria dicendo: “Soccorri il tuo popolo”, chiediamo aiuto a Colei che è radicata nella storia dell’umanità, presente come mamma di ciascun uomo e di tutti gli uomini, che non desidera altro che, nell’incessante lotta tra il bene e il male, l’uomo non cada, oppure, se è caduto, risorga.

Manda annunziatori della Tua Parola – Mc 16, 15-20 – San Marco Evangelista

Manda annunziatori della Tua Parola – Mc 16, 15-20  – San Marco Evangelista

da un ritiro tenuto da P. Francesco Chimienti O.M. Martina Franca, 25.04.1998     IL CRISTO RISORTO E’ PRESENTE NELLA SUA CHIESA ED OPERA INSIEME A COLORO CHE ANNUNZIANO CON FEDE LA PAROLA DI DIO (Mc 16, 15-20)   “Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola … Continua a leggere

Pane di vita sei, spezzato per tutti noi – Gv 6, 1-15

Pane di vita sei, spezzato per tutti noi – Gv 6, 1-15

da un’0melia di P. Francesco Chimienti O.M. Martina Franca, 27.07.2003   IL PANE EUCARISTICO (Gv 6, 1-15) Il miracolo della moltiplicazione dei pani è il segno dell’Eucaristia Oggi la Chiesa col vangelo di san Giovanni ci parla della moltiplicazione dei pani. Gesù ha sfamato cinquemila uomini, senza contare i bambini e le donne. Questo miracolo … Continua a leggere

Non temo perché mi ami – Gv 3, 1-8

Da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M

DIO HA MANDATO IL FIGLIO A SALVARE IL MONDO
(Gv 3, 1-18)

  1. L’amore di Dio per il mondo è infinito
    Che cosa Gesù ci rivela oggi? Lo dice a Nicodemo, dottore della
    legge, che aspettava il Messia, ma lo dice anche a noi: “Dio ha
    tanto amato il mondo” (Gv 3, 18).
    Gesù ci rivela che Dio ama gli uomini. Ciò è meraviglioso!
    Chi ama è generoso. Dalla generosità si conosce quanto è grande
    l’amore.
    Quando un uomo dà molto significa che ama molto,
    quando dà moltissimo ama moltissimo; se dà tutto all’altro significa
    che ama infinitamente, immensamente, arriva a distruggere se
    stesso per amare l’altro.
    I Santi Padri, attraverso un esempio che esiste nel mondo animale,
    hanno voluto dimostrare l’amore immenso di Gesù per noi, e hanno
    detto che è simile al pellicano, un animale che vive nel deserto e
    che quando non trova di che sfamare i figli, col becco si spacca
    il petto, strappa dei pezzi di carne dal suo corpo e dà da
    mangiare ai figli, fino ad arrivare al punto che, non avendo più
    niente, si tira dei colpi al cuore; dà da mangiare ai figli e poi
    muore.
  2. Dio ha mandato il Figlio sulla terra per salvare il
    mondo
    Dio è Padre, è Figlio, è Spirito Santo. Di più caro non aveva
    niente, se non se stesso e l’immagine di se stesso, cioè il Verbo, la
    seconda persona della SS. Trinità che noi chiamiamo il Figlio. Ha
    preso il Figlio e l’ha mandato sulla terra per salvare il mondo.
    L’amore di Dio è infinito perché ha mandato sulla terra il Figlio, se
    ne è privato lui, lo ha fatto incarnare per salvare gli uomini. Ecco
    l’amore di Dio.
    Gesù ci rivela questa seconda verità: “Dio ha tanto amato il mondo
    da mandare il suo Figlio unigenito”. Ne aveva uno solo, lo ha preso
    e lo ha dato.
  3. Il Figlio ha salvato il mondo con la croce
    La terza verità che ci svela il Cristo è che la salvezza degli
    uomini sarebbe avvenuta per mezzo della morte in croce del
    suo Figlio unigenito.
    La salvezza degli uomini è avvenuta con la croce del Cristo; la
    salvezza di tutti gli uomini avviene attraverso la croce di tutti i
    cristiani.
    Non ci sarà un giorno senza la croce, perché non ci sarà un giorno
    in cui gli uomini non avranno bisogno di salvarsi. Poiché per
    salvarsi è necessario soffrire, Dio dà la croce, la sofferenza a tutti i
    suoi figli, affinché possano salvare gli altri figli. Il Cristo per
    salvare gli uomini è morto in croce; gli uomini per salvare gli altri
    uomini devono soffrire.
    Che Gesù è il Salvatore, oggi lo rivela a Nicodemo; quindi
    lo rivela a me e a voi e dice: “Dio non ha mandato il Figlio nel
    mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per
    mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è
    già stato condannato, perché non ha creduto nel nome
    dell’unigenito Figlio di Dio” (Gv 3, 17-18).
    Non ci condannerà Gesù, ma noi stessi ci condanneremo. L’anima
    di chi muore senza aver accettato la misericordia di Dio, separata
    dal corpo prenderà da sola la strada dell’inferno. Non vedrà Dio
    che la giudica. Non è Dio che la manda, ci va lei. Lo dice Gesù:
    “Dio non ha mandato il Figlio per giudicare il mondo, ma perché si
    salvi. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già
    condannato”.
    CONCLUSIONE
    Dio ha mandato il Figlio per salvarci, ma se ci ostineremo a
    rifiutare la salvezza ce ne andremo noi stessi per conto nostro
    all’inferno, perché quello è il posto nostro. Lo sceglieremo noi. Né
    dovete credere che ci volteremo indietro e diremo:- Signore, così
    cattivo sei stato con noi?
    Abituatevi a dire ogni giorno: Gesù mio, misericordia.

I segni gloriosi della passione di Gesù – Sabato santo 2020

I segni gloriosi della passione di Gesù – Sabato santo 2020

da una riflessione di P. Francesco Chimienti O.M.  Martina Franca 25.4.1996   LA CROCE SENZA IL CROCIFISSO,  MA CON I SEGNI DELLA SOFFERENZA,  è L’AIUTO CHE IL CRISTO CHIEDE ALLA MINIMA La croce senza il Crocifisso, ma con i soli segni della sofferenza, è l’aiuto che il Cristo chiede alla Minima Esaminando i singoli segni, voi … Continua a leggere

Tu sei con me, sempre! Grazie, Signore – Giovedì santo 2020 – 1Cor 11, 23-26

Tu sei con me, sempre! Grazie, Signore  – Giovedì santo 2020 – 1Cor 11, 23-26

da una riflessione di P. Francesco Chimienti O.M.  giovedì santo 28.3.2002 LA MINIMA TRASCORRE LA GIORNATA DEL GIOVEDì SANTO NELLA PREGHIERA DI RINGRAZIAMENTO E IN ATTI DI RICONOSCENZA La lettura che oggi mi ha colpito non è quella del Vangelo, ma quella della prima lettera ai Corinzi, perché parla dell’istituzione dell’Eucaristia e del sacerdozio cattolico, … Continua a leggere

Mio Dio voglio amarti – Mercoledì santo 2020 Mt 26, 14-25

Mio Dio voglio amarti – Mercoledì santo 2020  Mt 26, 14-25

da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M. Mercoledì santo 27.3.2002   MINIMA TRASCORRE IL MERCOLEDì SANTO NELL’AMORE RIPARATORE PER IL PECCATO DEI FRATELLI Perché la Chiesa presenta il tradimento di Giuda due volte nella Settimana Santa? Non è una ripetizione, bensì è una sottolineatura diversa. Martedì santo fa vedere la reazione e i sentimenti di Gesù … Continua a leggere

Un amore che non si ferma al tradimento – Martedì santo 2020

Un amore che non si ferma al tradimento – Martedì santo 2020

da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M. Martedì Santo, 01.04.1980   AL TRADIMENTO DI GIUDA GESU’ RISPONDE CON L’AMORE (Gv 13, 21-33. 36-38)   Dio rispetta la libertà dell’uomo Il vangelo di questa sera coglie il momento più drammatico dell’ultima cena, del Giovedì Santo. Sono tutti a tavola e c’è anche Gesù con loro. Ci … Continua a leggere

Domenica delle Palme 2020

Domenica delle Palme 2020

Con quali sentimenti la Minima trascorre la Domenica delle Palme: 1. La Minima trascorre la Domenica delle Palme innanzitutto con gli stessi sentimenti con cui trascorre la Settimana Santa: prega molto, medita la Passione di Cristo, esprime sentimenti di amore verso il Cristo Crocifisso.  2. La Minima trascorre la giornata della Domenica delle Palme con due … Continua a leggere