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Che io non viva la mia esistenza senza vederTi…. – Lc 16, 19-31

Che io non viva la mia esistenza senza vederTi…. – Lc 16, 19-31

da una omelia domenicale ai fanciulli di P.Francesco Chimienti O.M. LE VERITà FONDAMENTALI CHE RIGUARDANO L’ALTRA VITA (Lc 16, 19-31) Gesù racconta la parabola del ricco epulone e del povero Lazzaro. Questa parabola racchiude alcune verità di fede che sono fondamentali per la nostra vita cristiana. Sapete che significa verità di fede? Sono verità che … Continua a leggere

Prova a dire al tuo nemico: Ti voglio bene! – Mt 5, 43-48

da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M.

AMATE I VOSTRI NEMICI

E PREGATE PER I VOSTRI PERSECUTORI

(Mt 5, 43-48)

  1. Amate i vostri nemici e pregate per loro

Avete dei nemici? Li amate? Pregate per i vostri persecutori?

Fino a quando direte: Io non gli faccio del male, stiamo ancora lontani mille miglia dal pensiero di Gesù e dal vangelo.

Quando sapete che qualcuno ha parlato male di voi, vi ha giudicato, vi ha criticato, se non vi difendete, ma pregate per lui, significa che questa verità del vangelo l’avete messa in pratica; ma se non pregate significa che non l’avete messa in pratica.

Gesù dice due cose molto importanti: pregate e amate i nemici.

  1. Non esistono nemici per noi

Praticamente non esistono nemici per noi. I nemici nostri sono i nostri più grandi benefattori.

Io ricordo sempre questo episodio della vita di sant’Ignazio di Lojola. Egli era continuamente osservato e non capito! Se per quindici giorni stava senza persecuzioni, senza nemici, senza qualche cosa di negativo, ma stava nella gioia più completa, si inginocchiava dinanzi al Signore e diceva: Signore, che male ho fatto, perché mi hai tolto la sofferenza che è il segno della tua benevolenza?

Diceva giustamente un santo: Se non avessimo nemici, dovremmo pagare degli uomini perché diventino nostri nemici, perché sono i nemici che ci fanno esercitare nella virtù, che ci fanno vedere fino a che punto è arrivata la nostra santità, e soprattutto che ci fanno guadagnare tanti meriti per il paradiso e ci danno la possibilità di pagare sulla terra per i peccati commessi da noi e dagli altri; cioè ci permettono di aiutare Gesù a salvare le anime.

  1. I nemici sono i nostri più grandi amici

Nel piano di Dio i nemici, quelli che gli uomini comunemente dicono nemici, sono i nostri più grandi amici. Nelle mani di Dio i nemici diventano i nostri più grandi amici. Ecco perché Gesù poteva dire: Amateli, pregate per essi, perché sono i vostri più grandi benefattori.

Questa è anche la mia esperienza. Dopo tanti anni, stiamo per arrivare a venti anni dalla fondazione dell’Istituto, vi posso dire che ci hanno fatto più bene i nostri nemici che i nostri amici. Gli amici ci hanno fermati, ma i nemici ci hanno purificati, e soprattutto ci hanno lanciati nella conoscenza della Chiesa. Noi non eravamo capaci di farci conoscere e di dimostrare a Dio e agli uomini che avevamo una vocazione, che questa vocazione era divina, e che veramente l’Istituto era di Dio, non di un uomo.

CONCLUSIONE

Vi ripeto le parole di Gesù: Amate i vostri nemici e pregate per coloro che vi perseguitano.

Una legge sempre nuova – Mt 5, 20-26

Una legge sempre nuova – Mt 5, 20-26

Da un2’omelia di P. Francesco Chimienti Martina Franca  12.06.1980  NON LITIGARE MAI NÉ CON GLI UOMINI NÉ CON DIO (Mt 5, 20-26) “Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei per via con lui, perché non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia e tu venga gettato in prigione. In verità ti … Continua a leggere

Nella preghiera confidente c’è l’onnipotenza dell’uomo – Mt 7,7-12

Nella preghiera confidente c’è l’onnipotenza dell’uomo – Mt 7,7-12

da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M. LA PREGHIERA DI DOMANDA (Mt 7, 7-12) L’uomo deve chiedere perché è un nullatenente L’opera di penitenza di oggi è la preghiera, sotto questo aspetto: pregate e chiedete! “Chiedete e vi sarà dato” (Mt 7, 7). Perché Gesù ci dice così? Perché l’uomo non possiede niente. Che cos’hai, … Continua a leggere

Grazie, Signore, perché soccorri la mia debolezza – Mt 6, 7-15

Grazie, Signore, perché soccorri la mia debolezza – Mt 6, 7-15

da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M.  1978   LA PREGHIERA DELLA CHIESA E LA PREGHIERA SPONTANEA (Mt 6, 7-15)   La preghiera della Chiesa è superiore alla preghiera spontanea “Pregate così”, ha detto Gesù, e ci ha insegnato il Padre nostro. “Pregate così”, ha detto la Chiesa, e ci ha insegnato l’Ave Maria, il Gloria … Continua a leggere

Figlio se ti presenti per servire il Signore, preparati alla prova – Mc 1, 12-15

Figlio se ti presenti per servire il Signore, preparati alla prova – Mc 1, 12-15

da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M. Martina Franca, 16.02.1997   LA TENTAZIONE (Mc 1, 12-15) Oggi è la prima domenica di quaresima, anno B. Il vangelo di san Marco ci parla delle tentazioni di Gesù. Gesù è stato tentato nel deserto, all’inizio della sua vita pubblica, da satana, l’unico tentatore. Non ce ne sono … Continua a leggere

Quanto bene da farsi… approfittiamo del tempo donato – Sabato dopo le Ceneri

Quanto bene da farsi… approfittiamo del tempo donato – Sabato dopo le Ceneri

dagli scritti di P. Francesco Chimienti O.M. 2012   LA MINIMA TRASCORRE LA QUARESIMA CON LA MORTIFICAZIONE DEI PENSIERI INUTILI  SORVEGLIANDO LE PAROLE E LE AZIONI     INTRODUZIONE   La Minima trascorre la quaresima mortificandosi, sia per evitare il peccato, sia per fare il bene. La Minima tiene sempre presente questo: prima si affrontano … Continua a leggere

Excelsior … coraggio, senza paura – Venerdì dopo le Ceneri

Excelsior …  coraggio, senza paura – Venerdì dopo le Ceneri

da un ritiro tenuto da P. Francesco Chimienti O.M.  18.02.2002 LA MINIMA TRASCORRE LA QUARESIMA IN PARTICOLARE  CON LA PREGHIERA E LA MORTIFICAZIONE  DEI PENSIERI, DELLE PAROLE E DELLE AZIONI                 “La Minima trascorre la quaresima così: fa meglio le sue preghiere; sorveglia le sue parole; dà alle sue azioni una perfezione più … Continua a leggere

Camminando sulla strada della santità – Giovedì dopo le Ceneri

Camminando sulla strada della santità – Giovedì dopo le Ceneri

LA MINIMA TRASCORRE LA QUARESIMA COMPIENDO LE OPERE PENITENZIALI PROPRIE DEL CRISTIANO     Il cristiano per trascorrere la quaresima deve praticare:   La penitenza conversione La penitenza conversione è lasciare il peccato definitivamente e vivere in grazia di Dio. Chi non raggiunge questa conclusione della penitenza conversione sta ancora ai piedi di Ponzio Pilato, … Continua a leggere

Ai tuoi piedi, Gesù, sapendo di non restare delusa – Mc 1, 40-45

Ai tuoi piedi, Gesù, sapendo di non restare delusa – Mc 1, 40-45

da un’omelia di P. Francesco Chimienri O.M. Martina Franca, 16.02.2003   COME PREGARE E COME COMPIERE OGNI NOSTRA AZIONE (Mc 1, 40-45)   “Un lebbroso lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi guarirmi!». Mosso a compassione, stese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, guarisci!»” (Mc 1, 40-41).   I. … Continua a leggere

In Cristo l’universo è creato – Gn 1, 1-19

Da uuna riflessione di P. Francesco Chimienti O.M

20.5.1990

NAZARET LA CASA DELL’INCARNAZIONE DEL FIGLIO DI DIO

INTRODUZIONE

Il Signore mi ha fatto vedere a Nazaret, la casa, il luogo dell’incarnazione del Verbo […] . Ho contemplato la casa di Nazaret dall’interno, quando siamo entrati nella Basilica dell’Annunciazione e abbiamo avuto la gioia di vedere la grotta di Nazaret, prima alla distanza di venti metri, poi, quando siamo scesi giù, alla distanza di un metro ed ho capito che Cristo è il centro del mondo, il cuore del mondo.

II. LA CASA DI NAZARET VISTA DALL’ESTERNO: IL CRISTO CUORE DEL MONDO UNIVERSO

1. La casa di Nazaret, la casa della Vergine è il cuore del mondo universo

Vedendo questa casa dall’esterno, in una grande luce, in mezzo al paese, ho immaginato, stando alla finestra, che in essa il mondo si rimpiccioliva dall’infinito, a forma di imbuto, fino ad entrare a quel punto nero, che io vedevo dinanzi a me e che era la casa di Nazaret. In questa casa è avvenuta l’incarnazione del Figlio di Dio. Quel luogo e quella casa sono stati scelti dal Verbo di Dio per incontrarsi con l’uomo, per farsi uomo come noi nel seno purissimo di Maria Vergine. Il Cristo è il cuore dell’universo. Dio, che crea il cielo e la terra e tutti i mondi possibili ed immaginabili, le galassie, i mondi che abbiamo conosciuto e quelli che ancora non conosciamo e che sono distanti da noi miliardi di anni luce, sceglie la terra e viene su di essa. Tra i Continenti sceglie l’Asia; tra le Nazioni: la Palestina ; tra le Regioni: la Galilea; tra le città: Nazaret; tra le case quella di Maria che diventa il centro dell’universo, perché in essa il Figlio di Dio, il Verbo, si è incarnato e, diventando uomo, ha dato valore infinito, divino all’intero universo.

2. Nazaret è il cuore del mondo universo, perché tutto l’universo è concentrato in questo paese, in questa casa, dove il Verbo di Dio si è fatto uomo.

Dalla finestra io vedevo Nazaret nella luce del sole, nella luce dell’infini to, perché Dio è luce. La vedevo nella luce, che a forma di imbuto si concentrava in quel punto nero, che era la basilica dell’Annunciazione. Mi sembrava che quella casa fosse il punto centrale di una clessidra infinita. L’infinito andava verso il finito d i questo punto nero e da esso andava verso l’infinito di Dio. Il Cristo, scegliendo quel luogo, per incarnarsi, aveva scelto il cuore dell’universo. Egli veniva dall’infinito e, incarnandosi, prendeva l’uomo e lo portava verso l’infinito. Il Cristo dava un valore al mondo creato, ieri; e dà un valore al mondo del quale ci serviamo noi oggi, e di cui si serviremo fino alla fine del mondo e al di là della fine del mondo,quando godremo di mondi nuovi e di cieli nuovi, rigenerati dalla redenzione di Cristo.

3. Nazaret è il cuore del mondo universo perché l’universo, e tutto ciò che contiene, è stato santificato in questo luogo dal Verbo di Dio, quando si è fatto uomo

L’uomo, scientificamente è stato dimostrato, è un microcosmo. Cioè è l’Universo in piccolo. Io rimasi sbalordito quando il nostro professore di chimica ci disse che tutti gli elementi chimici sono presenti nell’uomo, e quando il professore Medi ci disse che tutte le leggi che regolano l’Universo creato, regolano il microcosmo uomo. L’uomo è un microco smo; e il Cristo diventando uomo, riassume in sé tutto il mondo, per cui si realizza il disegno del Padre: fare di Cristo il cuore del mondo increato. Tutto passa per le mani del Cristo, per cui tutto il creato diventa divino. All’inizio della creazione Dio creò e vide che tutto era buono, creò la luce e vide che era buona, il firmamento e vide che era buono, le piante e vide che erano buone, gli animali e vide che erano buoni (cfr Gn 1, 131). Le creature sono buone, quindi io posso servirmi di tutte le cr eature, perché mi portano a Dio o mi devono portare a Dio. È una cosa stupenda!

II. LA CASA DI NAZARET VISTA DALL’ INTERNO: IL CRISTO CUORE DEL MONDO UNIVERSO

Il Cristo è il cuore non solo del mondo inanimato, ma anche del mondo animato, perché incarnandosi è diventato il cuore dell’uomo, che è il re del mondo universo. Nella casa di Nazaret, ho visto una grotta, ma nella grotta ho visto la Vergine. In quella grotta il Cristo è diventato il cuore dell’Universo, nel seno della Vergine Maria. Il Cristo è il cuore dell’uomo perché:

1. Con l’incarnazione si sposa con la creatura, diventa una cosa sola con l’uomo.

Il Verbo si incontra e col creato e con la creatura, e assume in sé e il creato e la creatura; e rimanendo ciò che era, Figlio di Dio, diventa, nel seno della Vergine, ciò che non era: figlio dell’uomo, Cristo Gesù. A Nazaret, ho visto concentrato il mondo universo: ma ho visto concentrato nel seno della Vergine Maria tutte le creature che esistono nel mondo vegetale, animale e spirituale. Nel seno della Vergine, il Cristo ha riassunto sia la creazione che le creature. Quindi l’infinito, il Figlio di Dio, ha sposato la creazione e la creatura, è diventato nel seno della Vergine ciò che non era: il Figlio dell’uomo, come era stato preannunziato nell’Antico Testamento, in modo che il finito diventi finito, l’uomo creatura diventi Figlio di Dio. A Nazaret, nella casa della Vergine, nel seno della Vergine Maria è avvenuto il grande miracolo della nostra grandezza! L’infinito diventa finito, il Figlio di Dio diventa figlio dell’uomo, perché l’uomo finito diventi infinito! Aveva ragione San Leone Magno di dire: Considera, cristiano, la tua grande dignità! Se il Figlio di Dio è Dio, io in Lui che si è incarnato sono diventato Dio, pur essendo uomo!

2. Il Cristo con l’incarnazione, entrando nel seno della Vergine e quindi diventando uomo come noi, ha di vinizzato ogni azione dell’uomo

Mi commuove sapere che ogni azione dell’uomo, anche la più ordinaria e la più banale, diventa in Cristo divina, meritoria e salvifica. Adesso non c’è niente di mio che non sia divino, che non abbia un valore infinito. Non c’è nessuna mia azione che non abbia la possibilità di unirsi al Cristo per diventare azione salvifica. Ecco che cosa siamo diventati col Cristo incarnato! Ecco che cosa è avvenuto a Nazaret! Ho capito questo concetto in una maniera particolare nella grotta del latte a Betlemme, quando ho visto il quadro raffigurante la mamma del Cristo che faceva poppare il suo figliolo, che godeva del latte della mamma. Vedendo la Vergine in quell’atteggiamento così umano e naturale ho capito che tutto è sacro nel mio corpo, tutto è santo, tutto è divino, perché il Figlio di Dio, prendendo questa natura, l’ha resa sacra, meritoria divina. e Dalla Terra Santa sono ritornato cambiato e vi dico: Non abbiate vergogna di essere donne! Io non ho vergogna di essere uomo, perché tutto è stato divinizzato nel Cristo in quanto si è realizzato il disegno del Padre: fare di Cristo il cuore del mondo!

III . LA VERGINE MARIA HA FATTO DI CRISTO, SUO FIGLIO, IL CUORE DEL MONDO

La Vergine è grandissima alla scuola del suo Figlio. Non è la Vergine il cuore del mondo, ma avendo fatto di Cristo il cuore del mondo, ella è al centro del cuore del mondo, è al centro delle anime. Il Cristo l’ha proclamata regina degli Angeli e dei Santi.

[….]

Gesù mi segue… personalmente e con premura – Mc 6, 30-34

Gesù mi segue… personalmente e con premura – Mc 6, 30-34

da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M. Martina Franca, 20.07.1997 GESU’ E’ IL VERO PASTORE DELLE ANIME (Mc 6, 30-34) Gesù si commuove per le necessità delle anime Gesù è il vero pastore delle anime. L’aveva predetto Geremia. Gesù è il pastore di tutte le anime ed è il pastore degli Apostoli. Il vangelo di Marco … Continua a leggere

Desideriamo ciò che desidera Dio: che tutti gli uomini si salvino – Mc 6, 7-13

Desideriamo ciò che desidera Dio: che tutti gli uomini si salvino – Mc 6, 7-13

da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.m. Martina Franca, 13.07.1997   LA NOSTRA MISSIONE PROFETICA: CONVERTIRE LE GENTI (Mc 6, 7-9. 13)     All’origine della nostra missione profetica c’è Dio “Gesù chiamò i Dodici, ed incominciò a mandarli a due a due e diede loro potere sugli spiriti immondi” (Mc 6, 7). Dio vi … Continua a leggere

Non piaccio agli uomini ma piaccio a Dio… che altro c’è di più bello – Mc 6, 1-6

Non piaccio agli uomini ma piaccio a Dio… che altro c’è di più bello – Mc 6, 1-6

da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M. Martina Franca, 06.07.2003 OGNI PROFETA DEVE PRENDERE ATTO CHE NON SARà CREDUTO E SARà DISPREZZATO SOLO NELLA SUA PATRIA,  TRA I SUOI GENITORI E IN CASA SUA (Mc 6, 1-6)   Il profeta non è accolto Dopo aver letto e meditato questo passo evangelico, l’ho sintetizzato con queste … Continua a leggere

Eccomi, Signore! – Mc 4, 35-41

Eccomi, Signore! – Mc 4, 35-41

da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M. LA CHIAMATA DI DIO ALLA VITA DI CONSACRAZIONE (Mc 4, 35-40) “Verso sera, disse Gesù ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva». E, lasciata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui” (Mc 4, 35-36). In queste parole io vedo la … Continua a leggere

Un seme prezioso viene gettato nel nostro cuore: non spaventiamoci del letame… lo aiuterà a crescere – Mc 4, 1-20

Un seme prezioso viene gettato nel nostro cuore: non spaventiamoci del letame… lo aiuterà a crescere – Mc 4, 1-20

da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M. Taranto, 26.01.1977   PERCHÉ LA PAROLA DI DIO NON è EFFICACE (Mc 4, 1-20)   Vi siete mai chiesti perché ascoltate la Parola di Dio e non diventate santi? E non vi convertite? Ce lo spiega Gesù con la parabola del seminatore.   Perché viene satana a togliere … Continua a leggere

Il vero riposo … – Mc 3, 1-6

Il vero riposo … – Mc 3, 1-6

da un articolo pubblicato su “Maestro che devo fare” di Elisa C. …La domenica vissuta nella dimensione del divino è vero ristoro per l’uomo, per tutto l’uomo: sia corpo, sia spirito, sia anima. L’uomo diventa più uomo, si ritempra nella sua  umanità. La domenica, come scrive S.Tommaso, è “un giorno ordinato non al gioco, ma … Continua a leggere

Perché sprecare energie per combattere il bene, seppur fatto male? – Mc 2, 23-28

Perché sprecare energie per combattere il bene, seppur fatto male? – Mc 2, 23-28

da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M. Martina Franca, 18-07-2003   “RICORDATI DI SANTIFICARE LE FESTE”     come si santifica la domenica, giorno del Signore     Mi fermo sul Vangelo perché parla della santificazione del sabato. Noi cristiani dobbiamo santificare la domenica, perché ricorda il mistero dei misteri: la risurrezione di Gesù, che … Continua a leggere

Posiamo il nostro capo sul cuore di Gesù e impariamo la Via, la Verità e la Vita – Mc 2, 18-22

Posiamo il nostro capo sul cuore di Gesù e impariamo la Via, la Verità e la Vita – Mc 2, 18-22

da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M. LA PRESENZA DI Gesù SULLA TERRA è TEMPO DI NOZZE, TEMPO DI GIOIA,  TEMPO DI ANNUNZIO, TEMPO DI PARTECIPAZIONE DI BENI (Mc 2, 18-22)     Attraverso questo vangelo di san Marco vediamo che, mentre i discepoli di Giovanni Battista digiunavano, i discepoli di Gesù non digiunavano. Domandarono … Continua a leggere

Seguimi! – Mc 2, 13-17

Seguimi! –  Mc 2, 13-17

da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M. I DOVERI DELLA CATECHISTA (Mc 2, 13-17)   Ammaestrare Le parole che mi hanno colpito questa mattina, con la lettura del vangelo di san Marco, sono queste: “Tutta la folla veniva da Gesù ed egli li ammaestrava”. In questi giorni mi stanno colpendo in modo particolare i verbi … Continua a leggere

Mc 6, 46 – La preghiera arriva là dove la carne non può nulla (S. Francesco)

Mc 6, 46 – La preghiera arriva là dove la carne non può nulla (S. Francesco)

da un’omelia di P.Francesco Chimienti O.M. Martina Franca 04.08.1998   L’ATTIVITA’ PRINCIPALE DELLA MINIMA E’ LA PREGHIERA, NON L’APOSTOLATO (Mc 6, 46)     L’attività principale di Gesù è stata la preghiera Sono rimasto colpito da queste parole: “Gesù ordinò ai discepoli di salire sulla barca (dopo che ebbe saziato la folla) e di precederlo sull’altra … Continua a leggere

Epifania – Mt 2, 1-12

Epifania – Mt 2, 1-12

da un’0melia di P.Francesco Chimienti O.M. L’EPIFANIA (Mt 2, 1-12) 0 I. L’epifania è la manifestazione di Gesù, Figlio di Dio   Le parole che mi hanno colpito del Vangelo sono le parole dei Magi: “Siamo venuti per adorarlo” (Mt 2, 2). Quando lo trovarono, entrarono nella casa, “videro il Bambino con Maria sua madre, … Continua a leggere

Hai trovato casa – Gv 1, 35-42

da un ritiro predicato da P. Francesco Chimienti O.M.

Martina Franca 16 gennaio 2011

 

prima meditazione

“Rabbì, dove abiti? Venite e vedrete”

(Gv 1, 35-42)

  1. Il Verbo abita in mezzo a noi

Oggi è una giornata particolare per me, vi do solo qualche pensiero che vi può servire per questo ritiro, altrimenti, per come mi sento, non avremmo dovuto fare niente.

Nell’omelia ho parlato di Gesù, Agnello di Dio. Adesso, sullo stesso capitolo di San Giovanni,  faremo le altre due meditazioni. Prima di tutto abbiamo saputo da Giovanni che Gesù è l’Agnello di Dio ed è  il Figlio di Dio. Coloro che hanno ascoltato queste parole del Battista subito si sono entusiasmati; lo attendevano da tanto tempo, finalmente è arrivato, lo hanno visto, camminava dinanzi a loro e due lo hanno seguito (cfr. Gv 1, 35-42). Gesù si è voltato, e questi due discepoli di Giovanni hanno domandato: “Rabbì, dove dimori?” (Gv 1, 38). Lui ha risposto con due parole: “Venite e vedrete” (Gv 1, 39). Vi voglio leggere il testo del Vangelo che a me piace tanto. Mi dispiace che mi trovi in queste condizioni.

“Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Mi piace questo Gesù che si volta indietro e fa la domanda: Curiosoni, cosa volete, che cercate? Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa maestro –, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete».  è  una capanna? No! Una casa non ci sarà! In mezzo alla strada, in una grotta! “Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.

Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone” (Gv 1, 39-40)Come vedete la notizia di Giovanni si moltiplica, perché il bene è diffusivo di se stesso. Quello che voi non fate! Significa che non avete preso l’Istituto come un bene. “E gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù.  Sarà rimasto così contento nel vedere Gesù, nello stare una giornata con lui che non ha potuto fare a meno di dirlo subito. “Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro” (Gv 1, 42).

Questo è il vangelo, ma l’idea che io vi voglio dare nella giornata di oggi e sulla quale dovete riflettere è che il Verbo, che è la seconda Persona della SS. Trinità, abita in mezzo  a noi.

Vi ho detto che dobbiamo convincerci perché non siamo convinti. Non abbiamo dato peso a questa notizia, a questo dato di fede. Perché dando peso alla verità dobbiamo tirare le conseguenze. Se crediamo che questo Gesù è il Figlio di Dio, dobbiamo trattarlo da Figlio di Dio. Ma se non lo trattiamo da Figlio di Dio, io non dico che non crediamo, ma almeno non abbiamo fatto caso al fatto che dobbiamo impostare tutta la nostra vita spirituale sul Cristo. Dobbiamo mettere il Cristo al centro della nostra vita.

  1. Il Verbo si è fatto carne

Il Cristo, il Verbo di Dio, si è incarnato, si è fatto carne, è diventato uomo come noi. Non abbiate alcun dubbio su questa grande verità. Questa Persona è vero uomo, per cui non potete fare nessuna obiezione:

L’ho visto piangere, mentre Dio non piange! Ma è uomo!

L’ho visto sudare, e Dio non suda! Ma è uomo e come uomo ha sudato.

Che razza di Dio è questo: gli hanno fatto tutto quello che hanno voluto, flagellato, crocifisso, perché non si è difeso?  Perché non li ha fulminati! Era uomo e ha accettato di essere uomo come noi, ponendosi ─ e questo è l’intento del Cristo ─ all’ultimo gradino nella realtà sociale dell’umanità. Perché c’è il primo, il secondo, il terzo e c’è l’ultimo gradino. Ebbene  Lui da Dio si è fatto uomo, perché è nato da una donna, dalla Vergine Maria. È nato da Dio, perché non ha voluto la collaborazione di nessun uomo: è divina la generazione. “Lo Spirito Santo scenderà su di te e  la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato figlio di Dio” (Lc 1, 35). Ha assunto la carne, è diventato uomo come noi e ha scelto l’ultimo gradino. Tutte le manifestazioni umane del Cristo congiurano contro di lui come Figlio di Dio. Ecco perché dico a voi: Convincetevi! È un uomo come noi e ha voluto condividere la condizione dell’ultimo uomo nell’ultimo gradino della scala sociale.

  1. Il Verbo ha posto la sua dimora in mezzo a noi

Anche di questo dovete convincervi. Vero Dio e vero uomo. L’essere vero uomo non deve fare traballare la nostra fede: è una scelta che Lui ha fatto soprattutto accettando l’ignominia degli uomini, in modo che nessun uomo avrebbe potuto dire, lungo il corso della storia dell’umanità: quello che ho sofferto io, Lui non l’ha sofferto! Non è capitato a Lui quello che è capitato a me! No, a Lui c’è il di più, mai il meno!

Non solo è uomo come noi, ma ha messo la casa in mezzo a noi. Dopo che ha vissuto la vita come la vivo io ed è risorto, è andato nell’aldilà, ha messo la dimora in mezzo a noi. Solo Dio poteva farlo. Dio è in cielo, in terra e in ogni luogo, ma è anche nell’Eucaristia. Tiene una casa! Poiché capiva tutte le necessità umane e tutte le difficoltà che l’uomo avrebbe incontrato lungo il corso della sua vita e dell’esistenza storica di tutti gli uomini, ha messo la dimora in mezzo a noi. Mi commuove il pensiero che esco dalla stanza e a cinquanta metri c’è Lui. Prendo un’altra direzione  e a dieci metri c’è Lui. Il convento è una casa grande, ma al centro di questa casa c’è Lui. Ma se esco  mi trovo subito sotto l’influenza di Gesù che dimora in Santa Chiara. Lasciata Santa Chiara, a cento metri c’è la SS. Annunziata. Ovunque andate c’è Lui. Si tratta di saperlo, di crederlo, ma siamo sempre sotto  la sua presenza. E se tu sei con me, chi sarà contro di me? Dovremmo vivificare un po’ di più la nostra fede. Avere sempre il pensiero della presenza di Dio! È uno dei mezzi più efficaci per la via della santità. Coltivatelo. P. Martino a me fratino diceva: non devi pensare alla presenza del Cristo in mezzo a noi soltanto una volta al giorno o quando vai in cappella, bensì anche quando giochi, quando studi, sempre. Sta in mezzo a noi, è con noi, ed è Lui. Ha inventato l’Eucaristia, ci ha dato un pane che è a disposizione di tutti gli uomini di tutti i tempi, di tutti i luoghi. L’ha detto e l’ha fatto: Questo è il mio corpo, questo è il mio sangue. Qui ci sto io! Se stai con me, avrai tutto. Ecco l’interrogativo: lo consideri solo uomo, o lo consideri anche Dio? E se lo consideri anche Dio oltre che vero uomo, credi che Lui è veramente in corpo, sangue, anima e divinità in mezzo a noi, a portata di mano; ascolta la nostra preghiera e vede i nostri affanni? Ecco perché San Giovanni non riusciva a scrivere quelle parole della prima lettera: Il Verbo di Dio, che  fa tremare, che non puoi vedere e non puoi nemmeno nominare, ebbene il Verbo di Dio lo abbiamo visto, lo abbiamo toccato, lo abbiamo udito! Poi dice una quarta parola, che ancora non avete sperimentato: “lo abbiamo contemplato” (Gv 1, 14). E non contento di averlo detto la prima volta, subito dopo ripete: E questo Verbo di Dio che noi abbiamo visto è entrato in comunione con noi. Noi siamo in comunione con Lui e Lui è in comunione con il Padre e lo Spirito Santo per cui noi siamo in comunione con l’umanità intera e con la SS. Trinità. Questo è un miracolo di ordine spirituale. Non mi venite a dire che volete sentire voi, che volete toccare voi. Però è vero, e io vi do la mia parola d’onore, che se fate sul serio lo vedrete, lo ascolterete, lo toccherete e lo contemplerete. Non è vero che si è nascosto sotto le specie del pane e del vino, e lo dobbiamo solo credere. No! Chiede la fede primariamente, ma dopo la fede ci dà la soddisfazione di vederlo e di toccarlo. È diventato uno di noi. È entrato in comunione spirituale con noi,  ma è entrato anche  in comunione fisica perché noi, dopo averlo offerto al Padre, quando facciamo la comunione lo mangiamo. Lui veramente entra dentro di noi e rimane dentro di noi tanto quanto rimangono le specie del pane e del vino, e poiché le specie rimangono cinque minuti, lui è in noi.  Ecco perché io vi dico: Noi non crediamo: siamo atei! Perché se credessimo dovremmo essere consequenziali .

  1. Fate l’esperienza della mia presenza in mezzo a voi

Gesù ha messo casa in mezzo a noi.  Sapete quali sono i sentimenti di Gesù? Ci dice:- Perché non vieni a trovarmi?

– Ti aspetto!

Anche se io non vado a trovarlo, Lui mi aspetta. Io gli dico:- E che vengo a fare?

– Ti voglio riempire dei miei beni. Anche di quei beni che non vedi, ma che tu non hai. Perché non vieni a trovarmi?

– Ho da fare!

– E che tieni da fare?

Io vedo che amate tante cose  di nessun valore  e mettete da parte le cose che hanno valore. Vedo che le  vostre cose, a cui siete  attaccate  in maniera indissolubile, hanno la prevalenza  anche su quello che è di Dio.

«Perché non vieni a trovarmi?». Date una risposta. La dovete dare. Io la do la risposta: Signore, tengo sonno e mi ritiro. Vengo sì, ma un minuto, poi vado via. E Gesù mi risponde: Ma la partita la vai a vedere! Ho dovuto rinunciare alla partita. Ha ragione Lui. Quando c’è da allungare la serata, la allunghi anche con sacrificio; ma da me, no! Ma la pagherò! Sì perché dinanzi ai miei occhi tengo San Francesco in ginocchio, immobile e non un quarto d’ora come sto io, no, ore.

Voi dite: Possiamo essere tutti come san Francesco? Ma dategli qualche cosa. È vero o non è vero che passano le giornate senza andarlo a trovare? Sì, siamo andati a messa, abbiamo fatto il nostro dovere. Io ho detto: mi accontento!, ma tengo dinanzi ai miei occhi quella bambina che passando dinanzi alla chiesa gridava: Mamma, mamma, Gesù! Ed io dicevo: E io quando mai ho avuto questi sentimenti di fede come questa bambina che tira le mani della mamma perché vuole entrare in chiesa. La bambina gridava alla mamma: Gesù, Gesù! E la mamma l’ha dovuta accontentare. Voleva giustizia! Ci sono diverse di voi  che fanno le giornate, due ore, tre ore di preghiera: fate bene. È quello che ha chiesto la Madonna a Medugorje. Una Missionaria era sul colle quando la Madonna appariva, e lei mi ha detto che lo ha accolto come un messaggio all’Istituto. Anch’io l’ho accettato come un messaggio all’Istituto perché questo è anche il mio pensiero.

La Madonna ha detto: “Pregate, pregate, pregate. Pregate, cari figli, e aiutatemi nella realizzazione dei miei piani che desidero realizzare nel mondo con questa parrocchia. In modo particolare pregate per le vocazioni nella Chiesa, per la fede dei miei sacerdoti. Sappiate, cari figli, che prego sempre per voi, che sono  sempre con voi quando attraversate momenti difficili. Perciò, perseverate nella preghiera. Pregate insieme a me. Oggi desidero  dire grazie perché avete risposto e accolto i miei messaggi e vivete i miei messaggi”. Ve lo commento:

  1. Pregate, pregate, pregate

Significa pregate sempre, fate come ha detto Gesù: “Pregate sempre, senza stancarvi mai!” Significa che quando dopo un’ora mi sono stancato e lascio, Lei dice: prega. Poi di nuovo, stanco, lascio la preghiera, e Lei insiste: prega!  Perché Lei lo sa che quella grazia dipende dalla preghiera. Se tu preghi l’avrai, ma se tu non preghi non l’avrai. Ci sono delle grazie di carattere universale, per tutti gli uomini, come quella della pace, che sono legate alla quantità della preghiera nostra. Non date retta a quelli che dicono: Basta un’Ave Maria. Magari bastasse un’Ave Maria! Gesù non avrebbe detto le parole che ha detto, né la Madonna.

  1. Pregate e aiutatemi nella realizzazione dei miei piani che desidero realizzare con il mondo per mezzo di questa parrocchia. Ma anche per mezzo vostro

L’aiuto avviene per mezzo della preghiera. Noi, vedete, stiamo per realizzare un piano di Dio e non del Padre: il piano degli Associati. Qual è la chiave per ottenere questa grazia? La preghiera. Pregate e aiutatemi nella realizzazione dei miei piani, nella realizzazione dell’Istituto

Ricordate le parole di p. Pio: “Vale più la preghiera di un viandante sulla terra che la preghiera di tutti i santi del paradiso”. Aiutatemi! Avete sentito la Madonna? Chiede a noi l’aiuto, e non noi a lei. Come possiamo aiutarla? Con la preghiera.

  1. In modo particolare, pregate per le vocazioni nella Chiesa

Significa che nella Chiesa non si prega. A parole preghiamo. Tutti dicono: Sì, si intende! Ma non si prega. Nell’ultima conferenza che ho ascoltato sulle vocazioni, il relatore di tutto ha parlato: stampiamo, scriviamo, andiamo, diciamo ma non della preghiera. Ma le vocazioni la stampa ce le manda? Gesù invece ha dato la chiave per aprire questa porta: pregare in modo particolare per le vocazioni. Ricordate queste intenzioni della Madonna: per tutte le vocazioni, non solo per le nostre.

E in modo particolare pregate per la fede forte dei miei ministri. Significa che i suoi ministri non hanno una fede forte; mentre per affrontare le vicende della vita ci vuole una fede forte. La Madonna parla della fede dei suoi ministri, io invece della fede forte delle Missionarie della parola di Dio.

  1. Sappiate che io sono sempre con voi quando attraversate momenti difficili

Noi preghiamo, diciamo alla Vergine, e tu che fai? Io sono con voi specialmente quando attraversate i momenti difficili. Quindi la nostra preghiera è avvalorata, è rinforzata dalla preghiera di Maria Santissima.

“Santa  Maria, madre di Dio, prega per noi peccatori”.  Sappiate, dice la Madonna, che quando voi mi pregate, io prego con voi e sono sempre con voi quando attraversate momenti difficili.

  1. Perseverate nella preghiera. Come se non avesse detto niente, aggiunge: perseverate nella preghiera.
  1. Pregate insieme a me. Ecco il valore del rosario!
  1. Oggi desidero dirvi grazie perché avete messo in pratica i miei messaggi

L’ultima parola è stata: grazie, perché mi avete creduto, ma per cinque volte ha detto: pregate!

            conclusione

                

Quindi stasera perderemo tempo dinanzi a Gesù sacramentato; perderemo tempo nel dire il rosario e perderemo tempo ritornando a casa recitando il rosario. Perderemo tempo, pregando. Finalmente possiamo perdere un po’ di tempo!

Il Maestro nascosto delle Missionarie e dei Discepoli della Parola – Mt 10, 16-200

Il Maestro nascosto delle Missionarie e dei Discepoli della Parola – Mt 10, 16-200

da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M. Martina Franca  11.07.1991   L’AZIONE DELLO SPIRITO SANTO è INSOSTITUIBILE  NELL’OPERA DELLA NOSTRA DIFESA (Mt 10, 16-20) Le parole che stamattina mi hanno colpito sono queste: “Quando vi consegneranno nelle loro mani non preoccupatevi di come o di che cosa dovete dire, perché vi sarà suggerito in quel … Continua a leggere

Novena a Gesù Bambino – Ti lodo, o Signore! – Lc 1, 46-55

Novena a Gesù Bambino – Ti lodo, o Signore! – Lc 1, 46-55

da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M. Grottaglie, 1985 I SENTIMENTI PIU’ PROFONDI DELLA VERGINE SANTISSIMA DOPO L’INCARNAZIONE DEL VERBO (Lc 1, 46-55) I sentimenti della Vergine sono espressi nel Magnificat  Più di una volta mi sono posto questa domanda: Che cosa pensava e che cosa diceva Maria SS. delle opere meravigliose che aveva Dio … Continua a leggere

Novena a Gesù Bambino – Rendici, come te, Vergine santa – Lc 1, 39-45

Da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M

LO SPIRITO SANTO
(Lc 1, 15-17. 39-45)

I. CHE COSA FA LA MISSIONARIA DELLA PAROLA DI DIO QUANDO È PIENA DI SPIRITO SANTO

[…]

II. CHE COSA DICE DELLA VERGINE LA MISSIONARIA DELLA PAROLA DI DIO QUANDO È PIENA DI SPIRITO SANTO

Quando la Madonna andò ad Ain-Karim trovò Elisabetta, la quale, piena di Spirito Santo, disse: “Benedetta tu fra le donne, e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore” (Lc 1, 42- 45).
La Missionaria della Parola di Dio, quando è piena di Spirito Santo, benedice la Vergine, parla bene della Vergine, la loda, la riconosce come benedetta, la invoca e la proclama:

 

1. La proclama la più grande di tutte le donne che furono, che sono e che saranno

Questo lo fa nella preghiera. Ecco l’Ave Maria, ecco la Salve Regina, ecco il Rosario!
Nella catechesi dovete parlare della Madonna come la più grande fra tutte le donne. Non c’è catechesi migliore per le ragazze che parlare della verginità e della maternità della Madonna. Vi dovete gloriare di aver avuto la Madonna. Se voi donne siete grandi, lo siete per la Madonna; e sarete anche voi grandi se farete le stesse cose che ha fatto la Madonna.
Quindi, invocarla nella preghiera; proclamarla nella catechesi; nella vita organizzare le feste per la Madonna. Non fate passare nessuna festa senza farla notare ai bambini, ai ragazzi e aipreadolescenti. Prendere le iniziative perché sia lodata e venerata col rosario, il mese di Maggio, i pellegrinaggi e la “peregrinatio Mariae”. Sono le quattro manifestazioni della devozione verso la Madonna.
Dovete proclamare, far sapere che la Madonna è la più grande fra tutte le creature, quindi dire il rosario come alla più grande delle creature; fare il mese di maggio, il pellegrinaggio, la “peregrinatio Mariae” come alla più grande fra tutte le donne.

2. La proclama Madre di Dio

Elisabetta disse: “A che debbo che la Madre del mio Signore venga a me?”. Ed anche proclamò: “Benedetto il frutto del tuo seno”. Tu sei la mamma, tieni nel tuo seno Gesù.
Maria è madre di Dio, prodigio singolare ed unico dal quale derivano tutti gli altri privilegi.
La Missionaria dimostra che la Madonna è Madre di Dio per mezzo del Vangelo. Quindi invocarla come madre, proclamarla come madre, trattarla come madre, crederla madre, pensarla come madre.
Usare le quattro forme di devozione: il rosario, il mese di maggio, i pellegrinaggi e la “peregrinatio Mariae” per sottolineare questa verità.
Dimostrare, far vedere e soprattutto far notare che cosa ha fatto Gesù sul legno della croce, quando prima di morire ha voluto lasciare il più grande dono che poteva lasciare: la sua madre come mamma nostra.

3. La proclama la prima e la più grande missionaria, la più grande pellegrina del
mondo per portare il Cristo e la sua parola agli uomini, sempre con un fine: salvarli,
convertirli, santificarli.

La Vergine ha incominciato il suo pellegrinaggio ad Ain-Karim e lo sta continuando attraverso i secoli per portare Cristo e la sua grazia che santifica, per portare la Parola di Dio e la fede che salva. Ella non ha terminato il suo pellegrinaggio, perché vuole salvare tutti i suoi figli.
4. La proclama la Mediatrice e la dispensatrice di tutte le grazie Questa verità, che ancora non è stata proclamata dalla Chiesa, ha un suo fondamento nelle stesse
parole di Gesù: Nessuno arriva al Padre se non per mezzo di me, e nessuno arriva a me se non per mezzo di Maria. Qualunque cosa chiederete al Padre in nome mio l’otterrete; ma qualunque cosa chiederete a me nel nome di Maria l’otterrete.
Non si arriva al Padre se non tramite il Figlio, e non si arriva al Figlio se non tramite la Madonna.
E allora bisogna chiedere col rosario, in chiesa ma anche in famiglia.
Zaccaria riceve la grazia di parlare; Elisabetta riceve la grazia della pienezza dello Spirito Santo, Giovanni Battista riceve la prima grazia. Tutti e tre hanno ricevuto queste grazie da Dio e dal Figlio di Dio, ma tramite la Madonna.

5. La proclama donna di fede

Elisabetta dice della Madonna: “Beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore”.

Maria Santissima è colei che ha vissuto sempre e soltanto di Parola di Dio. Sulle Scritture ha fondato la sua fede.
Non è esistita sulla terra una donna più grande nella fede di Maria Santissima. E glielo ha detto lo Spirito Santo per mezzo di Elisabetta.
La Vergine Santa ha costruito tutta la sua vita sulla roccia della Parola di Dio. Verranno le tempeste, i fiumi, la pioggia, ha detto Gesù, ma la casa costruita sulla Parola di Dio non crollerà.
La Madonna ha custodito tutto nel suo cuore. Il vangelo ci tiene a dire che “Maria conservava tutte queste cose meditandole nel suo cuore” (Lc 2, 19).
La Vergine è stata la donna della Parola di Dio, ma soprattutto è stata la discepola per
trent’anni del suo Figlio, Parola di Dio. Io me la immagino nella casa di Nazaret, seduta ai piedi del Figlio, mentre lo interroga e riceve risposta o lo ascolta senza domandare. Costruiva con il Figlio – Parola di Dio – la sua santità. La immagino come Maria, sorella di Marta, ai piedi di Gesù nella casa di Betania.
Maria Santissima è anche madre del Figlio – Parola di Dio. Non madre soltanto fisica,
perché gli ha dato la carne, ma soprattutto madre spirituale. Quando a Gesù dissero: C’è tua madre fuori che ti vuole parlare, egli rispose: Chi è mia madre? È mia madre chiunque ascolta la parola di Dio e la mette in pratica (cfr. Mt 12, 47-50).
Non è una parola di disprezzo per la Vergine Santa, che dice Gesù; è una parola che completa il concetto di maternità fisica col concetto di maternità spirituale. È mamma anche dal punto di vista spirituale, perché ha ascoltato la Parola e l’ha messa in pratica.

CONCLUSIONE

1. Fate l’apostolato sempre col fine penitenziale, cioè per convertire, per santificare.
Che la vostra vita sia sempre un “Avvento” che prepara l’Incarnazione del Verbo nelle anime.

2. Siate le innamorate della Vergine, Madre della Bona Nova, Madre della Parola di Dio, della Buona Novella; diffondete la sua devozione servendovi, volta per volta, delle diverse forme devozionali.
Se qualche giorno mi sono commosso, mentre ero in chiesa, è stato quando ho visto i bambini dire il rosario, quando ho visto i bambini alla Novena dell’Immacolata recitare il rosario, partecipare alla Messa, cantare gli inni alla Vergine Santa, guidati da una Missionaria della Parola di Dio.
Questa è la consegna che faccio a ciascuna di voi: Prendete queste iniziative, e Dio, Gesù, lo Spirito Santo saranno felici e contenti di vedere esaltata la figlia prediletta del Padre, la madre prediletta del Figlio e la prediletta sposa dello Spirito Santo.
Se farete queste cose, anche voi dimostrerete di essere piene di Spirito Santo.

Novena a Gesù Bambino – Maria, da te é nato il nostroDio … – Lc 1, 26-38

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Novena a Gesù Bambino – Ascolta, Signore il povero che ti invoca – Lc 1, 5_25

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da un’omelia di P. Francesco Chimienti o.m. Grottaglie, 1985   LA PREGHIERA DEL GIUSTO (Lc 1, 5-25)   “La tua preghiera è stata esaudita” (Lc 1, 13)   Sono le parole dell’Arcangelo Gabriele a Zaccaria, quando gli annunziava la nascita di Giovanni Battista. Perché la nostra preghiera sia esaudita da Dio è necessario:   Essere … Continua a leggere

Novena a Gesù Bambino – Giuseppe, il custode del Figlio di Dio – Mt 1, 18-21

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Novena a Gesù Bambino – Gesù, ti sei fatto carne …come me – Mt 1, 1-17

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Sono davanti a Te, o Signore: Perdonami e salvami! – Sof 3, 1-2.9-13

Sono davanti a Te, o Signore: Perdonami e salvami! – Sof 3, 1-2.9-13

da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M. Taranto 14.12.1976     IL SIGNORE CI CHIAMA ALLA CONVERSIONE (Sof 3, 1-2. 9-13)   Siamo nella terza settimana di Avvento. Il Signore ci chiama alla conversione. Ci dice per bocca del profeta Sofonia: “Non avete ascoltato la mia voce, non avete accettato la correzione, non avete confidato … Continua a leggere

Maria, concepita senza peccato originale – Lc 1, 26-38

Da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M

Ostuni, 25.08.1963

MARIA, MADRE DI DIO, È LA PREDILETTA DI DIO E LA NOSTRA PREDILETTA
(Lc 1, 26-38)

I. PREDILETTA DI DIO

La Vergine è la prediletta di Dio perché l’ha resa:
1. Madre
La Madonna è stata fin dall’eternità, perché fin dall’eternità il piano divino prevedeva
che il Figlio di Dio si sarebbe incarnato, e incarnandosi avrebbe assunto l’umana natura da una
donna. Questa donna doveva essere Maria Santissima.
La predilezione di Dio verso questa creatura è fondata sul fatto che doveva essere “Mater Dei”, la
madre di Dio. Tutti i privilegi che ha avuto questa creatura sono venuti in base a questa dignità
altissima a cui Dio l’aveva destinata: la maternità divina

2. Concepita senza peccato originale 
Un altro segno di predilezione è che Maria Santissima è stata concepita senza peccato originale.
Tutto quello che Dio poteva mettere in una creatura l’ha messo in Maria Santissima. Non
troveremo mai più, in un’altra creatura quello che ha avuto Maria Santissima.
Il privilegio dell’immacolato concepimento è un privilegio eccezionale, avuto dalla Vergine in
virtù dei meriti di nostro Signore Gesù Cristo, perché tutti i nati da donna nascono col peccato
originale. Maria Santissima è nata da donna, quindi doveva non soltanto nascere, ma anche essere
concepita nel peccato. Dal primo istante dell’infusione dell’anima nel corpo, preparato dai
genitori, doveva avere questa macchia, che poi poteva essere cancellata, come in san Giovanni e
nel profeta Geremia, nel seno materno; poteva, come a noi, essere cancellata dopo la nascita; ma la
concezione doveva avvenire nel peccato.
Dice il profeta Davide: Nel peccato sono stato concepito. Questa espressione la possiamo e la
dobbiamo dire per tutti gli uomini, eccetto per Maria Santissima, per un privilegio speciale. Quindi
Dio per lei ha fatto un’eccezione.
C’è stata una grande discussione tra gli studiosi per poter definire questo dogma, ma l’ultima
parola è stata quella di Duns Scoto, francescano, che ha concluso tutto il suo ragionamento con le
parole: “Voluit, potuit, ergo fecit”. Lo volle, lo potè, dunque l’ha fatto. Poteva volerlo Dio? Sì.
Aveva la possibilità di poterlo fare? Sì. Quindi l’ha fatto. Questo dogma dell’Immacolato
Concepimento di Maria Santissima è stato definito dalla Chiesa, da Pio IX, nel 1854.
Nel 1858 ci furono le apparizioni di Lourdes, che furono la risposta della Madonna all’umanità. I
più accaniti oppositori del dogma dell’Immacolato Concepimento erano stati i Vescovi e i teologi
francesi; e la Madonna fece loro questo bel privilegio, questo bel regalo, apparve proprio in
Francia a Bernadette Soubirou.
Quando Bernadette le domandò:- Come ti chiami? La bella Signora rispose:- Io sono l’Immacolata
Concezione!
Veramente la Madonna è la beniamina, la prediletta di Dio; le ha dato tutto.

3. Piena di grazia
Un altro privilegio di Dio alla Vergine è stato la pienezza della grazia.
L’angelo che le disse: “Ave, piena di grazia”, era sceso dal cielo per comunicarle il piano di Dio: 

doveva diventare la madre di Dio.

“Ave, piena di grazia”! La Madonna è la piena di grazia. Tutto quello che Dio poteva mettere in
una creatura l’ha messo in Maria Santissima. Questa espressione: “piena di grazia”, significa pure,
che tutte le grazie che vengono da Dio sull’umanità passano attraverso Maria Santissima, la
mamma di Dio. Ecco perché nella storia della Chiesa Maria Santissima ha una parte preminente.
Maria Santissima non ha conosciuto il peccato, né il fomite del peccato. Ha potuto avere qualche
tentazione, come l’ha avuta Gesù, tentazioni esterne, ma non ha avuto lo squilibrio interiore che
abbiamo noi, per cui tante volte sentiamo veramente di essere inclinati al male e dobbiamo
combattere, chiedere l’aiuto di Dio per poter uscire fuori dalla lotta e poter vincere.
Maria SS. non ha avuto il fomite del peccato, era la piena di grazia, ed è questo uno dei titoli che
veneriamo di più. Quando recitiamo l’Ave Maria ne celebriamo due: nella prima parte, in cui
ripetiamo il saluto dell’Angelo: Ave Maria piena di grazia, la consideriamo veramente la tutta
bella, la tutta pura, la tutta piena delle benedizioni di Dio; nella seconda parte la consideriamo
Madre di Dio, che è il presupposto principale di tutti i privilegi che ha avuto Maria Santissima.

4. Assunta in cielo
L’ultimo privilegio ricevuto dalla Vergine è stato quello dell’Assunzione, cosa che non ha avuto
nessuna creatura.
Adamo ed Eva, se non avessero commesso il peccato originale, non sarebbero morti: sarebbero
passati dalla terra al cielo con un placido sonno. Era un dono preternaturale.
Quello che non si è potuto avverare negli uomini, eccezionalmente si è avverato in Maria
Santissima, perché non aveva mai conosciuto la colpa, e perché era la Madre di Dio. Il Figlio in
paradiso e anche la Madre in paradiso!
È vero che la Madonna è morta, ma la sua morte non è stata la separazione dell’anima dal corpo,
con tutto quel travaglio, con tutta quella lotta che accompagna tutti gli uomini; per Maria SS. è
stata un dolce sonno.
Gli apostoli presero il suo corpo e lo deposero in una tomba. Secondo la tradizione, tutti gli
apostoli stavano attorno alla loro Mamma, Regina Apostolorum, ma mancava Tommaso. Poiché
Tommaso voleva vedere il corpo della Madonna scoprirono la tomba, ma la trovarono vuota.
Trovarono dei gigli, delle rose profumate, ma non trovarono il corpo della Madonna. Quindi tutti
hanno creduto sempre che la Vergine fu presa nel suo corpo e assunta in cielo.
Mentre questo prima era una tradizione, oggi è dogma di fede, proclamato da Pio XII nell’anno
santo, il primo novembre 1950. Quindi in cielo ci sono due creature: una è l’Uomo-Dio, l’altra è la
madre di Dio, Maria Santissima; san Giuseppe no, prenderà il suo corpo quando lo prenderemo
noi, alla fine dei tempi, alla risurrezione dei corpi.
L’assunzione è un privilegio veramente eccezionale. Glielo poteva fare? Sì che glielo poteva fare!
Quindi la Madonna è stata la beniamina di Gesù.

II. LA PREDILETTA DI GESÙ

Quando noi amiamo una persona, se l’amiamo veramente dobbiamo amare anche le persone che
lei ama.
Gesù ha amato in una maniera particolare, particolarissima la sua mamma Maria santissima, tanto
che noi per poter determinare questo amore di Dio per la Madonna dobbiamo dire: è stata la sua
prediletta. Ebbene, se noi amiamo veramente Gesù dobbiamo amare tutte le creature che Lui ha
amato.
Egli ama tutte le creature, però esiste una gradazione nell’amore: alcune si amano di più, senza
offendere le altre; altre si amano di meno. Tutte si amano, ma alcune sono le privilegiate, le
beniamine. Gesù ha amato in una maniera particolare, particolarissima Giovanni, infatti lo si
chiama il discepolo prediletto; quindi ha avuto i suoi beniamini. Non vi spaventate, non vi
ingelosite quando una persona ama in una maniera particolare un’altra; né quando voi amate in una
maniera particolare un’altra vi dovete allarmare, l’ha fatto Gesù, l’ha fatto la Madonna!

La Madonna aveva un discepolo prediletto, era lo stesso discepolo prediletto di Gesù, san
Giovanni. E se ha amato delle persone di più delle altre, anche se noi siamo tutti figli, queste sono
state gli apostoli. Sotto il manto della Madonna, ai suoi piedi, stretti, stanno i dodici apostoli.
Quando Pietro peccò, non andò da Gesù, andò dalla Madonna, andò dalla mamma, e fu la
Madonna che lo prese sotto il suo manto e lo confortò assicurandogli il perdono del Figlio.
Quando Gesù è risuscitato, la prima persona da cui si è fatto vedere è stata la Madonna; e dice la
tradizione che la Madonna gli abbia parlato di Pietro, di questo figlio prediletto. Gesù dopo essere
apparso alla Maddalena e alle pie donne è apparso a Pietro. Noi sappiamo solo questo dal vangelo:
“apparve anche a Pietro”, ma che cosa Gesù abbia detto a Pietro, e Pietro a Gesù nessuno lo sa;
tutti dicono che non abbiano detto niente: si siano soltanto incontrati e si siano parlati con gli occhi
e con le lacrime. L’uno con le lacrime e l’altro con le carezze. Pietro si sarà gettato ai piedi di
Gesù e non avrà avuto la forza di dire niente; sarà stata tanta l’effusione del suo cuore che si sarà
soltanto messo a piangere. Gesù gli avrà potuto dire: Coraggio, alzati! L’avrà accarezzato, gli avrà
detto: Non ti preoccupare, vai avanti, perché se grande sei stato nella colpa, grande devi essere
nell’amore! E difatti grande è stato poi nell’amore. È stato condannato a morire come è morto
Gesù, ma lui ha detto: Non sono degno di morire come è morto il mio Maestro, mettetemi in croce,
però a testa in giù.

III. LA NOSTRA PREDILETTA
Se noi dobbiamo amare tutte le creature che ama Dio, dobbiamo amare gli amici e i nemici, ma in
modo particolarissimo, poiché esiste una gradazione nell’amore, dobbiamo amare la Madonna,
perché l’ha amata Dio in una maniera particolarissima. Quindi deve essere la nostra prediletta.
Prediligere significa diligere più degli altri, amare più degli altri, questo è il termine latino.

1. La dobbiamo prediligere perché è la nostra mamma
Madre di Dio e degli uomini! Quando si ama il Figlio si ama la Mamma; quando si ama la
Mamma si ama il Figlio.
Perché si ama la Madonna? Una ragione teologica è perché lì, ai piedi della croce, è diventata la
madre degli uomini.
La realtà del cristianesimo è la realtà del corpo mistico di Cristo di cui il capo è Gesù, e per alcuni
santi la Madonna è il collo, per altri è il cuore, secondo i punti di vista.
Quando dicono “collo” vogliono significare che tutti gli ordini che emana il cervello, quindi il
Capo, li emana attraverso il collo; in altri termini, non arrivano grazie sulla terra che non passino
per le mani della Madonna.
Altri la paragonano al “cuore”, come la parte più nobile e come la forza propulsiva della vita di un
uomo. Il cuore manda il sangue in tutte le parti del corpo, così la Madonna manda le grazie a tutti
gli uomini. Sono due paragoni che dicono la stessa realtà: la Madonna viene subito dopo Gesù.

2. La dobbiamo prediligere perché è la mediatrice di tutte le grazie
Il Concilio Vaticano II, se definirà una verità di fede, forse definirà proprio questa: la Madonna
mediatrice di tutte le grazie. È una frase prossima alla fede, ma non è di fede.
La Madonna è la mediatrice di tutte le grazie. Quindi ogni qualvolta abbiamo bisogno di qualche
grazia speciale possiamo ricorrere alla Madonna; è la persona più cara, sta proprio in mezzo tra il
Padre e il Figlio; è la regina incoronata, ai suoi piedi stanno tutti, eccetto il Padre e il Figlio. Ora
voi capite, se questa Mamma tiene tra le sue braccia questo Figlio, qualunque cosa gli chiede non
gliela può negare.
Ricordate quel bellissimo episodio tanto commovente del vangelo, quando alle nozze di Cana
venne a mancare il vino. La Madonna, nella sua gentilezza e delicatezza, pur non essendo stata
chiamata, né pregata, si accorse che c’era un disguido in quella festa, e rivolta al Figlio, che non aveva ancora operato nemmeno un miracolo, disse: Non hanno più vino! E Gesù rispose: Che
importa a me e a te, o donna?
La mamma, che conosceva il figlio, dinanzi a quella risposta non si scoraggiò, né si offese, ma
chiamò i servitori e disse: Fate quello che lui vi dirà.
“Non hanno più vino!”. Una semplice parola dice la Madonna, e Gesù le concede il miracolo.

3. La dobbiamo prediligere perché siamo suoi figli
Sempre figli della Madonna siamo! Per cui, quando le cose sembrano disperate, c’è questa
Mamma tanto bella, tanto buona che ci viene incontro. Voi avete l’esempio delle vostre famiglie,
quando non riuscite a spuntarla col papà, c’è la mamma che la spunta. Quella che protegge
veramente i figli è sempre la mamma, per cui la Madonna è veramente quella donna che copre
tutto col suo manto.
Nella mia vita ho visto tanti miracoli; ma ve ne racconto uno che mi è rimasto tanto impresso e che
potrebbe essere utile anche a voi.
Fui chiamato, una sera, al capezzale di un moribondo. Arrivai verso le otto, convinto che questo
vecchio di una ottantina d’anni volesse confessarsi.
Gli dissi:- Ti vuoi confessare? Rispose di no.
Io credevo che scherzasse:- Come no, stai per morire! Come ti devi presentare davanti a Dio?
– No, non mi voglio confessare. Difatti si voltò dalla parte opposta e mi diede le spalle. Non
sapevo cosa fare. Ero sacerdote novello. Avevo sentito nella mia formazione sacerdotale che basta
rivolgersi alla Madonna per ottenere qualsiasi miracolo; allora dissi ai familiari:- Recitiamo il
rosario, chiediamo alla Madonna questa grazia.
Ci mettemmo a recitare il rosario con questa intenzione. Quando finì il quarto mistero, il vecchio si
voltò verso di me e disse:- Confessami!
Non era finito nemmeno il rosario. Quaranta Ave Maria avevamo detto! Tutti uscirono dalla stanza
e si confessò, ma proprio con tutte le disposizioni. Ricevette gli ultimi sacramenti e poi seppi che
alle due di notte era morto. Questo è un miracolo proprio constatato da me.
Quando qualche volta mi va male qualche cosa, io faccio sempre così, e l’ho consigliato anche a
voi, mi rivolgo alla mia Madonna del Miracolo. La nostra è la Madonna del Miracolo. Quando
abbiamo bisogno di miracoli dobbiamo rivolgerci alla Madonna. Qualche volta dilaziona la sua
azione, la rimanda nel tempo, ma la concede sempre. Si tratta di aspettare un po’; ma veramente
per noi è la Madonna del Miracolo.
La stessa conquista delle altre sorelle non sarà frutto della nostra capacità intellettiva, né del nostro
saper fare, ma sarà frutto dell’intervento della Madonna. Datela questa soddisfazione alla
Madonna. Io vi pregai e anche oggi vi prego nuovamente di continuare a recitare il vostro rosario
per l’Istituto, per le vocazioni, saprà lei come fare!
È tanto bello poter dare questo onore alla nostra Madonna del Miracolo. È lei che è stata all’inizio
della nostra vocazione, e se è stata all’inizio della vocazione, deve proteggere tutta la vocazione.
Quando viene il demonio a chi vi dovete rivolgere? Alla Madonna, a colei che ha schiacciato il
capo del serpente. Lei verrà e vi libererà da ogni cosa.

CONCLUSIONE
1. Dobbiamo imitarla
L’imitazione verterà in modo particolare sull’umiltà e sulla carità.
“L’anima mia magnifica il Signore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva”. Ed era Madre
di Dio!
“Mi ha fatto grande colui che è potente”. Non io! Io per me sono niente. Coloro che non
avevano niente li ha riempiti di tutte le grazie, invece coloro che erano pieni di doni li ha mandati a mani vuote.

2. Dobbiamo pregarla
L’amore si manifesta andando a portare un fiore a questa Mamma tanto buona, tanto bella. E il
fiore si porta soprattutto pregandola, riconoscendola come Mamma e rivolgendosi a lei tutte le
volte che si ha bisogno.
Non c’è preghiera migliore, manifestazione di amore più grande per la Madonna, se non quella di
recitare ogni giorno il santo rosario, e noi ci siamo impegnati a recitare ogni giorno il santo rosario.
Chiudo questa meditazione con le parole che dico sempre ai miei fedeli: “Un giorno senza
rosario è un giorno perduto”.

Donna vittoriosa sul male – Mc 1, 1-8

GESÙ È PIÙ FORTE DEL DEMONIO
(Mc 1, 7)

  1. L’umanità era schiava del demonio

S. Giovanni Battista, ispirato dallo Spirito Santo, dice di Gesù: “Dopo di me viene uno che è più forte di me” (Mc 1, 7).
L’umanità, prima di Cristo, stava nelle mani del demonio. Il demonio ci aveva presi, ci aveva incatenati e ci portava dietro a sé.
Questo pensiero non è mio, è di san Paolo. Noi eravamo schiavi del demonio; ci aveva incatenati e lui faceva di noi quello che voleva.
Venuto Giovanni Battista, ha subito detto: Io non ho una forza tale da poter rompere le vostre catene e liberarvi dal peccato, dal demonio; ma dopo di me verrà un altro (sarebbe Gesù), sul quale scenderà lo Spirito Santo – glielo aveva rivelato il Signore – egli è tanto forte che libererà le vostre anime dalla schiavitù del peccato. Questo significa “è forte”.

  1. Gesù ha vinto il demonio

Quando Gesù incominciò a predicare e a fare i miracoli, lo accusarono, lo calunniarono dicendo che non era il Figlio di Dio, ma era un indemoniato, era figlio del diavolo; non solo, ma che si era messo d’accordo col capo dei diavoli, Beelzebul; perciò aveva la potestà di cacciare dalle anime il demonio.
Gesù si difese dicendo: Questo non è vero, non può essere vero, perché ogni casa in sé divisa, crolla. Se il demonio si mette d’accordo con un altro demonio per essere cacciato fuori, allora non è più padrone. Ogni casa in sé divisa è destinata a crollare, mentre il demonio non è crollato. Inoltre, se avanti a una casa c’è un uomo armato, nessuno può entrare. Se uno vi entra significa che prima ha disarmato la guardia armata e poi è entrato, e quindi è più forte di lui.
Gesù ha dimostrato, secondo le parole di Giovanni che si sono avverate, di essere più forte del demonio, perché ha preso il demonio che stava a casa mia, a casa di ogni anima, e l’ha cacciato fuori. Per poter fare questo significa che è più forte del demonio. Ecco perché Giovanni diceva: Siete venuti da me, vi ho battezzati, però ricordatevi che il mio battesimo prepara al battesimo del Cristo; non è il battesimo che vi libera dal peccato. Io non sono più forte del demonio per cui possa vincerlo; ma dopo di me verrà uno che sarà tanto forte che prenderà il demonio e lo caccerà fuori. Quello è l’uomo che voi dovete aspettare, egli è il Figlio di Dio.
Gli hanno chiesto:- Chi è questo tale?Quell’uomo che verrà a farsi battezzare da me e su cui vedrò discendere lo Spirito Santo sotto forma di colomba. Infatti così fu. Arrivò Gesù e gli disse:- Battezzami! E Giovanni gli disse:- Non ti posso battezzare, tu sei il Messia, tu devi battezzare me, non io te. Disse Gesù:- Tu battezzami. Tu non sai il perché, lo so io.
Appena lo battezzò, si aprirono i cieli e scese lo Spirito Santo sotto forma di colomba, che lo investì, poi sentì la voce del Padre che disse: Questi è il mio figlio prediletto.
Gesù ha avuto la testimonianza del Padre che è nei cieli. Questo era l’uomo più forte.

3. Gesù ha dato lo Spirito Santo

S. Giovanni Battista aveva anche detto: Colui che verrà a battezzare dopo di me, non battezzerà soltanto nell’acqua, come faccio io, ma vi darà lo Spirito Santo. Questa è la differenza.
Quando i discepoli di Giovanni Battista uscirono dalla Palestina e andarono nelle altre terre, battezzavano come battezzava Giovanni Battista. Poi andarono gli apostoli, mandati da Gesù, e domandarono:- Avete ricevuto lo Spirito Santo? Risposero di no, perché erano stati battezzati con il battesimo di Giovanni Battista. Gli apostoli allora li battezzarono col battesimo di Gesù, e quelli ricevettero lo Spirito Santo. Questi sono gli avvenimenti storici.
Che significa essere battezzato nello Spirito Santo? Significa essere santi, diventare santi. Chi santifica le anime è lo Spirito Santo. Ecco perché Gesù aveva tanta fretta di andarsene.
Quando l’ultima sera, il giovedì santo, gli apostoli si addolorarono perché aveva detto: Io me ne devo andare; è giunto il momento di morire, addio!, Gesù per giustificare la sua morte disse: È necessario che io me ne vada, perché se io non me ne vado, non posso mandare lo Spirito Santo sulla terra. Sarà lo Spirito Santo che vi ricorderà le parole che io vi ho dette; sarà lo Spirito Santo che vi darà la forza di resistere agli attacchi dei nemici miei e vostri; sarà lo Spirito Santo che vi metterà sulla bocca ogni parola, quelle parole che saranno necessarie per convertire le anime e salvarle.
Ora, se io non me ne vado, lo Spirito Santo non può venire sulla terra.

CONCLUSIONE

Noi siamo diventati per mezzo del Cristo forti, e più forti del demonio? Sì, perché il Cristo ci ha tolto le catene e ci ha liberati; poi ha preso il demonio, che era il nostro padrone, e lo ha incatenato. Lui l’ha legato e a noi ci ha sciolti. Lo ha legato e lo ha messo ai piedi della croce, per cui nessuno può finire sotto il possesso del demonio, cioè può commettere il peccato. Possono commettere il peccato soltanto coloro che si avvicinano al demonio.
Il demonio fa il cane scemo, fino a quando tu non ti avvicini, oppure abbaia fino a quando stai lontano, ma quando ti sei avvicinato e sei entrato nella sua guardia, subito ti azzanna.
Chi l’ha legato? Il Cristo. Ci può più fare male il demonio? No. Può fare il male, ma lo fa soltanto a coloro che si avvicinano. Ecco chi è il Cristo. È veramente il Figlio di Dio, è più forte del demonio, è colui che ci ha mandato lo Spirito Santo, lo Spirito santificatore.
Oggi, io mi santifico per i meriti infiniti del Cristo, per l’amore misericordioso di Dio Padre, ma anche per l’azione santificatrice e purificatrice dello Spirito Santo. Diciamo grazie al Signore che ci ha dato questo grande dono, perché lo Spirito Santo è il dono dei doni.

Lc 19, 41-44 – A che serve la libertà? Per disprezzare l’amore?

da un ritiro predicato da P. Francesco Chimienti O.M.

Martina Franca 21 novembre 2010

 

seconda meditazione

GESÙ PIANGE ALLA VISTA DI GERUSALEMME

GESÙ PIANGE SUL PECCATORE

CHE NON VUOLE CONVERTIRSI

(Lc 19, 41-44)

Vi ho consegnato due idee questa mattina: il peccato non è un ostacolo alla santità purchè sia ritrattato e riparato; Gesù cerca il peccatore e lo salva. Questa volta è Gesù che piange sul peccatore che non vuole convertirsi. Il peccatore che si converte invece reca tanta gioia in cielo e sulla terra.

Gesù veniva dalla Galilea, arriva sul monte degli Ulivi, a prima mattina; dinanzi a sé vede lo spettacolo di Gerusalemme. Anche noi abbiamo avuto la gioia di vedere Gerusalemme a prima mattina fino alle dodici, quando abbiamo pianto con lui e abbiamo celebrato la messa: era Pasqua. Vi do due pensieri:

  1. I benefici della conversione
  2. Le conseguenze negative per colui che non vuole convertirsi.
  1. I benefici della conversione

“Gesù quando fu vicino a Gerusalemme, alla vista della città, pianse su di essa dicendo: «Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, quello che porta alla pace»” (Lc 19, 41-42).

Gesù sta guardando Gerusalemme e dinanzi a sé tiene gli abitanti che rifiutano la grazia di Dio. Parla anche di coloro che se avessero avuto la grazia di Dio avrebbero ricevuto questi benefici.

I. La conversione è comprendere la via della pace: pace con Dio e pace con gli uomini

  1. La conversione è pace con Dio

 “Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, quello che porta alla pace” (Lc 19, 42). Quindi chi si converte comprende la via della pace e vive la pace. Avrei voluto dedicare tutta la meditazione solo sulla parola pace, perché è importantissima per me, per voi e per coloro che vi avvicinano per avere della pace un concetto semplice ma preciso.

La conversione è pace con Dio e pace col prossimo. Questa è la pace. Non è la mancanza della guerra. No! È andare d’accordo con Dio, e questo avviene con la conversione. La conversione procura la pace con Dio. Se non stiamo in pace con Dio non stiamo in pace con il prossimo. La prima cosa da farsi è mettersi d’accordo con Dio: “mentre sei per via mettiti d’accordo con l’avversario”. È l’avversario, per chi sta in peccato, è Dio. Per ottenere questa pace è necessario osservare i dieci comandamenti. Sta in pace con Dio e con il prossimo chi osserva i dieci comandamenti. Pace con Dio significa eliminare il peccato e fare penitenza, confessarsi. Questa è la pace e questa è la prima condizione per ottenere la pace, anche con il prossimo e fra le Nazioni. Prima di fare le manifestazioni pacifiste ti chiedo: Ti sei confessato? No! E va’ prima a confessarti altrimenti quello che stai facendo è un buco nell’acqua.

E io sono contento di aver sentito dire da P. Amort, che è un esorcista, che la prima cosa che chiede a chi è invasato dal demonio o tiene i guai con il demonio: Ti sei confessato? No! E allora vai prima a confessarti, poi ascolta la Messa e poi vieni da me, perché il demonio non va d’accordo con Dio.  La prima cosa da farsi perciò è non mettere l’anima d’accordo con il demonio. E come si fa? Facendo entrare Dio, perché quando entra caccia il demonio. Poi gli esorcismi e tutto quello che volete, ma la prima cosa è la conversione, la confessione, ascoltare la Messa, fare la comunione. Questo dovete dire voi che siete i proclamatori della pace di coscienza. Questo faceva San Francesco di Paola. A lui non interessava nient’altro. A Luigi XI diceva: Mettiti d’accordo con Dio. A Ferdinando di Napoli: Mettiti d’accordo con Dio. Tu rubi e poi a me dici: ecco i soldi per costruire un convento. Che me ne faccio?. È vero che vi ho parlato di Zaccheo, ma di Zaccheo convertito che si è subito interessato di ristabilire la pace con Dio: se ho rubato restituisco, darò il quadruplo! È ritornato in pace con Dio.

2. La conversione è pace col prossimo

Voi non state in pace con il prossimo; non tutte, ma alcune di voi. Figlie mie avete sbagliato tutto.

Se non si è in pace con Dio non si è in pace con il prossimo.

Ecco i tre rimedi  per avere la pace, ma li dovete mettere in pratica, e non soltanto scrivere, registrare e ora, fare pure il filmato. Questi tre rimedi li conoscete già. Io vado al nocciolo: 

  • Pace significa osservare i dieci comandamenti

Osservi i comandamenti? No! Non stai in pace con nessuno. A casa tua non c’è pace, c’è il diavolo, perché il diavolo ha un regno ed è il regno del peccato. Gesù ha un regno ed è il regno dell’amore. Ecco il primo rimedio che io vi consegno: dove non c’è l’amore, tu devi mettere l’amore. Tu però, e non devi aspettare che sia l’altro a venire da te a dire: perdonami! Non c’è l’amore: l’avete constatato? Ebbene, dove non c’è l’amore metti tu l’amore e avrai l’amore. Ma se non metti l’amore, puoi pure lamentarti, batterti il petto, recitare rosari: non c’è niente da fare. Altrimenti Gesù non avrebbe detto: ama i tuoi nemici! Perché è nemico a te ed è te che non ama. E allora che devi fare? Gesù ha detto: Amalo! Dove non c’è l’amore, metti l’amore e avrai l’amore!

Volete l’amore? Dovete amare! Nei riguardi dell’amore si parla di diritto e di dovere. Avete il diritto di essere amate dalle sorelle, ma avete il dovere di amarle. Non avete solo il diritto e non il dovere. È contemporaneo. Anzi secondo Gesù prima ci vuole il tuo amore per coloro che non ti amano. Per coloro che ti amano non ci sono problemi. Perché le due aspiranti oggi sono felicissime? Perché nell’ambiente in cui vivono, sul lavoro, nella parrocchia, non hanno l’amore che hanno ricevuto nell’Istituto. Non chiudono bocca: ah, finalmente siamo amate! Ma non amano. Ma quando io dirò: Ora dovete amare. Chi?  Quella sorella che non vi saluta, che non lo merita. Dove non c’è l’amore, se tu non lo metti, l’amore non lo avrai mai. Ditelo ad alta voce: Dove non c’è l’amore metti l’amore e troverai l’amore. È una frase che sembra una dolce musica, ma metterla in pratica è difficilissimo.

Questo pensiero lo consegno a tutti i miei fedeli e lo consegno a voi; ma non lo mettete in pratica e non c’è l’amore, e non ci sarà mai. Ma io lo voglio, Gesù lo vuole.

Gli altri due rimedi che vi consegno li derivo da due verbi di San Paolo: sopportare e perdonare.

  • Per stare in pace con il prossimo dovete sopportare

San Paolo dice: sopportatevi a vicenda. Quindi tu sei un sopportato. E per questo motivo devi sopportare perché tu sei un sopportato. Non fatevi idee sbagliate. Io da voi sono un sopportato e mi vanto. Sopportandomi, mi amate. Io a voi vi sopporto, e sopportandovi vi amo. Guai se venisse a mancare la sopportazione in famiglia, con papà, la mamma, le sorelle, i fratelli, a scuola, in parrocchia, cominciando dal parroco. Io non mi sono fatto mai illusioni. Mi amate perché mi sopportate, e non perché sono talmente perfetto da essere degno di amore e non di sopportazione. Non è vero niente. Se il Signore potesse far vedere i cattivi pensieri che avete nei miei riguardi, stareste tutti fuori Martina.

Le parole di San Paolo sono queste: “sopportatevi a vicenda”. Io oggi a te, e tu oggi a me! E l’altro non si accorge che ha dei difetti con i quali si rende insopportabile. Io chiudo gli occhi su quei difetti e lo sopporto, perché anch’io ho dei difetti e mi sopporta e chiude gli occhi. Si guarda solo la mezza bottiglia piena, perché se guardiamo la mezza bottiglia vuota non basta il tempo per parlare male di una nostra sorella, di papà, mamma. Io dico sempre: se non parlate voi bene di mamma e papà, ma di chi volete parlare bene? Ma se non parlate bene voi del Padre e delle sorelle d’Istituto di chi volete parlare bene? Me lo volete dire voi?

 

  • Per stare in pace con il prossimo dovete perdonare

“Perdonatevi a vicenda” dice San Paolo e Gesù aggiunge: “perdonatevi di cuore”.

San Paolo dice perdonatevi a vicenda perché è impossibile che una persona non abbia mai ad arrabbiarsi e a dire parole fuori posto. A me quante volte è capitato! Io vado d’accordo con voi perché voi mi perdonate, non perché mi sopportate. Continuamente vi offendo. Il mio confessore quante volte me l’ha detto: ma tu, quando cambierai vita? Io non so rispondere.

Quante volte ci si offende senza farlo di proposito, specialmente quando ci si arrabbia. San Giacomo dice: l’ira non compie ciò che è gradito a Dio. Ora è vero che non ci offendiamo ogni giorno, ma raramente non significa una volta all’anno, né una volta al mese. Ci offendiamo più spesso.

Perdonatevi a vicenda e di cuore perché ci sono anche dei perdoni apparenti, e non sono validi. L’ha detto Gesù! Quel perdono è apparente perché l’offesa rimane nel cuore e quando la radice rimane nel cuore, quando meno ve lo aspettate, il risentimento esce fuori e la pace non c’è. La pace con il prossimo si traduce con una sola parola: amarlo.

Questo amore come si manifesta? Con i due verbi che san Paolo ha dato a papà e mamma e agli sposi, e diteglielo: vi dovete sopportare a vicenda. Il maschio dice che non ha difetti; la femmina dice che non ha difetti; e si separano perché non hanno difetti! Sopportatevi e perdonatevi. Signore, illumina le mie figlie perché si amino! Qualcuna mi dice: Padre, quando io perdono, sono nella pace. È vero, mi costa, però quando io perdono non ci penso più e sono nella pace. Quando non perdono, invece non dormo nemmeno la notte. Quei pensieri si fissano nella testa e non mi danno pace.

3. La conversione è riconoscere il tempo della visita di salvezza del Cristo

“Non lasceranno in te pietra su pietra, perché non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata” (Lc 19, 44).

Convertirsi, accettare l’ora di Dio, significa riconoscere che questo è il tempo della visita di salvezza del Cristo. Non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata! Oggi, se ascolterai la sua voce non indurire il tuo cuore, perché c’è un tempo per convertirsi ed è il tempo di Dio.

La Chiesa dice che ogni Ritiro è tempo di conversione, quindi tempo di pace. Se non avete la pace nel vostro cuore dovete fare una giornata di ritiro. Così gli Esercizi, sono un tempo di pace, perché è tempo di conversione, della presenza di Dio in modo particolare: entra nell’anima e tutte le magagne ce le fa vedere non con una lampadina di cinque candele, ma con un riflettore, con un abbagliante, col sole. Ci fa vedere tutte le linee negative, le piccole, le grosse e le piccolissime. Tempo della visita di salvezza del Cristo per convertirci sono le confessioni. Il Signore non ti dice: sopportala, perdonala? E tu perché rimani con l’odio e con il rancore? Così un miracolo, una grazia particolare è tempo di Dio. Quanta gente si converte quando riceve un miracolo o una grazia particolare che ha chiesto. Ieri sera ascoltavo un fedele che mi diceva: io ho cambiato vita quando ho chiesto una grazia per me impossibile e il Signore mi ha esaudito. Allora esiste questo Dio che ti ascolta e ti vuole bene! Un miracolo, la meditazione, un concorso vinto, un concorso perso, la morte di una persona cara, un matrimonio particolare; sono tutti tempi della visita di salvezza del Cristo.

II. le conseguenze negative per colui che non vuole convertirsi

 

  1. Chi non si converte va incontro all’intervento di giustizia di Dio

“Se avessi compreso anche tu, quello che porta alla pace! Ma ora è stato nascosto ai tuoi occhi”  (Lc 19, 42)

Qual è la giustizia? “Per te verranno giorni in cui i tuoi nemici ti circonderanno di trincee”  (Lc 19, 43)

Chi non vuole convertirsi va incontro all’intervento di giustizia di Dio. Hai peccato? Pagherai. Ma pagherò dopo che sarò morto. Sì, ma pagherai!

“Mettiti d’accordo mentre sei in cammino” (Mt 5, 25) ha detto Gesù. Mettiti d’accordo col tuo avversario ora che stai camminando con Lui e Lui è nella condizione di perdonarti, perché dopo non avrai tempo.

Gesù prende lo spunto per Gerusalemme dalla loro disubbidienza alle autorità romane: e la prima, la seconda, la terza, la quarta e la quinta volta. È arrivato un giorno Tito, che ha detto: Ho capito, con voi non c’è da discutere: distruzione di Gerusalemme e deportazione in tutte le parti del mondo dei giudei. Non c’è altra soluzione con questi. Avevano avuto il tempo di convertirsi? Sì,ma hanno rimandato, come stanno rimandando adesso. È dal 1960 che devono mettersi d’accordo. Ora io dico a voi: è vero che Peppino con la sua macchina passava con il verde e con il rosso e non gli capitava niente. Un giorno il semaforo è rosso, passa e Peppino finisce in ospedale. Mi capite adesso? Il Signore sopporta e pazienta, ma una volta interviene per correggere e salvare. Una sola volta interviene per punire: quando? Con la morte! Ma adesso interviene per correggere. Un padre che ama, corregge. All’inizio si piange, ma poi si gode. Si piange perché la correzione fa male a tutti, ma poi correggendosi si gode del bene fatto.

  1. Chi non si converte fa piangere il Cristo

“Gesù quando fu vicino a Gerusalemme, alla vista della città pianse su di essa”  (Lc 19, 41).  Gesù adesso guardando l’anima vostra si mette a piangere oppure gioisce di contentezza per il conforto che gli date? Piange sempre, non pensate che il pianto della Madonna a Siracusa sia diverso da quello del Cristo a Gerusalemme. Come il pianto della Madonna a Medjugorie o a Civitavecchia: credete sia una favola? È una immagine vera perché le lacrime di un figlio arrivano alla madre; come le lacrime di una mamma arrivano al cuore del figlio.

a. Chi non si converte fa piangere il Cristo perché il peccato offende e rinnova la sua passione e morte in croce.

 Sentirete dire da qualcuno che non è vero, non seguiteli. Il peccato offende il Cristo e rinnova la sua passione e morte in croce.

b. Gesù piange perché i suoi figli redenti che non si convertono vanno all’inferno e rendono inutile la sua redenzione.

Gesù non può essere contento di mandare all’inferno i suoi fratelli, i suoi figli. Continua a soffrire in silenzio e nell’amore aspettando la loro conversione. Rinnova la sua passione e morte e attende la conversione dei suoi figli.

conclusione

 

Tu puoi far gioire il Cristo e tutto il cielo con la riparazione. “Sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne, a favore del suo corpo che è la Chiesa” (Col 1, 24) .

Il più grande atto di carità è quello di pagare al posto del peccatore, di aiutarlo a convertirsi e a salvarsi. Questo è il mio più profondo desiderio sacerdotale: riparare il peccato del fratello con la preghiera, con la sofferenza, e oggi debbo aggiungere per mezzo di voi, aiutarlo a convertirsi con la proclamazione della parola di Dio. È un pensiero che mi accompagna da quando ero fanciullo. È vero che io peccavo e lo facevo piangere, ma avevo nel profondo del cuore questo desiderio di non peccare più, di farlo gioire, ma soprattutto di riparare perché gli altri miei fratelli potessero far gioire il Cuore di Gesù. Il Signore mi ha affidato voi e a voi con tutta la commozione del mio cuore dico: aiutiamo il Cuore di Gesù, ha bisogno di noi. E con una sola azione faremo felici due persone: il Cristo e il fratello. E io che ho avuto la gioia di vivere insieme a certi convertiti vi posso dire che sono un amore dopo la conversione; sono di gran lunga superiori a noi nell’amore. Tutto si riduce all’amore. Questo è quel Cuore che ha tanto amato gli uomini. Egli dice: Amatemi, voglio essere amato. Non perderete tempo. Ogni azione fatta nell’amore è un’azione piena di merito sulla terra e piena di ricompensa nel cielo. Non c’è amore più grande di mettere la propria vita a disposizione dell’amico. Gesù ha superato tutti, perché ha messo a disposizione la sua vita non solo per gli amici ma anche per i nemici. Questo vorrebbe. Non mi fate piangere, datemi la gioia della conversione dei vostri fratelli. Se mi volete seguire, mi dovete seguire in questo. Il mio ideale è: avere le Missionarie della parola di Dio come riparatrici, come anche gli associati che ci aiutino e ci sostengano in questo cammino. Se io tengo un desiderio è questo: morire sì, ma lasciare dietro di me una radice, la radice del bene. E non c’è bene più grande di questo. Io lo vedo: danno il mangiare, il vestito ai poveri, ma appena arrivano in chiesa, se ne vanno. Quando io incontrai l’Abbé Pierre mi disse: Padre, noi non facciamo questo per convertire, facciamo questo per dire che quando facciamo il bene non guardiamo in faccia nessuno, se è amico o nemico. E danno le case, il mangiare! Devono dire: i cristiani fanno il bene senza guardare in faccia nessuno. Io pensai: è vero che siamo pochissimi, ma a me piacciono le Missionarie perché aiutiamo gli uomini a convertirsi. Però ricordatevi, prima dobbiamo convertirci. Non possiamo volere la conversione del fratello senza la nostra conversione. La santità per noi è facilissima, ma dovremmo essere coerenti. Ecco perché vi ho detto: aiutatemi, e aiutando me aiuterete il Cuore di Gesù. Gli facciamo passare qualche giornata nella gioia, dopo tutto quel bene che ha fatto a ciascuno di noi. E voi siete proprio volute da Lui per la conversione dei peccatori sia con la preghiera, sia con la sofferenza, sia con la predicazione. Con questo fine noi annunziamo la parola di Dio, per ottenere la salvezza dei fratelli, quindi la conversione. La gioia dei fratelli diventa la gioia di Gesù.

Lc 19, 1-10 – Lasciati cercare e trovare dal Cristo

da un ritiro predicato da P. Francesco Chimienti O.M.

Martina Franca 21 novembre 2010

prima meditazione

 GESÙ CERCA E SALVA IL PECCATORE

Zaccheo: Lc 19,1-10

Immagine correlata

 

Come argomento io prendo sempre uno dei vangeli delle settimane che precedono il ritiro.  I vangeli che mi piacciono, nella speranza che piacciano anche a voi e producano la conversione. Non solo la conversione dal male al bene, ma anche quella che mi aspetto da voi: dal bene al meglio, dal meglio all’ottimo, dall’ottimo al santo e dal santo al perfetto. Non fermatevi nell’ascesa del monte perché perdereste tanti doni di Dio. Il vangelo che ho preso per la prima meditazione è quello di Luca (19-1-10). Vi darò due idee, voi le applicherete a voi stesse, per vedere se queste due idee derivate dal Vangelo di Zaccheo, il Signore le applica anche a voi; con la speranza che anche voi con Zaccheo possiate dire: Grazie, Signore, prima ero lontana da Te, adesso voglio esserti non solo vicina, ma voglio seguirti in un modo più perfetto.

Le due idee sono queste:

  1. Il Cristo cerca Zaccheo, cioè cerca il peccatore;
  2. Come si è comportato Zaccheo nei riguardi di Gesù, cioè la collaborazione del peccatore.
  1. “Il Figlio dell’uomo è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto” (Lc 19, 10))  
  1. Il Cristo è venuto a cercare il peccatore

Cristo è venuto per cercare il peccatore, perché il peccatore per Lui è degno del Suo amore infinito. È Lui che l’ha detto, non sono io a dirlo: “la mia gioia è stare in mezzo ai peccatori”. E se il peccatore è lontano, Lui non è nella gioia. Se invece il peccatore è vicino, Lui è nella gioia. Anche Lui vuole essere gioioso e poiché il peccatore è sempre lontano da Lui ha detto: Adesso scendo sulla terra e vado in cerca dei peccatori.

Gli uomini che esistono sulla terra sono tutti peccatori? No, ci sono i giusti e i peccatori. Ebbene il suo amore verso i peccatori arriva fino a questo punto che lascia i giusti dove stanno ─ li lascia perché stanno bene, raggiungono il fine della redenzione, si salvano ─ e va in cerca del peccatore che è lontano, non del peccatore che è vicino; e noi apparteniamo ai peccatori vicini. Allora che cosa fa? Lascia i 99 giusti nel chiuso per andare in cerca del peccatore, ma non con la mazza in mano per bastonarlo, per punirlo, per rimproverarlo. No, no! Si muove per amore, cammina per amore, raggiunge il peccatore per amore e lo tratta con amore. E per farcelo capire ha parlato in mille modi. Il Vangelo è pieno di questi atteggiamenti di Gesù. Leggete la parabola della pecorella smarrita e vedrete che la cerca, la trova, la pulisce, se la mette sulle spalle, non la fa nemmeno camminare, la porta nel chiuso, fa fare festa ai 99 giusti, ma fa fare festa a tutti gli angeli e i santi che stanno in cielo, fino ad arrivare a dire: “C’è più gioia in cielo per una pecorella smarrita che ritorna che per novantanove giusti”. Questo l’ha detto perché ci vuole salvare. Ci cerca per farci felici, ci cerca perché un giorno dobbiamo dire: Grazie, Signore, perché mi hai amato. Più di una volta dei fedeli sono venuti a dirmi: Ma che bene ho fatto io, perché il Signore mi tratti così? Mentre io gli sto consegnando non la gratitudine, ma l’ingratitudine, Lui continua ad amarmi.

Se stamattina farete un esame di coscienza   dovete convenire che c’è da commuoversi nel vedere questo Dio che insiste nell’amore nonostante una vita di ingratitudine. Una vita! Non è a dire abbiamo fatto un po’ e un po’, no! Una vita di ingratitudine e Lui continua ad amarci, continua a volerci bene, non ci minaccia. Se esiste la giustizia, ricordatelo, è dopo la nostra esistenza sulla terra. Dopo che abbiamo terminato questa nostra esistenza nell’amore, nella riconoscenza, nel ringraziamento, nel perdono o nella durezza di cuore, dopo renderemo conto per avere un premio o un castigo eterno, non adesso. Adesso più pecchi, più ti tratta bene. Io lo tratto male, ma lui mi tratta bene. Nella speranza che vi siate convinte che il Cristo è venuto sulla terra per cercare il peccatore, perché lo ama. Leggete la parabola della pecorella smarrita e vedrete che è così.

  1. Il Cristo è venuto a salvare il peccatore
  1. L’iniziativa è del Cristo

La sua soddisfazione e la sua gioia è per il peccatore convertito.

“Zaccheo cercava di vedere chi era Gesù”  (Lc 19, 3). Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse…” (Lc 19, 5). Ognuno camminava per conto suo, però Gesù cercava Zaccheo. E come lo sappiamo? Perché appena giunse al sicomoro si fermò,  alzò lo sguardo   e disse: “Zaccheo, scendi subito perché oggi devo fermarmi a casa tua”  (Lc 19, 5). Il più grande regalo ai tempi di Gesù, e mi dicono anche adesso, che si possa fare ad un amico, non ad un nemico, è quello di invitarlo a pranzo o a cena. È vero? Io ho ricevuti di questi inviti e li ho sempre rifiutati. Ma più di uno si è offeso. Dunque Gesù che dice queste parole: Zaccheo, scendi subito perché oggi devo fermarmi a casa tua, oggi devo mangiare a casa tua. Il più grande onore a chi lo da? Ad un peccatore, ad un pubblico peccatore. E lì ci sei tu. Io di tanto in tanto salto l’applicazione a noi, ma l’applicazione è a noi: Scendi, lascia Grottaglie, vieni qua. Ti voglio parlare? No, voglio cenare con te, ti voglio dare il più grande segno del mio amore, il più grande segno di stima.

 

  1. La soddisfazione e la gioia di Gesù per il peccatore convertito

“Oggi la salvezza è entrata in questa casa”. È venuto a salvare i peccatori. È questa la soddisfazione e la gioia del Cristo. Zaccheo dice:   Signore, adesso io riparo il mio passato. E Gesù: Oggi la salvezza è entrata in questa casa. Perché? Perché anch’egli è figlio di Dio, figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto. Questo è Gesù, questo è Dio, questo è il Figlio di Dio. Possiamo mai pensare alla giustizia? Possiamo solo pensare alla misericordia.

  1. La collaborazione del peccatore

 

“Quel Dio che ha creato te senza di te, diceva S. Agostino, non può salvare te senza di te”. Ce la dobbiamo mettere tutta. Zaccheo collaborò con Gesù. Fu preso all’inizio da curiosità: corse avanti, salì sul sicomoro; però in fretta scese e lo accolse pieno di gioia. Riconosce il suo peccato e ripara il suo peccato: “Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto”               (Lc 19, 8). Che altro volete? Cercava di vedere quale fosse Gesù; non gli riusciva a causa della folla perché era piccolo di statura. Ma si dà da fare: corse avanti e per poterlo vedere salì su un sicomoro poiché doveva passare di là.

Quel Dio che creò te senza di te, non salverà te senza di te.

conclusione

Questo è il mio ardente desiderio sacerdotale e religioso: aiutare il Cristo a salvare i miei fratelli, i peccatori, perché adesso ha stabilito così. Il Padre manda il Figlio per salvarmi, ma se io voglio salvarmi devo avere accanto a me, oltre al Cristo anche un fratello che mi aiuti a ritornare a Dio. Da quando ero ragazzo mi commuovevano le parole del Cuore di Gesù: Questo è quel Cuore che ha tanto amato il mondo, ma che in cambio non riceve che altri peccati. E io dicevo: Signore, io voglio stare con te, voglio riparare, ti voglio aiutare.

Mi dispiacevo e non sapevo come fare per riparare. Poi man mano che sono andato avanti l’ho capito. Vedete, San Francesco ha fatto tutta una vita di austera penitenza, certo per lavare il proprio peccato, ma soprattutto per lavare il peccato dei fratelli. E si sottoponeva alle più dure sofferenze: vestiva quel saio, quella fune, quei sandali, quella nudità; pregava insistentemente per giornate e settimane intere. Non la preghiera che faccio io di mezz’ora, di un’ora, ma di giornate per commuovere il Cuore di Gesù a intervenire con una grazia efficace, speciale, specialissima per la conversione dei peccatori. I suoi miracoli erano tutti finalizzati alla conversione: o conversione dal male al bene, o conversione dal bene al meglio. I suoi contemporanei, quelli che hanno deposto nel processo cosentino e tourolense – i due processi fatti in Italia e in Francia – parlavano tutti delle sue penitenze. I motivi erano due: perché col peccato abbiamo messo in croce Gesù, lo abbiamo fatto soffrire e lo facciamo soffrire, e lui non sopportava di vedere il Cristo soffrire; e l’altro motivo perché i suoi fratelli invece di andare in paradiso andavano all’inferno, mentre sapeva per fede che lui poteva fermare la giustizia di Dio e fare in modo che il peccatore potesse salvarsi. Come? Con la preghiera, la sofferenza e l’apostolato. È vero che non faceva delle lunghe prediche, ma le faceva. Lunghe no, ma era l’uomo che trafiggeva il cuore del peccatore per mezzo di una frase. Quello che ho visto – così ho capito la vita di San Francesco ─ nella vita di P. Pio. Non ha mai fatto discorsi, però era uno che parlava sempre. Una frase, ma così azzeccata che per mezzo della potenza dello Spirito Santo operava la conversione, perché pagava con la preghiera, con la sofferenza: le sue stimmate.

A me piace la spiritualità che San Francesco ha vissuto e ha consegnato ai suoi figli: sono peccatore e tramite il peccato posso diventare santo. Ecco perché vi ho dato questa norma: “La vostra sofferenza di ogni giorno sia associato a quella del Cristo che ha bisogno di anime che soffrono” (C188). Ricordate la Madonna di Fatima cosa disse ai pastorelli? Volete accettare le sofferenze provvidenziali che al Signore piacerà porre sulle vostre spalle per la salvezza dei peccatori? Poi disse: Molte anime vanno all’inferno perché non c’è chi preghi e si sacrifichi per loro. Dio esige la collaborazione dell’uomo. Questo è il piano di Dio. Poteva pure fare a meno della collaborazione dell’uomo, ma Dio ha stabilito così: ha mandato il Figlio per salvare l’uomo, e agli uomini ha detto: salvatevi e aiutatevi a salvare. Dio esige la collaborazione dell’uomo, e come dono dà la pace, la gioia, il conforto. Mi piace perché questo mezzo ce l’ho a portata di mano. Quando cadete nel peccato non scoraggiatevi, perché chi si scoraggia è superbo, non riconosce il suo stato, di peccatore, di miserabile, che nonostante i propositi fatti al mattino, alla sera si ritrova con gli stessi peccati e qualche volta maggiori o più numerosi di quelli di prima. Non scoraggiatevi: offrite la vostra miseria a Dio. I nostri peccati sono pietre; offerte a Dio diventano perle. Dovete avere solo l’intelligenza, la furberia di accettare il vostro peccato e di offrirlo al Signore. Quando lo avete offerto avviene il cambiamento: pietra sì, ma pietra preziosa, diamante. Tutte le scorie vengono purificate dal Cristo con la sua passione e morte, ma la pietra la dobbiamo presentare noi. Ricordate l’episodio che vi ho raccontato tante volte di S. Girolamo: Girolamo, dammi qualcosa di tuo. E gli fece un elenco di cose sue che dovevano far gioire il Cuore di Gesù; ma Gesù disse: Nessuna di queste desidero da te, voglio qualcosa di tuo e che faccia felice me. Non lo sapeva, glielo suggerì il Crocifisso: dammi i tuoi peccati. Il peccato è propriamente nostro e può essere trasformato da letame in pietre preziose. E questo miracolo lo ha già fatto con voi e lo fa con voi. Ringraziatelo, ma soprattutto mantenete fede all’uso del sacramento della confessione che è il sacramento della penitenza.

Ecco ciò che vi ho consegnato: il Cristo è venuto a cercare e a  salvare ciò che era perduto. È venuto a cercare il peccatore ed è venuto a salvare il peccatore. Ha chiesto la nostra collaborazione, rispondiamo positivamente a quell’almeno tu con: «Io sarò con te».

Gesù è il vero servo buono e fedele di Dio Padre… imitiamolo – Mt 25, 14-30

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da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M. Martina Franca, 17.11.1996     CHI S’IMPEGNA NELL’OPERA DELLA PROPRIA SALVEZZA è BUONO E FEDELE;  CHI NON S’IMPEGNA è MALVAGIO E INFINGARDO (Mt 25, 14-30)       Mi fermo sul vangelo di Matteo che riporta la parabola dei talenti, che ci parla del rendiconto finale. Vi sottolineo … Continua a leggere

Prega! – Lc 18, 1-8

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da un’omelia di P. Francesco  Chimienti O.M. Martina Franca 17 ottobre 2010 L’insistenza nella preghiera suppone la fede (Lc 18,1-8)  XIX Domenica del T.O.  Anno C   È necessario pregare sempre senza stancarsi, e Dio farà giustizia ai suoi eletti È necessario spiegare queste parole? O sono talmente chiare che possono essere non spiegate, perché … Continua a leggere

Felice colpa… per riscattare lo schiavo hai sacrificato il Figlio – Lc 17, 9-10

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da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M Dio ha bisogno del servizio dell’uomo I. La parola servizio comporta tre concetti: la disponibilità, la docilità, la fedeltà La disponibilità Chi è chiamato al servizio di un padrone non deve pensare a ciò che deve fare, non sarebbe servo; ma deve mettersi nelle mani del padrone, deve … Continua a leggere

Chiamati ad arricchirci dinanzi a Dio… perchè rimanere pezzenti? – Lc 16, 1-9

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da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M.   SIAMO AMMINISTRATORI DEI BENI CHE DIO CI HA DATO (Lc 16, 1-13)   L’amministratore deve rendere conto della sua amministrazione  “Rendi conto della tua amministrazione, perché non puoi più essere mio amministratore” (Lc 16, 2). Ognuno di noi è amministratore dei beni di Dio. Tutto ciò che … Continua a leggere

Vivere con lo sguardo fisso alla meta eterna – Fil 2, 12-18

Da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M

ATTENDERE ALLA PROPRIA SALVEZZA

(Fil 2, 12 1.18)

  1. Vivere con lo sguardo fisso alla meta eterna

Vi consegno questo pensiero di san Paolo ai Filippesi: “Attendete alla vostra salvezza con timore e tremore” (Fil 2, 12) . Quando Dio ha creato l’uomo gli ha dato un fine da raggiungere: conoscere, amare e servire Dio su questa terra per poi goderlo nell’altra vita. Questo pensiero della propria salvezza eterna non deve essere solo il pensiero di un momento, ma di tutta l’esistenza di un uomo. Ecco perché san Paolo dice: “Attendete alla vostra salvezza”. Tutto l’impegno della nostra vita deve essere orientato verso la salvezza eterna. Se mangi, se dormi, se lavori, se ti diverti, se soffri o se gioisci devi sempre pensare a salvarti eternamente. Attendere alla propria salvezza significa impegnarsi sempre, nel tempo della fanciullezza, della giovinezza, dell’età matura, della vecchiaia, al momento della morte, sempre, a conseguire la salvezza; si sarà così raggiunto il fine della propria esistenza. Dobbiamo avere fissa, dinanzi ai nostri occhi, la meta da raggiungere e percorrere tutta la strada per raggiungerla nel più breve tempo possibile.

2. Vivere alla presenza di Dio

“Attendete alla vostra salvezza con timore e tremore”. Ricordatele sempre queste parole! Su questa terra dobbiamo vivere alla presenza di Dio con timore; solo così possiamo raggiungere il fine della nostra esistenza. Avere sempre dinanzi ai nostri occhi l’esistenza di Dio, la presenza di Dio. L’inizio della sapienza, dice la S. Scrittura, è il timore del Signore. Chi teme il Signore? Colui che in ogni istante della sua vita lo riconosce presente. La presenza di Dio è l’inizio del timore di Dio. Teme Dio chi lo considera presente. Chi non lo considera presente, non teme Dio. Se considero Dio presente, so che di questa azione che sto compiendo in questo momento devo rendere conto a Dio, nell’ultimo istante della mia esistenza. Tendete perciò alla vostra salvezza con timore, tenendo presente Dio; e con tremore, perché di queste azioni e di questo tempo che il Signore ci concede, ne dobbiamo rendere conto, anzi stretto conto a Dio. In altri termini Dio non chiuderà un occhio alla fine della mia esistenza su nessuna delle mie azioni, delle mie parole, dei miei pensieri, dei miei desideri, dei miei affetti e delle azioni che dovevo fare e non ho fatto. Ecco il tremore! Dobbiamo tremare, perché un giorno ci dovremo presentare dinanzi a Dio: per rendere conto della nostra esistenza. Soltanto colui che vive alla presenza di Dio, vive nel timore. Soltanto colui che vive tenendo presente che dovrà rendere conto a Dio di tutte le sue azioni, di tutti i suoi pensieri, vive con tremore, perché in quell’istante vorrà trovarsi con la coscienza retta e pura.

CONCLUSIONE

1. Vivete alla presenza di Dio e agite per Iddio

Sia che mangiate, sia che beviate, dice san Paolo, sia che giochiate, qualunque cosa che voi facciate fatela sempre nel nome del Signore. Chi fa così, attende alla propria salvezza con timore e tremore.

2. Temete di offendere Dio.

Abbiate paura peccare (tremore) di e di essere trovati nell’ultimo istante della vostra vita nel peccato. Se vuoi stare in piedi, diceva san Paolo, stai attento a non cadere! Fuggite le occasioni prossime di peccato, perché quando meno ve l’aspettate, ha detto Gesù, vi chiamerò a rendere conto. Beato quel servo fedele e buono che ha operato sempre alla presenza di Dio, il Signore gli dirà: Vieni servo buono e fedele, vieni a possedere quel regno che il Padre ti ha preparato fin dalla creazione del mondo. Se però il servo, invece di essere un fedele amministratore, invece di osservare la legge di Dio, avrà sperperato tutti i doni che Dio gli ha dato, deve aver paura perché un giorno, quando meno se l’aspetta, dovrà rendere conto del suo operare a Dio. Guai a colui che si troverà nelle condizioni di ribellione e di trascuratezza della salvezza dell’anima propria, il tremore si trasfigurerà in condanna.

Agite sempre alla presenza di Dio, vivete nella grazia e soprattutto prega te. Anche a noi Gesù dice: “Vegliate e pregate!”. State con gli occhi aperti, ma soprattutto pregate perché la preghiera è l’unico strumento, l’unico mezzo che la creatura ha in mano per potersi salvare, non con le proprie forze, ma con la forza di Dio, non per i propri meriti, ma per i meriti infiniti di Gesù Cristo. “ È Dio che suscita in voi il volere e l’operare secondo i suoi benevoli disegni” (Fil 2, 13). Tutto dipende da Dio e tutto dipende da noi. Dio dà la grazia e l’uomo la sua collaborazione. L’uomo per mezzo della preghiera, invoca ogni giorno la luce per vedere e la forza per operare. Beato chi capisce queste cose. Vi ripeto le parole di san Paolo: “Attendete alla vostra salvezza con timore e tremore”. Non scherzate con la salvezza eterna; chi scherza col fuoco si brucia.

Signore io perdo la vita eterna… ma per cosa – Mt 5, 1- 12

Signore io perdo la vita eterna… ma per cosa – Mt 5, 1- 12

da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M. I poveri in spirito   Il significato di poveri in spirito Certamente non significa esclusivamente povertà economica. Questo dovete saperlo per non cadere in degli equivoci. Se si fosse trattato solo di povertà economica, il Cristo non avrebbe aggiunto “in spirito”. Quindi si può essere poveri economicamente e … Continua a leggere

Combatti per costruire – Ef 6, 10-20

Martina Franca, 15.11.1998

Da un ritiro tenuto da P. Francesco Chimienti O.M

(I Meditazione)

LE ARMI DEL CRISTIANO:

LA GRAZIA, LA GIUSTIZIA, LO ZELO

(Ef 6, 10-17)

Vi farò il ritiro meditando un passo della lettera agli Efesini, nel quale san Paolo invita i cristiani a rivestirsi dell’armatura di Dio. “Rivestitevi dell’armatura di Dio, per poter resistere alle insidie del diavolo. Prendete perciò l’armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno malvagio e restare in piedi dopo aver superato tutte le prove. State dunque ben fermi, cinti i fianchi con la verità, rivestiti con la corazza della giustizia, e avendo come calzatura ai piedi lo zelo per propagare il vangelo della pace. Tenete sempre in mano lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno; prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, cioè la parola di Dio” (Ef 6, 10. 13-17). Nella prima meditazione vi parlerò di tre armi: l’elmo, la corazza e la calzatura; nella seconda meditazione vi parlerò di altre tre armi: la cintura, lo scudo, la spada. Introduzione Nella S. Scrittura troviamo scritto, a proposito del lamento di Giobbe: “La vita dell’uomo sulla terra è un combattimento” (Gb 7, 1). San Paolo dice che la vita dell’uomo è una continua battaglia (cfr. Ef 6, 12). Sì, la vita dell’uomo è un combattimento, per questo il cristiano per vincere la sua battaglia deve rivestirsi dell’armatura di Dio.

1. La vita dell’uomo è come una scena di battaglia

I combattenti, cioè i credenti, sono da un lato del campo; dall’altro lato ci sono: le insidie del diavolo, i Principati, le Potestà, i dominatori di questo mondo di tenebra, gli spiriti del male. Dice giustamente san Paolo:”La nostra battaglia non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti” (Ef 6, 12).

Dunque il demonio c’è!

2. Il Signore è la nostra forza nella lotta contro il male

Dice san Paolo: “Attingete forza nel Signore e nel vigore della sua potenza” (Ef 6, 10). Dio è onnipotente e questa onnipotenza la concede per mezzo della grazia a ciascuno di noi, quando gliela chiediamo per vincere la battaglia. Tra Davide e Golia la battaglia era impari, però Davide affrontò il gigante Golia nel nome del Signore, con cinque pietre. È bastata una sola pietra per abbattere, nel nome del Signore, il gigante Golia! L’unica fonte di vera forza è il Signore, che può aiutare a combattere, a lottare, a contrastare, a vincere e a far fuggire il demonio.

3. Per vincere la battaglia della vita il cristiano deve rivestirsi dell’armatura di Dio

L’armatura di Dio è la corazza (giustizia), la calzatura (zelo per l’evangelizzazione), l’elmo (salvezza), la spada dello Spirito (parola di Dio), i fianchi cinti (la verità). Il cristiano deve rivestirsi dell’armatura di Dio e usarla. Le armi sono state date al cristiano non per tenerle conservate, ma per usarle al momento giusto.

4. Perché il cristiano deve rivestirsi dell’armatura di Dio? Per resistere alle insidie del demonio.

Per resistere nel giorno malvagio stabilito dal diavolo. Per restare in piedi, nonostante gli assalti del diavolo. Per superare tutte le prove alle quali il diavolo lo sottoporrà.

I. L’ELMO DELLA SALVEZZA

“Prendete l’elmo della salvezza” (Ef 6, 17), cioè pensate a salvarvi! Non si può vivere la vita cristiana se non si pensa che è un combattimento contro il demonio.Noi vogliamo combattere e vincere, ma anche lui vuole combattere e vincere. E allora Dio, per mezzo di san Paolo, ci dice: Non ti di co di combattere e di vincere; ma ti dico: Pensa a salvarti! Proteggiti la testa! E per essere sicuro che il nemico non ti colpisca in testa, mettiti l’elmo. In guerra i soldati portano sempre l’elmo per proteggere la testa, perché se colpiscono la testa si muore. Anche san Paolo sapeva che se si salva la testa, si salva tutto l’uomo; se non si salva la testa, l’uomo è perduto. Allora proteggete la testa perché chi la protegge salva se stesso, chi non la protegge si perde. San Paolo dice: proteggiti la testa con l’elmo della salvezza.

Ci sono due salvezze: la salvezza nel tempo e la salvezza per l’eternità.

1. La salvezza nel tempo

Dobbiamo pensare a salvarci qui, adesso, voi ed io. Che cosa dobbiamo fare? Non cadere nel peccato e conservare la grazia. San Giovanni, l’apostolo dell’amore, dice nella sua seconda lettera: “Fate attenzione a voi stessi, perché non abbiate a perdere quello che avete conseguito, ma possiate ricevere una ricompensa piena” (2 Gv 1, 8). Quindi non pensate al diavolo, non pensate ai combattimenti che stanno attorno a voi, non pensate al terreno, non pensate a niente; badate e fate attenzione a voi stessi, per non perdere col peccato quello che avete conseguito. State attente a non cadere nel peccato, in modo che possiate ricevere una ricompensa piena. Riceve il merito chi sta in grazia di Dio. E allora, state attente a non cadere nel peccato grave, né nel peccato veniale che pian piano porta al peccato grave; fate attenzione a conservare la grazia, perché è il tesoro più grande che ave te, ed è la perla più preziosa che Dio vi ha regalato.Nelle sue lettere, san Francesco ripete questi stessi concetti. Egli dice: Figli miei, non peccate, perché il peccato muove Dio all’ira! Figli miei, conservate la grazia di Dio, che è il più grande te che Dio vi ha consegnato! soro Purtroppo questo tesoro lo portiamo in vasi di creta, quindi dobbiamo fare attenzione, dobbiamo metterci in testa l’elmo della salvezza. Il demonio ci potrà colpire in tutte le parti, ma non nella salvezza eterna!

2. La salvezza per l’eternità

C’è una seconda salvezza alla quale dobbiamo pensare: la salvezza eterna. Per salvarci eternamente, Gesù ci ha detto di osservare i dieci comandamenti, perché la salvezza eterna è per chi fa la volontà di Dio. Per i consacrati, la salvezz a eterna è legata anche alle Costituzioni e ai voti emessi. È vero che gli altri si salvano senza l’osservanza dei voti, ma voi avete voluto emetterli e li dovete osservare! Voi, Missionarie della Parola di Dio, vi salverete se sarete fedeli a ciò che l’Is tituto vi dice. Nel giorno della vostra consacrazione, consegnandovi le Costituzioni, vi ho detto: “Se osserverai queste Costituzioni, nel nome della Chiesa io ti assicuro la vita eterna”. La salvezza eterna è per chi osserva i Comandamenti, per chi è fed ele alle Costituzioni e ai voti, per chi non pecca e per chi vive in grazia di Dio. Non pecco e vivo in grazia per salvarmi nel tempo e per essere pronto nell’ultimo giorno della mia vita a passare da questa terra all’altra, integro e salvo. Non deve capit are a noi quello che è capitato alle vergini stolte, che hanno pensato a tutto eccetto che a fuggire il peccato e a vivere in grazia. Poi, all’ultimo momento, quando il Signore ha aperto la porta e le ha invitate a passare all’eternità, poiché non erano pr onte, volevano in prestito l’olio, cioè la grazia. La grazia non si può prestare! Sono andate per comprare l’olio, ma in quel momento il Signore le ha chiamate e non c’era più tempo. Perché non vi capiti quello che è capitato alle vergini stolte, la prima cosa da fare è pensare a salvarvi, perché anche i frati, i sacerdoti e le anime consacrate possono andare all’inferno e vanno all’inferno. San Paolo, ispirato dallo Spirito Santo, ci dice: “Prendete l’elmo della salvezza”

II. LA CORAZZA DELLA GIUSTIZIA

“State dunque ben fermi, rivestiti con (Ef 6, 17). la corazza della giustizia” (Ef 6, 14). San Paolo non dice: Vestitevi delle armi di Dio, ma rivestitevi, cioè ai vestiti di cristiano bisogna aggiungere altri vestiti, così come il soldato ai vestiti che ha, aggiunge i vestiti del soldato.

La seconda arma dell’armatura di Dio è la corazza, che rappresenta la giustizia. Mettete al sicuro la salvezza eterna, esercitando la virtù della giustizia. Per stare ben ferme n ell’opera della salvezza, ai soliti vestiti del cristiano, dovete aggiungere i vestiti della consacrata. Infatti la corazza difende tutta la persona e le diverse attività di difesa e di offesa del soldato. Adesso ai poliziotti e ai carabinieri, hanno dato il giubbotto antiproiettile perché possano proteggersi nel compimento del loro dovere. Ieri c’era la corazza, oggi c’è il giubbotto antiproiettile. Cambiano i modi, ma il concetto è quello: salvare l’uomo dagli attacchi dei nemici. Con l’elmo si salva il c apo, con la corazza si salva il resto del corpo dove ci sono gli organi vitali, come il cuore e i polmoni, che devono essere custoditi. La giustizia è il fondamento di ogni virtù personale e di ogni attività di apostolato. Il grande teologo e filosofo di tempi, san Tommaso, ha definito la giustizia: tutti i “auriga virtutum”, cioè il cocchiere che guida il cocchio della propria santità, della propria salvezza, attraverso le vie del mondo, trainato da moltissimi cavalli: le singole virtù. L’auriga, il cocch iere, che dirige tutte le virtù è la giustizia. Se c’è la giustizia, tutte le altre virtù sono disciplinate e portano alla salvezza; se manca la giustizia, le altre virtù, compresa la virtù della carità, non salvano. La S. Scrittura, quando parla di Dio, d ice che è seduto sul trono della carità, alla cui base c’è il diritto e la giustizia. In altri termini, il nostro Dio, che è amore, fonda il suo amore sulla giustizia. Gli uomini sulla terra, bestemmiano quando dicono che Dio è ingiusto. Quando morremo, Di o si prenderà la rivincita: ci farà vedere che ha agito secondo giustizia, amore e misericordia, e per riparare ci farà cantare in cielo per l’eternità: “Vere e giuste sono le tue vie!”. Sulla terra per fede dobbiamo accettare che Dio è amore e giustizia. San Paolo dice: “Quanto sono imperscrutabili i tuoi giudizi e inaccessibili le tue vie!” (Rm 11, 32). Giustizia significa dare a ciascuno il suo: a Dio quello che è di Dio e all’uomo quello che è dell’uomo. Il comandamento dell’amore: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso”, è il comandamento della giustizia. A

Dio dobbiamo dare l’amore per giustizia. Ai nostri fratelli dobbiamo dare l’amore per giustizia. Per ama re Dio dobbiamo osservare in particolare i primi tre comandamenti. Il terzo comandamento però: “Ricordati di santificare le feste” non si esaurisce nell’andare a Messa. Abbiamo sbagliato nel dire solo che la domenica si va a Messa, dobbiamo dire che la dom enica si riposa e poiché c’è il riposo del corpo, infatti non si lavora, dobbiamo dedicare tutto il tempo a Dio e al prossimo. A Dio dobbiamo dare: la Messa, la Via Crucis, la lettura della S. Scrittura, la visita a Gesù Sacramentato, la Liturgia delle Ore . Al prossimo dobbiamo dare: la visita ai morti, agli ammalati, ai poveri. La Chiesa ha messo la partecipazione alla S. Messa sotto pena di peccato, però dalle altre cose non siamo dispensati. La domenica è tutta di Dio! Anche fare il catechismo la domenic a fa parte della giustizia: ciò che voi avete avuto gratis, dovete darlo gratuitamente. Giustizia verso il prossimo significa che bisogna osservare gli altri sette comandamenti: non fare il male, fare il bene, e soprattutto osservare le opere di misericord ia corporale e spirituale.

III. LA CALZATURA DELLO ZELO PER L ‘EVANGELIZZAZIONE

Bisogna portare la salvezza anche agli altri, perché è troppo poco pensare solo a se stessi; bisogna pensare anche agli altri. Camminate per le vie del mondo per portare la agli altri, salvezza anche “avendo come calzatura ai piedi lo zelo per propagare il vangelo della pace” (Ef 6, 15). “Andate per il mondo intero, ha detto Gesù, ad ogni creatura. Chi crederà si salverà” Se non andate e no e predicate il vangelo (Mc 16, 15). n predicate il vangelo, gli altri non potranno ascoltare, né credere; quindi non potranno salvarsi. Pensate a voi, ma pensate anche agli altri! Ci vuole lo zelo per andare dagli altri. Lo zelo è quella forza straordinaria che ci fa volere fortemente, forti ssimamente; ci fa superare tutte le difficoltà e le prove della vita per portare il vangelo ai fratelli. Ricordate i pericoli, le fatiche, le sofferenze e le persecuzioni elencate da san Paolo nella lettera ai Corinzi? Non mi soffermo sulle vicende di Paol o, perchè le conoscete. Sappiate però che ci vuole lo zelo per superare tutte le difficoltà e le prove. Ci vuole lo zelo per vincere tutte le battaglie apostoliche. Perché dopo duemila anni il mondo non è stato salv ato? Perché noi non lo abbiamo salvato! Sappiamo per fede che Dio vuole che tutti gli uomini si salvino, ma noi non li abbiamo salvati. Dio vuole salvare tutti gli uomini, ma chiede a noi la collaborazione dell’azione apostolica, che non può essere travolg zelo. ente senza lo Chi manca di zelo si ferma dinanzi a qualsiasi difficoltà, dinanzi a qualsiasi pericolo, dinanzi a qualsiasi sofferenza, dinanzi a qualsiasi battaglia o contraddizione. Camminate pure per le vie del mondo, non però per scegliere un altr o paio di scarpe, né un’altra gonna, ma per portare la salvezza agli altri uomini, sia ai lontani, sia ai vicini.

CONCLUSIONE

Fate un serio esame di coscienza! Chiedetevi: 1. Penso a salvarmi? Ho lasciato il peccato? Vivo sempre in grazia? Osservo i coman damenti? Sono fedele alle Costituzioni, ai voti? 2. 3. Mi sono messa al sicuro con l’esercizio della virtù della giustizia? Sono giusta verso Dio e verso il prossimo? Mi sono impegnata a salvare anche i fratelli con la catechesi e la testimonianza di vita?

Guariscici, Signore! – Lc 13, 10-17

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da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M. Martina Franca 16 settembre 2011 UN VIZIO DA ELIMINARE: L’IPOCRISIA Papa Francesco: “l’ipocrisia è un virus nell’ombra, la preghiera lo vince” Gesù denuncia  l’ipocrisia L’ipocrisia fa vedere di essere quello che non si è. La prima definizione che Gesù ha fatto degli ipocriti è questa: “rassomigliate a dei sepolcri … Continua a leggere

La parola di Dio …. che gran dono! – Mt 22, 34-40

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da un’omelia di P. Francesco Chimienti, O.M. Martina Franca, 20.08.1976 GESU’, INTERROGATO, RISPONDE SEMPRE CON LA PAROLA DI DIO (Mt 22, 34-40) rispondere con la parola di Dio a chi t’interroga             “Maestro, qual è il più grande comandamento della legge? (Mt 22, 36). Voglio farvi tre osservazioni sul Vangelo. 1.   Gesù ha risposto sempre … Continua a leggere

Quando Gesù ci ha pensati, ha creato il Paradiso… – Lc 12, 54-59

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alcune riflessioni fatte da Gesù sul giudizio, inferno e paradiso   Gesù ha raccontato questa parabola:   “Quando vai col tuo avversario davanti al magistrato, lungo la strada procura di accordarti con lui” (Lc 12, 58)   Gesù ha paragonato la vita dell’uomo a un cammino. Noi camminiamo verso l’eternità. Il nostro avversario, quando commettiamo … Continua a leggere

Non pensare che l’ipocrisia sia lontana da te… è dentro di te. Distruggila! – Lc 12, 1-7

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da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M. Martina Franca, 17.10.2004 DUE CONSIGLI DEL CRISTO FONDATI SULLA FIDUCIA IN DIO: GUARDATEVI DALL’IPOCRISIA E NON TEMETE GLI UOMINI MA DIO (Lc 12, 1-7) “Nel frattempo, radunatesi migliaia di persone che si calpestavano a vicenda, Gesù cominciò a dire anzitutto ai discepoli: «Guardatevi dal lievito dei farisei, che … Continua a leggere

Siamo giusti dinanzi a Dio? Rivolgiamoci spesso questa domanda… – Lc 11, 37-41

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da un’omelia di P. Francesco Chimienti O.M. PREOCCUPARSI DI ESSERE GIUSTI, NON DI APPARIRE GIUSTI. OSSERVARE I DIECI COMANDAMENTI (Lc 11, 37-44) “Voi farisei purificate l’esterno della coppa, ma il vostro interno è pieno di rapina. Piuttosto date in elemosina quel che c’è dentro, ed ecco, tutto per voi sarà mondo” (Lc 11, 39. 41). … Continua a leggere

Un giorno senza rosario è un giorno perso

Un giorno senza rosario è un giorno perso

da una meditazione di P. Francesco Chimienti O.M. tenutasi a Fatima “PER OTTENERE LE GRAZIE DA DIO   E’ NECESSARIO CHE LE ANIME CHE CHIEDONO LE GRAZIE PURIFICHINO  LA LORO COSCIENZA”     Il 13 ottobre del 1917 la Madonna appare per l’ultima volta. Poiché nessuno credeva a Lucia, Francesco e Giacinta, Lucia chiese alla Madonna alcune grazie, … Continua a leggere